martedì 25 agosto 2009

La Cia sotto accusa per atrocità in Iraq e Afghanistan

Matteo Bosco Bortolaso
ilmanifeso.it

Interrogatori gestiti direttamente dalla Casa bianca, vecchi casi riaperti per nuove indagini, con particolari inquietanti che riemergono dal passato. E un'inchiesta che si fa sempre più vicina. La Central intelligence agency finisce ancora nell'occhio del ciclone. Ieri si sono incrociate diverse notizie - quasi tutte negative - sugli 007 «in lotta contro il terrore» sotto la gestione di George W. Bush.
L'ufficio per l'etica del ministero di giustizia di Washington ha chiesto di riap
rire una dozzina di casi d'abuso contro i prigionieri accusati di essere legati ad Osama bin Laden. Questo potrebbe portare sotto i riflettori agenti segreti e contractor, mercenari privati, accusati di aver violato i diritti umani. In passato i dettagli sui controversi episodi erano stati trasmessi ad un pool di magistrati dello Stato della Virginia, dove la Cia ha la sede principale. I giudici, però, avevano preferito lasciar perdere: trovare testimoni e prove, a loro parere, sarebbe stato troppo complicato. Ma il guardasigilli nominato da Barack Obama, Eric Holder, è rimasto colpito, e talvolta disgustato, dai dettagli sugli interrogatori dei presunti terroristi, oltre che dal fatto che in alcuni casi i detenuti sono morti in circostanze ancora oscure.
Da qui la richiesta di riaprire una decina di fascicoli, relativi soprattutto ad Afghanistan e Iraq. In un caso di cui gli Usa hanno parlato parecchio nel fine settimana, il prigioniero Abd al-Rahim al-Nashiri, considerato il cervello dell'attentato del '99 all'incrociatore Cole che uccise 17 marinai nel porto di Aden, è stato minacciato con una pistola e un trapano. La legge americana vieta la minaccia di «morte imminente
». Un altro episodio controverso è quello di Manadel al-Jamadi, deceduto nel 2003 mentre era sotto custodia della Cia. La vera causa della morte non è mai stata chiarita, ma il corpo senza vita di al-Jamadi compare in una delle foto dell'orrore di Abu Graib, il famigerato carcere in Iraq: è probabile che l'iracheno sia stato torturato tanto da ucciderlo.
Lo scottante rapporto dell'ufficio etico era in preparazione da anni. E' stato approvato nella sua versione finale da Mary Patrice Brown, magistrato federale di Washington. Il documento, naturalmente, ha fatto arrabbiare molti ex-responsabili dell'era Bush, fra cui l'ex guardasigilli Michael Mukasey.
Secondo molti, oltre alla riapertura dei casi più spinosi, al ministero di giustizia si chiede con sempre maggiore insistenza una reprimenda contro due esperti legali dell'era Bush, Jay S. Bybee e John C. Yoo, responsabili delle direttive che legalizzavano le torture.
E' ormai praticamente cert
o, inoltre, che il ministro della giustizia nominerà un procuratore speciale per indagare sulle controverse scelte della passata all'amministrazione. Tanto alla Casa bianca quanto al dipartimento di giustizia, comunque, sono cauti. E' probabile che le indagini non siano così estese come vorrebbe i liberal.
Sarebbe comunque un forte segnale simbolico: si volta pagina, come ha detto ieri anche il nuovo direttore della Cia, Leon Panetta. In una nota per tutti i dipendenti dell'agenzia, il capo degli 007 ha sottolineato che a Langley «si guarda al futuro ma prendendosi le responsabilità per il passato». Una svolta segnalata anche dall'annuncio che il Pentagono darà finalmente alla Croce rossa internazionale i nomi di alcuni «sospetti» rinchiusi in centri di detenzione segrete in Iraq e Afghanistan.
Ulteriore segno di svolta: Mohammed Jawad, uno dei detenuti più giovani del carcere di Guantanamo, accusato di aver lanciato una granata contro soldati alleati in Afghanistan, è stato liberato e riportato dalla sua famiglia a Kabul. Al momento dell'arresto, nel 2002, Jawad aveva forse 12 anni, anche se il Pentagono sostiene che fosse maggiorenne. Al di là dell'età, comunque, le prove contro il ragazzino afghano erano talmente deboli che il giudice Ellen Huvelle aveva ordinato la liberazione. Secondo il pi
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