martedì 5 maggio 2009

dae Giorgio Melis

Slegata in Gallura e in provincia di Sassari, forse monta la rivolta contro lo scippo del G8 da La Maddalena. Dopo il festival del finto buonismo ipocrita e opportunistico e il sostanziale aplomb autolesionista dell'opposizione. Sono bastate due battute di Renato Soru in Consiglio regionale per riassumere il senso, la portata e le conseguenze materiali, politiche e d'immagine del diktat di Berlusconi: “Il trasferimento del G8 è una grandissima fregatura, un tradimento del patto che aveva firmato con la Sardegna. Doppiamente scandaloso perché deciso in assenza del presidente della Regione che avrebbe dovuto partecipare ed è stato informato dalla televisione”. vignetta - Sa die e sa bregungiaFine delle commedie, finzioni, oscuramenti e polveroni. Nella Gallura azzurrissima si è preso atto senza diplomazie, a muso duro, dell'enorme danno che la provincia come l'intera Sardegna patisce: senza che ancora si riesca a individuare un solo concreto beneficio per gli Abruzzi. Si è per fortuna rotto anche il fronte dei vescovi-cappellani di Berlusconi capeggiato da monsignor Giuseppe Mani: da Tempio, mons. Sanguinetti ha interpretato ed espresso in un'omelia, il disagio dei fedeli per il “tradimento” dello Stato. L'arroganza di Berlusconi è stata fatta propria dalla maggioranza di destra in Consiglio, che ha bloccato il dibattito sullo scippo del vertice, con l'opposizione che finalmente assume toni adeguati alla gravità del fatto.

Il tutto sullo scenario [...] richiami che prima Claudia Lombardo e poi soprattutto Ugo Cappellacci hanno evocato per chiedere un nuovo Statuto che consenta alla Sardegna di affermare la piena sovranità di Nazione attraverso l'autodeterminazione. A sentire affermazioni come queste in Sa die de sa Sardegna, ridotta a sa die de sa bregungia e della sottomissione servile, si rischiavano davvero effetti emetici. A pochi giorni dallo sfregio più clamoroso e umiliante per l'autonomia, Cappellacci parla di autodeterminazione mentre la sua immagine è quella del presidente più eterodiretto della storia politica isolana. Irrilevante la sua mancanza di dignità personale, per aver subito tutto senza reagire e anzi approvando tutto a cose fatte. Conta l'indegna figura che ha accettato per la Regione di cui è a capo, la mortificazione del ruolo istituzionale, per la Sardegna. Intanto perché è stata violata clamorosamente la legge, che impone la partecipazione del presidente della Regione nelle sedute governative in cui si prendano decisioni riguardanti la Sardegna. Infatti anche il moderato Mariolino Floris ha subito obbiettato che la decisione era illegittima proprio per il vulnus dell'assenza di Cappellacci: ha fatto il pesce in barile, senza neanche accennare una protesta formale. Abbiamo sempre criticato Mauro Pili per gli eccessi con cui ha progressivamente demolito il suo ruolo e le potenzialità politiche. Ma non c'è dubbio che fosse e sia anche personaggio di cuore e di tensioni politiche ed emotive forti, con un sentimento di sardità autentico. A confronto dell'algida sottomissione, dei sorridenti bla bla senza schiena di Cappellacci, Pili appare quasi un gigante benché anche lui si fosse sottomesso fino a soccombere sotto il tallone di Berlusconi. Comunque era un politico che si era fatto da sé, purtroppo poi deragliando, non inventato a tavolino nei ranghi aziendali di Mediaset e alla prova dei fatti un travet grigio che risponde al datore di lavoro, non agli elettori.

Quel che Cappellacci non vuole cogliere, per poter sopravvivere, è la gravità di quanto accaduto: ben oltre i danni materiali e d'immagine. La Sardegna è vittima di un atto di forza, di una violenza istituzionale che mai nessun governo (e tanto meno il tostissimo Craxi benché frontalmente contro la Giunta di sinistra e sardista capeggiata da Mario Melis) ha neanche lontanamente immaginato contro una regione autonoma. La violenza è particolarmente grave perché Berlusconi ha rovesciato una decisione formale, di due anni prima, del precedente governo, transitata in Parlamento per le decisioni anche finanziarie connesse, concordata e approvata internazionalmente dai governi dei maggiori Paesi del mondo. Un governo che oltraggia una propria articolazione regionale, con uno Statuto di rango costituzionale, senza neanche informarla, mettendola di fronte a un fatto compiuto illegittimo e inaudito. Trattati peggio di una colonia d'oltremare, come un'irrilevante estensione della reggia mondana del sultano alla Certosa. Questa è la sostanza sanguinante, per l'autonomia e la Sardegna. Un'offesa intollerabile alla nostra dignità che Cappellacci finge di non vedere oppure, anche peggio, non sente proprio.

Tutto il resto conta nulla. Se davanti a un simile attacco si sta a guardare e non si reagisce, subendo l'oscuramento che l'informazione di basso servizio persegue per coprire l'umiliante posizione del sub-presidente obbediente ed etero-diretto, aspettiamoci il peggio via via che le battaglie del federalismo porteranno la Sardegna, con simili governanti, a subire tutti gli effetti negativi che la sua debolezza politica e istituzionale avrà sui propri diritti, specie finanziari. Se la rivolta monta, qualcosa può ancora accadere: comunque il silenzio degli umiliati incoraggia sempre nuove prevaricazioni.

Anche perché al sub-presidente sono scappati in Consiglio riferimenti talmente temerari, davanti alla fresca acquiescenza, che debbono far riflettere. A suo avviso l'autodeterminazione è la strada per la sovranità della Sardegna perché “…è presente e attivo con un'immagine vincente il protagonismo di nazioni senza Stato come la Catalogna, l'Euskadi, la Scozia, o la Repubblica d'Irlanda alle quali i sardi, anche per le loro politiche identitarie e di fiscalità di vantaggio, guardano con attenzione nel progettare la loro evoluzione autonomistica all'interno del processo federalista italiano, ormai inarrestabile”.

Cappellacci non sa quel che dice e di che parla, oppure lo sa benissimo e alza polveroni indecorosi. Riferimenti alla Catalogna, ai Paesi Baschi, all'Irlanda e alla Scozia sono quanto di più allucinante si possa fare mentre si opera da badante di un'autonomia attaccata con tanta violenza e umiliata senza alcuna reazione. Ma lo sa, Cappellacci, di che lacrime grondi e di che sangue, e quale orgoglio, dignità, identità e lotte secolari contro l'oppressione si nutrano le autonomie dei catalani, dei baschi, dei poveri irlandesi e degli scozzesi, che ora schierano perfino Sean Connery su vere posizioni indipendentiste? Ma ve l'immaginate Zapatero indicare a imporre a Barcellona il suo presidente, che a Madrid e all'estero (ricordiamo Pujol a Cagliari) si muove ed è equiparato a un capo di Stato? E' pensabile che Blair o Brown adesso cancellino un vertice mondiale fissato due anni prima da un altro governo in Irlanda o Scozia, senza neppure interpellare i rappresentanti di quelle terre storicamente orgogliose, combattive e indocili? Sono cose inimmaginabili ovunque: tranne nell'Italia di Berlusconi contro la Sardegna del suo portaordini Cappellacci. Prenda lezione di dignità politica e personale almeno da Veronica Lario, la moglie del suo capo. Farebbe un salto di qualità strepitoso: ma del tutto impensabile.

http://www.altravoce.net

Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!