giovedì 14 maggio 2009


Nichi Vendola: «Dovranno imporci le centrali con i carrarmati»
Da nord a sud tutti contro il «golpe atomico» del governo

Giorgio Salvetti
ilmanifesto.it
MILANO

Il golpe nucleare del governo Berlusconi ha scatenato la protesta delle Regioni. Da nord a sud nessuno vuole nuove centrali nucleari sul proprio territorio. Se Berlusconi e Scajola vorrano farle dovranno davvero mandare l'esercito per presidiare i siti e azzittire i cittadini e gli enti locali. Proprio questo è ciò che stabilisce il decreto, approvato l'altro giorno dal Senato, che tra mille altri provvedimenti prevede la costruzione di quattro o cinque nuove centrali.
Quanto costeranno? Solo per cominciare si parla di 20 miliardi di euro. Dove verrano costruite? Il governo dovrà decidere entro sei mesi luoghi, criteri e aree per lo stoccaggio delle scorie. Per ora è top secret. Ma si tratta di un segreto di Pulcinella: l'Italia è lunga, stretta e sismica, dunque le aree adatte ad ospitare i nuovi reattori sono pochissime. In pratica si possono fare solo in Puglia, tra Lombardia e Piemonte, in Sardegna o nell'alto Lazio. Ieri tutte queste regioni hanno risposto picche e hanno promesso di ribellarsi con tutti i mezzi ad un decreto che viene definito centralista e autoritario. La prima a parlare è stata Mercedes Bresso (Pd), presidente del Piemonte: «Mi opporrò in ogni modo - ha fatto sapere in un intervista a Repubblica - ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo, poi vediamo chi la spunta». Ancora più dura è arrivata ieri la risposta di Nichi Vendola (Sl), presidente della regione Puglia: «Dovranno venire con i carrarmati per imporre le centrali atomiche nella nostra regione. La Puglia è pronta non ad accogliere il nucleare ma a costruire una ribellione popolare nei confronti di un'ipotesi semplicemente offensiva e demenziale. Si svela la cultura reale di un governo che, mentre sbandiera il federalismo, ci propone il copione di un centralismo autoritario». Filiberto Zaratti, assessore all'ambiente della Regione Lazio è preoccupato che venga utilizzata la centrale di Montaldo di Castro recentemente visitata dal presidente di Edf (Elecricité de France), il partner francese di Enel che, secondo l'accordo tra Berlusconi e Sarkozy siglato a febbraio, dovrebbe costruire le centrali italiane. Per l'assessore Zaratti, Montalto non è idoneo perchè sorge a soli 90 km da Roma. «L'opzione nucleare - ribadisce inoltre - non è prevista nel piano energetico regionale, la strada tracciata per la nostra regione è quella dell'efficienza energetica e delle rinnovabili». Un rifiuto netto arriva anche dalla Toscana. Il presidente della Regione, Claudio Martini (Pd), risponde al decreto con un «No grazie, noi abbiamo già fatto un'altra scelta, quella di essere una regione nuke free, di marciare verso il no oil, di abbracciare le raccomandazioni della Ue che prevedono entro il 2020 di ridurre del 20% consumi e emissioni di gas serra».
In Sardegna, il neo presidente Ugo Cappellacci (Pdl) - che in campagna elettorale aveva giurato di opporsi allo sfruttamento nucleare del territorio sardo - si trincera dietro una telefonata a Scajola: «Il ministro mi ha ribadito che non esiste alcun piano e che l'ipotesi di una centrale in Sardegna è una mera speculazione. Per noi è un'ipotesi del terzo tipo, inesistente oggi e irrealizzabile domani».
Eppure da qualche parte queste centrali si faranno anche se evidentemente nessuno le vuole. Il ministro Scajola ieri ha annunciato con tono trionfante: «Abbiamo posto le basi per il rilancio dell'opzione nucleare», ha definito il programma italiano «indispensabile, non pericoloso e non costoso». E ancora. «Sarà realizzato in un'ottica di libero mercato - ha detto - secondo criteri di economicità al di fuori di logiche dirigistiche». Ne è la riprova l'atteggiamento conciliante del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, che ha definito le preoccupazioni espresse dalle Regioni «per alcuni versi incomprensibili e strumentali».
Appare evidente che, benché l'opposizione al nucleare non sia granitica (visto l'atteggiamneto possibilista più volte espresso anche dal Partito democratico), nessun amministratore applaude all'ipotesi di centrali nucleari imposte dal governo centrale nel proprio territorio. Per Angelo Bonelli (Verdi) «Assisteremo ad una mobilitazione storica con cui il governo dovrà fare i conti, protesteranno almeno 10 milioni di cittadini». Una previsione sottoscritta anche da Felice Belisario (Idv): «Localizzare un sito nucleare in Italia sarà difficile, a meno di non imporlo con l'esercito come nelle dittature militari. Per questo, come afferma il vice-ministro Adolfo Urso, non esiste nessuna mappa dei siti nucleari, significa che il governo non riesce a gestire il partito del 'nucleare sì ma non qui'. Il cosidetto effetto Nimby, e chissà come reagiranno i leghisti fautori del federalismo. Se è difficile convincere un Comune o una Regione ad ospitare un'ordinaria discarica, figuriamoci una centrale nucleare».
Ieri Legambiente ha presidiato palazzo Madama. Insieme a Greenpeace ha accusato il governo di voler fare un salto indietro. Per gli ambientalisti il nucleare non è solo pericoloso, ma è una tecnologia vecchia e costosa. Se ne sono accorti in tutto il mondo, a partire dall'America di Obama. L'Italia di Berlusconi e Scajola, però, vuole diventare atomica a tutti i costi.

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