giovedì 28 maggio 2009

Maurizio Galvani
ilmanifesto.it
Nel 2010, il debito pubblico dei paesi più ricchi sarà pari al 140% del Pil. Lo ha detto il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la notizia è stato ripresa dal commissario europeo Joaquin Almunia. Per paesi più ricchi si intendono, ad esempio, il Giappone e le nazioni anglosassoni che avranno un deficit all'8,7% rispetto al Pil. In zona Euro, invece, la Ue rivela che «tra il 2009 e il 2010, il deficit pubblico dovrebbe sorpassare i mille miliardi di euro» con una irresistibile ascesa «che parte dai 416 mila milioni di euro a fine 2008, per salire a 565 mila milioni di euro il prossimo anno»; «con in testa l'Irlanda e la Spagna». In conclusione a fine 2010 il debito europeo, secondo l'Fmi, si attesterà all'85% del Pil. Il problema è che ci sono poco alternative: o si fanno politiche antirecessive che fanno aumentare il deficit e il debito oppure si rischia la depressione al pari degli anni trenta. «Questo è un rischio altissimo», per l'Fmi. In linea con queste previsioni, Mosca ieri ha fatto sapere che «il Pil è crollato ad aprile rispetto a 12 mesi fa»: - 9,8% nei primi quattro mesi dell'anno e meno 10,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Inoltre, il premier Dimitri Medvedev e la sua amministrazione hanno dovuto rivedere la previsione sul deficit fiscale per il 2009: a -9% del Pil invece che -7,4% del Pil anticipato.
Dalla Germania, piuttosto, è arrivata la conferma che il Pil tedesco ha subito un brutto arresto nel primo trimestre del 2009. La flessione, secondo l'ufficio statistico nazionale, è del 3,8%, il maggiore calo dal 1970. In un anno, il Pil potrebbe scendere fino al 6,9%. Può consolare che i consumi privati sono aumentati dello 0,5% negli ultimi tre mesi mentre gli investimenti in macchinari ed impianti sono crollati del 16,2%. Flette il settore delle esportazioni che sta trascinando nella crisi molti paesi dell'Est europeo. Anche in Italia si avverte una caduta sia delle esportazioni che delle importazioni che, secondo l'Istat, sono diminuite del 20,5% le prime e del 29,6% le seconde. Proprio la caduta delle importazioni dai paesi extra-Ue ha fatto sì che il deficit della bilancia presenta un saldo negativo di 76 milioni di euro rispetto al disavanzo di 1.174 milioni di euro registrato nel mese di aprile del 2008. Le importazioni sono scese a 10,399 miliardi mentre le esportazioni a 10,323 miliardi di euro.
Wall Street apre in ribasso dopo la notizia che l'indice S&P/Case-Shiller - che misura il prezzo delle case - a marzo è diminuito del 18,7% su base annua. A trascinare verso il basso l'indice è stato soprattutto il continuo aumento dei pignoramenti, ormai a livello record. Durante la giornata l'inversione di rotta è stata motivata dalla buona notizia che l'indice di fiducia dei consumatori (Conference Board's index) è balzato a 54,9 punti contro i 40,8 punti di aprile. La Cnn Money on line, invece, ha pubblicato la notizia choc che l'Arabia Saudita - maggior produttore di petrolio e colomba dell'Opec - mette sull'avviso che nei prossimi 2 anni, il petrolio potrebbe arrivare a 200 dollari il barile.
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