giovedì 30 aprile 2009

AUTORE: Mike DAVIS

Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

L'influenza suina messicana, una chimera genetica probabilmente generatasi nella mota fecale di un allevamento industriale, improvvisamente minaccia di far venire la febbre a tutto il mondo. I primi focolai nel Nord America rivelano un'infezione che già viaggia a una velocità maggiore rispetto all'ultimo ceppo pandemico ufficiale, l'influenza di Hong Kong del 1968.

Rubando la scena al nostro ultimo assassino designato, l'H5N1, questo virus suino è una minaccia di proporzioni sconosciute. Sembra meno letale della Sars nel 2003, ma come influenza potrebbe durare più della Sars. Dato che le influenze stagionali di tipo A uccidono un milione di persone all'anno, anche un modesto aumento della virulenza, soprattutto se abbinato a un'alta incidenza, potrebbe produrre una carneficina equivalente a una guerra di grandi proporzioni.

Nel frattempo una delle sue prime vittime è stata la fede consolante, lungamente predicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che le pandemie possano essere contenute attraverso la risposta rapida delle burocrazie mediche, indipendentemente dalla qualità dei servizi sanitari locali. Fin dalle prime vittime dell'H5N1 a Hong Kong nel 1997, l'OMS, con l'appoggio della maggioranza dei servizi sanitari nazionali, ha promosso una strategia concentrata sull'identificazione e l'isolamento di un ceppo pandemico nel raggio d'azione del focolaio locale, seguiti dalla massiccia somministrazione alla popolazione di antivirali e (se disponibili) vaccini.

il virus

Un esercito di scettici ha contestato questo genere di controffensiva virale, osservando che adesso i microbi possono volare in tutto il mondo (letteralmente, nel caso dell'influenza aviaria) prima che l'OMS o il personale medico locale possa reagire al focolaio iniziale. Hanno anche messo in evidenza il monitoraggio primitivo e spesso inesistente dell'interfaccia tra malattie umane e animali. Ma la mitologia dell'intervento audace, preventivo (e poco dispendioso) contro l'influenza aviaria ha dato un contributo inestimabile alla causa dei paesi ricchi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, che preferiscono investire nelle loro linee Maginot piuttosto che offrire un'assistenza ben maggiore ai fronti epidemici. E ha fatto anche il gioco delle grandi case farmaceutiche, che si sono sempre opposte al via libera alla produzione di farmaci generici destinati ai paesi in via di sviluppo e basati sui principi attivi di antivirali cruciali come il Tamiflu della Roche.

L'influenza suina potrebbe essere la prova che l'approccio pandemico dell'OMS e dei Centri per il Controllo delle Malattie è senza ingenti investimenti nel monitoraggio, nelle infrastrutture scientifiche e regolatrici, nella sanità pubblica e nell'accesso globale ai farmaci salvavita appartiene alla stessa categoria di gestione "ponzificata" del rischio dei titoli Madoff. Non è tanto che il sistema d'allerta pandemia abbia fallito, quanto che semplicemente non esiste, neanche nell'America settentrionale e nell'Unione EUropea.

Forse non sorprende che il Messico non abbia nè la capacità nè la volontà politica di monitorare le malattie del bestiame, ma la situazione non è più rosea a nord del confine, dove il monitoraggio è un insieme fallimentare e frammentato di giurisdizioni statali, e le grandi industrie dell'allevamento trattano i regolamenti sanitari con lo stesso disprezzo che riservano ai lavoratori e agli animali. Inoltre un decennio di allarmi lanciati dagli scienziati non è riuscito a garantire il trasferimento di sofisticate tecniche di analisi nei paesi a rischio pandemia. Il Messico dispone di epidemiologi famosi in tutto il mondo, ma è costretto a mandare i campioni in un laboratorio di Winnipeg per identificare il genoma del ceppo. In questo modo si è persa quasi una settimana.

Ma nessuno era meno preparato del Centro di Controllo delle Malattie di Atlanta. Secondo il Washington Post, il Centro ha saputo dello scoppio dell'epidemia solo sei giorni dopo che il Messico aveva cominciato a imporre misure d'emergenza. Qui non ci sono scuse. Il paradosso di questa influenza suina è che è totalmente inaspettata anche se era stata accuratamente prevista. Sei anni fa Science aveva dedicato un lungo articolo al fatto che è dopo anni di stabilità, il virus nordamericano dell'influenza felina ha preso a evolversi rapidamente.

Dai tempi in cui venne identificato, durante la Grande Depressione, il virus H1N1 si era discostato solo solo leggermente dal suo genoma originario. Nel 1998 un ceppo altamente patogeno prese a decimare le scrofe di un allevamento del North Carolina, e quasi ogni anno cominciarono a comparire nuove e più virulente versioni, compresa una variante dell'H1N1 che conteneva i geni interni dell'H3N2 (l'altra influenza di tipo A a trasmissione umana).

I ricercatori interpellati da Science erano preoccupati che uno di questi ibridi potesse trasformarsi in un'influenza umana (si ritiene che le epidemie del 1957 e del 1968 abbiano avuto origine dal mescolarsi nei suini di virus aviari e umani), e raccomandavano la creazione di un sistema ufficiale di vigilanza per l'influenza suina: ammonimento che naturalmente rimase inascoltato in una Washington pronta a sperperare miliardi in fantasie sul bioterrorismo.

Ma cosa ha causato questa accelerazione dell'evoluzione dell'influenza suina? I virologi hanno a lungo ritenuto che il sistema agricolo intensivo della Cina meridionale sia il principale motore delle mutazioni dell'influenza: sia l'andamento stagionale che le episodiche "deviazioni" dal genoma. Ma l'industrializzazione dell'allevamento messa in atto dalle grandi corporazioni ha spezzato il monopolio naturale della Cina sull'evoluzione dell'influenza. L'allevamento del bestiame negli ultimi decenni è stato trasformato in qualcosa che assomiglia più all'industria petrolchimica che alla felice fattoria familiare raffigurata sui libri di scuola.

Nel 1965, per esempio, negli Stati Uniti c'erano 53 milioni di maiali in più di un milione di allevamenti; oggi 65 milioni di maiali sono concentrati in 65.000 strutture. Si è passati dai recinti vecchio stile a enormi inferni escrementizi dove decine di migliaia di animali con sistemi immunitari indeboliti soffocano nel caldo e nel letame scambiandosi patogeni alla velocità della luce.

Lo scorso anno una commissione istituita dal Pew Research Center ha pubblicato un documento sulla "produzione animale in allevamenti industriali" che sottolineava il grave rischio che i cicli continui di virus... in grandi mandrie o greggi [aumenterà] le probabilità che attraverso la mutazione o la ricombinazione si generi un nuovo virus che potrebbe portare a una trasmissione umana più efficiente. La commissione metteva anche in guardia sull'uso indiscriminato di antibiotici negli allevamenti di maiali (meno costoso che in ambienti umani), che favoriva l'aumento di infezioni da stafilococco, mentre le fuoriuscite di liquami generavano focolai di E coli e pfiesteria (l'organismo che ha ucciso 1 miliardo di pesci negli estuari della Carolina e ha fatto ammalare decine di pescatori).

Qualsiasi miglioramento di questa nuova ecologia patogena dovrebbe far fronte al mostruoso potere degli allevamenti industriali come Smithfield Farms (carne di maiale e di manzo) e Tyson (pollame). La commissione ha riferito di un ostruzionismo sistematico messo in atto dalle corporazioni, comprese aperte minacce di bloccare i finanziamenti ai ricercatori che collaborassero con la commissione.

Si tratta di un'industria altamente globalizzata con un impatto politico globale. Così come il colosso della carne di pollo di Bangkok, Charoen Pokphand, fu capace di mettere a tacere le indagini sul suo ruolo nella diffusione dell'influenza aviaria nel Sud-Est asiatico, è probabile che l'epidemiologia forense del focolaio di influenza suina sbatta la testa contro il muro di gomma dell'industria della carne di maiale.

Questo non significa che l'arma del delitto non verrà mai trovata: sulla stampa messicana si mormora già di un epicentro dell'influenza nei pressi di un'enorme filiale della Smithfield nello stato di Veracruz. Ma ciò che importa (anche vista la perdurante minaccia dell'H5N1) è soprattutto un discorso più ampio: il fallimento della strategia pandemica dell'OMS, l'ulteriore declino della sanità pubblica mondiale, la morsa di Big Pharma sui medicinali salvavita e la catastrofe planetaria rappresentata dalla produzione di allevamenti industriali ecologicamente sgangherati.
Originale: The swine flu crisis lays bare the meat industry's monstrous power

Articolo originale pubblicato il 27/4/2009

Ecco perchè si sviluppano le pesti suine e del pollame eccetera ... stiamo violentando la natura! guarda e capisci...


L'autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguìstica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7529&lg=it

mercoledì 29 aprile 2009

Dae Ungormìte
http://lottantanove.wordpress.com


E’ la storia del bambino, implorante, che tenta di convincere la propria madre a non andare a scuola. E tutte, le prova: finchè non gli balena, fulgida, l’imperitura idea della febbre improvvisa. E il bambino ottiene il termometro, pronto a dispensargli quanto più calore può: attrito, fiato, caloriferi.
Il bambino si guadagna la sua assenza, dal gretto della sua millantata malattia.
Se la guadagna e se la gode, supino, prendendosi gioco fra sé dei compagni, idioti!, in classe.
La paura-pandemia è il fantasma più spaventevole, in questo disgraziato, esaltato, sconosciuto nuovo millennio: terrorismo batteriologico, rigurgiti tubercolotici, polli bubbonici, pesti bovine, epifanie di antraci. La cosiddetta febbre suina in Messico è, pare, parrebbe, a 150 morti, paventa ingressi e mietiture americane, minaccia turisti europei rincasati dallo Yucatan. E l’esborso, brutto a dirsi quando si parla di cadaveri, è ingente: le perdite spaventose, le falle da sanare a banconote troppe. E così a Mexico City si parla di di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza.
Io non credo mai a nulla, e ho smesso di praticare lo sport nazionale che qui chiamiamo caso.
E dunque: la Sanofi-Aventis fa sapere di aver intrapreso manovre economiche in Messico, per sua propria bocca, all’alba del 9 marzo. Sanofi-aventis investe in Messico

100 milioni di euro in un nuovo impianto

per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica

- L’accordo firmato a Mexico City durante la visita di Stato del Presidente francese Nicolas Sarkozy -

Mexico City (Messico), 9 marzo 2009 - Sanofi-aventis informa che oggi è stato raggiunto con le autorità messicane un accordo per la realizzazione in Messico di un impianto da 100 milioni di euro destinato alla produzione di vaccini antinfluenzali. L’annuncio è stato dato nel corso di una cerimonia alla presenza di Felipe Calderon, presidente del Messico, e Nicolas Sarkozy, presidente della Francia, a Mexico City per una visita di Stato. L’impianto sarà realizzato e gestito da sanofi pasteur, la divisione vaccinale del Gruppo sanofi-aventis, rappresentato alla cerimonia dal suo Direttore Generale Chris Viehbacher.

«Realizzando questo nuovo impianto, sanofi-aventis è orgogliosa di poter contribuire a consolidare l’infrastruttura sanitaria messicana ed è ansiosa di sostenere l’esemplare impegno del Messico per la salute pubblica tramite l’immunizzazione antinfluenzale e la preparazione a possibili pandemie» ha affermato Viehbacher. «Questo investimento testimonia l’approccio attento alle specificità di ogni Pese di sanofi-aventis alla salute globale. Lo stabilimento porterà benefici alla salute pubblica nel Messico e nell’intera regione latino-americana, nel contesto della preparazione a pandemie influenzali».

L’accordo è stato firmato dai rappresentanti di Birmex (Laboratorio de Biológicos y Reactivos de México) e sanofi-aventis alla presenza del Ministro della Salute messicano José Ángel Córdova Villalobos.In base ai termini dell’accordo, sanofi pasteur produrrà il vaccino antinfluenzale in collaborazione con Birmex, produttore messicano federale di vaccini. Birmex eseguirà alcune fasi della produzione e sarà responsabile della distribuzione al pubblico del vaccino antinfluenzale. Sanofi pasteur ha programmato di avviare la realizzazione del nuovo impianto per la produzione di vaccini entro poche settimane. Una volta ultimato, entro quattro anni, l’impianto avrà una capacità produttiva annua di 25 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale stagionale. Il nuovo stabilimento per la produzione di vaccini sarà realizzato a Ocoyoacac, dove sanofi-aventis ha già un impianto. La nuova struttura sarà progettata per convertirsi al vaccino pandemico qualora l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiari una pandemia influenzale umana e ne identifichi il ceppo.

Sanofi pasteur, leader mondiale in ricerca, sviluppo e produzione di vaccini antinfluenzali, lavora per lo sviluppo di vaccini antinfluenzali nuovi o perfezionati per salvare vite umane ed è attivamente coinvolta nella preparazione a eventuali pandemie. Nel corso degli ultimi cinque anni, sanofi pasteur ha effettuato consistenti investimenti per espandere significativamente la propria capacità di produrre vaccini antinfluenzali negli Stati Uniti, in Francia, Cina e ora in Messico. Sanofi pasteur, che nel 2008 ha prodotto più di 170 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale stagionale, conferma la propria leadership mondiale nel mercato dei vaccini antinfluenzali.
L’influenza pandemica
L’influenza è una malattia causata da un virus altamente infettivo che si trasmette facilmente da persona a persona, soprattutto quando l’individuo infetto tossisce o starnutisce1. Una pandemia influenzale è un’epidemia globale di un virus particolarmente virulento, che non si è mai trasmesso in precedenza alla specie umana, e per il quale non esiste immunità pregressa. Per questi motivi i ceppi pandemici hanno un potenziale così elevato di causare grave morbilità e mortalità Nel tentativo di ridurre al minimo l’impatto di una pandemia, molti Paesi stanno sviluppando piani nazionali e transnazionali contro una possibile situazione di pandemia influenzale. Ulteriori informazioni su sanofi pateur e la preparazione a eventuali pandemie sono disponibili a http://pandemic.influenza.com.

Il mese seguente, quello in corso, in Messico scoppia l’epidemia che abbiamo imparato a conoscere dai telegiornali, probi di aree urbane deserte e gente mascherino-dotata. La Sanofi Aventis, nello stesso mese, rende nota un’ulteriore manovra commerciale.Si parla di 26 milioni di euro, e il controllo del 15% dell’intero mercato nazionale.

damutv

Il bambino, all’ora di pranzo, al ritorno della madre dimentica di dover fingere d’accusare i malanni che gli hanno fatto guadagnare una mattinata in panciolle. Dice di esser già guarito ma la mamma non ci crede.


SA DEFENZA SOTZIALI sempre dalla parte degli ultimi!


In Sardegna abbiamo i nostri guai.....nella cartina qua sotto, la nostra natzione e i luoghi infetti di peste suina:


http://www.izs-sardegna.it/immagini/Ps_5.jpg

PESTI SUINE

La Peste Suina Africana (P.S.A.) e la Peste Suina Classica (P.S.C.) sono due malattie infettive altamente contagiose che colpiscono il suino ed il cinghiale. Sono causate da due virus diversi che possono resistere alcune settimane nella carne refrigerata e molti mesi nella carne congelata. Virus attivo può essere ritrovato anche in prosciutti ed insaccati dopo brevi periodi di stagionatura.

Nella

Regione Sardegna è in atto ormai da alcuni anni un Piano di eradicazione che stabilisce le misure sanitarie per la lotta alle Pesti Suine.
L'unico mezzo per combattere le due malattie è l'abbattimento dei suini infetti e sospetti di contagio al fine di bloccare rapidamente la diffusione dell'infezione. E' molto difficile combattere le due malattie nel cinghiale. A tale scopo è importante il rispetto delle leggi esistenti per il controllo delle malattie nel suino da parte degli allevatori ed il rispetto di alcune regole da parte dei cacciatori per ciò che riguarda i selvatici.
LA COLLABORAZIONE DEI CACCIATORI DOVRÀ ESSERE FINALIZZATA SOPRATTUTTO A FAVORIRE L'AZIONE DEI SERVIZI VETERINARI CHE HANNO IL COMPITO DI CONTROLLARE GLI ANIMALI ABBATTUTI DURANTE LA STAGIONE VENATORIA
IL controllo prevede, tra l'altro, il prelievo di campioni di sangue, e di milza da sottoporre ad esami di laboratorio. Ciascun campione dovrà essere identificato e registrato su apposite schede distribuite alle diverse compagnie di cacciatori. Queste devono riportare il nome del responsabile della compagnia, la località dove è stato effettuato l'abbattimento, l'età e il sesso dell'animale. In caso di femmine gravide, deve essere riportato il numero dei feti.
I campioni prelevati dovranno essere recapitati quanto prima ai Dipartimenti Territoriali dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna o al Servizio Veterinario della Azienda USL di competenza.

martedì 28 aprile 2009


Di fronte all’anarchia della fine del diciannovesimo secolo, il legislatore ha inventato la "associazione sovversiva" è ben noto anche oggi, l’uso criminale indiscriminato dell’inchiesta dello stato francese, emettendo ordini di custodia cautelare che durano un tempo indeterminato, a persone cui non sono accusate di trasgressioni penali con accuse certe su episodi certi coadiuvati di trasgressioni di legge certe, no, non di questo si tratta, ma di accuse esercitate in modo blando generico e superficiale, accuse di associazione sovversiva con fini di “impresa terroristica” senza prove ne documentate ne provate. Con l’aggravante della negazione della possibilità di autodifesa per i detenuti Patrioti Corsi falsamente e ingiustamente detenuti dallo stato francese, in quanto trattasi di accusa astratta falsa e insensata, La condanna a 30 anni di carcere,e la reclusione da Jean Castela e Vincent Andriuzzi, l’assoluzione in appello e la condanna successiva alla pena massima di Yvan Colonna certifica l'affondamento del diritto e della giustizia dei tribunali francesi in Corsica(1).

In quasi tutti i più recenti conflitti, gli insorti hanno invocato il proprio diritto all’autodeterminazione per giustificare la secessione di una parte del territorio nazionale. Di autodeterminazione parlano poi alcuni gruppi definiti terroristici, ma sostanzialmente insurrezionalisti che si definiscono movimenti di liberazione nazionali, dell’Europa occidentale (l’ETA nei Paesi baschi e l’IRA nell’Irlanda del Nord), che, pur non dando luogo a vere e proprie guerre civili, hanno determinato situazioni di indubbia gravità. Infine, gruppi politici ben insediati nei parlamenti di alcune democrazie occidentali inseriscono nei loro programmi, secondo il vento che tira, un’ipotetica quanto futura separazione di una parte del territorio dello Stato (quella che essi rappresentano): la Lega nord in Italia, o al Partito catalano in Spagna, ma anche ai gruppi per l’indipendenza di Sardegna, Corsica, Bretagna, Scozia, Galles, Québec. Ma il diritto dei popoli all’autodeterminazione fa a pugni con l’esigenza di tutelare l’integrità territoriale degli Stati. Tutto questo porta ad un’inevitabile questione: a chi spetta e a che condizioni può essere esercitato il diritto all’autodeterminazione? Quand’è che un popolo può spezzare le frontiere che fino a quel momento l’hanno racchiuso?

La Carta delle Nazioni Unite, senza troppe specificazioni, fa riferimento al diritto all’autodeterminazione nell’art. 1, par. 2 (che lo considera una condizione indispensabile per lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni) e all’art. 55 (dove sono indicate le misure da prendere per garantirne l’esercizio). Stando alla lettera delle disposizioni, comunque, gli Stati europei non avevano alcun obbligo di evacuare le colonie per lasciarle al loro destino, ma dovevano limitarsi a promuoverne lo sviluppo e il benessere, in vista di una futura quanto ipotetica indipendenza. Inoltre, in virtù dell’art. 2, par. 7, che sancisce il divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, i poteri dell’Organizzazione in materia erano alquanto ridotti. Oggi la situazione è completamente diversa, grazie alla mutata coscienza degli Europei e alle numerose dichiarazioni e risoluzioni che sono state approvate in materia: la Dichiarazione dell’Assemblea generale sulla decolonizzazione (2) (che sancisce il dovere positivo di promuovere l’autodeterminazione e il dovere negativo di astenersi dall’usare la forza per privarne i popoli); il Patto sui diritti civili e politici e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 ("all peoples have the right to self-determination" (3) ); la Dichiarazione 2160 del 1966 (4) (per la quale ogni azione coercitiva, diretta o indiretta, volta a privare un popolo del suo diritto all’autodeterminazione, costituisce una violazione della Carta delle Nazioni Unite); la Dichiarazione sulle relazioni amichevoli (1970), adottata per consensus (5) ("all peoples have the right freely to determine, without external interference, their political status and to pursue their economic, social and cultural development, and every State has the duty to respect this right in accordance with the provision of the Charter" (6) ), che qualifica l’uso della violenza per privare i popoli della loro identità nazionale come una violazione dei loro diritti inalienabili e del principio del non intervento; la Dichiarazione sulla definizione di aggressione del 1974 (7) , che riafferma il divieto di minaccia o uso della forza contro istanze di autodeterminazione (8) . A ciò bisogna aggiungere le numerose risoluzioni di condanna contro la politica colonialista di Portogallo, Repubblica Sudafricana, Rodesia del Sud, Israele, che sono state approvate all’unanimità "virtuale", cioè con il solo voto contrario di coloro contro cui erano dirette.

Al colonialismo possiamo affiancare l’apartheid (cioè quel regime che pratica su larga scala, tramite una precisa legislazione, la discriminazione razziale), che oggi viene considerato un crimine contro l’umanità (9) . Visto che la stragrande maggioranza degli Stati si è conformata alla condanna generale del colonialismo e del razzismo, si può ritenere attualmente esistente una norma consuetudinaria che ha modificato le originarie previsioni della Carta ed ha internazionalizzato questo tipo di lotta per l’autodeterminazione.

Ma chi è legittimato ad accertare la natura razzista e/o colonialista del governo contro cui combattono gli insorti? Non è sufficiente che lo Stato interveniente dichiari unilateralmente, per giustificare il proprio appoggio militare ai ribelli, che il governo legittimo opera discriminazioni basate sulla razza o attua una dominazione di tipo coloniale: è fin troppo facile prevedere gli abusi di un simile potere discrezionale. La lotta dei movimenti di liberazione nazionale deve perciò essere legittimata da un atto delle Nazioni Unite, quale una risoluzione di condanna nei confronti del regime, o una dichiarazione di sostegno agli insorti. Tra i tanti esempi, si possono ricordare la risoluzione 390 del 1950 dell’Assemblea generale, che prevedeva l’autogoverno dell’Eritrea, i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia che hanno riconosciuto la legittimità della lotta della Namibia contro l’occupazione sudafricana (1970) e quella del Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara occidentale (1975), o ancora la risoluzione 3237 del 1974, che invitava permanentemente l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina a partecipare come osservatore ai lavori dell’Assemblea generale. Questi atti si aggiungono alle numerose risoluzioni di condanna nei confronti di Israele, Rodesia del Sud, Repubblica Sudafricana e Portogallo, che hanno legittimato indirettamente gli oppositori a questi governi.

Anche nel lontano tempo del nazifascismo imperavano i “Tribunali Speciali” , malattia comune e diffusa nell’Europa nazi-fascista, i quali si dilettavano alla ricerca di criminali che nella loro concezione non potevano chiedere di autodeterminarsi e perciò considerati di fatto oppositori allo stato assolutista. In Italia il fascismo colpisce l’indipendentismo Sardo che aveva contribuito in modo determinante alla liberazione dell'Italia, alla sua liberazione dall’occupazione Austriaca, pagando un tributo di decine di migliaia di martiri Sardi morti per una nazione che non ci appartiene e che ci opprime; così accade anche per i fratelli Corsi il regime di Vichy riserba loro il carcere duro e sicure decapitazioni, il tutto senza nemmeno aver uno straccio di prova legale contro i patrioti Corsi, dobbiamo pensare che nel tempo nulla è cambiato nei comportamenti colonialisti, oggi più soft ma pur sempre di eguale portata, i due stati il regime attuale di Francia che d'Italia, si comportano come nei tempi anzidetti, senza dare le giuste prospettive di liberazione.

RIVENDICARE IL DIRITTO ALLA SOVRANITA’ E FATTO INCONTESTABILE E DOVUTO!

L’insurrezione contro un governo colonialista e/o razzista

Il diritto dei popoli all’autodeterminazione comparve per la prima volta tra i quattordici punti proclamati dal presidente americano Wilson alla fine della Prima guerra mondiale (10) . Nella sua prima versione, fu riconosciuto soltanto ai popoli (intesi come comunità caratterizzate dall’appartenenza ad una stessa etnia, lingua, cultura) dell’Europa dell’est e del Medio Oriente, che, dopo la caduta degli Imperi centrali e di quello Ottomano, erano finalmente liberi di decidere del proprio destino. Nacquero così Stati come la Cecoslovacchia e la Yugoslavia, ed è significativo notare (per evidenziare l’elasticità del principio) che proprio questi Paesi oggi non esistono più.
Ma non è tutto. L’art. 1, par. 4 del primo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, stipulato nel 1977, equipara ai conflitti internazionali, ai fini dell’applicazione del diritto umanitario, le guerre in cui i popoli lottano contro la dominazione coloniale, i regimi razzisti o l’occupazione straniera (9) , distinguendoli perciò dalle guerre civili, di cui si occupa il secondo Protocollo. Per essi, si prescinde dall’elemento materiale del controllo effettivo di una parte del territorio nazionale, per privilegiare il fine, ritenuto dagli Stati presenti a Ginevra particolarmente meritevole.

Una precisazione si rende però necessaria. Secondo un’opinione ricorrente, favorire e riconoscere l’indipendenza del Kosovo potrebbe legittimare, in un prossimo futuro, le pretese secessioniste di altre minoranze, come quelle dei baschi, dei còrsi dei sardi o degli altoatesini di lingua tedesca. Ci si chiede, perciò, perché la Serbia dovrebbe tollerare che un’autorità esterna le imponga di amputare una parte rilevante del suo territorio, quando Spagna, Francia e Italia, di fronte ad una simile pretesa, alzerebbero gli scudi. L’opinione si basa sulla premessa: l’affinità della situazione balcanica con i movimenti indipendentisti occidentali.

La necessità di liberazione per i popoli e le nazioni senza stato in Europa è di fondamentale impellenza, l‘Europa e le Nazioni si devono porre il problema per risolverlo velocemente, dando il giusto risvolto ai bisogni dei popoli, 1°) mostrando buona volontà liberando i prigionieri “politici” che sono incarcerati nei vari Paesi a partire dalla Francia e dalla Spagna 2°)dare tutte le libertà civili necessarie e liberalizzare e propugnare il diritto all'autodeterminazione delle nazioni in Europa delle realtà senza stato, tutte, presenti nella Comunità Europea.

Parità di diritti e dignità, parità di rappresentanza e parità di sovranità di tutti i popoli e le nazioni senza stato, in una libera Europa.

Libertà Per tutte le nazioni senza stato nel mondo.


MOVIMENTU INDIPENDENTISTA SARDU SA DEFENZA SOTZIALI












NOTE BIBLIOGRAFICHE:


1) http://www.uribombu.com/france_justice_exception716482.htm

2) Sul principio di autodeterminazione, vi sono interessanti contributi reperibili a questo indirizzo telematico.

3) Declaration on granting Indipendence to Colonial Countries and Peoples, in Yearbook of the United Nations, 1960, p. 46.

4) Testo in American Journal of International Law, 1967, p. 861 e 870.

Paragrafo 1, lett. b della Declaration on the Strict Observance of the Prohibition of theThreat or Use of Force in International Relations and the Right of Peoples to Self Determination.

6) Cioè in assenza di voto palese.

7) Testo in American Journal of International Law, 1971, p. 243 ss.

8) Testo in Revue générale de droit international public, 1975, p. 261 ss.

Cfr., per un esame delle dichiarazioni richiamate, ISLAM, Use of Force in Self-Determination Claims, in Indian Journal of International Law, 1985, p. 424 ss.; VIRALLY, Droit international et décolonisation devant les Nations-Unies, in Annuaire français de droit international, 1963, p. 508 ss.

10) Cfr. Revue générale de droit international public, 1978, p. 330.

Sulla personalità internazionale degli Stati che praticano l'apartheid, si veda CONFORTI, Diritto internazionale, Napoli, 1996, p. 18. Secondo l'Autore, nel caso della Rhodesia del Sud, contro cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato misure di isolamento totale, si era formata una norma ad hoc, che ne escludeva la personalità.
http://www.cahiers.org

lunedì 27 aprile 2009

domenica 26 aprile 2009

Clarín

Qual'è la peggiore prospettiva per l'economia mondiale? chiese il mio interlocutore. Soltanto il giorno dopo mi è venuta in mente la risposta corretta. "Gli Stati Uniti potrebbero diventare l'Irlanda".
L'aspetto negativo è che il governo irlandese pronostica che quest'anno il PBI cadrà di un 10%, e con questo attraverserebbe la linea che si usa per differenziare una recessione da una depressione.
Ma c'è qualcos' altro: per soddisfare i nervosi usurai.
L'Irlanda è obbligata ad aumentare le tasse e a ribassare drasticamente la spesa governativa alla luce della depressione economica. Ed è questa riduzione di possibilità di scelte che temo potrebbe succedere anche a noi.
Come ha fatto l'Irlanda ad arrivare nella situazione in cui si trova oggi? Essendo come noi, ma di più. Allo stesso modo dell'Islanda, l'Irlanda si è buttata nel mondo dei mercati globali non controllati. Nel 2008, la Fondazione Heritage aveva dichiarato all'Irlanda come la terza economia più libera del mondo, dopo Hong Konk e Singapore.

Una parte dell'economia irlandese che si diventata particolarmente libera è stata quella del settore bancario, ed ha usato quella libertà per finanziare una mostruosa bolla immobiliare.
Dopo, la bolla è esplosa.
Il collasso dell'edilizia ha fatto sì che l'economia andasse giù mentre i prezzi deboli delle abitazioni lasciavano molta gente con un debito molto superiore al valore delle loro case. Il risultato, allo stesso modo negli Usa, è stato una crescente ondata di defaults e di forti perdite per le banche.
Per la crisi, l'Irlanda ha annunciato un piano per comprare molti degli attivi tossici delle banche mentre aumentava le tasse e ritagliava la spesa per tranquillizzare agli usurai.
Sta facendo la cosa giusta?

Molti esperti irlandesi hanno criticato questo piano delle banche. Ma in ciò in cui c'è un maggiore disaccordo è nella necessità di austerità fiscale. Sembra che l'unica opzione per l'Irlanda è quella di confidare nel recupero che arriva dall'estero, quando il resto del mondo si riprende.
Per adesso, gli Stati Uniti, non hanno un corset fiscale tipo quello irlandese.
I mercati finanziari ancora considerano il debito degli Usa più sicuro di qualsiasi altra cosa.
Ma potrebbe anche non esserlo.
Nessuno vuole, come l'Irlanda, dover castigare la propria economia per salvare alle banche.

Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=84325&titular=eeuu-podr%EDa-convertirse-en-irlanda-
24.04.2009


Avete tappezzato YouTube, Facebook, MySpace e i vostri blog con centinaia di manifesti. Ognuno di essi è una voce che si leva per dire no alla censura. Tutti insieme rivendicano la rete come un luogo di condivisione e verità, di confronto e di dubbio, di accanita discussione, di riflessione e arricchimento. Ma soprattutto, un luogo di libertà. La nuova rivoluzione francese aggiunge un termine a quella vecchia: libertà, eguaglianza, fraternità e... condivisione.
Possiamo non essere d'accordo, possiamo contestare, possiamo cambiare idea e di certo sappiamo anche come chiedere scusa. Ma non possiamo essere messi a tacere.

Riporto uno stralcio delle norme della community di YouTube: «Quando un video è segnalato come non appropriato, lo passiamo in rassegna per stabilire se vìoli i nostri Termini e condizioni d'utilizzo: i video segnalati non vengono automaticamente rimossi dal sistema. Se rimuoviamo un tuo video dopo averlo esaminato, puoi stare certo che l'abbiamo fatto intenzionalmente; prendi quindi molto seriamente il nostro avvertimento.»

E ancora: «Noi incoraggiamo la libertà di parola e difendiamo il diritto di ognuno di esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi. Tuttavia è vietato l'utilizzo di linguaggio ostile (linguaggio che attacchi o sminuisca un gruppo in base a razza o origine etnica, religione, disabilità/invalidità, sesso, età, condizione di veterano o orientamento/identità sessuale).»

Dunque fanno outing da soli. Se un video viene rimosso, l'hanno guardato, l'hanno considerato inappropriato e intenzionalmente oscurato. Ergo, il racconto di Stefania Pace, di come sia sopravvissuta al terremoto, di come la protezione civile insistesse perchè la gente rientrasse nelle case, di come lei e molti altri si siano salvati perchè erano in contatto telefonico con Giuliani è stato giudicato inappropriato dallo staff di YouTube.
Sembra che incoraggino la libertà di parola e il diritto ad esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi, purchè non diano una versione dei fatti difforme da quella governativa. Purchè non svelino qualcosa che sui giornali non si scrive, che alla televisione non si mostra, che Bertolaso non dice.

Ho chiesto conto a YouTube dell'operato dello staff circa l'oscuramento del video "Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita". Non mi interessa ricaricarlo sul mio canale. Voglio che venga riconosciuto l'errore, se di errore si è trattato, oppure che si dichiari pubblicamente a quale telefonata si deve l'oscuramento della voce di Stefania. In entrambi i casi, chiedo il dissequestro del video, insieme a tutto il suo patrimonio di commenti , voti e visualizzazioni. Un patrimonio che ci appartiene e che deve essere tutelato.

Se volete potete scrivere anche voi. Copiate il testo seguente, modificatelo e miglioratelo se volete, e inviatelo dal modulo di supporto di YouTube.

Dear YouTube Staff,

the video "Giuliani - L'uomo che ci sarvò la vita", published by "byoblu" channel, was nothing more than an interview made to a woman, mother of two sons, survived after the earthquake in Abruzzo. It contained no copyrighted material, no offence, no words of race or violence. The woman was just telling her experience, explaining how she survived and what happened to her, her family and her friends.

The video had more than 50.000 views when has been removed for unknown, non understandable reasons. After the removal, the video has been uploaded again by many other channels, even by YouTube partners such as "staffgrillo" and "idvstaff", plus hundreds of other users with title "E ADESSO CENSURATE ANCHE QUESTO" (And now remove this one too).

The italian YouTube community, my blog readers, many other famous italian blogs and hundreds of thousands people deserve to know why the video has been removed, a fact that might be interpreted just as pure censorship.

We do ask for YouTube to re-enable the video, as it does not contain any community rules infringment.

Freedom of speech is a priority and YouTube should enhance this right.

Best regard,
Claudio Messora
http://www.byoblu.com

Qualcuno ha fatto i conti senza l'oste. Voleva rimuovere un video indesiderato, se ne è ritrovato mille. Voleva che il silenzio calasse su una testimonianza scomoda, ma non ha fatto altro che accendere i riflettori e illuminarla a giorno: la copia ricaricata da Beppe Grillo ieri campeggiava sulla homepage di YouTube.
Questa è la rete. Questa è la voglia di libertà. Questi siete voi.

E questo sono io, che sono tornato immediatamente da Stefania Pace. Potete scaricare gratuitamente il file originale della videointervista a questo indirizzo. Gratuitamente.
Andate e pubblicatene tutti, con il mio beneplacito. E' giusto così.


Intervista a Stefania Pace
E adesso, censurate anche questo!

Claudio Messora: «Stefania, è di una settimana fa la nostra video-intervista che è stata prontamente ripresa anche dal sito di Beppe Grillo e che ha raggiunto in pochi giorni le 50.000 visualizzazioni, in cui tu muovevi delle precise accuse, facevi delle precise denunce e raccontavi, in qualità di testimone oculare, i fatti.
Dopo alcuni giorni di live dell'intervista, e successivamente ad una tua apparizione nella trasmissione Chi l'ha visto? di lunedì scorso, il video è stato misteriosamente, per ragioni ancora non meglio precisate dallo staff di YT - semmai le vorranno precisare - oscurato. E' la prima volta, nella mia opinione, che accade che un video non sia censurato per questioni di copyright, ovvero per un problema di video o di immagini protette da diritto d'autore, ma per un problema di opinioni. E' stata censurata l'opinione di una madre di famiglia, testimone dei fatti della tragica notte fra il 5 e il 6 aprile. Un fatto che, a mio parere, è di una gravità inaudita.
A tuo parere che cosa può avere scatenato questo tentativo di oscuramento delle tue parole?»

Stefania Pace: «Allora, innanzitutto voglio fare una premessa: sono incazzata nera per questo tentativo di censura. Penso che l'unica parte che poteva dare fastidio in qualche modo a chi ha oscurato la video-intervista fosse quella relativa alla denuncia fatta sulla protezione civile, e cioè quando ho detto che la protezione civile aveva avvisato le persone dopo il terremoto delle 23,30 e aveva detto a tutti quanti di rientrare in casa. Ora, penso che l'unico passaggio diciamo scomodo di tutta l'intervista sia stato questo, anche perché non conteneva musica coperta da copyright, non conteneva parole offensive, non conteneva nulla che potesse in qualche modo turbare.

Claudio Messora: «Non offendeva la sensibilità religiosa, forse offendeva la sensibilità istituzionale di alcuni soggetti preposti al potere?»

Stefania Pace: «Si, senz'altro. Probabilmente offendeva la sensibilità istituzionale, e più che altro questa affermazione minava in qualche modo tutto questo tentativo, anche da parte dei media, di far vedere che va tutto bene, che la protezione civile si sta occupando in maniera eccellente delle persone che vivono nei campi e che siamo protetti da questi angeli che fanno in modo che non ci succeda più niente.
In realtà non è vero. Voglio ribadire ancora una volta che quella notte, non solo a Paganica, ma - ho saputo da altre persone che si trovavano lì -, anche a l'Aquila, la protezione civile ha avvisato, dove c'erano macchine o persone fuori, di rientrare nelle case. Addirittura, quando è passata a Paganica, questa persona poi ha detto che non era stata una sua iniziativa, ma che qualcuno gli aveva detto di far rientrare le persone nelle case. Per qualcuno si intende qualcuno al di sopra di lui.
Quindi questo significa che c'è stato proprio un tentativo di mandare la gente al macello, perché so per certo che la Prefettura é stata evacuata alle 24. Se la Prefettura è stata evacuata alle 24, perché non sono stati evacuati anche i centri storici? Questa è una domanda alla quale, tuttora, non trovo una risposta.»

Claudio Messora: «Questa strana coincidenza, questa correlazione che esiste fra la puntata di Chi l'ha visto? e l'immediata, successiva, censura del video che ci riguarda, è qualcosa da approfondire un pò meglio. Puoi raccontarci com'è stato il tuo rapporto con la trasmissione, cosa ti hanno chiesto e cosa hanno successivamente mandato in onda?»

Stefania Pace: «Io sono stata contattata dalla redazione di Chi l'ha visto? subito dopo aver rilasciato l'intervista per il tuo blog.
Loro sono venuti da me e l'intervista è durata circa 45 minuti. In questi 45 minuti io esponevo i fatti, né più né meno di come li ho esposti durante la nostra video-intervista, pubblicata e poi oscurata su YouTube.
Giuliani: come prevedo i terremoti from Claudio Messora on Vimeo.
I 45 minuti sono stati ridotti poi ad una dichiarazione di 30 secondi nella quale dicevo di avere avvertito la mia amica Patrizia perché ha una famiglia numerosa, che comprende una bimba disabile. Il servizio di Chi l'ha visto? ha puntato sul fatto che Patrizia avesse una figlia diversamente abile. Per quanto riguarda il resto è venuto fuori poco, se non in un passaggio, ovvero quando Patrizia racconta anche lei della protezione civile che ha avvisato, subito dopo la scossa delle 23.30 - 24.00, che si doveva rientrare in casa perché non c'era nessun pericolo. Però rispetto alle dichiarazioni da me fatte sulla ricerca di Giuliani, sulla protezione civile, sul fatto che la Prefettura fosse stata evacuata alle 24, non c'era nulla.
Ora, la correlazione tra la messa in onda di questo servizio e la censura su YouTube, io non la riesco a capire. Per questo sono anche molto incazzata, perché significa che in questo paese non c'è la libertà di opinione, non c'è la libertà di esporre i fatti da parte di semplici cittadini, o perlomeno di quei fatti che vanno contro le versioni ufficiali, che tentano di far passare all'opinione pubblica.

Claudio Messora: «Perlomeno in Cina ci sono delle regole chiare. Non si possono dire certe cose e la gente lo sa e le dice clandestinamente, oppure non le dice per niente. Invece qui si vuole far credere che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione, l'art. 21 viene magnificato ma poi, nei fatti, il comportamento mediatico delle grosse società assoggettate al potere delle lobbies, al potere politico e al potere economico è quello che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, e che hanno sperimentato migliaia, forse milioni di cittadini italiani che avevano ascoltato la tua video-intervista e che magari l'avevano salvata fra i preferiti, o l'avevano fatta vedere agli amici... e che comunque faceva parte del loro bagaglio documentale sui fatti di questo paese.»

Stefania Pace: «Certo. Penso tra l'altro, ma questa è una mia opinione, che quando si vanno a toccare questi poteri forti, come questo magnifico Bertolaso che tutto può e che ci protegge come un angelo dall'alto... quando si vanno a toccare questi poteri... qualcosa scatta. Qualcosa scatta anche in quelle aziende che per antonomasia dovrebbero pubblicare tutto.
Faccio presente che su YouTube si trova veramente di tutto, però la mia video-intervista è stata censurata. Perché dava fastidio a qualcuno? Io non lo so. Mi piacerebbe anche capire le motivazioni di questa censura e mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse perché. Non ho raccontato niente che andasse aldilà dei semplici fatti che ho vissuto quella notte. Voglio ribadire ancora una volta che la Prefettura è stata evacuata alle 24 e che in quello stesso momento, mentre si evacuava la Prefettura, la protezione civile pensava a far rientrare la gente nelle case. Io vorrei capire perché. Questo mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.»

Claudio Messora: «Stefania, la Rete ha centuplicato il nostro messaggio davvero con la forza non di cento ma di centinaia di braccia. A decine, a centinaia hanno ripubblicato il video su tutti i social network, da YouTube a Facebook. E' stata una dimostrazione non tanto di potenza, quanto una dichiarazione di indipendenza della Rete e del Giornalismo libero e indipendente rispetto a quello omologato dei media tradizionali. La Rete va avanti. Credo che un ringraziamento a tutti quanti sia più che mai opportuno.»

Stefania Pace: «Si, desidero ringraziare tutti coloro che hanno ripubblicato il video, tutti coloro che si oppongono alla pseudo-informazione e che portano avanti un pensiero libero. Sono grata a tutti per il lavoro che hanno svolto e anche per il coraggio. Sono convinta che c'è un'altra realtà di persone che non si accontenta di subire passivamente le informazioni che ci vengono propinate dal servizio pubblico e sottolineo servizio pubblico, perché fra l'altro è un servizio che i cittadini pagano e quindi credo abbiano anche il diritto di sapere quello che sta succedendo. Questo non avviene.
Ora, sappiamo che in questo momento si stanno preparando le nomine per i direttori dei TG e tutti, io credo tutti, sono allertati. Quindi non si può sbagliare, bisogna stare attenti a quello che si dice. Ogni mossa sbagliata potrebbe determinare l'esclusione, diciamo il licenziamento, quindi questo significa che non siamo un paese veramente libero.
Però quello che mi fa piacere in tutto questo è che la Rete ci dia ancora la possibilità di sapere, di essere informati su quello che accade.»

YouTube censura Byoblu


Il video "Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita", che ha superato le 50.000 visualizzazioni in pochissimi giorni, è stato disattivato da YouTube per non meglio precisate Violazioni delle norme della community.
A chi tenta di visualizzarlo, all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=GvQ2IRsBbGk, viene mostrato un laconico messaggio: questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d'uso.

Qualsiasi tentativo di accedere al mio account mostra una pagina dove mi si notifica di avere ricevuto un avvertimento, valido per sei mesi, e che ulteriori avvertimenti potranno comportare la disattivazione della mia capacità di pubblicare contenuti. Posso solo approvare la notifica, come potete vedere dall'immagine seguente, ma non contestarla.
Approvare significa in qualche modo confermare una violazione dei termini d'uso assolutamente incomprensibile. Non approvare significa non avere più alcuna possibilità di operare sul mio account.

Disattivazione video L'uomo che ci ha salvato la vita

Il video non conteneva alcuna colonna sonora, non ledeva quindi alcun diritto d'autore. Le immagini erano tratte interamente da riprese effettuate da me.
Non era offensivo, non incitava al razzismo, non urtava la sensibilità di nessun credente. Conteneva la testimonianza di una donna scampata alla tragedia del terremoto, la notte tra il cinque e il sei aprile scorso in Abruzzo, grazie al provvidenziale aiuto di Giampaolo Giuliani, il collaboratore Ente Ricerca che l'aveva avvisata telefonicamente dell'opportunità di trascorrere la notte all'aperto. L'intervistata, Stefania Pace, evidenziava come molte vite fossero state salvate dal tam tam originato dalle previsioni di Giuliani.

Raccontava anche di come un'operatore della protezione civile invitasse tutti a rientrare nelle proprie abitazioni, dopo la scossa di mezzanotte, e di come l'informazione ufficiale nei giorni precedenti al sisma avesse invitato tutti i cittadini a non dare retta ai ciarlatani che affermano di poter prevedere i terremoti. Potete trovare la trascrizione integrale dell'intervista nel post L'informazione assassina.

Su YouTube circolano contenuti di ogni tipo. Esiste un programma di partnership che garantisce alcuni privilegi, come la possibilità di caricare contributi più lunghi di dieci minuti e di partecipare ai proventi pubblicitari. Purtroppo non è disponibile per gli utenti italiani.
Se tuttavia siete autori di scherzi telefonici, potreste venire premiati con un'offerta di partnership spontanea, ad insindacabile giudizio del portale. Se invece fate informazione libera, non ne potete usufruire: una mia richiesta di alcuni mesi fa è stata cordialmente declinata.
il video contestato guardare per capire.......

Ho caricato il video su canali alternativi ed è già nuovamente disponibile al blog, ma ho una domanda per voi: quale norma della community viola il racconto di una madre di famiglia?

A chi stiamo dando fastidio?

Scaricate la versione divx del video e caricatela su tutti i vostri canali YouTube, Current, DailyMotion, Vimeo... con il titolo "E ADESSO CENSURATE ANCHE QUESTO"

I diritti sono i miei ma ve li cedo.
Proiettiamolo in InternetSCope

sabato 25 aprile 2009

Ogni decisione che prendiamo dipende da ciò che sappiamo. Quello che sappiamo si basa sulle informazioni che abbiamo. L'informazione ha smesso di essere diretta molto tempo fa. L'informazione è mediata. I media sono una lente deformante che concentra l'attenzione sulle notizie. Alcune vengono nascoste. Alcune esaltate. Spesso vengono storpiate. Chi controlla l'informazione, controlla le nostre decisioni. Chi controlla le nostre decisioni, controlla il mondo.

Una volta era più semplice. Ciò che accadeva nelle tribù, nei villaggi, nei feudi non aveva bisogno di giornalisti per essere raccontato. Tra la fonte e l'informazione c'era una corrispondenza diretta che non lasciava spazio alle strumentalizzazione. Oggi non sappiamo più niente. Crediamo di sapere. In realtà conosciamo solo illusioni, prodotti finali frutto di reinterpretazioni a cascata che orientano il senso delle cose. San Tommaso aveva ragione. Aveva capito tutto. Aveva capito che se voleva essere sicuro di qualcosa, doveva metterci il naso. Poi l'hanno convinto a credere. Senza riflettere. E l'hanno fregato.

La televisione americana è stata pensata per rivolgersi a un pubblico di dodicenni. E noi dietro. Fate fatica a crederci? Guardatevi un qualsiasi estratto di una puntata del Grande Fratello. Vedrete uomini e donne comportarsi come preadolescenti sotto l'effetto di psicotici. L'educazione non è un'attività racchiusa tra le pareti di un'aula scolastica. Tutto ciò che vediamo ed ascoltiamo ci educa. Quando le immagini non erano ancora scollegate dal fluire del contesto reale, eravamo educati alla vita dalla vita stessa. Guardavamo il mondo davanti ai nostri occhi per come era, e imparavamo. Oggi guardiamo il mondo per come viene rappresentato. E impariamo non ciò che è ma ciò che appare. Ma l'apparenza inganna. E' il mito della caverna di Platone.

Non fate guardare la televisione ai vostri figli. Non guardatela neppure voi. Togliete alla struttura delta il più grande strumento di ipnosi collettiva mai concepito a memoria d'uomo.

«La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell'informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, "struttura delta". Un'interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un'azione di "spin" su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.» [Ezio Mauro - La Struttura Delta - La Repubblica - 22 novembre 2007]

Non comprate televisori. Non fatevi ingannare dalle pareti dei centri commerciali addobbate di monitor LCD sgargianti e luminosi, dalle caratteristiche tecniche di schermi al plasma sempre più definiti e piatti. Farete un mutuo per acquistarli e non potranno mai mostrarvi quello che non viene trasmesso. Pagare per essere manipolati è il colmo.

Comprate e regalate computer, connessioni alla rete, create consapevolezza. Risvegliate tutti.



venerdì 24 aprile 2009

G8 in Italia? Dalla truffa alla barzelletta

Apprendiamo dai media che il Consiglio dei Ministri ha deciso di spostare il prossimo vertice G8 dalla Sardegna in Italia e precisamente all'Aquila per portare al centro dell'opinione pubblica mondiale la vicenda delle zone terremotate.

Come Mesa Sarda A Fora su G8 riteniamo opportuno attendere prima di comunicare le nostre decisioni in merito al vertice delle nazioni senza stato e dei popoli oppressi che abbiamo in cantiere ormai da diversi mesi e sulla mobilitazione internazionale che abbiamo lanciato per il 10 luglio ad Olbia. Infatti è ancora da verificare sia la possibilità concreta di svolgere il vertice in una zona terremotata, sia la disponibilità delle altre potenze imperialiste che compongono il G8 di mandare all'aria tutti i controlli di sicurezza effettuati fino ad ora.

Non possiamo fare a meno di notare come la mossa del Governo italiano è ovviamente di carattere populista, finalizzato a consolidare la sua egemonia in vista delle elezioni europee per dare il colpo di grazia alla già imbelle opposizione.

Noi movimenti indipendentisti e anticolonialisti sardi intendiamo denunciare come si sia passati dalla truffa alla barzelletta, utilizzando la nostra terra e le speranze dei sardi come uno straccio usa a getta. Prima lo stato italiano ci ha illusi sui miglioramenti infrastrutturali (come la Sassari-Olbia) e sulle occasioni di lavoro che sarebbe piovuto a palate in una terra martoriata dalla disoccupazione. Poi ha dirottato i fondi destinati alle infrastrutture altrove, ha concesso alla presidente della Confindustria italiana Marcegaglia l'intera gestione dei servizi di ricettività, del porto turistico e delle strutture legate all'ex arsenale di La Maddalena (strutture pagate con i soldi dei sardi!) e il poco lavoro destinato ai lavoratori è stato caratterizzato dallo sfruttamento e da turni insostenibili ed illegali.

Il popolo sardo ha bisogno di diritti sociali e sovranità, non di ospitare gli otto esponenti responsabili della crisi finanziaria globale e di numerose aggressioni belliche. Ma il vero problema consiste nel fatto che finché il nostro popolo sarà totalmente privo di sovranità nazionale dovrà subire il bello e il cattivo tempo dei diversi governi italiani, aspettando la manna dal cielo o l'elemosina come in questo caso.


Per la Commissione politica della Mesa Sarda a Fora su G8, Cristiano Sabino

SA DEFENZA SOTZIALI

28 APRILE 2009
Unidade Indipendentista organizza:
Sa die de sa patria sarda
Il 28 aprile 2009 a Cossoine, a partire dalle 17:30 , presso l’ex Monte Granatico in via Vittorio Emanuele, si svolgerà una conferenza-dibattito sui moti anticolonialisti ed indipendentisti guidati da Angioy contro il colonialismo piemontese e il regime feudale da esso difeso.
Interverranno Cristiano Sabino (a Manca pro s’Indipendentzia), Antonello Giuntini (ex sindacalista) e Antonio Buluggiu (rivista Camineras). Verrà inoltre regalata da UI al comune di Cossoine una targa commemorativa dei martiri della guerra di indipendenza che il Comune si impegna ad affiggere in un futuro prossimo in una delle piazze del paese. La targa delle dimensioni di 50 cm per 50 cm contiene la seguente frase: "A sos Patriottos Sardos de sa gherra de Indipendentzia 1794 - 96.
Unidade Indipendenta, raccogliendo l’iniziativa lanciata l’anno scorso da a Manca pro s’Indipendentzia, ha inteso, con questa iniziativa rico
noscere il 28 aprile come Sa Die de sa Patria Sarda e istituire in questa occasione la commemorazione dei martiri caduti per l´Indipendenza perché la loro memoria risulta scomoda e la loro statura morale imbarazzante per il dominatore italiano di oggi.
Oggi l´Italia e la fedele servitù regionale pretendono di far passare il 28 aprile come l’anticamera dell’autonomismo snaturando del tutto la nostra storia nazionale. Il 28 aprile è invece il preludio di una Guerra d´Indipendenza durata diversi anni e costata alla Natzione sarda centinaia di morti, migliaia di feriti, torturati, imprigionati e devastazioni spaventose, deportazioni e assedi.
Inoltre lo sforzo di Unidade Indipendentista da qui ai prossimi anni, consisterà nel far diventare il 28 aprile una festa realmente nazionale e popolare e non la stanca celebrazione da svolgersi nei palazzi simbolo del potere coloniale di oggi. Faremo in modo che da qui a 10 anni i principali paesi protagonisti della rivolta abbiano la
loro targa e che in ognuno di questi paesi, la cittadinanza si senta coinvolta in una festa che realmente gli appartiene e celebrativa del glorioso passato di lotta e di resistenza del nostro popolo.
Unidade Indipendentista

giovedì 23 aprile 2009

Autori:GILAD ATZMON

Tradutzioni dae: Manuela Vittorelli


Ancora una volta mi trovo a plaudire al Presidente iraniano Ahmadinejad e ad appoggiare completamente le sue parole. Nessuno meglio di lui avrebbe saputo portare alla luce i sentimenti discriminatori europei.

Quello che abbiamo visto ieri al Forum delle Nazioni Unite contro il razzismo è stato un esempio di razzismo islamofobico rozzo, collettivo e istituzionale in azione, uno spettacolo coordinato del rabbioso sciovinismo occidentale. Una banda di diplomatici europei che si sono comportati come un branco di pecore, esibendo la negazione totale del principio di libertà d'espressione e della cultura del dibattito.

In maniera eloquente e profonda, il Presidente Ahmadinejad ha detto l'assoluta verità e ha espresso alcuni fatti universalmente riconosciuti.
Israele è proprio uno Stato razzista!
Israele si definisce “Stato ebraico”. Anche se gli ebrei non costituiscono un continuum razziale, la legislazione del loro Stato nazionale ha un orientamento razziale. Il sistema legale israeliano è discriminatorio nei confronti di coloro che non hanno la fortuna di essere ebrei. E come se non bastasse l'esercito israeliano si rivela omicida nei confronti degli abitanti indigeni del territorio.

Considerando che Israele è uno Stato d'apartheid a causa di questa discriminazione istituzionalizzata, ci si aspetterebbe che il Forum di Ginevra contro il razzismo serva principalmente a occuparsi di paesi come Israele. Ma la verità è tragica: nell'attuale stato degli affari mondiali Israele è la sola e unica nazione etnicamente orientata. E come abbiamo potuto vedere ieri, l'“Occidente” ancora una volta non è riuscito a confrontarsi con l'invito all'azione più evidentemente umanista.

Inutile dire che anche la descrizione fatta da Ahmadinejad delle circostanze storiche che hanno portato alla tragica nascita di Israele era assolutamente corretta.

È stata proprio la sofferenza ebraica a portare alla creazione dello Stato ebraico. È vero anche che lo Stato ebraico venne fondato a scapito dei palestinesi, che di fatto sono le ultime vittime a soffrire dell'era nazista.

Il nodo del problema è molto semplice. I diplomatici europei hanno dimostrato ieri di non riuscire ad accettare la verità quando viene espressa da un musulmano. Dunque sarebbe corretto affermare che in primo luogo questo gregge di diplomatici europei non avrebbe dovuto partecipare a un “forum contro il razzismo”. Il fatto che abbiano avuto una reazione intollerante dimostra che loro e i governi che hanno alle spalle sono la causa prima del razzismo di oggi, cioè l'islamofobia.

Quegli europei che non riescono ad accettare la verità quando esce dalla bocca di un musulmano, per non dire un capo di Stato musulmano, farebbero molto meglio a riunirsi in una conferenza che celebri la supremazia occidentale. Sono certo che Tel Aviv e Gerusalemme ospitano ogni anno varie conferenze di questo tipo.

Infine, se il governo britannico insiste a voler mandare dei delegati a questo genere di conferenze, farà meglio ad assicurarsi che le persone designate siano in grado di presentare argomentazioni eloquenti sostenibili dal punto di vista intellettuale. Peter Gooderham, l'ambasciatore del Regno Unito a Ginevra, evidentemente non è adatto a questo compito. L'ambasciatore ha dichiarato pubblicamente che “Simili dichiarazioni antisemite non dovrebbero trovare posto in un forum delle Nazioni Unite contro il razzismo”.

L'ambasciatore Gooderham a questo punto dovrebbe spiegarci dove sta esattamente l'“antisemitismo”.

Il Presidente Ahmadinejad non ha fatto riferimento alla razza ebraica, né all'ebraismo. Non ha fatto riferimento al popolo ebraico, ma semmai alla sua sofferenza.

Ambasciatore Gooderham, nel caso fosse riuscito a perdere completamente il senso del discorso mentre era impegnato a comportarsi come una pecora in un gregge, il Presidente Ahmadinejad stava dicendo il vero riferendosi ad alcuni fatti universalmente accettati.

Si potrebbero evitare motivi di imbarazzo, in futuro, se ai diplomatici britannici venisse convenientemente insegnato a capire la complessità degli affari mondiali e delle ideologie sottese all'elaborazione di questi affari. Ci verrebber risparmiato lo spettacolo di questi strani diplomatici buffoni in grado di emettere solo suoni senza senso che non sono del tutto chiari neanche a loro.

Leggete la traduzione in inglese del discorso di Ahmadinejad


Originale: Ahmadinejad: "Read My Lips"

Articolo originale pubblicato il 21/4/2009

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

mercoledì 22 aprile 2009

AUTORI: IPS

Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

TEL AVIV, 17 aprile (Daan Bauwens, IPS) – Dopo la sbrigativa chiusura dell'indagine interna sulla cattiva condotta dei soldati israeliani durante l'assalto a Gaza, una breve rassegna delle dichiarazioni di ufficiali dell'esercito pubblicate mesi prima dell'inizio della guerra suggerisce che tale cattiva condotta non era casuale ma frutto di una precisa strategia.

L'indagine della Polizia Militare sulla cattiva condotta di soldati israeliani durante la guerra di Gaza è stata chiusa all'inizio di questo mese dopo soli 11 giorni. L'IDF, l'Esercito di difesa israeliano, è stato costretto ad aprire l'indagine dopo che il quotidiano israeliano Haaretz il 19 marzo ha pubblicato testimonianze di soldati israeliani in base alle quali le truppe avrebbero preso di mira volontariamente civili palestinesi inermi e compiuto intenzionalmente atti di vandalismo contro le loro proprietà.

Le singole testimonianze dei soldati sono state raccolte a un corso che si teneva all'accademia militare Rabin. I testimoni hanno rivelato che un'anziana è stata colpita intenzionalmente da una distanza di circa 90 metri, che un'altra donna e i suoi due bambini sono stati uccisi dopo che i soldati israeliani li avevano fatti uscire dalla loro casa attirandoli sulla linea di fuoco di un cecchino, e che i soldati avrebbero sgombrato le case sparando a vista su chiunque.

Uno dei soldati ha affermato che le disinvolte regole di ingaggio a volte equivalevano a un “assassinio a sangue freddo”.

In un comunicato stampa diffuso il 30 marzo, l'Avvocato Militare Generale di Brigata Avichai Mendelblit ha liquidato i racconti dei soldati sulla presunta cattiva condotta e sulle gravi violazioni delle regole di ingaggio dell'esercito definendoli “dicerie e non esperienze di prima mano”.

Le organizzazioni dei diritti umani B'Tselem, Yesh Din e Medici per i Diritti Umani hanno risposto con un comunicato congiunto affermando che “la chiusura sbrigativa dell'indagine fa sospettare che l'apertura stessa del caso costituisse semplicemente un tentativo dell'esercito di lavarsi le mani della responsabilità per ogni azione illegale commessa durante l'Operazione Piombo Fuso”.

Secondo il comunicato reso pubblico dalle organizzazioni israeliane dei diritti umani, l'indagine interna ha trascurato le “accuse in base alle quali diversi ordini impartiti durante le operazioni militari erano illegali”. E, inoltre, “il Dipartimento Indagini Criminali della Polizia Miliare ha deciso di concentrarsi sui singoli soldati, scelta né efficace né affidabile”.

In altre parole, concentrandosi sulla cattiva condotta di singoli soldati la Polizia Militare si è attenuta alla linea adottata dall'ex ministro della Difesa Ehud Barak secondo cui l'IDF avrebbe agito secondo “i più alti criteri morali ed etici”. Barak ha espresso questi commenti in un'intervista radiofonica dopo la pubblicazione delle testimonianze.

“La risposta ai razzi Qassam è stata sproporzionata e le testimonianze dei soldati non fanno che dimostrare quanto brutale fosse la situazione sul campo”, ha dichiarato all'IPS l'esperta legale Valentina Azarov. Azarov lavora per HaMoked, il Centro per la Difesa dell'Individuo, un'associazione dei diritti umani con sede a Gerusalemme Est.

“Le operazioni facevano parte della strategia militare chiamata 'dottrina Dahiyah', che consiste in uccisioni indiscriminate e nell'uso di una forza eccessiva e sproporzionata”, ha detto Azarov, specificando che questa era la sua opinione personale.

Azarov ha indicato però varie fonti e articoli che dimostrano come l'Esercito di difesa israeliano stesse mettendo a punto una nuova strategia militare, ispirata al bombardamento di Dahiyah, il quartiere residenziale sciita di Beirut considerato una roccaforte di Hezbollah durante la seconda guerra del Libano nel 2006.


Dahiyah, Libano, 2006.

Una descrizione della dottrina è apparsa per la prima volta in un'intervista con il capo del Comando Settentrionale Gadi Eizencout pubblicata sul quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth il 3 ottobre 2008.

Nell'intervista Eizencout conferma la volontà dell'esercito israeliano di applicare una strategia militare basata sull'esibizione di forza e l'attacco indiscriminato contro civili e siti non militari. “Quello che è accaduto al quartiere Dahiyah a Beirut nel 2006 accadrà a ogni villaggio che lancerà razzi contro Israele. Applicheremo una forza sproporzionata e infliggeremo enormi danni e distruzione. Dal nostro punto di vista questi non sono villaggi civili ma basi militari... la prossima guerra dovrà essere decisa rapidamente, aggressivamente e senza cercare l'approvazione internazionale”.

E ancora: “questa non è una raccomandazione, è un piano ed è già stato approvato”.

Questa dottrina militare fu in seguito confermata da due altri strateghi. Il Colonnello Gabriel scrisse un rapporto pubblicato il 2 ottobre 2008 dal think tank militare indipendente, l'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale (INSS) di Tel Aviv, in cui diceva: “Con uno scoppio delle ostilità l'IDF dovrà agire prontamente, in maniera decisiva e con una forza sproporzionata alle azioni del nemico e alla minaccia che esso rappresenta. Una tale risposta mira a infliggere danni e a somministrare una punizione di proporzioni tali da rendere necessari lunghi e dispendiosi processi di ricostruzione”.

Un altro rapporto dell'INSS, scritto dal Generale Maggiore Giora Eiland, si spinge oltre. Eiland afferma che durante la seconda guerra del Libano Israele stava combattendo contro il nemico sbagliato (Hezbollah), e che nella prossima guerra avrebbe dovuto prendere di mira il governo e le infrastrutture civili.

In un articolo su Ynet, influente sito di informazione israeliano, il Generale Maggiore Eiland afferma: “L'unico aspetto positivo dell'ultimo conflitto è stato il relativo danno causato alla popolazione del Libano. La distruzione di migliaia di case di 'innocenti' ha permesso a Israele di conservare un po' del suo potere deterrente”.

“Emerge che non c'era la volontà di conformarsi ai principi basilari del diritto umanitario internazionale, come il principio della distinzione o l'obbligo di usare le giuste precauzioni prima di lanciare un attacco”, dice Azarov. “Le testimonianze dei soldati esemplificano inequivocabilmente il fatto che era questo l'obiettivo primario di tutta la guerra; era sistematico e basato su decisioni strategiche, e sarebbe dunque estremamente difficile giustificare l'affermazione secondo la quale certe azioni sono state frutto del caso”.

Alcuni articoli pubblicati da Haaretz pochi giorni dopo l'inizio della guerra avevano già rivelato come la Divisione per il Diritto Internazionale dell'IDF avesse imbrigliato la legislazione per colpire legittimamente i civili palestinesi. Il rapporto rivelava che il piano di bombardare la cerimonia di chiusura di un corso di polizia era stato oggetto di discussioni interne mesi prima dell'inizio della guerra.

I difensori dei diritti umani israeliani stanno rinnovando la richiesta di un'indagine indipendente ed esaustiva sul modo in cui l'Esercito israeliano ha gestito il conflitto. “Non crediamo che l'esercito sia in grado di indagare su se stesso”, ha detto all'IPS Melanie Takefman, portavoce dell'Associazione per i Diritti Civili in Israele. “È evidente che c'è stato un uso sproporzionato della forza e crediamo che su questo si debba indagare, visto che viviamo in una società trasparente e democratica”.


Gaza, 2008-2009.


Originale: MIDEAST: 'Israelis Prepared for Violations'

Articolo originale pubblicato il 14/4/2009

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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