lunedì 26 gennaio 2009

Sì, siamo tutti stupratori ma la violenza di gruppo ai sardi è di Berlusconi con il candidato-fantoccio

http://www.altravoce.net/
dae Giorgio Melis

Siamo tutti stupratori. Ergo, la questione si risolve solo con un militare a guardia di tutte le belle ragazze italiane. Per quelle così così o magari bruttine, niente soldati di scorta, si arrangino: tanto saranno sdegnate anche se cercheranno di adescare i maschioni irresistibilmente propensi a violentare quelle carine. Una filosofia fatalistica, da lupanare, giocosa perché bisogna pur conservare la leggerezza di toni mentre il mondo ci crolla addosso. In Italia l'unico sempre sorridente e festoso - ora visitor fisso nell'incolpevole Sardegna - anche quando parla di questioni drammatiche, è uno solo. Allegria, allegria, ci raccomanda il Cavaliere: oggi neanche Mike Buongiorno indulgerebbe nel suo simpatico richiamo d'altri tempi. Come quel musone di Obama. Da quando è alla Casa Bianca (anche prima) parla al suo popolo e al mondo con accenti allarmati e volto grave: non c'è niente da ridere e lo comunica con serietà anche espressiva. Ma noi abbiamo Berlusconi o dell'ottimismo: una, dieci mille battute e tutto andrà a posto. Naturalmente dando sempre i numeri: a raffica.

Da tre a trentamila militari per frenare le violenze, purtroppo in campagna non si può far nulla. Lascino perdere Veltroni, l'Udc Cesa e altri: con quella bocca, il Cavaliere può dire quel che vuole. Osceni sono quelli che se ne scandalizzano. Offesa alle donne? Quando mai, lui le onore e le fa ministre anche per simpatia.

Un buffetto semmai agli uomini di sani appetiti sessuali, potenziali violentatori. Meno male che la maggioranza non stupra le belle ragazze desiderabili: anche se non scortate da un soldato in armi. A proposito, osceni anche tutti i sindacati di polizia, carabinieri e finanzieri che deridono la militarizzazione-spot delle città mentre polemizzano per i tagli governativi proprio ai fondi per le forze dell'ordine. I militari si sentiranno orgogliosi perché il premier li vuole di ronda sulle strade, utili alla società, anziché disutili mentre fanno la guardia “al deserto dei Tartari”, ovvero al nulla. Ma non si era detto e anzi si vede platealmente che i nostri soldati hanno smesso da tempo d'essere una discarica con le stellette e sono professionalmente qualificati, impegnati in significative missioni di pace in mezzo mondo?

Insomma, l'incontinente Cavaliere ci sommerge di tante di quelle chiacchiere per poter alimentare il gossip di tutti i tg pubblici e privati, nazionali e locali (tanto la regia è unica). Lo fa per il nostro bene, per trastullare gli “utenti”: molto meglio che affliggerli con storie di crisi economiche gonfiate, fallimento delle politiche di sicurezza e per l'immigrazione, chiusura di fabbriche, Fiat alle corde benché sia stata magistralmente risanata. Non rovinata come Tiscali (perfino Microsoft di Bill Gates, per la verità), indebitata perché gestita da quell'incapace di Soru. Verissimo. Berlusconi era entrato in politica nel 1994 con quattromila miliardi di lire di debiti. Fininvest e Mediaset, grazie al fatto che nulla hanno avuto dalla politica perché il Cavaliere si è notoriamente e totalmente astenuto dal beneficarle, hanno avuto da allora il boom di profitti. Chiaramente, l'incapace era lui. Una volta a tempo pieno al servizio del Paese, le sue aziende sono potute rifiorire. Vedete, c'è chi la politica la sa far fruttare e chi, come Soru per Tiscali, proprio no. La differenza si vede, per la gloria del Cavaliere. Ne ha illuminato a dismisura i sardi con vaniloquio orgiastico, auspicando il crollo finale dell'azienda in cui Soru non mette piede da cinque anni. L'altruismo e la generosità del premier sono davvero impagabili


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