domenica 21 giugno 2009


ma. fo.
ilmanifesto.it
La crisi aperta in Iran dalla contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali è considerata da molti l'ultimo atto di una lotta di potere tra due pesi massimi della Repubblica Islamica: la Guida suprema, Ali Khamenei, e Hashemi Rafsanjani, l'ex presidente che come lui appartiene alla vecchia guardia rivoluzionaria e per trent'anni è stato tra le figure più influenti del regime.
Nato nel 1934 nella provincia di Kerman, Ali Akbar
Hashemi Rafsanjani è un mullah e fa parte del ristretto gruppo di clero politico che è stato insieme all'ayatollah Khomeini durante la rivoluzione; è stato allora tra i fondatori del Partito della rivoluzione islamica, in cui figurava anche lo stesso Khamenei (il partito si è poi sciolto). Nel 1989, alla morte di Khomeini, Rafsanjani ha sostenuto la nomina di Khamenei, fino ad allora presidente della repubblica, come successore. Poco dopo è stato eletto presidente della repubblica , due mandati consecutivi (1989-'97).
Era il periodo della «ricostruzione» dopo la guerra Iran-Iraq (1980-'88). Petrolio e gas naturale erano e restano il principale motore dell'economia dell'Iran, ma Rafsanjani ha cercato di stimolare commercio e consumi interni, e anche un'industria manifatturiera diversificata in cui incanalare investimenti privati: era il primo avvio della liberalizzazione economica che ha trasformato il paese. L'ex presidente è anche tra gli uomini più ricchi dell'Iran. Nato in una famiglia di grandi produttori di pistacchi, è capo di un impero di famiglia che comprende le miniere di rame del fratello, imprese di import export, e il controllo diretto sull'impresa municipale della metropolitana di Tehran (tramite un figlio). A Rafsanjani è attribuito il controllo, attraverso una rete di fondazioni e aziende, di una delle maggiori aziende di raffinazione di greggio, della migliore compagnia aerea privata e di varie altre imprese - di cui però lui ha sempre negato la proprietà. Descrivere Rafsanjani come un capofila di «mafie economiche» e un «corrotto», come ha fatto il presidente Ahmadi Nejad durante la campagna elettorale, è argomento di sicuro appeal per molti elettori.
Da quando ha lasciato la presidenza nel 1997, Hashemi Rafsanjani presiede il «Consiglio per il Discernimento delle scelte», una delle più potenti istituzioni dello stato (arbitra i conflitti tra il parlamento e la Guida suprema). Non è allineato con le correnti più conservatrici del sistema: è definito un «pragmatico», i suoi sono chiamati «tecnocrati». Negli anni della presidenza riformista di Mohammad Khatami (che lui stesso aveva promosso) alcuni coraggiosi giornalisti hanno cominciato a indagare su assassini politici hanno indicato proprio Rafsanjani come colui che ha coperto molte trame occulte del potere. Alle elezioni presidenziali del 2005, quando era in ballottaggio con Ahmadi Nejad, molti elettori riformisti preferirono astenersi piuttosto che dargli il voto. Eppure Rafsanjani è stato tra i sostenitori di Mir Hossein Musavi, un moderato che ha l'appoggio dello schieramento riformista.
Il suo potere resta notevole: oltre al Consiglio per il Discernimento
, presiede l'Assemblea degli esperti, organismo elettivo formato da membri del clero che ha il compito di nominare (e rimuovere) la Guida suprema. Ma siamo alla resa dei conti. Ieri a Tehran sono circolati volantini che indicano Rafsanjani come il mandante occulto delle proteste di questi giorni. Dopo anni di guerra a distanza, il tentativo di estromettere Rafsanjani dal potere è ormai aperto. La crisi aperta in Iran dalla contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali è considerata da molti l'ultimo atto di una lotta di potere tra due pesi massimi della Repubblica Islamica: la Guida suprema, Ali Khamenei, e Hashemi Rafsanjani, l'ex presidente che come lui appartiene alla vecchia guardia rivoluzionaria e per trent'anni è stato tra le figure più influenti del regime.
Nato nel 1934 nella provincia di Kerman, Ali Akbar H
ashemi Rafsanjani è un mullah e fa parte del ristretto gruppo di clero politico che è stato insieme all'ayatollah Khomeini durante la rivoluzione; è stato allora tra i fondatori del Partito della rivoluzione islamica, in cui figurava anche lo stesso Khamenei (il partito si è poi sciolto). Nel 1989, alla morte di Khomeini, Rafsanjani ha sostenuto la nomina di Khamenei, fino ad allora presidente della repubblica, come successore. Poco dopo è stato eletto presidente della repubblica , due mandati consecutivi (1989-'97).
Era il periodo della «ricostruzione» dopo la guerra Iran-Iraq (1980-'88). Petrolio e gas naturale erano e restano il principale motore dell'economia dell'Iran, ma Rafsanjani ha cercato di stimolare commercio e consumi interni, e anche un'ind
ustria manifatturiera diversificata in cui incanalare investimenti privati: era il primo avvio della liberalizzazione economica che ha trasformato il paese. L'ex presidente è anche tra gli uomini più ricchi dell'Iran. Nato in una famiglia di grandi produttori di pistacchi, è capo di un impero di famiglia che comprende le miniere di rame del fratello, imprese di import export, e il controllo diretto sull'impresa municipale della metropolitana di Tehran (tramite un figlio). A Rafsanjani è attribuito il controllo, attraverso una rete di fondazioni e aziende, di una delle maggiori aziende di raffinazione di greggio, della migliore compagnia aerea privata e di varie altre imprese - di cui però lui ha sempre negato la proprietà. Descrivere Rafsanjani come un capofila di «mafie economiche» e un «corrotto», come ha fatto il presidente Ahmadi Nejad durante la campagna elettorale, è argomento di sicuro appeal per molti elettori.
Da quando ha lasciato la presidenza nel 1997, Hashemi Rafsanjani presiede il «Consiglio per il Discernimento delle scelte», una delle più potenti istituzioni dello stato (arbitra i conflitti tra il parlamento e la Guida suprema). Non è allineato con le correnti più conservatrici del sistema: è definito un «pragmatico», i suoi sono chiamati «tecnocrati». Negli anni della presidenza riformista di Mohammad Khatami (che lui stesso aveva promosso) alcuni coraggiosi giornalisti hanno cominciato a indagare su assassini politici hanno indicato proprio Rafsanjani come colui che ha coperto molte trame occulte del potere. Alle elezioni presidenziali del 2005, quando era in ballottaggio con Ahmadi Nejad, molti elettori riformisti preferirono astenersi piuttosto che dargli il voto. E
ppure Rafsanjani è stato tra i sostenitori di Mir Hossein Musavi, un moderato che ha l'appoggio dello schieramento riformista.
Il suo potere resta notevole: oltre al Consiglio per il Discernimento, presiede l'Assemblea degli esperti, organismo elettivo formato da membri del clero che ha il compito di nominare (e rimuovere) la Guida suprema. Ma siamo alla resa dei conti. Ieri a Tehran sono circolati volantini che indicano Rafsanjani come il mandante occulto delle proteste di questi giorni. Dopo anni di guerra a distanza, il tentativo di estromettere Rafsanjani dal potere è ormai aperto.


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