domenica 7 giugno 2009








di Cecile Hennion
Le Monde, 5 giugno 2009

Beirut - Secondo Charles, padre di famiglia che si recherà alle urne nel suo villaggio cristiano a dieci chilometri a sud di Sidone, "il calcolo è semplice. Chi ci ha liberato dall’occupazione israeliana? Non l’esercito libanese, né l'Onu: Hezbollah. Chi ha vinto la guerra del 2006? Chi, da solo, ci proteggerà da un altro attacco? Hezbollah". "Dopo la liberazione (il 24 maggio 2000) – ricorda - Hezbollah non ha nemmeno chiesto ai cristiani di smettere di vendere whisky. Ha solo preteso che non fosse più importato da Israele".

Vale a dire che le domande che solleva in Libano un’eventuale vittoria della coalizione del movimento sciita alle elezioni legislative, previste domenica 7 giugno, non si riassumono nella differenza riguardo a un progetto di società, anche se altri cristiani sono spaventati all’idea di "svegliarsi l’8 giugno in chador".

L'influenza di Hezbollah nel sud del Libano e nella roccaforte di Baalbek, nel nord della Bekaa, è incontestabile. I ritratti dei "martiri" riempiono le strade, insieme a quelli, più sintomatici del radicamento ideologico del partito, dell’ayatollah Khomeyni o di Khamenei, l'attuale Guida della rivoluzione islamica iraniana. Anche nei sobborghi a sud di Beyrouth, la sua potenza è totale. Né l’esercito né la polizia libanese vi entrano più, essendo la sicurezza – compreso il traffico stradale – affidata agli agenti di Hezbollah che vestono le loro proprie uniformi.

"Minaccia per la sicurezza"

Queste regioni sono a forte maggioranza sciita, una comunità esclusa per lungo tempo dalla ricchezza e dal potere libanese. Tuttavia, la popolarità del movimento sciita non si modella necessariamente sui confini comunitari. All’opposto di una parte della comunità cristiana (i sostenitori del generale Michel Aoun sostengono che “mai gli sciiti hanno rivolto le armi contro i cristiani"), si trovano delle voci sciite contrarie a Hezbollah. Come Ahmad al-Assaad, discendente di una vecchia famiglia feudale, un tempo grosso proprietario terriero di Taibeh, a cinque chilometri dalla "Linea blu" israelo-libanese. Assaad, candidato alle legislative, è il fondatore della Opzione libanese, un partito sciita che si oppone alla "opzione iraniana" che sarebbe rappresentata dal suo potente avversario Hezbollah. "Il nostro problema non è di convincere gli sciiti del Libano ad aderire alle nostre idee. Dopo la guerra del 2006, in molti hanno iniziato a considerare Hezbollah come una minaccia per la sicurezza e il loro avvenire economico – afferma - Il nostro problema è di vincere la loro paura. Gli sciiti subiscono quello che i russi subivano durante l’epoca sovietica. Se non sono a favore di Hezbollah, vengono denunciati come traditori, sionisti e infedeli. Ci vuole molta forza per resistere pubblicamente".

Dall’inizio della campagna elettorale, Assaad ha contato 36 automobili dei suoi sostenitori bruciate. A fine maggio, il suo quartier generale di Shiyyah (a sud di Beirut) è stato attaccato con bottiglie Molotov. Risultato, "I libanesi hanno paura, il governo ha paura. Anche gli europei non osano trattare con me per paura di rappresaglie contro i loro caschi blu", denuncia.

Conseguenza del mistero che circonda le sue strutture politiche e militari, nessuno sa quale forza rappresenti Hezbollah. Una fonte dei servizi segreti libanesi avanza la cifra non verificabile di "6mila ufficiali di primo rango, e 15mila di secondo rango". "Per lungo tempo si è creduto che solo gli israeliani lo sapessero, ma, dopo la guerra del 2006, è divenuto evidente che non erano meglio informati di noi", sottolinea un diplomatico straniero.

Durante un’inchiesta condotta a Tehran all’inizio del 2007, Michel Nawfal, redattore capo del quotidiano Mustaqbal legato alla maggioranza, citando fonti vicine ai centri di potere iraniani, ha valutato tra 28 e 30 milioni di dollari (tra 18 e 20 milioni di euro), la somma assegnata ogni mese dal Parlamento iraniano a Hezbollah, senza tener conto egli armamenti e degli altri canali di finanziamento di cui beneficia il movimento.

"Hezbollah è uscito rafforzato dalla guerra del 2006 contro Israele con una nuova legittimità e un prestigio accresciuto sul piano regionale - stima oggi Nawfal – La sua completa normalizzazione all’interno dello Stato libanese che deriverebbe da un successo alle elezioni sarebbe benefico – commenta – nella misura in cui Hezbollah non farebbe più da carta da gioco tra siriani e israeliani o tra iraniani e americani. Ma la sua potenza, così come la sua strategia di "Stato di conflitto" che emerge dai discorsi dei suoi dirigenti oltrepassa pericolosamente le capacità di un piccolo paese come il Libano".







(Traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq)
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