giovedì 7 maggio 2009

dae Matteo Bernabei
rinascita.info

Almeno cento vittime in un bombardamento aereo americano in Afghanistan e mezzo milione di civili evacuati dalla valle dello Swat, nel nordovest del Pakistan, dove si attende l’inizio di un’offensiva su larga scala da parte dell’esercito governativo contro i talibani. Su queste basi si è aperto ieri Washington il summit tra Hamid Karzai e Asif Ali Zardari, rispettivamente i presidenti di Afghanistan e Pakistan, con il capo di Stato Usa, Barack Obama.
L’obiettivo della visita era quello di definire meglio i dettagli del piano “anti-al Qaida” elaborato dal neo inquilino della Casa Bianca per il cosiddetto “Afpak”, la regione che comprende tutto l’Afghanistan e parte del Pakistan, e che il presidente democratico considera di cruciale importanza affrontare congiuntamente con i leader dei due Paesi. Al momento la preoccupazione principale di Washington resta la “messa in sicurezza” dell’arsenale nucleare di Islamabad. Il capo degli Stati maggiori unificati del Pentagono, l’ammiraglio Mike Mullen, massimo vertice militare nordamericano, pur dichiarandosi convinto del fatto che le armi atomiche pakistane siano al sicuro, ha rivelato di essere “gravemente preoccupato” per l’avanzata dei talibani verso la capitale. Preoccupazione dovuta anche alla debolezza dell’esecutivo di Zardari, contro la quale gli Usa stanno cercando di tutelarsi con un accordo sotto banco con il principale avversario politico del presidente pakistano, Nawaz Sharif.
Per forzare la mano a Zardari verso una soluzione definitiva al problema talibano nello Swat, magari anche con un intervento ufficiale delle forze armate statunitensi, Washington potrebbe giocare anche la carta finanziaria: l’Enhanced Partnership with Pakistan Act. Si tratta di un testo, presentato dal senatore democratico John Kerry, che prevede aiuti civili e per lo sviluppo economico da 7,5 miliardi di dollari in cinque anni, e altri 7,5 per i cinque anni successivi, il triplo, indomma, rispetto agli aiuti attuali.
Ma la Casa Bianca ha già fatto sapere che non darà “assegni in bianco” a Islamabad.
Sul lato afghano gli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato, Hillary Clinton, hanno espresso profondo rammarico per quanto accaduto e per le vittime civili dei loro bombardamenti, ma il presidente Usa si è detto anche molto preoccupato per la difficoltà che le forze armate internazionali trovano nel fronteggiare la guerriglia talibana. Inoltre, con l’avvicinarsi delle elezioni per il nuovo governo di Kabul, Washington ha fretta di scegliere un secondo nome di spicco da affiancare al presidente Karzai, già praticamente sicuro della rielezione.
Attualmente, infatti, il candidato alla vicepresidenza è Mohammad Qasim Fahim, un “signore della guerra” che secondo alcune ong come Human Rights Watch sarebbe coinvolto in “molte attività illegali, tra cui il comando di milizie armate, il sostegno a gang criminali e a trafficanti di droga”. Una candidatura che ha già suscitato la reazione di diversi Paesi occidentali e che potrebbe far crollare il consenso alla missione Usa in Afghanistan, proprio mentre la nuova amministrazione democratica si appresta a rafforzare il contingente chiedendo una maggiore collaborazione agli alleati.


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