mercoledì 22 luglio 2009

Paolo Gerbaudo
ilmanifesto.it/
Siamo abituati a vederli guardarsi in cagnesco. Gli uni abbarbicati su ciminiere o incatenati di fronte ad industrie inquinanti. Gli altri infastiditi dall'arrivo di quelli che sentono come ospiti indesiderati, pronti ad issare striscioni che li accusano di essere dei "bugiardi", come quelli esposti dai lavoratori della centrale a carbone di Civitavecchia in risposta all'azione di Greenpeace avvenuta l'8 luglio scorso. In Gran Bretagna per riuscire nell'ardua opera di mettere assieme operai ed ecologisti c'è voluta la chiusura di una fabbrica di turbine eoliche sull'isola di Wight, sulla costa meridionale dell'Inghilterra, località turistica già cantata dai Dik-Dik come paradiso degli hippy negli anni '70.
L'impianto, proprietà della compagnia danese Vestas - leader nel settore - dovrebbe essere chiuso a fine luglio, sacrificando 625 posti di lavoro. La chiusura dell'impianto - già annunciata ad Aprile - ha
a poco a che fare con la crisi economica dato che a differenza della maggior parte delle compagnie la Vestas naviga nell'oro: nei primi mesi del 2009 ha segnato un aumento del 70% dei profitti. L'impresa tuttavia giustifica la scelta con una riduzione della domanda di centrali eoliche nel Nord dell'Europa e la necessità di rilocalizzare la produzione negli Stati Uniti ed in Cina dove c'è più domanda di turbine eoliche.
Per protestare contro la chiusura, una trentina di operai
si sono asserragliati nell'impianto, un nuovo caso di occupazione di fabbriche, dopo quelle negli impianti della Visteon, che produce componenti, minacciati dalla chiusura a Londra e Belfast. Dalle finestre degli uffici hanno appeso uno striscione che recitava «Gordon Brown, nationalize this», invitando il governo a misure simili a quelle prese per salvare le banche in crisi. «La situazione è molto tesa. Fuori è schierata la polizia anti-sommossa che sembra intenzionata a farci uscire dall'impianto - ha affermato uno degli occupanti della Vestas al telefono.
A solidarizzare con i lavoratori della Vestas, non sono stati tanto gli arrendevoli sindacati inglesi, ma piuttosto gruppi di attivisti parte del movimento contro il cambiamento climatico, da tempo in cerca di un'alleanza con i lavoratori del settore delle energie rinnovabili.
Così ieri nel piazzale di fronte alla fabbrica, a dare sostegno agli occupanti non c'erano solo altri operai dello stabilimento, familiari e abitanti locali ma pure membri della Campaign Against Climate Change (Ccc), coalizio
ne che mette assieme diverse realtà che da anni fanno pressione sul governo per mettere in opera un piano ambizioso per la riduzione delle emissioni. «Questa protesta è un'occasione importante per mettere insieme ecologia e difesa dei posti di lavoro», ha affermato Phil Thornhill, attivista di Ccc. «In una situazione in cui i sindacati rifuggono la militanza, i lavoratori nel settore delle energie alternative possono trovare alleati tra noi ecologisti».
Messaggi di sostegno sono giunti dal campeggio contro il cambiamento climatico che si trova al momento in assemblea generale in vista di una grande protesta vicino a Londra a fine agosto e dalla segretaria dei Verdi, Caroline Lucas. «Dobbiamo cogliere l'opportunità per realizzare una rivoluzione
delle energie rinnovabili - ha affermato la Lucas, reduce dal successo elettorale del proprio partito alle elezioni europee - Il governo può dare vita ad un nuovo inizio promettendo di mantenere aperto l'impianto dell'Isola di Wight».
La chiusura dello stabilimento Vestas nell'Isola di Wight giunge a pochi giorni dalla presentazione in pompa magna dello «UK Low carbon transition Plan», il programma di transizione a un'economia a basso tasso di anidride carbonica varato da Ed Miliband ministro dell'energia e del cambiamento climatico. Il piano promette tra le altre cose la creazione entro il 2020 di oltre un milione di posti di lavoro verdi, nel settore delle fonti rinnovabili e nel risparmio energetico. Il caso della Vestas mostra che questo Green New Deal, proposto come soluzione alla grande crisi, al momento sta rimanendo solo sulla carta.


Sull’isola di Wight esiste già uno stabilimento nel quale Vestas produce pale per turbine eoliche dal 2000.

Al momento, il record aziendale di Vestas è costituito dalla turbina V-90, le cui pale misurano 44 metri di lunghezza.


http://cleantechnica.com/2008/08/15/vestas-to-test-worlds-longest-turbine-blades/
Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!