lunedì 29 settembre 2008


«Se l´ape scomparisse dalla faccia della terra – diceva Albert Einstein - all´uomo non resterebbero che quattro anni di vita», una profezia che si tinge di inquietudine, visto che la moria delle api è diventata un problema mondiale, che riguarda da vicino l’agricoltura e la biodiversità, per l’indispensabile opera di impollinazione svolta da questi insetti. Il fenomeno è presente anche in Italia, uno dei maggiori produttori di miele di qualità del Pianeta, dove lo scorso anno sarebbero morte tra il 30 e il 50% delle popolazioni degli alveari, una cifra da estendere anche al resto dell’apicoltura europea. Negli Usa la situazione è ancora più drammatica ed è stato coniato un acronimo apposta per definirla:Ccd (Colony Collapse Disorder), in alcuni territori dell’America gli alveari sono stati devastati, con mortalità del 60 70%.

Per discutere di questa emergenza planetaria pressoché sconosciuta al grande pubblico che consuma miele a colazione (magari quello adulterato cinese, che di api non ne ha bisogno), l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha organizzato oggi a Roma il workshop “Sindrome dello spopolamento degli alveari in Italia: approccio multidisciplinare alla individuazione delle cause e delle strategie di contenimento”, al quale sono intervenuti i massimi esperti italiani di apicoltura. L’Apat spiega che l’incontro «è servito soprattutto alla promozione della ricerca sul fenomeno e le sue cause, visto che sul tema esistono ancora pochi studi attendibili; l’Apat ha proposto anche la realizzazione di un Focal Point, per raccogliere e condividere i dati, oltre che promuovere e coordinare le attività volte alla conoscenza e al contenimento del problema. Si è parlato in particolare della situazione italiana, con un confronto tra ricercatori e rappresentanti delle associazioni di categoria e della pubblica amministrazione, alla ricerca di soluzioni condivise: tra le azioni prioritarie che si vogliono intraprendere, il monitoraggio del territorio per avere una stima attendibile della perdita di api in termini quali-quantitativi, la promozione della ricerca sulle malattie e i fattori ambientali che causano la perdita delle colonie, nonché la definizione di criteri affidabili per prevenire ulteriori morie».
Tra le ipotesi fatte, oltre alle virosi e alle parassitosi tipiche delle api, come la varroa, spesso frutto di introduzioni di specie alloctone e cattiva gestione degli alveari, ci sono il probabile disturbo causato dagli impulsi elettromagnetici sempre più onnipresenti e alcuni studi hanno fatto rilevare un forte impatto delle colture Ogm su questi insetti impollinatori. Ma l’Apat lancia l’allarme sulla presenza di un nuovo nemico delle api da non sottovalutare: «il ruolo del clima, perché un suo andamento irregolare può interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell’alveare; occorre quindi essere pronti ad intervenire con idonee integrazioni alimentari che sostituiscano il nettare e il polline raccolti dalle api».
Comunque e qualunque siano le cause, l’Apat spiega che «Le conseguenze non si limitano alla strage di insetti, con grave perdita di quella biodiversità la cui conservazione è sempre più fondamentale, ma possono ripercuotersi pesantemente su tutta l’agricoltura italiana, per l’insufficiente impollinazione delle piante, che può portare a una forte riduzione del raccolto. In Italia è stato calcolato che l’apporto economico dell’attività delle api al comparto agricolo è di circa 1600 milioni di euro l’anno (pari a 1240 euro per alveare). Considerato che nel 2007 sono stati perduti circa 200mila alveari, si evince che la perdita economica per mancata impollinazione si è aggirata sui 250 milioni di euro. Il problema è maggiormente sentito nel Nord del Paese, dove si sono persi fino alla metà degli alveari; danni pesanti anche al Centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno».


In relazione alle dichiarazioni di APAT relative al nesso tra l’utilizzo di agrofarmaci e la moria delle api, Agrofarma – Associazione nazionale imprese agrofarmaci, che fa parte di Federchimica – desidera precisare che «le cause della moria delle api sono molteplici, tra le quali rientrano ad esempio la recrudescenza degli attacchi di Varroa, alcuni patogeni quali virus e Nosema, i cambiamenti climatici, l’inquinamento elettromagnetico. Tra queste concause l’impiego di agrofarmaci è solo un’ipotesi tra le altre».


Al momento non esistono evidenze scientifiche, spiega Agrofarma «che dimostrino un nesso di causa effetto tra l’impiego di agrofarmaci e lo spopolamento degli alveari. Anzi, secondo due importanti studi non esiste alcun legame tra agrofarmaci e moria di api. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che i residui di agrofarmaci eventualmente presenti nel nettare e nel polline sono normalmente inferiori ai 5 ppb (5 parti per miliardo) mentre gli effetti letali per le api sono possibili solo per quantità ben al di sopra di questa soglia».

Agrofarma ricorda infine lo sforzo costante nella promozione dell’uso consapevole e corretto dell’agrofarmaco, al quale si aggiungono gli incessanti investimenti in ricerca e sviluppo per la produzione di agrofarmaci sempre più evoluti e compatibili con l’ambiente.

scritto da morgan http://www.nibiru2012.it/ publ in aprile 2008

sabato 27 settembre 2008


Cossiga porta sfiga! Questo era uno degli slogan gridati nei cortei ai tempi del Cossiga ministro degli interni, correvano gli anni settanta, oggi a distanza di tempo si può rinnovare il vecchio adagio e applicarlo al figlio del vecchio Presidente; il sottosegretario alla Difesa del governo Italiano Giuseppe Cossiga.
La notizia recita: Cossiga: “A Teulada la Brigata Sassari” il Sottosegretario Italiano G. Cossiga figlio dell’ex Presidente Italiano Francesco, dimostra la sua fedeltà al padrone romano esponendo le “news” militari del suo Governo sui siti di occupazione militare dei nostri territori nazionali di Quirra Perdasdefogu, Teulada, e Santo Stefano.
Infatti il Sottosegretario dice:”Non è ancora il tempo della smobilitazione, ….ci sarà grande attenzione per i territori , le forze armate puntano a creare nuove occasioni di sviluppo”.
Non contento continua , “per questo Governo i rapporti della Difesa con la Sardegna sono nel segno della continuità……non si potrà diminuire la presenza militare nell’Isola….. almeno di questa e della prossima legislatura”. E spiega il riutilizzo di Teulada.
A domanda Cosa significa? R:“Che si creerà un corpo con bandiera, autorizzato anche a compiere missioni all’estero”…(ovviamente il bombardamento del territorio non finirà, ed aggiunge) “ci saranno duecento, trecento, uomini in più. … moltissime esercitazioni si effettuano ormai coi laser, l’impatto ambientale è notevolmente ridotto.” (sic) cosa succederà a Perdasdefogu (salto di Quirra) “la nuova pista definita”striscia multifunzione” consentirà il collaudo e lo sviluppo dei nuovi velivoli senza pilota Sky X e i Neuron, che fanno parte di un progetto ancor più complesso. Anche in questo caso il rapporto con la realtà locale verrà rafforzato”
Si deve sapere che i pastori e i contadini di Quirra quando vengono sgomberati dai pascoli o dai terreni coltivati per esercitazioni militari o sperimentazioni di nuove armi delle multinazionali vengono indennizzati con una retribuzione di 45 centesimi di € l’ora (sic) mentre allo stesso tempo il Governo Italiano percepisce per i terreni di salto di Quirra messi a disposizione delle multinazionali per le prove delle armi 50.000,00 € l’ora nella zona le popolazioni locali vi è un gran fermento per la ferma opposizione che si fa alle esercitazioni militari ed alle prove di nuove armi, ora anche all’aeroporto che servirà per le prove dei nuovi aerei senza pilota come ha detto il Sottosegretario Cossiga (con le nuove leggi varate dal governo, i tentativi di chi si oppone alla normalizzazione verranno spezzati con la giusta energia, Napoli insegna!)
Dell’aereo Sky X che deve essere trasferito a Quirra per le sperimentazioni
Il primo volo, condotto ad una quota di circa 2000 metri e della durata di circa 25 minuti, ha permesso di verificare una serie di parametri operativi e di testare la modalita' autopilota e il sistema di navigazione dell'aereo. L'attivita' sperimentale dello Sky-X in Italia continuera' nelle prossime settimane per il completamento di una prima campagna di voli finalizzata a portare avanti il programma di verifiche e gli sviluppi tecnologici dell'innovativo velivolo. Lo Sky-X, che ha effettuato il primo volo il 29 maggio del 2005, e' un velivolo senza pilota con motore a getto, concepito per sperimentare una vasta gamma di missioni civili e di sicurezza, in particolare compiti di osservazione, sorveglianza e ricognizione strategica del territorio.Ha una lunghezza di circa sette metri ed un'apertura alare di quasi sei metri. Puo' trasportare un carico utile tecnologico di circa 200 chilogrammi, con un peso massimo al decollo di 1.200 chilogrammi. L'aereo, equipaggiato con un motore Snecma Microturbo TRI60-268, ha una velocita' massima di 350 nodi, una velocita' di crociera di 260 nodi e potra' raggiungere 25.000 piedi di quota, manovrando ad alti fattori di carico (5 g). La configurazione esterna dello Sky-X presenta alcune caratteristiche tipiche dei velivoli a bassa osservabilita' radar. Grazie alla costruzione modulare, lo Sky-X ha un'intrinseca capacita' di sviluppo verso configurazioni sperimentali piu' evolute e con sistemi di bordo piu' avanzati. Sono inoltre allo studio una configurazione senza impennaggi di coda e un'altra dedicata alla sorveglianza del territorio, con elevata autonomia operativa.
Aereo o drone (?) che verrà usato in guerra contro il terrorismo nel terzo mondo , ma che potrebbe essere anche usato per reprimere manifestazioni di protesta anche dalle nostre parti, tanto per sperimentare il futuro ordine mondiale.

mercoledì 24 settembre 2008



Di recente il gentilissimo Pierpaolo Saba, coordinatore dell'U.S.A.C. Sardegna, mi ha fornito del prezioso materiale relativo alle scie chimiche ed alla sindrome di Quirra nell'isola. E' questa la dicitura con cui sono raggruppate gravi patologie (tumori, leucemie, linfoma non Hodgkin) diffuse nel Sarrabus, "sulla costa sud-orientale della Sardegna, a circa 80 km da Cagliari. Sorge qui la più grande base N.A.T.O. del Mediterraneo, il più vasto poligono sperimentale interforze d'Europa. E' una presenza oscura, lì da più di trent'anni, chiusa e inquietante con i suoi strani bersagli per le esercitazioni sparsi sul litorale o negli altopiani dell'entroterra".Almeno sin dal 1977, in quest'area, comprendente i comuni di Villaputzu, con la tristemente nota frazione di Quirra, e di Perdasdefogu, sono numerose le morti per malattie tumorali e le nascite di bimbi con malformazioni orribili.Quasi tutte le vittime operavano all'interno del poligono di tiro per un’azienda, la Vitrociset, che si occupa della manutenzione delle apparecchiature interne, o abitavano nelle campagne circostanti. Le persone colpite, per lo più soldati e pastori, appartengono a tutte le fasce tutte le età. Le analisi ed i prelievi del terreno hanno rilevato la presenza di uranio impoverito, di cesio 136 e tungsteno.In questi ultimi tempi, è stato accertato che le patologie riscontrate, sono collegabili non alla radioattività degli elementi chimici sopra citati, ma alle nanoparticelle che, non trovando, a causa delle loro ridottissime dimensioni, idonee barriere nell'organismo, penetrano nel cervello, nel fegato, nella milza, nelle ghiandole linfatiche con effetti devastanti.La sindrome di Quirra è un'atroce dimostrazione di quanto sia immondo l'apparato militare ipocritamente definito "difesa", laddove è strumento di aggressioni, di carneficine e di morte. Eppure questa realtà può solo allungare la già nutrita lista di orrori del nostro pianeta, devastato da generali pazzi e sanguinari, dai folli progetti di dominio del Dottor Stranamore.La sindrome di Quirra, negata o ignorata o ridimensionata dalle autorità, attribuita dai militari a non meglio precisate tare genetiche, dovrebbe convincere il più strenuo difensore delle istituzioni, il più scalmanato ammiratore delle divise, almeno a tacere o a cambiare discorso. Si trova sempre un avvocato del diavolo, ma qui forse non è così facile. Eppure dove fallisce la malafede di chi celebra i benefici del nucleare, delle emissioni degli inceneritori, degli organismi geneticamente modificati, dei farmaci "anti-tumorali" (è arcinoto che sono dei vari toccasana), riesce l'indottrinamento.Infatti, tra le vittime dell'uranio impoverito, del tungsteno e del cesio 136, è stato interpellato un soldato che, pur affetto da una sindrome mortale, con incredibile cecità, decanta di fatto i "valori" della "patria", magnifica l’espletamento del servizio. Egli, con intima persuasione pari solo al totale annebbiamento della sua coscienza ottenuto con anni di programmazione e di condizionamento mentale, afferma che è necessario sperimentare i sistemi d'arma, usare proiettili veri e le altre munizioni, per addestrare, in modo efficace, i soldati a combattere sul campo i "nemici". La "patria" va difesa: i nemici vanno neutralizzati. La vittima si identifica in toto con il carnefice e lo ama di un amore infinito, assoluto. Il sottufficiale snocciola, quasi infervorandosi, i luoghi comuni della propaganda bellicista, come fosse un demone che parla attrraverso un posseduto. Sconvolgente!Questa distorsione della verità, di fronte alla quale il rovesciamento prospettato da Orwell in 1984, sembra quasi ingenuo, è espressa da un alienato che stupra la lingua in modo vergognoso, seppur del tutto inconsapevole. Già: questo stupro è forse più grave delle innominabili nefandezze perpetrate dai militari. Il “dovere" è il carcere mentale che il prigioniero, con le sue stesse mani, ha costruito. I nemici semplicemente non esistono, se non nei deliri di un allucinato. I veri nemici sono quelli che trovano sempre la carne da cannone, carne precedentemente ammollata. Il dovere è autoflagellazione e si potrebbe definire masochismo, se qui in gioco non fosse soltanto una mostruosa tara psichica, ma soprattutto l'inversione satanica del linguaggio, un'inversione antica come il mondo, ma oggi trionfante con il suo nero vessillo. Dulce et decorum est pro patria mori: è dolce ed onorevole morire per la patria. Questo sventurato, come molti altri, muore contento per Satana e lo venera come fosse Dio.
Grazia at is duos jassus pro sa denutzia ki funt faendi at castia sos jassus innoi asuta e biri cun is ogus tuos ita nanta e fainti cumprendi a medas gentis .
trad: grazie ai due siti che seguono per la denuncia che fanno sul loro blog, dando una mano nella diffusione di informazioni così importanti e crude per lo più son confinate e non escono dalla nostra isola.
di nuovo grazie a voi di nibiru e vimeo, per il sostegno conseguenziale che date alla resistenza in atto degli abitanti del sarrabus e di tutti i sardi sinceramente impegnati e in lotta per la chiusura della base di quirra.
clicca su jassu, qui sotto e guarda il video sconvolgente su un sottoufficiale dell'esercito italiano, sardo di cui si parla nell'articolo soprastante, ecc.....

sabato 20 settembre 2008



E' veramente arduo trovare il tempo per rintuzzare tutti gli interventi di disinformazione e demistificare le versioni ufficiali di fatti o pseudo-fatti, poiché, in questo periodo più che mai, i media ufficiali pullulano di notizie false spacciate per verità o di interpretazioni tendenziose di eventi realmente accaduti.Dopo aver compiuto una cernita, oggi abbiamo deciso di dare spazio ad una notizia concernente la guerra elettronica, ossia l'uso di dispositivi elettromagnetici per fini difficili da comprendere, ma senza dubbio non coincidenti con la lotta al terrorismo (sic), a differenza di quanto affermato dal gazzettiere del regime nell'oleografico e dolciastro articolo che proponiamo.In questi ultimi tempi, come previsto in Segni dei tempi, si moltiplicano strani black out, a causa dei quali scattano gli antifurto delle automobili, forse a causa di una potente onda d'urto su frequenze non udibili dall'orecchio umano. Inoltre divampano improvvisi incendi, come a Caronia, le cui origini non sono chiare, ma che sembrano correlate alla sperimentazione di armi che sparano fasci di microonde. Uno di questi roghi, sempre concomitanti all'interruzione di energia elettrica, è scoppiato recentemente ad Imperia (Liguria occidentale), un altro in Toscana, a Ginestra fiorentina, un altro ancora a Rovigo. Sono registrate interferenze elettrodinamiche con malfunzionamenti di apparecchiature elettroniche (accensione o spegnimento di elettrodomestici, anomalie nel funzionamento degli orologi etc.): sono fenomeni che potrebbero essere anche provocati da un indebolimento del campo magnetico terrestre, manifestazione assodata.Sono forse in atto esperimenti in piccole località volti a verificare l'efficacia di certi sistemi bellici? Qual è il vero scopo? E' possibile che tali armi siano state create per contrastare un nemico terrestre o esterno? Non sono neppure supposizioni: sono domande. Quasi tutto è incerto: sicuro è che la popolazione inconsapevole è il bersaglio di piani sinistri, mentre qualcosa bolle nel pentolone.Ringraziamo il gentilissimo Sardhack per la segnalazione.Prove di guerra elettronica antiterrorismoSaranno presenti 15 nazioni, 1300 militari di cui 800 italiani Bruxelles. Si terrà in Sardegna dal 29 settembre al 15 ottobre l’ edizione 2008 della Trial Imperial Hammer, l’esercitazione della N.A.T.O. finalizzata a sviluppare e ad integrare le attività di intelligence antiterrorismo (sic).All’esercitazione - nel corso della quale non sarà usato armamento reale, ma al 100% tecnologia - parteciperanno 15 nazioni e dieci organizzazioni N.A.T.O. per un totale di circa 1.300 persone coinvolte, di cui 800 italiani.La guerra elettronica contro i terroristi andrà in scena a Cagliari, nella parte militare dell’aeroporto di Elmas e nella base di Decimomannu, e nel poligono interforze del Salto di Quirra. Essa si articola sulle basi di San Lorenzo e Perdasdefogu.L’edizione 2008 della Trial Hammer è stata presentata ieri mattina a Bruxelles, al quartiere generale della N.A.T.O., da Peter Flory, segretario generale aggiunto dell’Alleanza per gli investimenti di difesa, e dal colonnello Sandro Sanpaoli, responsabile dell’esercitazione.«La Trial Imperial Hammer è un ulteriore appuntamento nelle esercitazioni di intelligence N.A.T.O. La finalità è quella di fornire a comandi ed assetti il supporto di intelligence necessario a combattere il terrorismo», ha sottolineato Flory.«L’opportunità di ospitare un evento come la edizione 2008 della Trial Imperial Hammer è insieme una responsabilità ed un’occasione per le Forze Armate italiane e, in particolare, per l’Aeronautica», ha sottolineato il generale Carmine Pollice, comandante dell’Italian Air Force Command, in un filmato trasmesso sull’esercitazione.Su questo punto ha insistito anche il colonnello Sanpaoli. «La Trial rappresenta un passo in avanti per le nostre forze armate. Stiamo cercando un coordinamento sempre maggiore per essere sempre più efficienti ed efficaci, in modo tale da ottenere migliori risultati con un minore dispendio di energie», ha sottolineato.Sanpaoli ha messo in evidenza che le nuove capacità tecnologiche e di intelligence consentono di snidare e seguire i terroristi con forme non intrusive e ciò potrà fornire più sicurezza «ai nostri soldati impegnati nei vari scenari operativi ed anche alle popolazioni civili».Uno degli obiettivi dell’uso delle nuove tecnologie è limitare al minimo la perdita di vite civili durante operazioni anti-terrorismo.La maggioranza delle esercitazioni simulate si terranno nell’area marittima sarda ed a quote molto elevate, proprio per limitare al minimo i disagi sulla popolazione. Per lo stesso motivo, quelle terrestri si terranno in zone demaniali, recintate. «Il poligono di Perdasdefogu è un fiore all’occhiello anche a livello europeo, per l’ampiezza degli spazi aerei e per le dotazioni di cui dispone», ha sottolineato Sanpaoli.L’esercitazione simulata rientra nell’ambito delle attività previste dalla N.A.T.O. per la trasformazione delle sue capacità militari.
il sito che pubblica questo spot è www.tankerenemy.com
articolo tratto dal sito della nuova sardegna del 18 settembre 2008

mercoledì 17 settembre 2008



La notizia è fresca, fresca, il PSdAz dichiara il "leit motive" della sua campagna per le elezioni europee, lo slogan : indipendentzia! Si cari patriotti è su questa dizione che i nostri cari amici del PSdAz intendono muovere la loro battaglia da qui al 2009, per rivendicare una nuova situazione per il popolo sardo e, badate bene, la sua nazione!
Qui sopra , nella foto, abbiamo il sardista anziano pronto ad abbandonare a favore delle nuove leve come per esempio Bruno l'indipendentista che si è battutto per il cambio di guardia al comune di Sinnai.
Oggi un leader del PSdAz come Manichedda di sicura fede "sardista e indipendista", dichiara la nuova strategia per il futuro della Sardegna.
A quanto pare a detta del Manichedda è meglio surclassare l'Italia in quanto oramai siamo in Europa, e si chiede: perchè passare attraverso un mediatore che sta a Roma e non andiamo direttamente Noi Sardi a Bruxelles e trattiamo i nostri interessi nazionali per conto nostro?
Il discorso fila bene e lo condividiamo, ma ciò che suona strano è che questi soggetti nulla han fatto fin'ora per la terra Sarda, non un'impegno per la lingua, non un'opposizione seria per la territorialità e la nazionalità o la specificità del nostro popolo e la sua cultura.
Che fare? Certo conoscendo l'elemento non siamo pronti e proni a subire certi discorsi, ma, facciamo finta che, ...... Che ne direbbe il fù Emilio Lussu? E il migliore statista ed ideologo sardista ma soppratutto indipendentista Antoni Simon Mossa? Lasciamo alla storia la sentenza.
Allora, diciamo, che, siccome noi sardi indipendentisti siamo magnanimi diamo sempre una via d'uscita leale e trasparente a chiunque si ravveda, perciò crediamo bene sia giusto dar loro un buon motivo di riscatto e li invittiamo a mostrare la loro buonafede con un'operazione di ricucitura del movimento sardo e indipendentista tutto, iniziando da piccole cose, ad esempio: Noi nel nostro piccolo, per quanto umili e piccoli possiamo essere, consigliamo al PSdAz di fare un bel bagno di umiltà; convocare tutte le organizzazioni indipendentiste, anche quelle più piccole come la nostra, esistenti in terra Sarda ed alla diaspora, si convochi una assemblea generale aperta a tutti e si organizzi una settimana di purificazione con canti e balli sardi e la benedizione del nostro Dio Yahkw, possiamo iniziare a gettare le basi per una nuova allenza sarda con un piano d'azione un programma su cui tutti ci si deve confrontare per la riuscita dell'intento indipendentista, e poi con canti e musica della tradizione festeggiamo la riunificazione del popolo, imbastiamo tutti assieme il combattimento per la vittoria e finalmente l'indipendenza della nostra nazione: la Sardegna!!
A foras sos sfruttadoris e is affamadoris de su populu Sardu!

domenica 7 settembre 2008



Le lavoratrici sarde della multinazionale francese carrefour di quartu sant'elena son scese in sciopero, sabato 06 settembre 08, contro la provocazione della multinazionale nei loro confronti. Infatti le lavoratrici alle casse rischiano che questi energumeni stranieri decidano di licenziare ventotto cassiere. Ci chiediamo: con quale giustificato motivo, se giustificato motivo esiste? Semplicemente nessun giusto motivo, anzi, dai fatti si evince che le suddette lavoratrici hanno avuto l'ardire di rivolgersi alla magistratura, per difendere il loro diritto a non essere usate con orari di lavoro difficili e di continuo cambiamento giornaliero ed in contrasto con problemi di salute sofferti, essendo la carrefour abituata da sempre a sudditi supini, disposti a farsi maltrattare e sfruttate senza battere ciglio. All'azienda è suonata male che qualche lavoratrice non accondiscendesse supinamente ai suoi ordini, e che per di più si rivolgesse anche all'autorità superiore per difedere il normale diritto sancito dalle leggi in uso in questa terra. Ovviamente questo comportamento legale delle cassiere ha dato noia a questa azienda abituata a minacciare il personale, e che fa dell'uso della forza il suo motto, attraverso l'uso dei galoppini: i capi e i capetti dei reparti ai suoi comandi. Come sappiamo alla carrefour vi sono anche situazioni di vero e proprio mobbing, impedendo al personale di muoversi da un determianato luogo e di parlare con clienti e colleghi per l'intero orario di lavoro, facendo soffrire non poco il personale. Questi sono fatti denunciati a più riprese dal sindacato di base FLAICA CUB e dal suo intrepido segretario Carlo Serra. La carrefour mal sopporta la FLAICA CUB che non scende a compromessi come invece fanno i confederati della triplice, ed essendo il suo management dispotico e rigido, vorrebbe ridurre al silenzio le piccole ed eroiche donne sempre più decise a far valere il loro diritto all'umanità anche sul lavoro. Di conseguenza l'azienda straniera usa ciò che le è stato sempre familiare, cioè l'arroganza, che più gli si confà per cercare di zittire ed espellere con fittizi motivi le ventotto lavoratrici delle casse, creando anche grossi problemi a noi clienti che dobbiamo fare le file alla cassa sempre più lunghe.
Su komitadu defenza sotziali at solus porta solidarietà alle lavoratrici della carrefour in lotta ed al sindacato di base FLAICA CUB che da solo si batte per la difesa delle lavoratrici, essendo i sindacati confederati CGILCISLUIL completamente assenti.
Difendiamo perciò le lavorartrici ed invitiamo le istituzioni locali ad interessarsi e sostenerle difendendo il posto di lavoro delle cassiere.
IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA!
Lanciamo anche l'antica maledizone del popolo sardo contro la multinazionale straniera: lampu dus pighidi e fogu s'abruxidi meris bastardus !
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