martedì 10 febbraio 2009

Pubricaus un'articulu pigau dae U RIBOMBU joronali corsu pro sa liberatzioni de sa Corsica iscritu dae Clément Filippi tradutzioni pro sa defenza dae Antonella Pacilio

Pubblichiamo questo articolo sull'economia Corsa, il quale ipotizza un punto di vista di cambiamento radicale dell'economia attuale corsa retta dalla pseudo economia assistenziale francese. I Patrioti Corsi si pongono il problema e propongono un'alternativa che porta dritto all'autodeterminazione della Natzione Corsica.
Ci piacerebbe che la traduzione di questo materiale sia utile a tutto il movimento indipendentista di Sardegna affinchè si apra un dibattito serio su una proposta alternativa Sarda, di società e di economia veramente nuova per la nostra terra.
sa defenza sotziali

Dimostrare che la Corsica ha vantaggio, economicamente e socialmente, nel diventare una nazione sovrana, ecco il compito del movimento indipendentista. Passare dall'assistenza istituzionalizzata ad un'economia di produzione, è migliorare durevolmente la vita quotidiana dei Corsi. Solo l'elaborazione di una politica economica al servizio del popolo corso, può condurre questa salutare rivoluzione.

LA PSEUDO ECONOMIA DELLA CORSICA CONTEMPORANEA

In Corsica, oggi, lo sport nazionale preferito, dai nostri cari eletti, è la ricerca di sovvenzioni. Quelle, che siano aiuti per l'occupazione, aiuti per l'edilizia, sussidi a varie attività, non hanno alcun fondamento economico.

Non si tratta di sostenere uno sforzo produttivo, che crei impiego e ricchezza.
Questa logica non conduce ad altro che all'attribuzione delle sovvenzioni.
L'unica logica è il mantenimento di un sistema alienazione-assistenza nel quale il vertice eletto della piramide bussa alla porta dello Stato ed in seguito ripartisce, a seconda dei suoi bisogni elettorali, i sussidi che ha ottenuto.

Quando bisognava proporre qualcosa, si è puntato tutto sul turismo di massa. Là c'è un'altra logica che prevale ancora più perniciosa della precedente: la vendita della nostra terra, l'afflusso di residenti che non hanno alcun interesse per lo sviluppo della Corsica, l'afflusso di capitali dubbi responsabili di un'impennata dei prezzi degli immobili e di un'economia sommersa che rappresenta il 30% del totale delle attività. Questo turismo di massa, incontrollato, crea posti di lavoro precari, stagionali, poco qualificati e mal pagati, che non possono convenire ai nostri giovani, i quali aspirano, come tutti gli altri, ad un impiego duraturo che permetta loro di stabilizzarsi nella vita.

Ecco dove intervengono i nostri funzionari eletti che creano in un grande slancio di generosità degli impieghi statali o parastatali di nessuna utilità economica.
Perché, in effetti, devono sistemare tutti questi giovani e rinnovare l'elettorato per perpetuare le loro carriere politiche. Questa massa di posti di lavoro, sovvenzionati, stronca ogni iniziativa economica individuale. Perché creare la propria attività, a prezzo di un conseguente sforzo, quando si può vivere di un lavoro concesso molto meno dolorosamente?
Questo circolo vizioso, questa spirale di fallimento mantiene la Corsica nella dipendenza dalla generosità elargita dello Stato Francese, e mantenuta nel sottosviluppo.

INTERESSI FINANZIARI E SOCIALI DELL'INDIPENDENZA ECONOMICA.

Davvero noi viviamo in un mondo d'interdipendenza economica e nessun paese può fregiarsi d'essere totalmente indipendente in questo campo. Tuttavia c'è un divario tra un'economia che vive di assistenza ed un'economia di produzione che elabora la sua propria strategia di sviluppo.
La logica dell'economia dovrebbe essere la creazione di posti di lavoro supportata da una vasta gamma di attività creative.

Lo Stato deve dunque facilitare lo sviluppo economico e l'imprenditorialità. Abbiamo alcuni vantaggi. Delle piccole imprese dinamiche, spesso innovative, la cui gestione dovrebbe essere ulteriormente semplificata attraverso norme amministrative alleggerite. C'è bisogno di una fiscalizzazione specifica per le micro-imprese, e non esigere che si sottomettano a leggi sociali identiche a quelle delle grandi imprese.

La creazione d’impresa , deve essere semplificata al massimo, alleggerendo i suoi oneri ed i suoi obblighi. Le imprese devono beneficiare di prestiti a tasso zero, con la garanzia bancaria dello Stato, a partecipazione del capitale d'impresa, se necessario, e non sovvenzioni non rimborsabili che deresponsabilizzano l’imprenditore.

Questo è lo scopo. L'imprenditore crea posti di lavoro e ne assume il rischio, lo Stato l’aiuta in questo cammino ma si tratta di un sistema equilibrato in cui l’aiuto impegna chi lo riceve a battersi per dimostrare la viabilità del suo progetto .

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