sabato 21 febbraio 2009

Vaclav-Klaus

iscritu dae Andrea Perrone
L’Unione europea è un progetto elitario e antidemocratico assimilabile a quello dell’ex Unione sovietica che non permetteva alcuna alternativa politica e di pensiero.
Parole infuocate pronunciate dal presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, al cospetto degli eurocrati. “Non molto tempo fa, nella nostra parte di Europa abbiamo vissuto in un sistema politico che non ha permesso alternative e quindi anche nessuna opposizione parlamentare”, ha affermato Klaus. “Abbiamo imparato - ha tuonato il capo di Stato - l’amara lezione che senza l’opposizione, non vi è libertà”. Proseguendo nel suo discorso Klaus ha puntato il dito contro il blocco dei Ventisette affinché si concentri di più per offrire prosperità ai cittadini europei, piuttosto che una più stretta unione politica, seguita da rottami di uno stallo di riforma del Trattato di Lisbona che gli elettori irlandesi hanno già respinto. “I progetti di modifica contenuti nella Costituzione europea, che è stata respinta, e quelli inseriti nel Trattato di Lisbona che è poco differente, aumenteranno ancora di più il deficit democratico europeo”, ha sottolineato ancora una volta il presidente ceco. Klaus ha poi dichiarato che mettere in dubbio una più profonda integrazione è diventata un’ipotesi impossibile da criticare poiché vi è soltanto un unico e corretto futuro per l’integrazione europea.
“L’applicazione di questi concetti è inaccettabile”, ha dichiarato Klaus. “Coloro che hanno il coraggio di pensare a una diversa opzione sono classificati come nemici”, ha ribadito, accusando poi il Parlamento europeo, di contribuire ad un senso di alienazione politica tra i cittadini dell’Unione, e fra loro e “i rappresentanti dell’Ue vi è una grande distanza, non soltanto geografica”. Parole dure quelle pronunciate dal presidente ceco dinanzi agli eurocrati che hanno lasciato basiti i fautori del politically correct, cui sono soliti i rappresentanti dell’establishment dell’Unione.
Al sorriso di sfida di Klaus, l’aula si è svuotata. Una parte degli europarlamentari ha lasciato per protesta l’aula nel momento in cui criticava il rafforzamento dei poteri dell’Europarlamento. Ma il presidente ceco non si è fatto intimorire. “In assenza di un popolo europeo - ha proseguito - la soluzione non è quella di rafforzare il ruolo del Parlamento europeo”. Naturalmente non ha mancato di far sentire la sua voce anche alla fine del suo intervento, quando in una conferenza stampa quando gli è stato chiesto se firmerà la legge di ratifica del Trattato di Lisbona ha replicato: “Un buono scacchista non rivela le sue mosse”, sottolineando che “al momento il testo è in discussione al Parlamento ceco, si vedrà quale sarà la mossa del Senato, poi deciderò”.

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