venerdì 3 luglio 2009

AUTORE: Helena COBBAN

Tradotto da Manuela Vittorelli

tlaxcala.es


La “Rivoluzione verde” in Iran ha i suoi paradossi, non ultima l'anomalia di vedere nelle strade di Teheran giovani vestiti in apparente sprezzo delle norme d'abbigliamento islamiche pur esibendo un colore che per molti musulmani rappresenta la loro religione.

La scelta di quel colore e il grido di battaglia “Allahu-akbar” che lo accompagna sono apparsi come dei tentativi consapevoli di costruire alleanze tra le spesso laiche forze pro-occidentali del Nord di Teheran e importanti settori riformisti della dirigenza del paese. (L'assenza di un reale accordo tra queste due anime del movimento sulla questione se l'obiettivo sia riformare il sistema islamico del paese o rovesciarlo è probabilmente una delle più evidenti debolezze del movimento stesso.)

Ma l'uso del verde per caratterizzarsi è parsa una mossa da maestri, indipendentemente dagli esiti finali. Per me ha evocato innanzitutto e soprattutto il grande canto della lotta di Sinn Fein/IRA per l'indipendenza irlandese: “Oh, marciamo tutti su Dublino nel verde, nel verde... ”


Legge marziale - Kowsar Nikahang

arancione” è un marcatore estremamente potente. Si noti che quando i Repubblicani irlandesi riuscirono a rendersi indipendenti e concepirono la loro bandiera nazionale, vi incorporarono abilmente l'arancione accanto al verde, in modo molto simile alla bandiera del Sudafrica democratico che riunisce tutti i principali temi e colori delle parti che si erano precedentemente contrapposte.

Qui negli Stati Uniti, credo che uno dei monumenti più toccanti della guerra civile sia il palazzo di giustizia di Appomattox, dove Robert E. Lee dichiarò la resa dell'Esercito della Virginia. Ora sito di interesse storico, il palazzo di giustizia ha una parete che fa riflettere, ricoperta com'è da fotografie di caduti: il grigio dei Confederati si alterna al blu degli Yankee, come su una scacchiera. Ci sarebbe molto da dire, credo, sulla scelta di mescolare tutti i simboli partigiani alla fine di una guerra civile.

Nella politica palestinese il verde è il colore usato da Hamas, mentre Fatah usa il giallo.) L'arancione è il colore scelto dall'ancor piccolo partito Mubadara di Moustapha Barghouthi.

Spostandosi in Libano, si resta confusi nello scoprire che è Hezbollah, ampiamente alleato con Hamas, a usare il giallo, mentre il movimento (in qualche modo rivale) Amal usa il verde.

La nonna dell'attuale ondata di “rivoluzioni colorate” pro-occidentali è la “Rivoluzione arancione”del 2004-05 in Ucraina.

Oh, a proposito, quell'ultima immagine viene dal sito internet del movimento dei Verdi al parlamento europeo. I Verdi esistono in molti paesi, e il colore in questo caso allude alle preoccupazioni ambientaliste. Non vanno dimenticati...

Bene. Nel 2005 abbiamo avuto la “Rivoluzione delle rose” in Georgia. Non riesco a trovare immagini soddisfacenti che mi dicano se “rosa” si riferisce al colore o a un fiore.

Ma già che ci siamo non possiamo tralasciare le impetuose donne di Code Pink negli Stati Uniti.

E poi c'è la Thailandia, in cui quest'anno a contendersi il controllo della capitale c'erano i movimenti “rosso” e “giallo”. Quegli sviluppi hanno portato Jamie Metzel dell'Asia Society a sollecitare la creazione di un nuovo movimento che mettesse insieme le due parti. E quello che consigliava era una versione thailandese della rivoluzione “arancione”: mescolando ancora una volta i simboli.

Più lontano nel tempo, la caratterizzazione più durevole di un movimento politico dell'era moderna è stata l'associazione del rosso con il socialismo e/o il comunismo. Quell'associazione perdura in quasi tutti i paesi eccetto gli Stati Uniti (e forse la Thailandia?).

Negli Stati Uniti, per ragioni sconosciute, gli analisti politici tempo fa hanno cominciato a parlare di “stati rossi” e “stati blu”, dove il rosso identificava il Partito Repubblicano e il blu i Democratici. Forse questo è legato all'eccezionalismo che la cultura americana rivela su altre questioni legate ai movimenti socialisti, come la scelta tutta statunitense di scegliere quello che sembra un giorno a caso, agli inizi di settembre, per celebrare la “Festa del lavoro”, mentre che io sappia tutti gli altri paesi che onorano i propri lavoratori lo fanno il 1° maggio.

Un ultimo commento sulla caratterizzazione politica. Continuo a pensare che uno dei simboli più potenti mai concepiti sia quello della pace. Fu pensato nel 1958 dal designer pacifista britannico Gerald Holtom, il quale disse che si era basato sul gesto delle braccia nell'alfabeto semaforico per le lettere “ND”, disarmo nucleare.

A proposito dello sviluppo dell'idea scrisse:

“Ero disperato. Profondamente disperato. Mi disegnai: la rappresentazione di un individuo disperato, con i palmi delle mani rivolti verso l'esterno e il basso alla maniera del contadino di Goya davanti al plotone di esecuzione. Stilizzai il disegno con una linea e ci tracciai un cerchio attorno”.

Sono passati cinquantuno anni e abbiamo ancora parecchi motivi di essere disperati per il numero di armi nucleari nel mondo... Ma il simbolo di But Holtom resta uno strumento di mobilitazione potente e immediatamente riconoscibile per gli attivisti pacifisti.

Sarebbe interessante sapere di altri usi del colore nella caratterizzazione di movimenti politici non-governativi nel mondo. Sono certa di averne omessi alcuni!

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