mercoledì 23 settembre 2009

Storico incontro sul cambio di clima Al vertice Onu Obama e Ban Ki Moon lanciano l'allarme clima: «Rischiamo la catastrofe» Hu Jintao annuncia una riduzione dei gas serra E l'Italia insiste sulla riapertura delle centrali atomiche e non fa nulla per rispettare gli impegni. Mentre si allarga il fronte delle giunte che fanno ricorso alla Corte Costituzionale
Matteo Bosco Bortolaso
ilmanifesto.it
NEW YORK
Le Nazioni unite lanciano il grido d'allarme: sull'effetto serra bisogna agire subito, altrimenti le conseguenze saranno catastrofiche. Usa e Cina, i due maggiori responsabili dell'inquinamento che sta surriscaldando il pianeta, sembrano fare qualche passo avanti, con toni diversi.
Ieri il Palazzo di Vetro ha ospitato uno storico vertice sul cambiamento climatico, convocato dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, con l'obiettivo di gettare le basi di un nuovo accordo che possa sostituire il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. Il segretario generale ha aperto i lavori in maniera inusuale. Nell'aula dei 192 paesi dell'organizzazione internazionale, sono state proiettate immagini che mostrava
no quel che può accadere se non fermeremo il surriscaldamento del globo: lo scioglimento dei ghiacciai, le praterie africane infuocate, le specie animali estinte.
Ban ha quindi rimproverato la comunità internazionale per la «lentezza glaciale» dei negoziati sul nuovo trattato. Il segretario generale ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenhagen è a dicembre, «i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici». A parere di Ban, un fallimento al vertice della capitale danese sarebbe «moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada» perché «la storia potrebbe non offrirci un'occasione m
igliore di questa».
Parlando dal podio dell'assemblea, Ban Ki-moon ha detto che «abbiamo meno di dieci anni per evitare gl
i scenari peggiori» causati dal surriscaldamento del pianeta. Il segretario generale, recentemente in missione al Polo nord, ha anche avvertito che «sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze peserebbero sui popoli di ogni continente». Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i paesi meno sviluppati, e in particolare l'Africa, dove «il cambio di clima minaccia di cancellare anni di sviluppo (...) destabilizzando stati e rovesciando governi». Da qui, l'appello ai paesi industrializzati, che devono «fare il primo passo», perché «se lo farete - ha continuato - altri adotteranno misure audaci».
Il presidente degli Stati uniti, Barack Obama, condivide l'allarme lanciato da Ban Ki-moon. Ha detto che «il tempo sta per scadere», che la minaccia è «grave, urgente e cre
scente» e potrebbe portare a una «catastrofe irreversibile. Secondo Obama, che ha sposato la causa ambientalista, gli Usa hanno «fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l'energia pulita e ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia». Obama, forte di norme «verdi» adottate dalla Camera, deve comunque assicurarsi un voto favorevole alla riduzione dell'inquinamento al senato, cosa non semplice.
Il presidente ha invitato i paesi emergenti come Cina e India, da sempre restii a porre limiti all'inquinamento industriale, a «fare la loro parte» per affrontare il riscaldamento del pianeta. Inoltre, ai partner del G20 riuniti giovedì e venerdì al vertice di Pittsburgh, gli Usa chiederanno lo smantellamento progressivo delle sovvenzioni ai carburanti fossili per contri
buire a diminuire l'effetto serra. La proposta di Washington rischia di irritare Cina, Russia e India, che pagano ingenti sovvenzioni al settore, incrementando artificialmente la domanda di carburante e aumentando l'inquinamento atmosferico.
Per quanto riguarda invece la riduzione delle emissioni inquinanti, la Cina ha mostrato qualche apertura. Hu Jintao, il presidente della Repubblica popolare, si è impegnato a ridurle «notevolmente» entro il 2020. Il presidente non ha precisato a quanto ammonterà il taglio, ma ha chiarito che sarà legato al prodotto interno lordo di Pechino. Insomma, più si produce, meno si inquina.
Hu si è anche impegnato ad aumentare il numero di fonti di energia alternativa al carbone, che dovrebbe arrivare al 15% entro il 2020. Il leader della Repubblica popolare, infine, ha promesso di proteggere le foreste, che limitano la percentuale di diossido di carbonio presente nell'atmosfera.


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