lunedì 23 febbraio 2009

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dae Francesca Ortalli


In Argentina durante la dittatura militare le persone oppositrici del governo venivano prese e gettate vive in mare dall'aereo. Il video qui sotto è il trailer del film "Garage Olimpo",e mostra proprio queste aberrazioni dei militari golpisti in una piccola parte.
Ridi berlusconi ......ridi....


Chissà se Berlusconi nell'ultimo show di venerdì scorso alla chiusura della campagna elettorale sapeva che tra i molti desaparecidos italiani, alcuni erano sardi. Figli della stessa isola che oggi ha conquistato a colpi di barzellette e promesse (vedremo più in là se rimarranno tali o se, sarebbe già questa la vera notizia, si tradurranno in fatti). Tra le molte gag, sciorinate come un rosario, una riguardava infatti le vittime della dittatura argentina, buttati giù dall'aereo visto che era una bella giornata per andare fuori a giocare.

Lasciando da parte il cattivo gusto, al quale ormai (purtroppo) siamo abituati, ciò che fa veramente indignare è l'assoluta mancanza di rispetto. Verso quei morti, innanzitutto, imbottiti di Pentotal prima di essere scaraventati nel cielo azzurro. E verso i vivi, di quelli che invece sono sopravvissuti e non vogliono dimenticare. Un'offesa dunque a quella Memoria storica, che il premier con i suoi accoliti, cerca di scardinare giorno dopo giorno a colpi di battute e gag che non fanno ridere nessuno ma che, in compenso, hanno il merito di sdoganare anche l'impensabile. Si scherza su tutto, campi di concentramento compresi, tanto sono solo barzellette, mentre intorno si scardina risata dopo risata la capacità di indignarsi e si resettano le coscienze. Così, alla fine, anche i repubblichini di Salò, in fondo, non erano poi così cattivi.

Per questo vale la pena di raccontare ancora una volta la storia di Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras. Cognati, originari di Tresnuraghes furono tra i molti “desaparecidos” della dittatura militare in Argentina, finita nel 1983. Proprio nel paese d'origine dei due esiste il “Centro di documentazione e di iniziativa per la difesa dei diritti umani”. Nato del 2005 su iniziativa della Regione, ha tra i suoi obiettivi anche quello di divulgare gli atti del processo di Roma del 2004. Che incastrò, con sentenza definitiva arrivata il quindici marzo 2007, i militari argentini colpevoli di crimini contro l'umanità.

Martinu Mastinu, noto “El tano” era leader del movimento operaio nato intorno agli anni '70 in Argentina. Nel maggio del '73, i cantieri navali di Tigre s'infiammano per le proteste dopo la morte di un operaio. In prima fila nella lotta operaia, faceva parte del coordinamento dell'Agrupación Naval che alla linea morbida dei sindacati rispondeva con l'occupazione dei cantieri. Fu lui che insieme a pochi altri, ebbe l'incarico di partecipare alle trattative col Ministero del Lavoro. I fili della sua storia sono stati riallacciati pazientemente nel libro di Carlo Figari anche attraverso le testimonianze dei compagni di lotta (“El Tano. Desaparecidos italiani in Argentina", AM&D, Cagliari 1998).

Emerge un personaggio scomodo per qualsiasi regime, uno che ai facili compromessi opponeva la lotta per i diritti dei compagni. Non è un caso, infatti, che El Tano successivamente si avvicinerà alle posizioni radicali dell'ala movimentista montonera, in favore della lotta dentro e fuori dalle fabbriche. Il suo sogno di un mondo più giusto per i lavoratori si concluse nel maggio del '76, nell'isoletta di Paracaybì, sul delta del Paranà. Qui si era illuso di essere al sicuro dal regime. La sorella Santina, unica sopravissuta alla strage, ha testimoniato che Mario Bonarino Marras, suo marito, fu ucciso dalla squadraccia con un colpo alla schiena mentre correva con Vannina in braccio, la loro figlia di due anni appena. Poi andarono a prenderla in casa. In un'intervista al Corriere della Sera del dieci marzo del 2000 così ha raccontato quell'orrore: “non dimenticherò mai quella notte che vennero a prelevarmi in casa, “adesso andiamo a prendere tuo fratello Martino” dissero e mi trascinarono in macchina. Mi avevano già sequestrata una volta, quattro giorni di torture selvagge per strapparmi il luogo dove si nascondeva Martino. Questa volta sapevano già tutto. Incappucciata, io non vedevo nulla ma ascoltai le sue grida, il pestaggio, lui che supplicava un po' d'acqua, seduto accanto a me sul sedile posteriore. Sentivo mio fratello che andava verso la morte”. Martinu Mastinu scomparve per sempre in un campo di detenzione clandestina a Buenos Aires. C'è ancora qualcuno che ha voglia di ridere?


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