lunedì 5 gennaio 2009

Brave Hebrew 勇敢なヘブライ Храбрейший Hebrew Hebraico bravo
imprentau dae: Maurizio Blondet

Lo scrive Le Monde: «Per i giornalisti israeliani la striscia di Gaza è una terra lontanissima. Che siano ebrei o arabi, l'esercito israeliano vieta loro di entrarvi da un anno. La misura riguarda anche una cinquantina di corrispondenti esteri di media stranieri che hanno anche la cittadinanza israeliana» (1).

Non si deve vedere, non si deve raccontare cosa fanno a Gaza.
Da quando hanno bollato Gaza di «entità ostile, l'hanno resa un luogo fantasma», scrive Le Monde.
Anche A Birkenau o ad Auschwitz, mica si facevano entrare i giornalisti.
Così i bravi cittadini potevano non sapere e dormire tranquilli.
Gideon Levy, di Haaretz, lamenta che il sindacato dei giornalisti israeliani non abbia niente da obiettare a questo accecamento mediatico, che non protesti.
«Se lanciassi una campagna di protesta a nome della libertà di stampa e il giorno dopo un collega venisse sequestrato (dai palestinesi), in che posizione mi troverei?», dice Yossi Barmucha, responsabile del sindacato: «I giornalisti devono obbedire alle forze di sicurezza».
Obbedire.

Anche i volonterosi cittadini tedeschi hanno obbedito e chiuso gli occhi: gli viene rimproverato da 70 anni, viene rimproverato alle generazioni seguenti, all'infinito.
«A Gaza c'è la balaga (il caos)», dice Shlomi Eidar, giornalista della TV Canale 10: «Tra Fatah, Hamas, Jihad Islamica e clan armatissimi, non è difficile immaginare che un israeliano venga rapito».
Strano, ritorce Gideon Levy, «Nessuno mi ha mai impedito di andare a seguire la guerra a Saraievo con la scusa che era pericoloso».

Anzi, lui che a Gaza c'è stato finchè ha potuto, dice che da quando ha preso il potere Hamas a giugno, le bande che seminavano il caos sono state obbligate a rientrare nei ranghi, e i rischi sono minori di prima.
I soli rischi sono venuti dall'armata israeliana.
Shlomi Eldar ha avuto il cameraman ferito da un proiettile, Gideon Levy s'è visto trapassare il parabrezza da una pallottola, entrambe di Tsahal.

Suleiman Al-Shafim della TV Canale 2, è cittadino israeliano ma palestinese di nascita.
«Io di Gaza conosco ogni pietra, mi sento del tutto sicuro. Ma l'esercito oscura i media per far passare la sua verità».
Levy conferma: «Il divieto che dura da un anno fa comodo a tutti, generali, governo, editori…. e anche ai lettori, che non hanno voglia di sentir parlare della miseria che regna a Gaza».
Questa è la verità.
E' la gente, i buoni cittadini.

«Non sapevamo, non potevamo sapere», diranno un giorno.


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