lunedì 2 marzo 2009


BILBAO - Elezioni fraudolenti solo possono dar luogo a paradossi e paradossale è che coloro che avrebbero dovuto beneficiare dell'illegalizzazione di Democracia Tres Millones (D3M, la coalizione della sinistra abertzale a cui è stato impedito di presentarsi alle elezioni) per sommare voti a loro spese, potrebbero essere spodestati dalle loro poltrone. Tutto ciò pur avendo vinto le elezioni comodamente.
Ci riferiamo al PNV del Lehendakari uscente Juan Jose Ibarretxe, che pur essendo stato il più votato nelle elezioni di ieri, a causa della messa al bando della sinistra indipendentista potrebbe non essere riconfermato Lehendakari.

Per governare in maggioranza, il PNV avrebbe bisogno di 38 seggi. Solo un'alleanza con il PSE di Patxi Lopez, e una serie di concessioni da elargire loro, potrebbe permettere al PNV, in teoria, di non perdere il governo. Difficile, anzi, difficilissimo, che il PSE, come invece lascia intendere il quotidiano più venduto di Spagna, El Paìs, possa stringere la mano portale dal PP. Per almeno due motivi: il primo è che si prospetta una legislazione molto difficile, forse la più difficile dalla Transizione ad oggi, e governare direttamente non sembra allettare più di tanto i socialisti. Molto meglio per loro prendere in mano alcuni posti chiave dell'esecutivo e "inquinare" con lo spagnolismo il governo basco piuttosto che chiedere ad un PP alle prese con gravi problemi di immagine e feroci dispute interne, di fargli da stampella. Ecco perché, se il PNV è stato il partito più votato, i veri vincitori sono senz'ombra di dubbio il PSE, che adesso può permettersi di guardarsi attorno e "vendersi" al miglior offerente, e più in generale il potere, che non può che guardare con favore a formule di negoziazione governamentale transnazionali.

D3M, che all'indomani della sua illegalizzazione ha chiesto ai suoi elettori di andare comunque a votare per la sua lista ("votos de oro" sono stati chiamati), ha ottenuto circa 100.000 voti che si tradurrebbero in 7 seggi. 100.000 voti nulli ma dal grande significato. Tanti. Solo un terzo in meno rispetto a quelli ottenuti nel 2005 con EHAK. Sono tanti per vari motivi: primo perché la macchina repressiva basco-spagnola ha illegalizzato tutto quello che poteva rimandare a D3M: anche essere beccati con una "papeleta" (scheda elettorale) di D3M in strada o fuori dalle urne era passibile di arresto (e infatti quattro militanti sono arrestati ieri. Ricordiamo che nello stato spagnolo si vota con le schede precompilate e ogni partito ha la sua); secondo perché, com’era ovvio che fosse, alcuni potenziali elettori hanno preferito non annullare il voto e darlo ad altri partiti; terzo perché l’astensionismo è stato ancora più alto rispetto al 2005, il 34% (nel grafico a sinistra).



Chi ha guadagnato di più dall’illegalizzazione di D3M è stato senza dubbio Aralar, ovvero i fuoriusciti dell’izquierda abertzale che condannano le azioni di ETA. Non ne ha approfittato, anzi, deve essere considerato il vero sconfitto di queste elezioni, Eusko Alkartasuna (i socialdemocratici indipendentisti), che ha avuto un tracollo tremendo e i cui voti sono stati quasi tutti assorbiti dal PNV (con cui correva insieme alle precedenti elezioni). Solo briciole per Izquierda Unida, che in Euskadi si presenta come Ezker Batua (EB) e UpyD, una corrente minoritaria interna al PP che però potrebbe far risultare decisivo il suo unico seggio conquistato nell’improbabile caso che il PSE dovesse allearsi col PP.
Ovviamente, se Madrid non avesse mutilato il diritto alla democrazia della sinistra indipendentista, tutte queste analisi si convertirebbero in aria fritta. Tra l’altro nessuno ad eccezione del giornale Gara ha ritenuto doveroso offrire il dato numerico dei voti conquistati da D3M, limitandosi ad inserire (e non sempre) la percentuale totale dei voti nulli (l’8,84%).

Comunque si giudichino i risultati elettorali di ieri, la sinistra abertzale continua ad essere la quarta forza politica (la terza se si considera anche Aralar) e a nessuno sfugge che si tratti di un risultato ottenuto in condizioni che definire estreme è riduttivo e tutto ciò non fa che accrescere in modo chiaro la potenzialità della propria proposta politica. "Condizioni - come scrive giustamente Gara - che ricordano più la resistenza francese sotto Vichy piuttosto che un territorio dell'Unione Europea del XXI secolo; condizioni per i militanti che ricordano più quelle in cui era costretta ad operare il CNA sudafricano ai tempi dell'apartheid piuttosto che uno stato di diritto; condizioni più difficili di quelle che dovette sopportare lo Sinn Fein con la Thatcher. Negare all'izquierda abertzale il diritto di esistere ed essere rappresentata significa negare democrazia, ma soprattutto negare la realtà e accrescere il conflitto. Anche se quest'ultimo è probabilmente il vero obiettivo dello stato spagnolo, ci chiediamo fino a che punto possa rivelarsi una strategia vincente.

senzasoste
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