domenica 5 luglio 2009


Paolo Gerbaudo
ilmanifesto.it
HONDURAS Parla Melissa Cardoza, portavoce del Frente de Resistencia Popular che unisce movimenti e cittadini contro il golpe
«Ci battiamo per Zelaya, che al ritorno dovrà tenere conto di noi»
Voci di manifestazioni represse nel sangue in giro per il paese, centinaia di compagni arrestati e spariti nel nulla, l'esercito che blocca le persone che ancora in queste ore tentano di entrare a Tegucigalpa per protestare, ed il cadavere di un manifestante pestato a sangue abbandonato per le strade della capitale, a mo' di avvertimento. Mentre migliaia di persone si stanno nuovamente mettendo in marcia per le strade della capitale, nella speranza che finalmente nelle prossime ore il presidente Manuel Zelaya rimetta piede in Honduras, il governo golpista non sembra disposto a retrocedere, nonostante l'isolamento internazionale. E nella confusione di queste ore si fa più forte la paura di una svolta violenta della crisi in cui è piombato il paese con il colpo di stato del 28 giugno. «Ci sono segnali inquietanti - afferma Melissa Cardoza, una delle portavoci del Frente de Resistencia popular, creato per unire movimenti e cittadini che si oppongono al golpe. - Sia ben chiaro che i golpisti non sono macchiette, ma fascisti pronti a tutto e c'è il rischio che nei prossimi giorni aumenti la repressione. C'è bisogno di uno sforzo di solidarietà internazionale per fermarli».
Com'è la situazione a Tegucigalpa in questo momento?
Nella capitale ci sono decine di migliaia di manifestanti, che sono giunti da ogni angolo dell'Honduras: contadini, operai, medici e maestri, uomini e donne, giovani e anziani. L'esercito per ora se ne sta in disparte e non attacca le manifestazioni che finora si sono comportate in maniera assolutamente pacifica. Ma c'è il rischio che presto la situazione cambi e cominci il massacro.
Le manifestazioni fanno traballare il governo golpista?
Purtroppo no. Il governo non sembra intenzionato a retrocedere dal
le sue posizioni. Nonostante ciò il nostro morale è molto alto. Nella storia dell'Honduras non si erano mai viste manifestazioni grandi come quelle di questi giorni e con persone tanto diverse. Siamo convinti di essere dalla parte del diritto e continueremo a lottare finché il presidente non tornerà in carica.
Sembra che alcuni reparti dell'esercito si siano distanziati dai golpisti. Puoi confermare?
E' vero che alcuni reparti si stanno rifiutando di obbedire agli ordini o che quantomeno stanno a guardare come evolve la situazione. Ma nessun reparto è ancora uscito allo scoperto per sostenere i manifestanti e ripristinare lo stato di diritto. La stragrande maggioranza dell'esercito appoggia i golpisti come pure la chiesa evangelica e cattolica e le imprese, che in questi giorni stanno costringono i lavoratori a manifestare in favore del colpo di stato.
Qual è la vostra posizione rispetto al presidente Zelaya
Qui in piazza solo alcuni sono sostenitori di Zelaya o del suo partito.
Certo, molti tra di noi sono scettici verso le istituzioni liberaldemocratiche ed il sistema capitalista da cui dipendono. Ma a questo punto l'unica garanzia che abbiamo è il ritorno del presidente legittimamente eletto. Quello che ci unisce è l'indignazione per il colpo di stato. Siamo usciti dalla dittatura solo 28 anni fa, e sappiamo bene cosa significa la violenza e la repressione. Nessuno vuole tornare a quel passato.
Quali prospettive per il futuro?
Difficile a dirsi. Fuori da questa crisi può venire fuori veramente di tutto. Potrebbero arrivare giorni terribili se il golpe riuscisse ad andare avanti e cominciassero i massacri. Ma tra di noi c'è pure molta speranza nel futuro e nel ritorno di Zelaya, che dovrà pur tenere in conto che è stato salvato dai movimenti sociali. Vogliamo che il presidente torni immediatamente, poi vedremo il da farsi.


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