mercoledì 4 febbraio 2009

autori: Jeremy BIGWOOD
http://jeremybigwood.net/
tradutzioni dae: Manuela Vittorelli

Le campagne propagandistiche come il fiasco dei "Guru del Pentagono" sono state smascherate e condannate. I media a grande diffusione avevano assoldato militari di alto rango perché fornissero le loro "analisi" sulla guerra in Iraq. Poi si è scoperto che avevano legami con imprese militari, le quali a loro volta avevano tutto l'interesse che la guerra continuasse.

Sotto il radar si prepara un altro scandalo giornalistico: il governo degli Stati Uniti sta segretamente finanziando mezzi di informazione e giornalisti stranieri. Ci sono organi governativi – compreso il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Difesa, l'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (U.S. Agency for International Development, USAID), il Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy, NED), il Consiglio Superiore per la Radiodiffusione (Broadcasting Board of Governors, BBG) e l'Istituto degli Stati Uniti per la Pace (U.S. Institute for Peace, USIP) – che sostengono lo "sviluppo dei media" in più di 70 paesi. In These Times ha scoperto che questi programmi comprendono il finanziamento di centinaia di organizzazioni non governative (ONG), giornalisti, uomini politici, associazioni di giornalisti, mezzi di informazione, istituti di formazione e facoltà di giornalismo. La consistenza dei finanziamenti varia da poche migliaia a milioni di dollari.

"Stiamo essenzialmente insegnando le dinamiche del giornalismo, che sia stampato, televisivo o radiofonico", dice il portavoce di USAID Paul Koscak. "Come imbastire una storia, come scrivere in modo equilibrato... tutte quelle cose che ci si aspetta da un articolo prodotto da un professionista".

Ma alcuni, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, la vedono diversamente.

"Pensiamo che i veri fini che si celano dietro questi programmi di sviluppo siano gli obiettivi della politica estera statunitense", dice un alto diplomatico venezuelano che ha chiesto di non essere citato. "Quando l'obiettivo è il cambio di regime, questi programmi si rivelano strumenti di destabilizzazione di governi democraticamente eletti che non godono del favore degli Stati Uniti".

Anche Isabel MacDonald, direttore delle comunicazioni di Fairness and Accuracy in Reporting (FAIR), un osservatorio non profit dei media che ha sede a New York, è molto critica: "Questo è un sistema che, nonostante professi di aderire alle norme di obiettività, ha spesso remato contro la vera democrazia", dice, "soffocando il dissenso e aiutando il governo degli Stati Uniti a diffondere disinformazione utile agli obiettivi della politica estera statunitense".

Dimmi di che agenzia sei...

Misurare le dimensioni e la portata dello sviluppo dei media "indipendenti" è difficile perché questi programmi esistono sotto diverse forme. Alcune agenzie li chiamano "sviluppo dei media", mentre per altre rientrano nella "diplomazia pubblica" o nelle "operazioni psicologiche". Questo rende complesso capire quanti soldi confluiscano in questi programmi.

Nel dicembre del 2007 il Centro per l'Assistenza ai Media Internazionali (Center for International Media Assistance, CIMA) – un ufficio del NED finanziato dal Dipartimento di Stato – riferiva che nel 2006 l'USAID ha distribuito quasi 53 milioni di dollari per le attività di sviluppo dei media stranieri. Secondo lo studio del CIMA, il Dipartimento di Stato avrebbe speso 15 milioni di dollari per questi programmi. Il bilancio del NED per i progetti dei media è di altri 11 milioni di dollari. E il piccolo Istituto per la Pace, con sede a Washington, D.C., potrebbe aver contribuito con altri 1,4 milioni di dollari, sempre secondo questo rapporto che peraltro non esaminava i finanziamenti del Dipartimento della Difesa o della CIA.

Il governo degli Stati Uniti è di gran lunga il maggiore finanziatore mondiale dello sviluppo dei media, con più di 82 milioni di dollari nel 2006 – senza contare il soldi del Pentagono, della CIA o delle ambasciate degli Stati Uniti in giro per il mondo. A complicare le cose, molte ONG e molti giornalisti stranieri ricevono finanziamenti per lo sviluppo da più di una fonte governativa statunitense. Alcuni ricevono denaro da ulteriori intermediari e da "organizzazioni indipendenti internazionali non profit", mentre altri lo prendono direttamente dall'ambasciata degli Stati Uniti nel loro paese.

Tre giornalisti stranieri che ricevono finanziamenti dagli Stati Uniti hanno detto a In These Times che questi regali non influiscono sul loro comportamento né alterano la loro linea editoriale. E hanno negato di praticare l'auto-censura. Nessuno, però, era disposto ad affermarlo pubblicamente.

Gustavo Guzmán, ex-giornalista e ora ambasciatore della Bolivia negli Stati Uniti, dice: "Un giornalista che riceve regali come questi non è più un giornalista, diventa un mercenario".

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