martedì 3 marzo 2009


Osservatorio Iraq

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1 marzo 2009

L'ENI è in pole position per aggiudicarsi il contratto relativo allo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya – le cui riserve, secondo le stime del Ministero iracheno del Petrolio, sono di circa 4,4 miliardi di barili, con un potenziale di produzione di almeno 300.000 barili al giorno. Una stima, quest'ultima, nettamente inferiore alla valutazione dell'amministratore delegato del gruppo petrolifero italiano, Paolo Scaroni, secondo il quale potrebbe raggiungere il milione di barili.

La conferma indiretta del prossimo buon esito della gara è venuta dal ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, partito oggi per Baghdad. Scajola, nel corso di un'intervista al "Giornale" in edicola questa mattina, ha preannunciato che durante la sua permanenza in Iraq firmerà "un accordo che ci permetterà di avere in Italia un'altissima percentuale del petrolio estratto" in quel Paese. Un'intesa a livello governativo che potrebbe preludere alla prossima firma del contratto anche da parte dell'ENI.

Di recente, il ministero iracheno del Petrolio aveva annunciato che il governo avrebbe finito di esaminare le offerte presentate dalle compagnie entro febbraio, per decidere a fine marzo a chi assegnare il contratto. Le compagnie in corsa per il giacimento di Nassiriya – che si trova nella provincia di Dhi Qar, nel sud dell'Iraq - sono solo tre: oltre all'ENI, la giapponese Nippon Oil, e la spagnola Repsol.

Quello di Nassiriya è uno dei giacimenti iracheni già scoperti ma non ancora sfruttati.

I vertici dell'ENI seguono gli sviluppi finali della vicenda con crescente ottimismo.

Oggi Scaroni, in un'intervista a "Domenica in", ha ribadito di avere "l'ambizione che l'ENI sarà la prima compagnia internazionale che sbarca" in Iraq.

"Mi auguro - ha detto l’amministratore delegato della società petrolifera italiana - che questo avvenga nei prossimi mesi. La nuova frontiera che vogliamo aprire è l'Iraq. Un po' la nuova mecca del petrolio".

Scaroni ostenta ottimismo da tempo riguardo all’esito della vicenda (stranamente, il giacimento di Nassiriya non è fra quelli inseriti nei primi due round di gare d’appalto petrolifere indetti dal governo di Baghdad).

Si tratta, aveva sottolineato in gennaio, di un giacimento ben conosciuto dall'ENI, sul quale il gruppo ha compiuto in passato studi geologici e ipotesi di sfruttamento sia con personale italiano, sia con personale iracheno.

[O.S.]

Fonti: ANSA, Reuters

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