domenica 3 maggio 2009

Anna Maria Merlo
Parigi, gli studenti occupano l'Hotel de Ville contro la riforma dell'università. E la crisi procura al corteo una partecipazione eccezionale, con tutti i sindacati uniti. Il governo minimizza
Nella serata di venerdì primo maggio, tra le 20,45 e le 21,45, un gruppo di alcune decine di studenti ha occupato l'Hotel de ville, il comune di Parigi. Un'azione ai margini di uno spezzzone del corteo del 1er mai tutto dedicato al proseguimento della protesta contro la riforma dell'università. Di fronte all'Hotel de Ville, del resto, la «ronde des obstinés», la ronda gli ostinati, ha continuato a passare per tutto il primo maggio e ha proseguito la notte e il giorno dopo. Sono quasi mille ore che gli «ostinati» girano in tondo per sottolineare la loro determinazione contro la riforma. L'iniziativa è partita dall'università Paris VIII, poi non solo altre facoltà, ma anche cittadini qualunque e addirittura dei turisti si sono uniti, chi per un momento chi per ore, a questa marcia di protesta.
L'episodio dell'occupazione dell'Hotel de Ville, fatta senza danni, è stata l'azione più decisa del primo maggio parigino. Il corteo che ha attraversato la capitale era tipico della circostanza: famiglie intere, persone che non avevano manifestato per anni, clima allegro. Anche se un fondo di gravità toccava un po' tutti, vista la crisi. A Parigi sono scese in piazza più di centomila persone, un milione e duecento in tutta la Francia nei 283 cortei che hanno sfilato in città grandi e piccole.

Il governo e l'Eliseo, che non hanno nessuna intenzione di rispondere alle domande dei lavoratori e dei cittadini preoccupati dalla gestione «molle» della crisi, hanno giocato la vecchia carta del ridimensionamento della partecipazione. Il primo maggio è arrivato, difatti, dopo le due giornate di cortei eccezionali del 29 gennaio e 19 marzo. A marzo, i sindacati avevano conteggiato da due milioni e mezzo a tre di persone in piazza. Il governo sottolinea quindi che il primo maggio la partecipazione si è dimezzata. Il ministro del lavoro, Brice Hortefeux, dopo aver minimizzato il corteo, ha concesso per prima dell'estate una «valutazione» con i sindacati dell'effetto delle misure contro la crisi già prese dal governo. Niente di più. Il portavoce del governo, Luc Chatel, ha escluso nuove iniziative governative. Ma i sindacati insistono sulla valenza «storica» del primo maggio di quest'anno, il ventunesimo: c'erano cinque, sei volte più persone nei cortei di quante ce ne siano state l'anno scorso. Mai una festa del lavoro è stata così celebrata: anche quella «politico» del 2002, tra i due turni delle presidenziali, con Le Pen al ballottaggio, aveva attirato meno persone, malgrado l'unità contro il Fronte nazionale.
Per la prima volta dopo la Liberazione, i sindacati del cosiddetto «G8» - cioè le otto principali organizzazioni (Cgt, Cfdt, Fo, Fsu, Cfr-Cgc, Cftc, Solidaires-Sud, Unsa) - hanno sfilato assieme, con i leader praticamente a braccetto a Parigi. Tutti hanno espresso soddisfazione per questa unità. Tutti hanno attaccato il padronato «invisibile» che nasconde dietro l'assenza di dialogo «un irrigidimento all'anglosassone», secondo François Chérèque, segretario della Cfdt. Ma, dietro l'unità dei cortei, le divisio
ni permangono, tra radicali e riformisti. Lunedì i leader del «G8» si incontreranno di nuovo per decidere cosa fare dopo la forte mobilitazione delle tre giornate da gennaio a maggio. «Adesso, il governo deve dare risposte concrete alle nostre rivendicazioni sui salari e il potere d'acquisto» afferma Jean-Claude Mailly, segretario di Force ouvrière. La Fo vorrebbe una giornata di sciopero generale, prima dell'estate. La Fsu è d'accordo. Anche Sud è su questa linea più radicale: vorrebbe uno sciopero generale non solo di 24 ore, ma rinnovabile, fino ad aver ottenuto qualche risposta dal governo. Ma la Cfdt è decisamente contraria. La Cgt tergiversa e resta prudente. Eppure, nel corteo, erano molto numerose le persone che mostravano ben in vista lo sticker ripreso dalle manifestazioni contro il Cpe, il contratto di primo impiego del 2006: «Rêve générale» (un gioco di parole, con l'accordo sbagliato, tra rêve e grève). I sindacati dovranno «trovare la risposta a tre domande: quali rivendicazioni? quando? con quali modalità?», spiega Marcel Grignard della Cfdt. L'accordo potrebbe essere raggiunto su una nuova giornata di mobilitazione, probabilmente il 19 maggio. E forse altre iniziative dopo le europee del 7 giugno. Ma, ormai, sia il governo che i sindacati pensano al rientro di settembre: allora, molte altre fabbriche avranno chiuso e i morsi della crisi si faranno più duri. Tutti vogliono evitare il rischio di derive violente, alimentate dall'esasperazione sociale.
Il Ps è tornato a patecipare con forza al corteo di venerdì. A Parigi, anche se i socialisti sono stati obbligati a prendere una via laterale, Martine Aubry ha partecipato alla manifestazione, assieme al sindaco Bertrand Delanoë. Olivier Besancenot, portavoce del Nuovo partito anticapitalista, che spera nello sciopero generale, era invece al corteo in Guadalupa, accanto al leader sindacale Elie Domota.
Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!