sabato 1 agosto 2009

di Giuseppe Onufrio
(direttore Greenpeace Italia)


Il nuovo colpo di genio di Gasparri e compagni, attaccare preventivamente le tecnologie solari a concentrazione, conferma che per far spazio al nucleare si attaccano le fonti rinnovabili. Questa non è solo una specialità italiana: anche nel Regno Unito i francesi dell’Edf, ora presenti nel mercato inglese dopo aver rilevato British Energy, hanno già dichiarato che gli obiettivi per le rinnovabili (e in particolare per l’eolico) sono troppo elevati.

L’elettricità, infatti, non è una merce che si può mettere in scatola e non c’è spazio per tutti. Gli obiettivi europei per le rinnovabili - che sono vincolanti - prevedono, per il settore elettrico in Italia, una produzione aggiuntiva di 5054 miliardi di kWh al 2020. Assumendo anche gli obiettivi di efficienza energetica, che sono solo in parte vincolanti, al 2020 dovremmo avere effettuato interventi per 80 miliardi di kWh e oltre.

Per un rapido confronto, semmai i 4 reattori nucleari francesi Epr del memorandum siglato in febbraio si facessero, produrrebbero circa 42-45 miliardi di kWh l’anno. Ora, se guardiamo agli investimenti in corso sulle infrastrutture del gas naturale già previste (ampliamento dei gasdotti, rigassificatori) la capacità di importazione dell’Italia al 2020 sarà di 180 miliardi di metri cubi l’anno. Questa quantità è circa il doppio del consumo attuale e anche di quello che dovremmo consumare raggiungendo gli obiettivi europei.

Dunque l’opzione nucleare si deve scontrare con due fatti: gli obiettivi vincolanti delle rinnovabili e gli investimenti sul gas naturale. Governo e di Confindustria ripetono ossessivamente il mantra che il nucleare farà abbassare la bolletta e le rinnovabili costano troppo. Di recente in Ontario, la gara per sostituire due vecchi reattori nucleari - vero obiettivo dell’industria nucleare, sopravvivere, altro che rinascimento - si è chiusa con un esito imprevisto: il blocco della gara per eccesso di costo.

Per la sostituzione dei due reattori, il governo dell’Ontario prevedeva un costo di quasi 7 miliardi di dollari. L’Aecl canadese ha presentato una proposta per 26 miliardi e i francesi di Areva di 23,6 miliardi di dollari. Tenendo conto che le due unità di reattori Candu proposte dai canadesi hanno una potenza di 1.200 MW, mentre gli Epr francesi sono da 1.600 MW, le due proposte hanno costi diversi e quella canadese per unità di potenza costa il 46 per cento in più di quella francese.

Quest’ultima però non era ritenuta comunque valida in quanto Areva Np non aveva firmato la clausola di assumersi tutti i rischi della costruzione, scottata forse dalla pessima esperienza nel cantiere finlandese di Olkiluoto che accumula ritardi e costi. Dunque il 46 per cento in più dell’offerta contiene forse il valore del rischio, nonostante i costi dichiarati siano già elevatissimi.

L’ad di Enel Fulvio Conti, vero “sacerdote del nucleare”, inaugurando il cantiere di Mochovce in Slovacchia dove Enel completerà due unità di progettazione sovietica anni 70 per 880 MW totali alla modica cifra (preventiva) di 2,8 miliardi di euro, ha ribadito che gli Epr da fare in Italia costeranno 4,5 miliardi l’uno. Strano. A parte il fatto che nel 2008 la cifra presentata dallo stesso Conti era di 3,2-3,5 miliardi a Epr (esiste un inflazione nucleare?), traducendo in euro la proposta di Areva Np alla gara in Ontario (una gara per un appalto, non una conferenza stampa) il costo è di oltre 7 miliardi di euro (ma con i rischi di ritardo esclusi).

Ha ragione Conti o è più veritiera la proposta presentata dai francesi alle autorità dell’Ontario? E l’ad di Enel può sempre dire impunemente qualunque cifra gli pare? Questo è lo stato della situazione, alla vigilia del lancio della propaganda di governo che dopo l’estate cercherà di convincere gli italiani che il nucleare è economico, sicuro e pulito. Lo scorso marzo il Doe statunitense nel fare le sue previsioni annuali, quotava il kWh da nuovi impianti nucleari a oltre 10 centesimi di dollaro Usa, assumendo però un costo di circa 3.300 dollari al kW.

Se prendessimo per buona la cifra presentata dai francesi in Ontario, il costo del kWh salirebbe a oltre 16 centesimi di dollaro, il doppio di quanto il Doe valuta i costi per l’eolico. Ma escludendo i rischi di ritardo, altrimenti con la proposta canadese il costo va a 24 centesimi circa. Il solare termodinamico al 2020 dovrebbe poter costare 10-14 centesimi al kWh. A quando un dibattito democratico su questi temi?

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