lunedì 4 maggio 2009

AUTORE: Pepe ESCOBAR

Tradutzioni dae Manuela Vittorelli


Apocalypse Now. Si salvi chi può. Arrivano i turbanti. È questo oggi lo stato del Pakistan, a dare ascolto all'isteria diffusa dall'amministrazione Barack Obama e dai media statunitensi, dal Segretario di Stato Hillary Clinton e dal New York Times. Perfino il Primo Ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che il Talibanistan pakistano è una minaccia alla sicurezza della Gran Bretagna.

Portatemi la testa di Baitullah Mehsud
Dunque se Islamabad non è destinata a bruciare domani stesso, qual è il motivo di questa isteria? I motivi sono vari. Per cominciare, quello che Washington – con la nuova strategia “Af-Pak” di Obama – non riesce a digerire è una democrazia autentica e un vero governo civile a Islamabad; rappresenterebbero una minaccia per gli “interessi statunitensi” ben più dei taliban, con i quali l'amministrazione Bill Clinton andava d'amore e d'accordo alla fine degli anni Novanta.

Quello che potrebbe invece piacere a Washington è un altro colpo di stato militare – e delle fonti hanno raccontato ad Asia Times Online che dietro questa isteria c'è l'ex dittatore Generale Pervez Musharraf (Busharraf, come era derisoriamente chiamato).

È fondamentale ricordare che ogni colpo di stato militare in Pakistan è stato condotto dal capo di stato maggiore dell'esercito. Dunque l'uomo del momento – e dei prossimi momenti, giorni e mesi – è il discreto Generale Ashfaq Kiani, l'ex capo dell'esercito di Benazir. È in ottimi rapporti con il capo dell'esercito statunitense Ammiraglio Mike Mullen, e decisamente non va pazzo per i taliban.

Inoltre certi anfratti della burocrazia militare e della sicurezza pakistana sarebbero ben felici di ottenere altri dollari da Washington per combattere i neo-taliban pashtun che nel frattempo stanno armando perché combattano gli americani e la NATO. Sta funzionando. Washington è ora in preda a una smania contro-insurrezionale, con il Pentagono che non vede l'ora di insegnare queste tattiche a qualsiasi ufficiale pakistano in circolazione.

Quello a cui i media statunitensi non accennano mai sono i tremendi problemi sociali che il Pakistan deve gestire a causa del pasticcio nelle aree tribali. Islamabad ritiene che tra le Aree Tribali ad Amministrazione Federale (Federally Administered Tribal Areas, FATA) e la Provincia della Frontiera del Nord Ovest siano almeno un milione gli sfollati (oltretutto disperatamente bisognosi di cibo). La popolazione delle FATA è di circa 3,5 milioni di persone, soprattutto poveri contadini pashtun. E ovviamente la guerra nelle FATA si traduce in insicurezza e paranoia nella leggendaria capitale della Provincia della Frontiera del Nord Ovest, Peshawar.

Il mito del Talibanistan, comunque, è solo un diversivo, una rotella nel grande lento ingranaggio regionale che a sua volta fa parte del nuovo grande gioco in Eurasia.

Durante una prima fase – chiamiamola branding del male – i think-tank e i media di Washington hanno martellato incessantemente sulla “minaccia di al-Qaeda” per il Pakistan e gli Stati Uniti. Le aree tribali sono state etichettate come la base dei terroristi, il luogo più pericoloso del mondo dove “i terroristi” e un esercito di attentatori suicidi venivano addestrati per poi essere riversati in Afghanistan a uccidere i “liberatori” di USA/NATO.

Nella seconda fase la nuova amministrazione Obama ha accelerato la guerra dei drone “inferno dall'alto” Predator sui contadini pashtun. Adesso arriva la fase in cui i soldati degli Stati Uniti e della NATO, che presto saranno più di 100.000, vengono dipinti come i veri liberatori della povera gente dell'Af-Pak (loro, e non i “cattivi” taliban) – un espediente essenziale nella nuova versione dei fatti che serve a legittimare il surge di Obama nell'Af-Pak.

Perché tutti i pezzi vadano al loro posto serve un super-spauracchio. Ed è il leader del Tehrik-e Taliban-e Pakistan Baitullah Mehsud, che curiosamente non è mai stato colpito neanche da un finto drone americano finché non ha ufficializzato, agli inizi di marzo, la propria lealtà al leader storico dei taliban Mullah Omar, “L'Ombra” in persona, che si dice viva indisturbato nei dintorni di Quetta, nel Belucistan pakistano.

Adesso c'è una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa di Baitullah. I Predator hanno diligentemente colpito le basi della famiglia Mehsud nel Waziristan meridionale. Ma – e la storia si fa sempre più strana – non una ma due volte i servizi segreti pakistani hanno inoltrato al loro cugino, la CIA, un particolareggiato dossier sul luogo in cui si trova Baitullah. Eppure i Predator non hanno colpito.

E forse non lo faranno mai, soprattutto adesso che un disorientato governo Zardari sta cominciando a pensare che il precedente super-spauracchio, un certo Osama bin Laden, non sia altro che un fantasma. I drone possono incenerire un matrimonio pashtun dopo l'altro. Ma gli spauracchi internazionali del mistero – Osama, Baitullah, il Mullah Omar – protagonisti d'eccezione delle nuove OCO (Overseas Contingency Operations, operazioni d'emergenza d'oltremare), già note come GWOT (“Global War on Terror”, guerra globale al terrore), naturalmente meritano un trattamento a cinque stelle.

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Il comandante Baitullah Mehsud: è lui il nuovo cattivo della strategia "Af-Pak"
dell'amministrazione Obama? Foto
Reuters



Originale da: The myth of Talibanistan

Articolo originale pubblicato il 30/4/2009

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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