giovedì 26 febbraio 2009

Dcumento scaturito dall'assemblea nazionale del 21 febbraio a Roma

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Con la feroce aggressione alla Striscia di Gaza, lo Stato di Israele ha fornito al mondo l’ennesima conferma della volontà di procedere alla pulizia etnica del popolo palestinese. I 1300 morti, le migliaia di feriti, le immani distruzioni provocate da tre settimane di bombardamenti fanno seguito ad un embargo criminale – voluto e praticato da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea – che da oltre due anni colpisce una delle popolazioni più povere del mondo, impedendo ogni attività commerciale e bloccando persino il transito degli aiuti umanitari.

Continua, dunque, l’occupazione israeliana della terra palestinese, la negazione del diritto di un popolo ad avere un suo Stato. Al dramma del milione e mezzo di Palestinesi segregati nella Striscia di Gaza fa da riscontro la trasformazione della Cisgiordania in un sistema di prigioni a cielo aperto, con le città e i villaggi isolati gli uni dagli altri dal Muro dell’Apartheid, che Israele ha continuato a costruire nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Internazionale del 2004 e le risoluzioni dell’ONU, che continua a violare impunemente, con la complicità dei governi delle maggiori potenze mondiali.

Per contribuire alla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni lanciata dalle organizzazioni della società civile palestinese, promuoviamo anche nel nostro Paese un percorso di iniziative volte ad incidere sull’economia di guerra israeliana, attraverso il boicottaggio delle merci israeliane, il disinvestimento dall’economia israeliana, la sospensione dei rapporti accademici e delle collaborazioni con lo Stato e gli enti locali, il boicottaggio del turismo in Israele e la verifica delle possibili iniziative legali per la condanna dei criminali di guerra ed il risarcimento dei danni provocati in questi anni di occupazione e di guerra.

In particolare, gli obiettivi della Campagna italiana di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) sono:

- Tutte le merci identificate dal codice a barre con le prime tre cifre 729, che identificano i prodotti provenienti dallo Stato di Israele.

- I prodotti agricoli israeliani a marchio Jaffa e Carmel, presenti sui banchi dei supermercati e di molti negozi.

- I prodotti farmaceutici israeliani della azienda THEVA, che tanto in Italia quanto in Francia ha acquisito una posizione dominante nel mercato dei farmaci generici e da banco.

- I prodotti cosmetici del gruppo L’OREAL, già oggetto di boicottaggio per i test effettuati sugli animali. Oltre ad essere uno dei maggiori investimenti israeliani, il gruppo L’OREAL commercializza prodotti realizzati con materiali provenienti dai territori palestinesi occupati, come i Sali del Mar Morto.

- I prodotti e i negozi del gruppo ZARA home, di proprietà del miliardario israeliano Lev Leviev, arricchitosi con lo sfruttamento dei diamanti dell’Angola e con il quale nel 2008 l’UNICEF ha interrotto qualsiasi tipo di relazione, rifiutando qualsiasi donazione, data l’origine criminale della sua fortuna e per il tipo di progetti che finanzia. Fra l’altro, Leviev è uno dei maggiori costruttori immobiliari delle colonie costruite nelle aree espropriate illegalmente ai Palestinesi e, come tale, uno dei maggiori violatori delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

- I prodotti dell’azienda LAVAZZA, da oltre due decenni leader nel mercato israeliano del caffè, delle macchine per bar e uffici, dell’architettura e dell’arredamento dei locali, attraverso la ditta israeliana Gils Coffee Ltd. Il boicottaggio della Lavazza è raccomandato anche dall’organizzazione pacifista israeliana Gush Shalom e dalla Coalizione delle Donne per la Pace israeliana, anche per il legame diretto fra la Lavazza stessa e la Eden Springs Ltd., azienda israeliana che dal 2002 detiene i diritti per la distribuzione delle macchine per il caffè e delle capsule di caffè "Lavazza – Espresso Point". La Eden Springs imbottiglia e distribuisce l’acqua delle Alture del Golan, territorio siriano occupato e colonizzato illegalmente da Israele dal 1967.

La Campagna Italiana BDS chiede, inoltre, la revoca delle collaborazioni in essere fra alcuni enti locali e lo Stato di Israele, a partire dal progetto "Saving children", con il quale la Regione Toscana, attraverso l’israeliana Fondazione Peres, finanzia la sanità israeliana per … curare i bambini palestinesi feriti dagli stessi Israeliani! Analogamente, denunciamo l’accordo di cooperazione tecnologica, in essere dal 2007, fra la Regione Lazio e il centro industriale israeliano Matimop, accordo del quale chiediamo la revoca. Chiediamo alle istituzioni accademiche ed ai singoli dipartimenti e docenti di sospendere a loro volta ogni rapporto con le università israeliane, in solidarietà con le università palestinesi cui l’occupazione impedisce da anni di portare avanti i propri programmi.

Invitiamo, infine, a boicottare ogni forma di turismo verso le località israeliane.

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Il nostro appello è rivolto a chiunque, individuo o associazione, intenda dare il suo contributo al raggiungimento di una pace giusta in Medio Oriente, attraverso il riconoscimento dei legittimi diritti del popolo palestinese, sanciti da decine di risoluzioni delle Nazioni Unite, sistematicamente ignorate dallo Stato di Israele; l’adesione alla Campagna Italiana BDS è dunque aperta e ci auguriamo di vedere la partecipazione di tutti gli uomini e le donne che sostengono la lotta di liberazione del popolo palestinese e la necessità della fine dell’apartheid israeliano. Per favorire il maggior livello di partecipazione e di iniziativa, la Campagna si articola attraverso comitati locali BDS. Aderendo all’appello del Forum Sociale Mondiale di Belem, la Campagna Italiana BDS promuove tre giornate nazionali di mobilitazione per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per il 28, 29 e 30 marzo 2009.
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