giovedì 7 maggio 2009

dae:Massimo Fini

www.ilribelle.com

Una volta c'era la "disinformatia" sovietica. Era così palese e grossolana da diventare ridicola e infatti in Europa e negli Stati Uniti era materia di un'infinità di barzellette. Oggi la "disinformatia" è passata all'Occidente, e, quanto a ridicolo, non ha nulla da invidiare a quella sovietica, anzi riesce ad essere perfino peggiore. Alla vigilia dell'8 marzo, festa della donna, la CNN e le televisioni americane, seguite pedissequamente da quelle europee e , naturalmente, italiane, hanno dato notizia che in Afghanistan i Talebani avevano iniziato una campagna di stupri sistematici. Non è solo una notizia inverosimile, è inventata di sana pianta. Se i Talebani si sono affermati in Afghanistan, trovando l'appoggio della stragrande maggioranza della popolazione, è proprio perché misero fine alle prepotenze, ai taglieggiamenti, alle estorsioni, alle ruberie, agli assassinii e anche agli stupri perpetrati dai cosiddetti "signori della guerra" e dai loro seguaci. La carriera di Leader del Mullah Omar comincia proprio così. Dopo aver combattuto, giovanissimo (aveva 19 anni) contro i sovietici, Omar era tornato a vivere nel suo povero villaggio vicino a Kandahar. Una di queste bande aveva rapito due ragazze del posto e se le era portate in un luogo sicuro per stuprarle in tutta comodità. Omar a capo di altri "enfants de pays" aveva inseguito e raggiunto i banditi, li aveva sconfitti liberando le ragazze e, per buona misura ed esempio, aveva fatto impiccare il capo della banda all'albero della piazza del suo paese. E si era comportato nello stesso modo quando, poco dopo, erano state sequestrate altre due ragazze in un villaggio vicino. Questa era la sua maniera di difendere la dignità della donna (in Occidente ci riempiamo la bocca con la "dignità della donna", ma quando una ragazza viene stuprata in pieno giorno nel centro di una città, gli strenui difensori di questa dignità si girano dall'altra parte). Quando nel 2001 gli americani attaccarono l'Afghanistan appoggiandosi, sul terreno, ai Tagiki di Massud, una giornalista inglese penetrò in territorio afgano travestita da uomo. I Talebani la scoprirono e la arrestarono. Avrebbero potuto farne quel che volevano, usarla a fini di ricatto come abbiamo visto fare tante volte in Iraq con i civili, stuprarla o sottoporla a sevizie e umiliazioni anche peggiori, tipo Abu Ghraib dove la "cultura superiore" ha dato il meglio di sé, o semplicemente dimenticarsela in prigione perché avevano altro cui pensare perché erano in una situazione impossibile avendo di fronte, sul terreno, uomini di pari valentia guerriera mentre dal cielo gli irraggiungibili B52 americani bombardavano a tappeto le loro linee. Invece la trattarono con il rispetto che sempre si deve a un prigioniero, uomo o donna che sia, la interrogarono e, appurato che non era una spia come avevano ragione di sospettare, la riportarono al confine e la liberarono. E lei si convertì all'Islam. Nell'Afghanistan talebano esisteva un "Corpo per la promozione della Virtù e la punizione del Vizio" il cui compito era quello di vigilare sulla morale, in particolare quella sessuale. I Talebani sono degli integralisti religiosi, dei puritani, dei sessuofobi se si vuole. Possono essere feroci e crudeli ma lo stupro non solo è estraneo alla loro mentalità, lo considerano un delitto gravissimo, più dell'omicidio, perché offende la morale e la donna di cui hanno un'alta concezione anche se in modo diverso dal nostro. Continuamente le cronache e i reportage occidentali si occupano, lacrimando, delle disastrose condizioni in cui versa "questo martoriato Paese" (come se si fosse "martoriato" da solo e non fossimo stati noi a ridurlo nelle condizioni in cui è): il tasso di disoccupazione viaggia fra il 40 e il 50%, la corruzione, nel governo, nell'amministrazione pubblica, nella polizia, è endemica, i "signori della guerra" hanno ripreso a spadroneggiare e a taglieggiare (un camionista che attraversi l'Afghanistan deve passare fra i 20 e i 30 posti di blocco, pagando ogni volta il "pizzo"), la sicurezza non esiste, il mercato della droga impera, oggi l'Afghanistan produce il 93% dell'oppio mondiale. Nessun cronista e nessun inviato però si chiede mai com'era, da questi punti di vista, la situazione dell'Afghanistan sotto i Talebani. Perché il confronto sarebbe devastante. La disoccupazione non c'era. Per il semplice fatto che, come in tutte le realtà tradizionali, ogni famiglia, contadina o artigiana che fosse, viveva sul suo e del suo. L'ingresso dell'economia di tipo occidentale l'ha disgregata. Facciamo un esempio, piccolo ma significativo. Le donne afgane continuano a portare il burqua. I burqua erano confezionati da famiglie di artigiani afgani; adesso li fanno i cinesi. Perché i cinesi, con le loro macchine, fanno in poche ore decine di burqua là dove una famiglia afgana per confezionarne uno ci metteva una giornata. Ergo, migliaia di persone hanno perso il loro lavoro. La corruzione non c'era. Perché i Talebani facevano impiccare i corrotti allo stadio, cosa che tanto faceva inorridire gli occidentali. C'era una giustizia spiccia, ma c'era. Le estorsioni, i taglieggiamenti, i "pizzi" dei "signori della guerra" non c'erano per la semplice ragione che i Talebani, dopo averli sconfitti, li avevano cacciati dal Paese. L'Afghanistan era un Paese sicuro. Bastava rispettare la dura legge imposta dai Talebani. Gino Strada, che in quell'Afghanistan ci ha vissuto, mi ha raccontato che vi si poteva girare, in tutta tranquillità, anche di notte. Nel 2001 il Mullah Omar impose e ottenne che i contadini non coltivassero più il papavero da cui si ricava l'oppio. Un risultato straordinario, quasi miracoloso se si pensa ad altre situazioni come, per esempio, la Colombia. Ma documentato e inoppugnabile: se si guardano i diagrammi si vede che nel 2002 (anno in cui rileva il provvedimento del Mullah preso nel 2001) la produzione di oppio in Afghanistan crolla quasi a zero. Con la nostra invasione e occupazione abbiamo distrutto un Paese che, dopo dieci anni di conflitto con l'Unione Sovietica e sei di guerra civile, aveva trovato un suo equilibrio e un suo ordine, sia pure un duro ordine.

Notizie inventate di sana pianta.

Realtà coperte (come il crollo della produzione di papavero del 2001)

e la guerra vile con i Dardo e i Predator.

Dove l'Occidente non riesce con la forza, prova a corrompere con il Viagra.

I veri stupratori siamo noi.

Se le cose stanno così perché allora continuiamo ad occupare l'Afghanistan? Dice: perché lì combattiamo il terrorismo. Quale terrorismo? Bin Laden è scomparso dalla scena da cinque anni. E del resto il califfo saudita i Talebani se lo sono trovati in casa e costituiva un problema anche per loro. Tanto è vero che quando nel 1998 Bill Clinton propose ai Talebani di farlo fuori questi si dichiararono disponibili. Il Mullah Omar inviò a Washington il suo "numero due", il ministro degli Esteri Watkij, in possesso di un ottimo inglese, il quale disse al Presidente USA che il governo talebano era d'accordo a fare questa operazione, sia direttamente sia dando agli americani le coordinate esatte di dove si trovava Bin Laden, purché le responsabilità dell'attentato se le assumessero gli Stati Uniti. Ma all'ultimo momento Clinton, che pure era l'autore della proposta, si tirò indietro. Gli afgani non sono mai stati terroristi, tantomeno kamikaze, non è nella loro natura e nella loro cultura, sono dei guerrieri che è cosa diversa. Non c'era un solo afgano nei commandos che abbatterono le Torri Gemelle e non è stato trovato un solo afgano nelle cellule, vere o presunte, di Al Quaeda scoperte dopo l'11 settembre. C'erano arabi sauditi, yemeniti, giordani, marocchini, algerini, tunisini, egiziani, ma non afgani. Nei dieci anni di durissima guerra di guerriglia contro il potentissimo esercito sovietico non si registrò nemmeno un attentato terroristico, né dentro né fuori l'Afghanistan (e un Aereiflot poco protetta non sarebbe stata difficile da colpire). E anche oggi che si trovano di fronte a un nemico che, a differenza dei sovietici, non ha nemmeno la decenza e la dignità di stare sul campo, ma bombarda con aerei senza pilota, i Dardo e i Predator, gli atti terroristici dei Talebani all'interno di una sperequatissima guerra in cui, diversamente da quanto succedeva nel conflitto con i russi, non hanno l'appoggio di nessuno, nemmeno dell'Iran che li vede come dei pericolosi concorrenti ideologici, più "duri e puri" e più coerenti, sono molto pochi se paragonati a quanto successo in Iraq, e sempre mirati a obiettivi militari o politici e mai contro i civili (anche se hanno pure essi degli "effetti collaterali", comunque infinitamente inferiori a quelli provocati dagli americani con i loro bombardamenti a casaccio sui villaggi). E in ogni caso non si può gabellare una guerriglia che dura da otto anni, con l'evidente e indispensabile appoggio di buona parte della popolazione, come terrorismo anche se, di quando in quando, ne fa uso. Negli stessi documenti interni del Pentagono e della Cia i combattimenti afgani, talebani e non, sono definiti "insurgents", insorti. Si tratta di una guerra di liberazione contro l'occupazione dello straniero che non si vede da quale punto di vista si possa considerare illegittima. C'è da aggiungere, infine, che se anche i Talebani riprendessero il potere, da cui sono stati spodestati con la violenza, nel loro Paese, l'Afghanistan non costituirebbe un pericolo per nessuno. Non è dotato, a differenza del Pakistan, dell'atomica, non ha mai posseduto, a differenza dell'Iraq, "armi di distruzione di massa", è armato in modo antidiluviano e nella sua lunga storia non ha mai aggredito alcun Paese, né vicino né lontano. Gli afgani si sono sempre fatti gli affari loro. E allora perché l'Occidente continua ad occupare l'Afghanistan seminando morte, distruzione, miseria, disgregazione sociale ed è anzi considerato da mister Obama, il nero "democratico", il target principale? Semplicemente perché non ci piacciono i Talebani, non ci piacciono (ne abbiamo anzi paura) i loro valori, la loro dura legge, la shariah, le loro idee (che sono una declinazione radicale del pensiero khomeinista) che vogliamo sostituire, a tutti o costi, con le nostre leggi, le nostre istituzioni, la nostra democrazia, i nostri valori, la nostra devastante economia. E per ottenere questo obiettivo siamo disposti a tutto, a usare, oltre alle bombe, ogni mezzo e mezzuccio, dalla "disinformatia" in stile sovietico all'offerta ai capi tribù - ultima, geniale, idea della CIA - di Viagra gratis. Quando si arriva a questo vuol dire che si è proprio rischiato il fondo della botte. E quando una democrazia, per combattere le idee altrui è costretta a ricorrere a questi mezzi, infami o ridicoli, vuol dire che non è più tanto convinta delle proprie.

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