venerdì 5 giugno 2009

I



















rinascita.info

I popoli europei debbono affossare al più presto questa filiale atlantica chiamata Unione Europea (e sprezzantemente ‘dotata’ anche di una “bandiera” da colonia anglo-americana). Cominciando a respingere ai mittenti quel vergognoso “Trattato di Lisbona” di direttiva atlantica che governi e parlamenti “embedded” tentano di imporre clandestinamente senza ricorrere al consenso dei cittadini.
Di questa Europa suddita facciamo volentieri a meno. Noi vogliamo costruire un’Europa vera, che sia la nostra più grande patria: da Dublino a Vladivostok, un’Europa gelosa della propria civiltà e del proprio destino, della propria indipendenza e della propria giustizia sociale
Votare per l’europarlamento è contrario agli interessi dei cittadini europei: tra Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo si è insediato in realtà - in pianta purtroppo stabile - un infame Circo Barnum. Dove 732 - poi 751 – prossimi, inutili ma dispendiosi “eletti” non contano nulla, non fanno nulla, non decidono nulla, se non incassare laute prebende e stipendiare coorti di portaborse. I poteri dell’europarlamento sono ridottissimi e comunque subordinati alle decisioni dei vertici, dei governi e dei commissari di Bruxelles. La stessa Unione Europea, la pletorica e burosaura Ue, peraltro, è una costruzione costosissima, inutile e per di più deleteria: ha ceduto illegittimamente ogni sovranità dei suoi popoli ad enti fantasma guidati da direttive extra-europee. La sovranità finanziaria è stata ceduta alla speculazione e alle banche, la sovranità monetaria alla cosiddetta Banca Centrale Europea (Bce) a sua volta controllata dalla finanza di Wall Street e della City, la sovranità commerciale è affidata alle lobbie delle multinazionali senza patria, la sovranità politica è dei governi di Washington, Londra e Tel Aviv, la sovranità militare è stata delegata a una Nato totalmente dominata dagli americani e dispiegata nei quattro angoli del pianeta. Più che decidere quanto sia “european correct” la lunghezza di una zucchina o la quota di produzione del latte di ogni nazione, nessuna decisione vera, nell’Ue, è possibile. Anzi: i trattati internazionali imposti dagli Usa ma dagli Usa e dai suoi gendarmi non osservati impongono guerre “umanitarie” di aggressione nei quattro angoli del pianeta; proibiscono la produzione nucleare di nazioni indipendenti ritenute ostili e chiudono gli occhi sulla proliferazione atomica di Paesi guerrafondai “amici” (Tnp); limitano il commercio europeo e annullano ogni protezione ai beni prodotti in Europa (Omc); liberano le grandi potenze da ogni limite (di tutela ambientale, di sfruttamento delle risorse, di sovranità nazionale sui mari, sui cieli e sulle terre emerse), limiti imposti al contrario ai popoli europei e a quelli emergenti; distruggono la politica solidale europea imponendo la cosiddetta “tolleranza” con quel mescolamento multiculturale che mina le identità nazionali, rende gli uomini schiavi e merce di scambio dei consumi annullando i valori stessi della convivenza tra cittadini; distruggono ogni contratto sociale fondato sui doveri e quindi sui diritti dei lavoratori. Tutto nel nome di un liberismo predatore costruito sulla precarietà, sulla flessibilità, sulla mobilità, sulle delocalizzazioni: in una parola sulla totale deregolamentazione del Lavoro e sulla rapina di ogni sovranità della stessa persona umana o delle comunità nazionali alle quali appartiene.
I popoli europei debbono affossare al più presto questa filiale atlantica chiamata Unione Europea (e sprezzantemente ‘dotata’ anche di una “bandiera” da colonia anglo-americana). Cominciando a respingere ai mittenti quel vergognoso “Trattato di Lisbona” di direttiva atlantica che governi e parlamenti “embedded” tentano di imporre clandestinamente senza ricorrere al consenso dei cittadini.
Di questa Europa suddita facciamo volentieri a meno. Noi vogliamo costruire un’Europa vera, che sia la nostra più grande patria: da Dublino a Vladivostok, un’Europa gelosa della propria civiltà e del proprio destino, della propria indipendenza e della propria giustizia sociale.

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