sabato 31 gennaio 2009

SA DEFENZA SOTZIALI SOLIDARITZADA CUN SU MOVIMENTU ANTIMILITARISTA NO DAL MOLIN ET RIVENDICADA SA DESTRUTZIONE DAE SAS BASES MILITARI DAE OCUPATZIONE ITALIOTAS IN SARDINYA!

Poche ore fa centinaia di donne e uomini di ogni età sono entrati all'interno dell'aeroporto Dal Molin occupando alcune palazzine.

L'ingresso all'interno dell'area nella quale gli statunitensi vorrebbero realizzare la nuova installazione è la risposta di quanti si oppongono al progetto all'annuncio dell'imminente avvio dei cantieri.

Lo scorso 5 ottobre, attraverso la consultazione popolare, i partecipanti al voto hanno deciso a larga maggioranza che quel territorio deve essere destinato a usi civili; perseverare nel voler realizzare il progetto significa calpestare la democrazia. Un progetto, tralatro, illegittimo e illegale, perché i proponenti si sono rifiutati di accettare la redazione di una rigorosa valutazione di impatto ambientale, strumento di tutela della salute e del territorio imprescindibile.

L'occupazione proseguirà ad oltranza. Invitiamo tutti coloro che si oppongono alla base a raggiungerci in via S. Antonino; abbiamo rimosso il filo spinato, l'ingresso è libero e, finalmente, questo grande prato verde è parte integrante della città del Palladio.

Il futuro è nelle nostre mani: fermarli tocca a noi. No Dal Molin!

No al Dal Molin!


Parallelamente Noi Sardi che solidariziamo con gli occupanti Veneti, rivendichiamo la chiusura del Poligono Militare Interforze di Perdasdefogu, dove ieri è arrivato il Ministro italo-sion(naz)ista La Russa a mettere un ulteriore capestro italiota, l'occupazione permanente e addiritura l'ampliamento dell'area militare suddetta, con la complicità dei Deputati e Senatori PD Italiani "Sardi", nel nostro territorio nazionale di Sardegna.

Nell' altopiano del Salto di Quirra, un’immensa area selvaggia divisa fra i territori di Perdasdefogu (provincia di Nuoro, a nord), Villaputzu e, in piccola parte, San Vito, è installato il poligono sperimentale più grande d'Europa. Ogni sorta di ordigno distruttivo (incluse armi non convenzionali) viene testato in questa estesa zona militarizzata - affittata persino ad aziende private note - che comprende qualche piccolo paesino abitato da gente semplice e pastori ormai da tempo abituati ad ogni genere di "effetto speciale". Da alcuni anni, di pari passo all'avanzamento della tecnologia bellica, gli abitanti adiacenti alla zona operativa, i militari impiegati nelle basi, persone di ogni estrazione, anche di giovane età, hanno cominciato a soffrire di gravi patologie, fino a produrre in poco tempo un vistoso incremento del tasso di incidenza tumorale locale. Il timore si è diffuso tra le persone della zona che, spesso nell'ignoranza delle reali correlazioni tra armamenti e malattia, non hanno potuto fare altro che tentare di spargere la voce dando luogo a un generale sconforto e al graduale spopolamento del territorio.
Il termine Sindrome di Quirra, coniato per definire la moltitudine di "coincidenze nefaste" riconducibili all'utilizzo dell'omonimo poligono, è troppo delicato per descrivere le terribili esperienze vissute dagli abitanti di quelle terre, avvelenati dai residuati bellici, ma anche dal dolore dell'impotenza. Ricercatori indipendenti, medici e alcuni istituti si sono interessati al caso ipotizzando come causa di tali effetti, la diffusione di impianti radar, metalli pesanti e nanoparticelle nell'ambiente. Questo è il tipo di inquinamento rilasciato dalle sofisticate armi di oggi (e dai relativi sistemi di supporto) che, rispetto a quelle di qualche decennio fa, producono effetti devastanti anche dopo la detonazione. Basti pensare al largo utilizzo di munizioni all'uranio impoverito che è stato al centro di infinite polemiche dalla Guarra del Golfo ai giorni nostri. Polemiche fatte, per lo più, dalla gente comune, ignara dei materiali e delle tecnologie impiegate in tali operazioni, ma ben consapevole degli effetti subiti.
Insomma, ordigni sperimentali testati anche sulle persone la cui salute, a quanto pare, quando si tratta di "difesa", passa sempre in secondo piano. Quando ci sono in ballo certi interessi, ormai si sa, eventuali effetti negativi vengono considerati solo come potenziali "danni collaterali". Durante le esercitazioni vengono proibiti gli accessi ad alcune aree che dopo poco vengono ricondivise, senza alcuno scrupolo, con le comunità locali di pastori. Così anche per le zone di mare dove per brevi periodi viene detto di non pescare. Come se metalli o sostanze chimiche tossiche si neutralizzassero nell'ecosistema in tempi celeri, piuttosto che in interi decenni come dimostrato da numerose ricerche. Attualmente sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare.
Deformità fetali negli esseri umani e negli animali, contaminazione del terreno e delle falde acquifere, tasso di mortalità alle stelle e puro terrore sono, ora più che mai, le caratteristiche di questa porzione di Sardegna, regione dall'incredibile bellezza ma, paradossalmente, anche teatro di inconcepibili scelleratezze!

A FORA SAS BASES MILITARIS ITALIOTAS!
A FORAS SOS ITALIANOS CULUNIALISTAS!
DISTRUERE SOS PLANUS MILITARES ITALIOTAS ET NATO DAE OCUPATZIONI MILITARE SINE DIE, DAE SA NATZIONE SARDA!

FOGU A SUTA E BENTU IN PUPA DE SAS BASES!

MOVIMENTU SA DEFENZA SOTZIALI

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