giovedì 30 luglio 2009

23 Luglio 2009

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Marcello Madau

manifestosardo.org

25 luglio 2009 “Trenta tombe fenicie .. del 300 a.C.”, ha detto Berlusconi a Patrizia D’Addario. Ma quale necropoli, ma quali tombe, dice Ghedini stamattina. Eppure il 20 marzo del 2005 L’Unione Sarda scriveva: “L’avvocato Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli.”
Oggi pomeriggio la dichiarazione di Ghedini sul sito di La Repubblica: “Non si tratta di una necropoli nè di una tomba, ma di un rinvenimento fortuito di pochi frammenti come può accadere di trovare in qualsiasi area italiana. Il 4 febbraio del 2005 il sovrintendente di Sassari è venuto a fare un sopralluogo a villa La Certosa, chiamato dalla proprietà, perchè durante le operazioni di pulizia del sottobosco gli operai avevano trovato un piccolo frammento di anfora e dei pezzetti di scheletro umano (…) abbiamo avvisato i carabinieri che sono venuti insieme alla sovrintendenza che parimenti avevamo chiamato. (…) Quando sono arrivati non hanno trovato nessuna necropoli, nessuna tomba, ma solo frammenti di anfora che hanno acquisito e portato via”.
Se volevate una lezione su come negare, negare, sempre negare, poi sminuire il tutto in modo da rendere insignificante il fatto controverso, l’avete avuta.
Dal punto di vista archeologico, un’anfora con alcuni frammenti di scheletro potrebbe certamente essere una sepoltura.
Poi Ghedini (di pomeriggio, ma un po’ più tardi) esibisce un verbale di Angela Antona, funzionaria della Soprintendenza Archeologica (ma allora la Soprintendenza a Villa Certosa c’era andata!), che dice “L’insieme fa constatare l’originaria presenza di una sepoltura che le qualità della ceramica fanno riferire ad età romana medio-imperiale”.
Quindi almeno una tomba c’era, e Ghedini dovrà correggere anche l’ultima negazione della negazione precedente.
Io mi fermo, perché ogni cinque minuti c’è una nuova dichiarazione, e una nuova datazione.
Necropoli fenicia. No, punica. No, nessuna necropoli. La scienza esclude che, va bè, non si sa mai, però proprio in quel sito… La Soprintendenza dice che non risulta nulla. Poi invece è andata e ha fatto pure un verbale. Che l’abbia secretato Bertolaso?
Inevitabile ricordare l’aforisma di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente”.
Ma dobbiamo proporre una lettura: la sequenza delle fonti come fra ieri ed oggi perviene dà questa linea, fra testo originale (la telefonata) e successive glosse:
- Trenta tombe fenicie del 300 a.C. (5 ottobre 2008)
- Una piccola necropoli del III secolo a.C. (Unione Sarda, 20 marzo 2005)
- Nessuna necropoli né tomba (Nicolò Ghedini, 26 luglio 2009/1)
- Frammenti di anfora e pezzetti di scheletro umano (Nicolò Ghedini, 26 luglio 2009/2)
- Tomba di età medio-imperiale, II secolo d.C. circa (Nicolò Ghedini 26 luglio 2009/3)

Queste notizie, in parte sovrapponibili in parte contradditorie ci portano a pensare che il ricordo di Silvio Berlusconi possa essere corretto, ed in buona parte corrisponda alla notizia della necropoli data dall’Unione Sarda, sia per la menzione della necropoli che per la datazione (III secolo a.C., che coincide in qualche modo con 300 a.C.). L’una e l’altra fonte ci portano a ritenere più probabile che si trattasse di una necropoli e non di una tomba singola. Infine: la piccola necropoli citata dall’Unione Sarda si avvicina alle trenta tombe dichiarate da Berlusconi. Ma trenta tombe sono forse qualcosa in più di una piccola necropoli. Che si sia ridotta curiosamente al momento della verifica istituzionale, ma resti, nella memoria, il numero reale?
Nell’analisi delle fonti quella originaria va sempre tenuta nel debito conto. Non vi stupite, ma questa volta la dichiarazione di Berlusconi sembra davvero quella più affidabile.

A cadd’a s’ainu

La notizia è talmente clamorosa – trenta tombe fenice (così, non ‘fenicie’, nel sito de L’Espresso!) trovate a Villa Certosa durante lavori edilizi - da richiedere una valutazione prudente. Sforzo difficile, perché non si esclude che sia vera e soprattutto, visti situazione e personaggi, possibile. Proviene dall’ennesima conversazione registrata fra il nostro Presidente del Consiglio e Patrizia D’Addario.
La frase incriminata, così come riportata nel sito dell’Espresso, sarebbe questa: “Sotto qua abbiamo scoperto 30 tombe fenice… del 300 avanti cristo”.
La prima operazione da fare è la valutazione del contesto e della fonte.
Il contesto (quello telefonico) appare ancora formalmente sigillato dalla Procura della Repubblica di Bari, ma evidentemente ne circolano delle copie, parrebbe a regola d’arte.
La fonte appare confusa: parla di fenici (in Sardegna dall’800 al 530 a.C. circa) datandone i reperti al 300 a.C. (cioè in età punica, in Sardegna dal 530 al 238 a.C. circa). Dietro la confusione delle fonti si cela talvolta un nucleo di verità: chi scambia Remo con Remolo o storpia il viaggio di Enea, può anche dire tombe fenicie del 300 a.C. Ed è questa confusione a farci sembrare la fonte affidabile. Se infine la potenza del testosterone non sempre corrisponde alla competenza culturale, poter dire ‘300 a.C.’ dà sicuramente l’illusione, per chi è abituato a possedere tutto, di possedere anche ciò che non gli appartiene.
Ma se ciò corrispondesse al vero, si tratterebbe non soltanto di un reato assai grave e ahimè abbastanza comune, ma di uno schiaffo inaccettabile alla cultura sarda. Va cacciato a cavallo di un asino suonandogli i coperchi delle pentole.
L’Associazione Nazionale Archeologi ha tempestivamente chiesto chiarimenti. Anche noi vorremmo sapere se la notizia è vera. Attendiamo conferme che ci facciano capire se lo scavo è stato illegale, oppure se è stato autorizzato, come la costruzione della villa. Se gli Enti di Tutela sapevano e, nel caso, perché il resto del mondo, ad iniziare dalla Sardegna, no. E se non sapevano, che si preparino ad agire di conseguenza a norma di legge.
Nel caso: Berlusconi ne ha parlato solo con la sua escort o ha comunicato subito alla Soprintendenza il rinvenimento? quando e con quale numero di protocollo? Dove sono finiti i materiali archeologici, quali sono e con quali associazioni e corredi? La storia di Olbia fenicia e punica è importantissima per la Sardegna e il Mediterraneo, ed in ogni caso questo dato, se in qualche modo confermato, ne amplierebbe orizzonti e dimensione territoriale.
Infine, attendiamo una richiesta di chiarimento da parte della Regione Sardegna, perché crediamo che il patrimonio della Sardegna debba essere tutelato dai suoi rappresentanti.
Se il Presidente Cappellacci, stante i rapporti stretti con il suo capolista Berlusconi potrebbe procurarsi notizie di prima mano (speriamo non telefoniche), ci piacerebbe che una persona competente come l’Assessore Baire, che viene dal mondo della tutela, pretendesse chiarezza su questo fatto e, con forza, il nostro diritto alla cultura ed alla sua conoscenza combattendo l’ennesimo affronto ed esproprio.
Chieda immediatamente conto di tutto ciò al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, e speri che non risponda con una delle sue poesie.

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