domenica 27 dicembre 2009

Michelangelo Cocco
ilmanifesto.it
Celebre per i suoi versi di protesta politica, oltre che un poeta Yitzhak Laor è un protagonista del dissenso radicale nei confronti delle politiche d'Israele e della stessa organizzazione che lo Stato ebraico si è dato nel corso della sua tormentata storia. Autore, tra l'altr
o, di «The myths of liberal zionism», Laor è un dissidente che un anno dopo i massacri di Gaza riesce a rintracciare un barlume di speranza per un futuro di convivenza tra i due popoli nei giovani israeliani - arabi ed ebrei - che si sono opposti ai bombardamenti di «Piombo fuso». Ha risposto da Israele alle domande del manifesto.
Quali cambiamenti hanno prodotto su Israele i massacri di «Piombo fuso»?
Israele è consapevole di essere più isolato, ma grazie a un forte apparato ideologico diretto dallo stato, quest'isolamen
to viene spiegato come una manifestazione di antisemitismo. Il vero cambiamento sta nella quasi scomparsa della sinistra sionista. Il parlamento sembra una convention della destra dove vengono approvate leggi razziste e antidemocratiche. Credo che questa mutazione sia stata ottenuta grazie alla guerra, dove tutto è permesso: nessun freno, niente inibizioni morali. E quando tutto è possibile, dio è morto e viene sostituito dalla destra.
Durante l'invasione del Libano del 1982, centinaia di pacifisti israeliani protestavano a Tel Aviv. Un anno fa non hanno fatto
molto rumore.
All'epoca della guerra in Libano i pacifisti erano migliaia, un vero movimento popolare. Ma anche durante l'ultima offensiva criminale contro Gaza i manifestanti non erano soltanto centinaia. Hanno p
rotestato costantemente, in migliaia, ogni fine settimana. E la polizia li ha repressi, arrestando molti cittadini arabi. Credo che la sinistra italiana non abbia voluto vedere ciò che è successo tra quel 1982 e «Piombo fuso»: uno stato coloniale (Israele, ndr) ha mosso la guerra contro la sua popolazione indigena (i palestinesi, ndr). Eccetto che nell'82, nessuna guerra o «operazione» - 1996, 2006, 2008 etc. - ha visto una massa di israeliani opporsi al loro esercito. Ma della minoranza che l'ha fatto i media occidentali non parlano, per non rovinare il quadro d'insieme.
Come pensa che sia percepito oggi Israele all'estero?
Ancora in maniera troppo positiva. E la si
nistra italiana rappresenta una manifestazione del processo di neocolonialismo europeo che si esprime con l'odio verso gl'immigrati e i musulmani in Europa e l'appoggio a Israele all'estero. Si tratta di ciò che ho sostenuto nel mio «Il nuovo filosemitismo europeo e il campo della pace in Israele» ma sfortunatamente il manifesto non ha recensito quest'opera in cui mostro quanto è profondo questo neocolonialismo europeo.
I massacri di un anno fa hanno cambiato il rapporto tra ebrei israeliani ed ebrei della diaspora?
Ho poche informazioni sugli ebrei della diaspora, ma
so che il popolo ebraico non è mai stato coinvolto in azioni tanto crudeli e criminali come quelle derivate dal suo sostegno allo Stato d'Israele.
Sente dei legami con le nuove generazioni di dissidenti rappresentate da gruppi come Anarchici contro il muro o New profile?
Entrambe queste organizzazioni, che sono molto d
iverse l'una dall'altra, rappresentano un esempio delle speranze che gente come me ripone: per tutte e due il sionismo non è più importante ed in entrambe è molto forte il ruolo delle femministe.
Dove sta andando Israele? Vede un futuro di riconciliazione tra lo Stato, i suoi arabi, i palestinesi e gli arabi dei paesi vicini?
La direzione verso la quale marcia è spaventosa. Il razzismo legalizzato non rappresenta una novità in Israele, ma non era mai stato così profondo. Non stiamo andando da nessuna parte.
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