lunedì 23 marzo 2009

Giulietto Chiesa

Quando il World Political Forum, su spinta di Riccardo Petrella, iniziò a pensare in merito alla promozione dell’iniziativa “Making Peace with Water” («Fare pace con l’acqua» ndt), il nostro intento era di migliorare la comprensione della profondità della crisi, ma anche di migliorare la capacità umana di trovare soluzioni.

La questione era – e ritengo che sia – intrecciare la questione dell’acqua con il tema più ampio del cambiamento climatico. Perché è chiaro che ogni passo nella lotta al cambiamento climatico dovrebbe produrre (lo produrrà se sarà reale e concreto) un worldwaterforummiglioramento nella condizione mondiale dell’acqua pulita.
E viceversa, è assolutamente evidente che risolvere la crisi dell’acqua sarà il contributo essenziale a una nuova strategia mondiale volta ad affrontare il riscaldamento climatico.
Se l’umanità non avrà successo in questa lotta, dobbiamo essere consapevoli che tutto il ciclo idrologico verrà cambiato – o meglio dire: sarà devastato – in tutto il mondo, con conseguenze imprevedibili di carattere economico, sociale e politico. Conseguenze che incideranno non solo sui diritti umani di interi paesi, popolazioni, comunità, ma anche sulla loro sicurezza.

Infatti siamo già in guerra con l’acqua. Noi, esseri umani, abbiamo iniziato questa guerra 25 anni fa, quando nei confronti della natura abbiamo iniziato a essere in “overshooting” (“condizione di sfruttamento delle risorse oltre il limite della loro rigenerazione”, ndt). Purtroppo questa conclusione non è abbastanza diffusa come richiederebbe, l’alto livello di complessità dell’attuale crisi globale non è abbastanza compreso non solo dalla gente comune, ma nemmeno (è questo è preoccupante) da molti decisori politici ad alti livelli.

La più importante conclusione del Memorandum “Peace With Water” è che abbiamo bisogno con urgenza di una nuova architettura istituzionale mondiale che tenga testa a questo problema, un’Agenzia specializzata con mezzi legali ed economici per affrontarlo, per prendere decisioni democratiche e applicarle. Non possiamo nemmeno immaginare che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sia convocato su qualcuno di questi problemi. Tanto meno di assumere decisioni sagge su questo.

Ma questa è anche essenzialmente una questione di interventi pubblici e misure regolatrici . Tutto ciò non può essere risolto da meccanismi di mercato, da azioni caotiche, individuali e separate. Non c’è alcuna mano invisibile capace di mettere ordine nelle nostre relazioni con la natura, perché l’economia – e il denaro – sono strumenti artificiali creati dall’Uomo che non hanno rapporti con le leggi naturali che governano la natura.

Questi sono un paio di importantissimi punti concettuali da esaminare molto da vicino. E non lo si è fatto ancora. O, almeno, è stato fatto con grande confusione tra scienza e ideologia.

L’Assemblea, a febbraio, nel Parlamento Europeo - aperta dal presidente Mikhail Gorbaciov, con la partecipazione di tutti i principali gruppi politici, del presidente del parlamento Pöttering, di rappresentanti e funzionari ad alto livello della Commissione Europea - ci ha dato il principale appoggio che volevamo: mettere la questione dell’acqua, con tutto il suo rilievo, nell’agenda del processo di Copenaghen, e degli accordi internazionali del dopo Kyoto.

Purtroppo – forse come segnale di una gran confusione in questo momento difficile per il nostro pianeta – in seguito, all’inizio di marzo, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione assai ambigua, che ha messo in pericolo, o ha contraddetto, alcuni dei principali propositi ricompresi in questo Memorandum che stiamo presentando alla presente platea. Uno dei punti più ambigui in quel documento era quello che si riferiva all’acqua come a un “diritto umano fondamentale”.

Se l’acqua è un “diritto umano fondamentale”, di fatto (come riteniamo con forza) – e quel documento non negava questa idea – non può essere contemporaneamente una merce. Per la semplice ragione che un diritto non può essere comprato o venduto in una società di liberi. Un diritto umano può essere comprato e venduto solo in una società di schiavi.

Un secondo punto cruciale, sul quale si deve far chiarezza, è su chi sia responsabile, a ogni livello, della politica dell’acqua. Lo stato è uno dei soggetti regolatori? O è il principale regolatore? O è l’unico regolatore che ha titolo? Ma se dichiariamo che l’acqua è un bene comune, da mantenere sotto controllo pubblico, come possiamo immaginare che questo controllo possa essere delegato a diversi soggetti, a diversi attori economici (cioè privati), a soggetti che non hanno alcuna legittimazione sociale o democratica?

Nel presente memorandum – che, voglio sottolineare questo punto, è un lavoro in corso d’opera, una proposta di discussione, aperta a diversi contributi e concezioni culturali – stiamo proponendo risposte chiare a tutte queste questioni.

Allo stesso tempo dobbiamo tener conto che questo Forum Mondiale dell’Acqua si svolge in un’atmosfera politica particolarissima, assai diversa rispetto a quella che circondava precedenti raduni internazionali. Negli ultimi due anni, in mezzo all’aggravarsi della crisi finanziaria, della crisi energetica, della crisi alimentare, della crisi demografica, della crisi indotta dal cambiamento climatico, l’umore è profondamente cambiato. Idee che in passato erano patrimonio di una minoranza molto ristretta stanno diventando largamente riconosciute per vere. La crisi di un intero modello di sviluppo è già evidente a ognuno.

water imprintingNon tutti si rallegrano per questo tipo di notizie, ma quasi nessuno può negare oggi che se la deregulation è stata del tutto incapace di impedire alla struttura finanziaria mondiale che crollasse (cosa che accade davanti ai nostri occhi), la stessa idea di trasferire le deregulation alla natura è un’idea folle, che contraddice perfino il senso comune. In questi anni l’Unione Europea ha raccolto una grande quantità di conoscenze aggiuntive. Il Gruppo Intergovernativo dell’ONU sul cambiamento climatico ha raccolto le opinioni di una porzione schiacciante della comunità scientifica mondiale. La sensazione che ora ci troviamo all’inizio di un drammatico punto di svolta cresce sempre più rapidamente. Quel che sembrava incredibile qualche anno fa è ora all’ordine del giorno:
che l’impronta umana sull’ecosistema stia producendo un disastro;
che non c’è nessuna possibilità per una crescita indefinita all’interno di un sistema limitato di risorse;
che la natura non possa essere trattata come una fonte perpetua di profitto;
che dobbiamo introdurre democrazia e partecipazione nel sistema economico se vogliamo sopravvivere come esseri umani, perché non ci sono soluzioni tecniche perfette senza il controllo umano su di esse.

Riassumendo, dobbiamo tener conto del fatto che – come risultato della crisi multilaterale che stiamo sperimentando – quel che era invisibile sta diventando visibile; quel che era incredibile sta diventando necessario. E tutto ciò significa che noi, società civile, siamo più forti di prima.
L’intervento statale. Che era oggetto di anatema due anni fa, sta ora guadagnando terreno. Come una necessità, come una scelta pragmatica, anziché come risultato di un approccio ideologico. Lo stesso è per la privatizzazione dell’acqua. Non può essere la risposta. Il che non significa che l’imprenditorialità privata non possa avere un ruolo significativo nel migliorare la condizione delle risorse idriche.

Riteniamo che stiano guadagnando terreno, invece, i punti principali che stanno alla base del nostro memorandum, che riassumo nel modo seguente:
1)La crisi mondiale dell’acqua esiste e sta aumentando in modo distruttivo.
2)Essa è stata prodotta dal modello di sviluppo economico che ha dominato le nostre vite negli ultimi 50 anni.
3)Che la risposta sta nella democrazia e non nella formula “acqua come oro blu” fonte di profitto.
4)Che l’acqua dovrebbe essere in pace, significare pace, e che non ci sarà pace se miliardi di persone non hanno l’acqua come un diritto fondamentale.



Giulietto Chiesa - Istanbul - Intervento tenuto in qualità di rappresentante ufficiale del World Political Forum per illustrare il Memorandum per un protocollo Mondiale dell'Acqua, approvato dall'Assemblea organizzata congiuntamente a Bruxelles dal Parlamento Europeo e dal World Political Forum, il 12-13 febbraio 2009

Tradutzioni dae s’ingresu
dae
Megachip
Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!