lunedì 21 dicembre 2009

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Tre parole chiave. Più un altro aspetto da considerare.

Inflazione. Forte pressione fiscale. Cessazione dei pagamenti.

Fenomeni da non aspettarsi tutti e tre insieme. Ma uno dei tre, di sicuro, i governi più indebitati dovranno metterlo in pratica. E i cittadini dovranno subirlo.

Quando? Tra non molto. Nel 2010, per la precisione.

Il discorso è semplice: è stata stampata troppa moneta priva di valore, ovvero carta straccia, a fronte di indebitamento pubblico. Dal che se ne deduce che tale moneta deve - deve - essere drenata. Con aumento dell'inflazione e con aumento delle tasse. Oppure ci sarà default degli stati.

A suffragio di ciò - infatti... - l'altro fenomeno che va "letto" è il seguente: l'oro arriva alle stelle.

Quando è che si compra oro? Quando non ci si fida più della moneta corrente. Ovvero quando c'è il sospetto che la moneta corrente non valga più molto. Per esempio quando la si "stampa" senza ritegno e copertura...

Quando le Banche Centrali stampano moneta a rotta di collo, molto semplicemente, quel denaro perde valore. Come stanno facendo soprattutto con i dollari. Se a questo aggiungiamo che il dollaro è (per ora) la valuta di riserva internazionale, che il petrolio, bene sul quale si basa praticamente tutto il mondo è (per ora) venduto in dollari, che il rallentamento della economia americana spinge (per ora) verso la deflazione, ecco spiegato perché - per ora - non è scoppiata l'iperinflazione.

Per ora, appunto. Ma gli altri stati stanno correndo ai ripari. E stanno comprando oro.

Appunto.

Altro che crisi finita...

Nella medesima pagina dell'edizione on-line de La Repubblica del 3 novembre, campeggiano due notizie che è necessario mettere in relazione (naturalmente affogate tra le notizie sui compensi ai trans, la vacanza a tre stelle nell'Hotel Galactic e quella sul maltempo al Sud). La prima si riferisce alla stima della Unione Europea in merito allo stato della crisi e al probabile andamento del Pil italiano per i prossimi anni. La seconda a un presunto rilancio della Borsa e a un nuovo pericolo "bolla" per Wall Street.

Andiamo con ordine. Rapidamente. Dunque, il commissario agli Affari Economici e Monetari a Bruxelles, ovvero Almunia, dichiara che la Ue sta "uscendo dalla recessione", anzi, prosegue "è partita la ripresa". Le previsioni per l'Italia sono al rialzo, e in particolare, sempre secondo previsioni, nel 2009 il nostro paese si attesterà su -4.7% ma già nel 2010 si prevede un +0,7% e addirittura nel 2011 un +1,4%. Ultima considerazione, sempre per mezzo di Almunia, il fatto che a gravare sul nostro paese è il forte indebitamento pubblico: se nel 2008 era del 105,8%, nel 2009 saliremo al 114.7% e addirittura al 117.8% nel 2011. Con un debito di questo tipo, conclude, "l'Italia non può finanziare investimenti in formazione e in infrastrutture". Resta, sopra a tutto, l'incognita (incognita?) disoccupazione, che in Europa nel 2010 dovrebbe essere del 10.7% e nel 2011 del 10.9%.

Dall'altro lato, e siamo alla seconda notizia, i banchieri di Wall Street hanno iniziato nuovamente a spartirsi maxi bonus (naturalmente con il denaro pubblico, ovvero dei cittadini, elargito loro dai governi, N.d.R.). Per dirne una: Goldman Sachs a fine anno farà un piccolo regalo ai propri circa 30 mila dipendenti, qualcosa meno,in media, di 800 mila dollari a testa.

Ufficialmente i mercati - tutti: borse, petrolio, oro, materie prime, valute - stanno andando molto forte. Allo stesso tempo, però, l'economia reale è in difficoltà: la disoccupazione cresce, le famiglie tirano la cinghia, le imprese tagliano o chiudono. I conti, come si vede, non tornano.

A meno che - ed ecco il punto - non si incrociano altri due dati. Primo: le famose regole invocate per regolamentare i mercati del dopo crac non sono arrivate (mentre i denari pubblici per salvare le banche invece sì). Secondo: la "finanza" creativa ha di nuovo preso vigore.

Con una creatività ulteriore, seduta sulla nuova bolla. Eccola: mentre prima la finanza creava e scommetteva su bolle accessorie, come i subprime, i derivati, la casa, il credito, il petrolio, adesso tutto si basa sulla ultima bolla possibile.

Ovvero, sull'"Ultima Bolla" della quale parlammo mesi addietro proprio su La Voce del Ribelle: quella del debito pubblico, del denaro immesso in circolazione.

Attenzione: capire cosa sta succedendo, se ci tappiamo le orecchie e ragioniamo solo un minuto, è di una semplicità disarmante. Cosa è che sta gonfiando i mercati oltre misura? L'enorme massa di liquidità pompata nelle banche. Ovvero, carta stampata (come Totò e Peppino de Filippo nel celebre La Banda degli Onesti) e immessa nelle casse senza alcuna copertura correlata. In sostanza: fogli di carta igienica con sopra scritto 100 Dollari, o 100 Euro, stampati dalle Banche Centrali e immessi nelle casse di Banche e Finanziarie.

In più c'è la (ovvia, visti i prodromi) discesa del valore del Dollaro (cosa può valere una moneta stampata senza alcun controvalore?). Fenomeno che si incrocia pericolosamente con la politica "tipografica" della Fed, la Banca Centrale americana. Oggi le banche si indebitano (in Dollari) a tasso zero per investire nei mercati internazionali, e grazie alla svalutazione contemporanea della moneta americana, godono di tassi negativi del 10-20 per cento (visto che poi dovranno restituire Dollari che varranno sempre meno).

Ma c'è un grosso "ma". Prima o poi, la Fed dovrà stringere i cordoni di liquidità (e dunque alzare i tassi di interesse per "rientrare" della moneta in circolazione) e allo stesso tempo il Dollaro non potrà scendere all'infinito (a meno di una molto probabile caduta totale, e dunque eliminazione complessiva del problema, ma questo è un altro discorso).

A questo punto, le Banche dovranno liquidare rapidamente i propri investimenti fatti.

E sarà uno scoppio tanto forte che, in confronto, quello che abbiamo avuto nel corso dell'ultimo anno sarà solo ricordato come un petardo. Il motivo è evidente: a scoppiare sarà l'ultima e la più grande bolla possibile, ovvero quella sulla moneta.

Ora torniamo su qualche riga e rileggiamo quanto ha dichiarato Almunia....

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