sabato 9 maggio 2009

dae: Marco Murgia

Il segreto di stato dovrebbe cadere il 20 maggio. Dieci giorni dopo dovrebbero essere consegnate le opere: il polo ricettivo nella zona dell'ex arsenale - con sale conferenze, albergo, scuole di vela e un porto turistico da 700 posti - e l'hotel di lusso dove sorgeva il vecchio ospedale. Le uniche due strutture che resteranno a La Maddalena dopo lo scippo del G8, se tutto andrà bene. Sulla prima l'interesse è altissimo: in mano alla Mita, la società della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sull'assegnazione c'è un ricorso al Tar presentato da due imprese isolane. Sul secondo, niente: troppo costoso in tutti i sensi. Dalla costruzione alla eventuale gestione, se ce ne sarà una: perché per coprire i costi, l'imprenditore x dovrebbe far pagare una stanza al turista y la bellezza di 722 euro a notte, per i 40 giorni di media in cui gli hotel dell'arcipelago sono pieni in estate. Con tasse, stipendi del personale e manutenzione il prezzo salirebbe a mille, forse 1200 euro a notte: solo per non farlo fallire.

Possibile? Possibilissimo. Numeri che vengono fuori da una inchiesta condotta da Fabrizio Gatti, giornalista de “L'Espresso”, per il numero in edicola da oggi. Secondo l'inchiesta del settimanale quelle cifre sono il risultato di un aumento del 57 per cento sulle previsioni di spesa al momento delle firme dei contratti con le imprese: in soldoni, «un valore degli immobili completamente fuori mercato». Aumento dovuto alla variazione iniziale sulla previsione di spesa, appunto, da 308 a 327 milioni di euro e alle maggiorazioni riconosciute alle aziende per i lavori da completare su un'isola (più 30 per cento), per le turnazioni 24 ore su 24 (più 15 per cento) e per l'ulteriore premio di accelerazione (più 12 per cento). Il totale è quel 57 per cento in più che manda alle stelle il valore delle strutture.

Non è solo una questione economica. Era stato ancora “L'Espresso”, in dicembre, a sollevare preplessità sul controllo dei costi dentro quello che sarebbe dovuta essere il centro nevralgico del summit mondiale. Gatti, allora, era entrato nella zona rossa dei contratti, degli appalti e dei subappalti affidati in tutta fretta. Oggi può scrivere che «i dubbi adesso sono ufficiali. Tutte queste opere sono sotto inchiesta. I carabinieri del Ros stanno indagando sulla catena di appalti. Un'indagine condotta per il momento dalla Procura di Firenze. Anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, commissario delegato per il G8 e responsabile dell'applicazione delle procedure d'urgenza, ha avviato un'indagine interna».

Secondo il giornalista, l'inchiesta parte da una semplice domanda: viste le procedure d'urgenza per l'assegnazione dei lavori «nella formulazione delle offerte, c'è stata o meno concorrenza tra imprese?». Allora «tutti nei cantieri della Maddalena sanno che i carabinieri stanno indagando. L'indagine del Ros parte dall'intercettazione il 9 agosto 2008 di una telefonata dell'architetto Marco Casamonti, 43 anni, fondatore dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel. Casamonti, arrestato e rilasciato dopo l'interrogatorio, è sotto inchiesta in Toscana dall'autunno per i presunti accordi sottobanco tra la Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti e alcuni politici della giunta di Firenze. “Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 all'isola della Maddalena”, dice Casamonti nella telefonata intercettata, “perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non sono in grado”».

In più c'è da aggiungere la decisione del Consiglio dei ministri di chiedere per decreto il taglio retroattivo dal primo marzo delle maggiorazioni alle imprese per le lavorazioni su più turni, dei premi di produzione e la riduzione del 50 per cento dei compensi per le prestazioni professionali destinati a progettisti, esecutori e collaudatori. Il risultato, secondo il settimanale, sarà una sfilza di ricorsi che alcune tra le imprese starebbero già preparando: «Forse», scriva Gatti, «bastava una formulazione più moderata dei preventivi e dei contratti. E i soldi per l'evento sarebbe bastati».

L'inchiesta de “L'Espresso” sarà oggi in edicola. Contribuirà di sicuro a rafforzare il parere di Antonio Di Pietro. L'ex pm di Mani Pulite ed ex ministro, a Cagliari per l'apertura della campagna elettorale dell'Italia dei Valori in vista delle elezioni europee, non esita a definire la storiaccia del trasferimento del G8 da La Maddalena a L'Aquila «una vicenda squallida che in uno stato di diritto avrebbe comportato le dimissioni del premier: ma così è un ladrocinio completo». Parla di «schiaffo alle istituzioni della Sardegna da parte di un imbonitore televisivo, una Vanna Marchi della politica: in sostanza, una truffa mediatica e finanziaria ignobile», che non servirà né all'isola né all'Abruzzo: «In Sardegna, per realizzare infrastrutture parziali sono stati stanziati fondi Fas importanti per realizzare altre opere; in Abruzzo questi soldi verranno spesi solo in via provvisoria. Si faranno tende, fiori e foto di famiglia. Ma dopo, quando sarà smontato tutto, non resterà niente se non il tempo perso per questi due mesi: passato a correre dietro ai grandi della terra anziché occuparsi dei reali problemi della gente abruzzese».

In Sardegna c'è giusto la bocciatura, in Consiglio regionale durante la discussione sulla finanziaria, di un emendamento del Pd per la concessione di un indennizzo di cinque milioni a favore degli operatori economici danneggiati dallo spostamento a L'Aquila. L'aula ha anche respinto la richiesta del centrosinistra di stanziare un milione per l'organizzazione a La Maddalena di iniziative di interesse mondiale che possano rilanciare l'immagine della Sardegna come terra di pace e di amicizia tra i popoli. La maggioranza giudica le due proposte «demagogiche e strumentali». Tra una settimana il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, riferirà all'Assemblea. Restano le promesse di Berlusconi e l'hotel: quello da mille a notte.
altravoce.net
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