lunedì 2 novembre 2009

Il 27 settembre scorso, una folla violenta ha cacciato alcune centinaia di giovani monaci e monache buddhisti dal loro monastero di Bat Nha, negli altipiani centrali del Vietnam. Le autorità governative e la polizia hanno ignorato ogni richiesta di aiuto. I monaci sono stati picchiati e molestati sessualmente, e il monastero devastato. La violenza è stata riportata dalla Associated Press e dalla AFP.

I monaci e le monache praticano la meditazione buddhista nella tradizone del Ven. Thich Nhat Hanh, Maestro zen vietnamita largamente noto in tutto il mondo, residente da circa 40 anni in Francia dove ha fondato il monastero di Plum Village. Documenti trapelati mostrano che la repressione esercitata su di essi è stata decisa dal governo centra del Vietnam, e rivelano che la folla è stata incitata dalla polizia e dal governo locale. Testimoni oculari riferiscono di aver visto funzionari locali sulla scena, il 27 settembre, e poliziotti in borghese partecipare alle violenze. I due monaci più anziani sono stati presi in custodia dalla polizia, e continuano a essere tenuti agli arresti domiciliari senza che siano state formulate a loro carico accuse formali.

I 379 monaci e monache del monastero di Bat Nha – la quasi totalità dei quali sotto i 30 anni, il più giovane di 14 – sono fuggiti nella città di Bao Loc, a 15 chilometri, dove hanno trovato rifugio nel tempio di Phuoc Hue. Nel giro di poche ore, più di 100 poliziotti in uniforme hanno circondato il tempioi e hanno avviato una campagna di persecuzione nel tentativo di disgregare la comunità. I monaci e le monache sono stati pubblicamente denunciati e molestati fisicamente. La copertura dei media internazionali e una visita dell’ambasciata degli Stati Uniti al tempio hanno costretto le autorità ad attenuare i tentativi di disperdere la comunità, ma le molestie e le minacce continuano. Il governo ha reso chiara la sua intenzione di cacciare via a tutti i costi i monaci e le monache dal tempio di Phoc Hue entro dicembre.

Questi giovani monaci e monache affermano il loro diritto fondamentale, garantito dalla legge vietnamita, di praticare insieme, in pace. Chiedono al governo di interrompere immediatamente le persecuzioni e le molestie, e di rinunciare al tentativo di sciogliere la comunità. Chiedono l’autorizzazione a rimanere nel loro provvisorio rifugio fino a che la situazione sarà risolta. Documenti trapelati mostrano che il governo ha deciso lo sfratto come rappresaglia contro certe attività internazionali e dichiarazioni pubbliche del Ven. Thich Nhat Hanh, tra cui la proposta al governo vietnamita di “separare la religione dalla politica e la politica dalla religione” e di “sciogliere la polizia religiosa”. Tali atti e prese di posizione, lamentate dal governo, non giustificano in alcun modo la rottura di ogni standard dello stato di diritto nazionalmente e internazionalmente accettato.

I monaci e le monache di Bat Nha sono sostenuti dalla congregazione regionale della Chiesa Buddhista del Vietnam autorizzata dallo Stato, e da centinaia di figure chiave (fra cui membri autorevoli del partito comunista) che hanno scritto al governo una lettera aperta per protestare contro il fallimento della polizia nel far rispettare la legge e nel prevenire atti “chiaramente illegali” contro i giovani monaci e monache, “il futuro stesso del paese”. Sebbene la stampa controllata dallo Stato sia sottoposta in Vietnam a una censura strettissima, il tema ha dominato i titoli di testa dei media liberi, tra cui la BBC, Voice Of America, Radio France Internationale.

Sfortunatamente il governo vietnamita continua a negare che vi sia stata volenza, a negare ogni coinvolgimento del governo, e ad affermare che la polizia ha garantito l’incolumità dei monaci e delle monache.

Il Servizio Internazionale per i Diritti Umani ha duramente criticato il governo vietnamita che “non ha fatto nulla per proteggere civili innocenti da azioni imperdonabili che violano la legge internazionale e le leggi del Vietnam” [ fonte ].

Human Rights Watch ha steso un rapporto chiaro e completo sull’attacco, intitolato “Un forte passo indietro sulla libertà religiosa”, dato che il Vietnam ha ottenuto nel 2006 di essere rimosso dalla lista dei “Paesi particolarmente a rischio” stilata dagli USA, e nel 2007 ha avuto accesso al WTO. Di fatto, l’aver concesso nel 2005 a Thich Nhat Hanh di ritornare in Vietnam dopo 39 anni di esilio (e di ordinare monaci e monache questi giovani vietnamiti) è stato uno degli argomenti chiave utilizzati dal governo per provare il suo ammorbidimento in materia di libertà religiosa. Il Wall Street Journal ha dedicato un editoriale a questa preoccupante inversione di marcia. “Il tempio di Bat Nha – scrive – evidenzia quanto Hanoi sia incline alle ricadute quando non costretta a far seguire ai primi passi ulteriori progressi. Questo è il momento di innalzare nuovamente la pressione diplomatica”.

Vorremmo chiedere il Suo aiuto, come membro del Parlamento Europeo, nel prendere posizione per incoraggiare il Vietnam a mantenere i suoi obblighi internazionali e a rispettare i diritti fondamentali dei suoi stessi cittadini. Secondo la Delegazione in Vietnam della Commissione Europea, “il tema dei diritti umani resta uno dei più importanti nelle relazioni tra UE e Vietnam”. La UE, dice la Delegazione, è “attivamente impegnata a sostenere ulteriori transizioni [del Vietnam] verso una società aperta, basata sullo stato di diritto” e “il rispetto dei diritti umani”. L’Unione Europea è il più grande donatore di aiuti allo sviluppo concessi al Vietnam; la UE è inoltre, con gli USA, il maggior partner commerciale del Vietnam. L’Europa è dunque in una forte posizione per aiutare il Vietnam ad affrontare questa situazione con integrità.

Chiediamo il Suo aiuto per sensibilizzare i Suoi colleghi eurodeputati membri della Commissione Affari Esteri (AFET), del subcomitato sui Diritti Umani (DROI) e della Delegazione della Commissione Europea in Vietnam . Se l’Europa unirà la sua voce a quella degli Stati Uniti, il governo vietnamità potrà essere indotto a riconsiderare il suo approccio alla situazione. L’Europa è in una posizione unica per agire in solidarietà con i cittadini del Vietnam che aspirano a una società più aperta, basata sullo stato di diritto.

I monaci della comunità di Bat Nha chiedono al governo vietnamita di:

1. Porre fine a ogni aggressione e consentire ai monaci e alle monache di vivere insieme e praticare il buddhismo secondo la tradizione di Plum Village. La polizia interrompa ogni tentativo di sciogliere o disperdere la comunità. Ai fratelli più anziani sottoposti agli arresti domiciliari sia consentito di ricongiungersi alla loro comunità di pratica. Cessino gli sforzi di incitare alla violenza e di diffondere propaganda menzognera. Sia ripristinata la sicurezza e l’integrità di questi giovani cittadini vietnamiti.
2. Confermare ufficialmente il diritto della comunità ad avere un luogo dove praticare, sia esso il monastero di Bat Nha o un altro luogo, come è per altri templi e Istituti buddhisti in Vietnam.
3. Consentire ai monaci e alle monache di rimanere nel loro rifugio provvisorio (tempio di Phoc Hue) fino a che la situazione sia risolta e sia trovata una diversa sistemazione. Al momento, essi continuano a essere molestati e sottoposti a pressioni per andarsene. Ai monaci e alle monache sia concesso di praticare e vivere in pace durante il periodo di rifugio.
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