sabato 9 maggio 2009

dae: Carlo Leone Del Bello
Economia a stelle e strisce giù del 6,1%. Investimenti -52% Il presidente alla nazione: «Niente miracoli, ora scelte dure»
L'economia americana torna a sorprendere, in peggio. Il Prodotto interno lordo (Pil) Usa del primo trimestre 2009 è infatti crollato del 6,1% annualizzato, stracciando tutte le previsioni. Drammatico il calo degli investimenti, nonostante i tassi di interesse siano a zero da oltre quattro mesi, mentre tornano timidamente a crescere i consumi. E il presidente Barack Obama, parlando alla nazione per i primi 100 giorni dall'insediamento, ha commentato: «Non faccio miracoli, ci attendono scelte dure per far ripartire l'America». In una recessione globale altamente sincronizzata (quasi il 70% dei paesi sono in declino, rileva il Fmi), a non stupire affatto è invece la caduta del Pil di due importanti paesi europei come Germania e Spagna. In due paesi una volta campioni di crescita, come Irlanda e Lituania, si sfiora intanto la depressione.
Cala dunque il Pil Usa, per il terzo trimestre consecutivo. Le previsioni degli analisti erano state rosee, pronosticando in media una caduta del 4,7%. Durante i tre mesi conclusivi del 2008 era andata leggermente peggio, con una caduta annualizzata del 6,3%. Rispetto ad allora, i consumi privati sono aumentati del 2,2%, grazie a più bassi prezzi dei carburanti e rimborsi fiscali, fornendo al prodotto un contributo positivo di 1,5 punti percentuali. A contribuire positivamente, aggiungendo due punti percentuali al dato finale, anche le importazioni, diminuite più delle esportazioni .
Il dato negativo è stato quindi causato dagli investimenti, crollati a un tasso annualizzato del 51,8%. Se le altre componenti del Pil (consumo, esportazioni nette
e spesa pubblica) non avessero subito variazioni, il dato finale sarebbe stato -8,8%. Scomponendo il dato degli investimenti, appare chiaro che il contributo negativo maggiore è stato dato dalle scorte, diminuite di 136 miliardi di dollari. Osservando le altre componenti c'è poco da stare allegri: oltre ai soliti investimenti per l'edilizia residenziale (-38%, ma calano da tre anni consecutivi), sorprendono gli investimenti in strutture (-44%) ed equipaggiamento e software (-34%).
Il presidente Usa Obama, che si trova ad affrontare la crisi economica peggiore dalla Grande Depressione, nel discorso per i cento giorni, ha dichiarato che «ci attendono dure scelte, difficili decisioni e lavoro duro». Non basteranno quindi le mezze misure, ha aggiunto il presidente, o tantomeno «le vecchie formule, fallite, del passato».
Si è invece riunito ieri il Fomc, il comitato della Fed che prende d
ecisioni sulla politica monetaria. Il gruppo, presieduto da Ben Bernanke, ha sostanzialmente lasciato le cose immutate. Date che l'inflazione oggi è l'ultimo dei problemi, il tasso di interesse è stato lasciato nella forchetta 0%-0,25%, mentre è stato ribadito l'impegno ad acquistare fino a 1.250 miliardi di dollari di titoli di mutui cartolarizzati. Anche l'obiettivo di acquistare fino a 300 miliardi di dollari di buoni del tesoro Usa entro autunno - che ha scopo di tenere artificialmente basso il tasso di interesse a lungo termine - è rimasto immutato. Nulla di nuovo dunque: la Fed continua a sperare di rivitalizzare il mercato creditizio, anche se sinora tutti i suoi sforzi hanno avuto la sola conseguenza di far aumentare del 9000% le riserve che le banche tengono presso la banca centrale. La liquidità quindi non è entrata «in circolo», ma viene tesoreggiata dalle banche. Per il futuro, la Fed continua a vedere nero: l'alta disoccupazione, le pietose condizioni del credito e la perdita di valore degli immobili pongono una seria ipoteca sulla ripresa.
Il governo tedesco ha intanto fatto marcia indietro sulla previsione della crescita economica: invece del -2,25% precedentemente pronosticato, Berlino prevede per il Pil un crollo annuale del 6%. Sarebbe la peggiore performance dell'economia tedesca dal secondo dopoguerra, con la disoccupazione che salirà al 10% e una tiepida ripresa a partire dal 2010.
Si fa seria la situazione in Europa, se si ferma la sua locomotiva. Il Pil spagnolo, secondo la banca centrale, è calato nel primo trimestre del dell'1,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2008. Nel paese mediterraneo la disoccupazione si attesta al 17,4%. Assolutamente drammatica la situazione in Irlanda, dove l'istituto di ricerche economiche e sociali ha stimato che nel 2009 il Pil calerà dell'8,3%. Nel triennio 2009-2010 il declino sarebbe dell'11,6%, superando quindi la soglia che convenzionalmente definisce una depressione. Malissimo anche la situazione di una delle ex tigri baltiche, la Lituania. Il paese, che nel 2007 cresceva dell'8,7%, nel primo trimestre si è contratto del 12,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!