sabato 29 agosto 2009

Quirra, l'aeroporto che distrugge le grotte
Si chiama «Progetto Neuron», e per realizzarlo sono stati stanziati 90 milioni di euro. Un'iniziativa del ministero della Difesa per provare i nuovi aerei da combattimento senza pilota. Sulla pelle degli abitanti del paese sardo, minacciando specie animali e un gioiello naturalistico conosciuto in tutto il mondo
Nella base militare verrà costruita un pista per i nuovi aerei invisibili. Proteste di ambientalisti e popolazione
Costantino Cossu
ilmanifesto.it
SASSARI
All'Euprotto piacciono le acque fresche e pulite. E' un piccolo anfibio, lungo appena dodici centimetri, e vive solo in Sardegna. Il suo nome «volgare», infatti, è Tritone sardo. E' rarissimo, una specie protetta. Quando si sente in pericolo reagisce secernendo una sostanza dall'odore sgradevole simile a quello dell'aglio. Ma è uno strumento di difesa che non serve a niente contro Neuron, il nemico mortale del Tritone. Neuron è un drone, strumento di morte potentissimo, della stessa famiglia tecnologica alla quale appartengono gli aerei senza pilota che pochi giorni fa hanno fatto strage di civili in Pakistan. I suoi progettisti neppure sospettano dell'esistenza del minuscolo anfibio sardo. I loro obiettivi sono quelli delle guerre imperiali, dall'Afghanistan all'Iraq. Per raggiungerli condanneranno il piccolo Tritone all'estinzione. Come? Distruggendone l'habitat.
Il 24 aprile dello scorso anno l'allora ministro della Difesa, il democratico Arturo Parisi, ha deciso di costruire in Sardegna, nel poligono di Quirra, un aeroporto militare. A dir la verità, i documenti della Difesa parlano di «striscia tattica polifunzionale». Astuzia lessicale per mascherare la verità: una pista per l'atterraggio di velivoli con strutture di servizio comprese. Un vero e proprio aeroporto. La «striscia tattica pol
ifunzionale» è molto importante per la Difesa, perché permetterà all'Italia di partecipare a una joint venture internazionale a elevata valenza scientifica e tecnologica chiamata «Progetto Neuron». In perfetta continuità con Parisi, poche settimane fa Ignazio La Russa ha confermato tutto, trovando senza difficoltà i fondi necessari. A partire dal 2011 la «striscia tattica polifunzionale» servirà a collaudare Neuron, drone di nuova generazione ancora più micidiale di quelli che seminano morte e terrore in Afghanistan e in Pakistan.
Non stupisce che per realizzare il progetto sia stato scelto il poligono di Quirra, la base militare più grande d'Europa, nella Sardegna sud orientale, tra la costa di Villaputzu e
le montagne di Perdas de Fogu. Non stupisce perché è da decenni in quest'angolo semi spopolato della Sardegna ministero della Difesa e industrie belliche fanno tutto ciò che vogliono, qualunque sia il colore politico del governo in carica. Con la conseguenza che qui i picchi d'incidenza di neoplasie sia tra i militari e sia tra la popolazione sono altissimi, ben al di sopra delle medie nazionali. I bambini nascono con spaventose malformazioni e i soldati si ammalano di tumori al sistema emolinfatico, gli stessi provocati tra le truppe impiegate nella guerra dei Balcani dall'uso di proiettili all'uranio impoverito. Se il progetto firmato da Parisi e controfirmato da La Russa andrà in porto, sarà pure peggio. E non solo per la gente che a Quirra continua a morire di cancro senza che importi un accidente a nessuno, ma anche per il piccolo Tritone. L'area sulla quale sarà costruita la pista, infatti, l'altopiano di Monte Cardiga, racchiude nel sottosuolo il complesso carsico delle grotte di Is Angurtidorgius, dove il Tritone vive. Dodici chilometri di anfratti e di cunicoli conosciuti dagli speleologici di tutto il mondo per la loro bellezza, con due ruscelli sotterranei e specie faunistiche di grande rilievo naturalistico, come alcuni fra i pipistrelli più rari, il Vespertilio maggiore (Myotis myotis), il Miniottero (Miniopterus schreibersii), il Rinolofo a ferro di cavallo (Rhinolophus ferrumequinum). Tutti protetti dalle direttive dell'Ue che tutelano gli habitat naturali di particolare pregio. Direttive inutili di fronte a Neuron e a Ignazio La Russa. Tanto più che le grotte carsiche la «striscia tattica polifunzionale» ce l'avranno proprio sopra, appena un centinaio di metri sopra. E la pista servirà, oltre che per il «Progetto Neuron», anche per la messa a punto di caccia militari, per il trasporto di ordigni con i C 130, per l'addestramento con gli elicotteri da combattimento. E poi c'è l'attività ordinaria del poligono: le esercitazioni degli eserciti di mezzo mondo (Nato ma non solo) e le industrie belliche che qui provano nuove armi di ogni tipo.
«L'aeroporto - dicono a Quirra i coordinatori del comitato spontaneo che da anni si batte per la chiusura della base - sarà un ulteriore, poderoso, carico inquinante per un territorio già abbondantemente devastato. I diserbanti utilizzati per controllare la vegetazio
ne nell'ampia fascia di protezione e rispetto della pista e il kerosene rilasciato dagli aerei, trascinati dall'acqua, penetreranno inevitabilmente nel suolo carsico, inquinando in modo permanente un'importante riserva di acque sotterranee, dalla quale, tra l'altro, i paesi della costa attingono per gli usi potabili. Un inquinamento letale per la fauna unica che popola le cavità di Is Angurtidorgius. Una fine silenziosa, al riparo da occhi indiscreti, visto che le grotte si verrebbero a trovare all'interno della fascia di interdizione che circonderà l'aeroporto e le sue sperimentazioni».
Certo, se si pensa all'incidenza altissima di tumori emolinfatici o al gran numero di neonati deformi, la distruzione delle grotte di Is Angurtidorgius potrebbe apparire come un fatto marginale. Ma per la gente di Quirra non è così: «La distruzione di un monumento naturale di questa importanza equivale a annientare la speranza in un futuro diverso, basato sulla valorizzazione delle risorse naturalistiche e ambientali di cui è ricco il nostro altopiano. Significa condannarci a un destino di sperimentazioni militari e di discarica di missili e di bombe. Destino al quale non ci vogliamo rassegnare».

venerdì 28 agosto 2009

COME LA TOBIN TAX - La Fsa (Consob inglese) propone una tassa su tutte le transazioni finanziarie
Maurizio Galvani
ilmanifesto.it
Introdurre un imposizione fiscale per calmierare gli eccessi della finanza, soprattutto quella legata alle banche. A sostenerlo non è un no global, ma Lord Ardair Turner, presidente della Fsa (la Consob inglese). Lord Turner è stato esplicito: «Non è importante stare a discutere sui bonus da riconoscere ai banchieri, ormai è diventato un discorso populista. Bisogna intervenire alla radice del problema».
Lord Turner ha parlato attraverso il Prospect Magazine, e l'intervista è poi stata ripresa dal Financial Times. Immediata e netta la reazione del mondo bancario londinese, con in testa la signora Angela Knight (presidente dell'associazione del credito), che ha espresso un secco rifiuto alla misura poiché «limiterebbe in realtà una delle attività più fiorenti del paese».
La proposta di tassare le attività finanziarie per bloccare le transazioni speculative non è nuova e assomiglia molto alla richiesta di una «Tobin Tax», avanzata in passato dall'economista liberale James Tobin. Quel progetto prevedeva di far pagare un'aliquota sulle attività finanziarie pari a un misero 0,1%. Nel corso degli anni questa proposta è diventata uno dei cavalli di battaglia del movimento no global, nonostante lo stesso Tobin abbia più volte espresso la sua estraneità, dichiarandosi «amico» sia dell'Fmi che del Wto. La «tassa» di Lord Turner assomiglia molto all'originale; tuttavia, presso la sede della Financial Service Authority - a Londra - preferiscono chiamarla glob
al tax ed escludono naturalmente che che l'organo di vigilanza abbia intenzione di diventare il portavoce del movimento antiglobalizzazione.
Piuttosto, la Fsa e Lord Turner sono contro il dibattito in atto, finora sterile, che vuole bloccare i bonus dei manager bancari che sono parte, e non prima causa, della crisi finanziaria in atto. Il presidente della Fsa vuole inoltre persuadere Geroge Osborne - il leader dei conservatori dovrebbe molto probabilmente avere la meglio nello scontro elettorale con il premier laburista Gordon Brown - a rafforzare il ruolo di questo organismo di vigilanza piuttosto che lasciare «mano libera» alla Banca d'Inghilterra.
Lord Turner ha fatto la sua proposta in un momento istituzionale particolare, sul piano globale. L'Ocse sta rivedendo le
liste nera e grigia dei paradisi fiscali off-shore; la banca svizzera Ubs ha dovuto iniziare a discutere con la Casa Bianca, che vuol conoscere i nominativi dei cittadini statunitensi clienti della banca, ma che non hanno mai denunciato per motivi fiscali i loro capitali; a livello del G8, si sta discutendo una strategia comune per penalizzare coloro che percepiscono bonus anche in gruppi finanziari che siano stati salvati da un intervento pubblico. Lord Turner si è già espresso contro l'ipotesi che la sospensione del bonus sia applicata solo per un periodo breve (un anno o tre).
Nel frattempo, la Francia di Nicolas Sarkozy sostiene la necessità di «controlli più ferrei» a partire dal prossimo G20 (non solo G8), che si terrà a Pittsburg, negli Stati uniti, in settembre. Nicolas Sarkozy pretende che il G8 sia definitivamente allargato a un G14, poiché ritiene che «per superare la crisi, occorra un intervento permanente della Cina, del Brasile, dell'India come pure dell'Egitto, del Sudafrica e del Messico». Stessa opinione esprime il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che avanza la richiesta di «una mano più dura». Merkel sa che deve affrontare la difficile tornata elettorale del 27 settembre e non vuole assolutamente perderla. Lunedì prossimo sia la Merkel che Sarkozy si vedranno a Berlino per discutere la strategia comune da tenere al vertice di Pittsburgh.
La Fsa ha posto una questione attuale, come pure è attuale la sua richiesta di fare qualcosa per affrontare alla radice le transazioni finanziarie solo speculative. Piuttosto che proporre una politica «moralizzatrice» e inefficace - al solo scopo di accontentare l'opinione pubblica - propone di tassare alla fonte banche, hedge fund e qualsiasi altro tipo di prodotto finanziario «derivato».

... sa friscura

a su menjanu

ti bintradat

in su corpus

scirendidhu,

et intendes

fintzas

is fragus

de sa die

ca est

obrescendi..

...est sa luxi

ka ti

faidit

biri sa

beleza

de su frori ...


by v.e.


strikilionis de taparas in frore
in su cunjau in domo de mama

rametto di capperi in fiore

a casa di mama..

martedì 25 agosto 2009

La Cia sotto accusa per atrocità in Iraq e Afghanistan

Matteo Bosco Bortolaso
ilmanifeso.it

Interrogatori gestiti direttamente dalla Casa bianca, vecchi casi riaperti per nuove indagini, con particolari inquietanti che riemergono dal passato. E un'inchiesta che si fa sempre più vicina. La Central intelligence agency finisce ancora nell'occhio del ciclone. Ieri si sono incrociate diverse notizie - quasi tutte negative - sugli 007 «in lotta contro il terrore» sotto la gestione di George W. Bush.
L'ufficio per l'etica del ministero di giustizia di Washington ha chiesto di riap
rire una dozzina di casi d'abuso contro i prigionieri accusati di essere legati ad Osama bin Laden. Questo potrebbe portare sotto i riflettori agenti segreti e contractor, mercenari privati, accusati di aver violato i diritti umani. In passato i dettagli sui controversi episodi erano stati trasmessi ad un pool di magistrati dello Stato della Virginia, dove la Cia ha la sede principale. I giudici, però, avevano preferito lasciar perdere: trovare testimoni e prove, a loro parere, sarebbe stato troppo complicato. Ma il guardasigilli nominato da Barack Obama, Eric Holder, è rimasto colpito, e talvolta disgustato, dai dettagli sugli interrogatori dei presunti terroristi, oltre che dal fatto che in alcuni casi i detenuti sono morti in circostanze ancora oscure.
Da qui la richiesta di riaprire una decina di fascicoli, relativi soprattutto ad Afghanistan e Iraq. In un caso di cui gli Usa hanno parlato parecchio nel fine settimana, il prigioniero Abd al-Rahim al-Nashiri, considerato il cervello dell'attentato del '99 all'incrociatore Cole che uccise 17 marinai nel porto di Aden, è stato minacciato con una pistola e un trapano. La legge americana vieta la minaccia di «morte imminente
». Un altro episodio controverso è quello di Manadel al-Jamadi, deceduto nel 2003 mentre era sotto custodia della Cia. La vera causa della morte non è mai stata chiarita, ma il corpo senza vita di al-Jamadi compare in una delle foto dell'orrore di Abu Graib, il famigerato carcere in Iraq: è probabile che l'iracheno sia stato torturato tanto da ucciderlo.
Lo scottante rapporto dell'ufficio etico era in preparazione da anni. E' stato approvato nella sua versione finale da Mary Patrice Brown, magistrato federale di Washington. Il documento, naturalmente, ha fatto arrabbiare molti ex-responsabili dell'era Bush, fra cui l'ex guardasigilli Michael Mukasey.
Secondo molti, oltre alla riapertura dei casi più spinosi, al ministero di giustizia si chiede con sempre maggiore insistenza una reprimenda contro due esperti legali dell'era Bush, Jay S. Bybee e John C. Yoo, responsabili delle direttive che legalizzavano le torture.
E' ormai praticamente cert
o, inoltre, che il ministro della giustizia nominerà un procuratore speciale per indagare sulle controverse scelte della passata all'amministrazione. Tanto alla Casa bianca quanto al dipartimento di giustizia, comunque, sono cauti. E' probabile che le indagini non siano così estese come vorrebbe i liberal.
Sarebbe comunque un forte segnale simbolico: si volta pagina, come ha detto ieri anche il nuovo direttore della Cia, Leon Panetta. In una nota per tutti i dipendenti dell'agenzia, il capo degli 007 ha sottolineato che a Langley «si guarda al futuro ma prendendosi le responsabilità per il passato». Una svolta segnalata anche dall'annuncio che il Pentagono darà finalmente alla Croce rossa internazionale i nomi di alcuni «sospetti» rinchiusi in centri di detenzione segrete in Iraq e Afghanistan.
Ulteriore segno di svolta: Mohammed Jawad, uno dei detenuti più giovani del carcere di Guantanamo, accusato di aver lanciato una granata contro soldati alleati in Afghanistan, è stato liberato e riportato dalla sua famiglia a Kabul. Al momento dell'arresto, nel 2002, Jawad aveva forse 12 anni, anche se il Pentagono sostiene che fosse maggiorenne. Al di là dell'età, comunque, le prove contro il ragazzino afghano erano talmente deboli che il giudice Ellen Huvelle aveva ordinato la liberazione. Secondo il pi

domenica 23 agosto 2009

L'anatema di Ratzinger, sostenuto dal teologo Mancuso, ripropone l'equazione tra umanesimo ateo e nichilismo. Confutazione di una tesi che rifiuta le radici della modernità
Paolo Flores d'Arcais
Vito Mancuso ha portato il suo prezioso sostegno di teologo progressista (e perfino in odore di eresia) all'ennesima offensiva di Papa Ratzinger contro la modernità nata dall'illuminismo, il cui peccato originale - capitale e inescusabile - è indicato dal Pastore tedesco nella pretesa dell'uomo alla autonomia. Questa pretesa, in effetti, è la carta d'identità dell'illuminismo, il suo tratto essenziale: autos nomos, darsi da sé la propria legge. In questo orizzonte risuona poi il "sapere aude!" di Kant, e la ragione come tribunale supremo anche di ogni fede. Contro questa pretesa, che è a fondamento anche della democrazia liberale, come è ovvio (visto che essa poggia sulla sovranità dei cittadini, non su quella di Dio) si è rinnovato nei giorni scorsi lo sguaiato "vade retro Satana!" di Benedetto XVI. Il suo anatema, che coinvolge democrazia e modernità. E che Vito Mancuso ha deciso di spalleggiare.
Papa Ratzinger ovviamente non prende di petto democrazia e modernità, bensì le demonizza obliquamente, a partire dall'equivalenza che prova ad i
nstaurare tra umanesimo ateo e nichilismo (e poi tra nichilismo e nazismo, ma su questo il teologo progressista si dissocia, benché proprio su questo il ragionamento di Ratzinger diventi semmai logico).
L'evoluzione non ama il mistero
Qui ci interessa la difesa filosofica che Mancuso imbastisce della prima equazione ratzingeriana, tra umanesimo ateo e nichilismo. Mancuso defin
isce nichilismo "la negazione di un fondamento razionale ed eterno della natura e della storia" cioè dell'essere nella sua totalità, fondamento "comunemente chiamato Dio", come giustamente sottolinea. Ma un tale fondamento non ha bisogno di essere negato, semmai deve essere dimostrato. L'onere della prova spetta a chi lo afferma, per negarne l'esistenza è sufficiente che tale prova non venga offerta, al di là di ogni ragionevole dubbio.
In altre parole: che l'evoluzione dell'universo dal big bang ad oggi, e poi la nascita della vita in quel frammento di sputo di una dei pianeti di uno dei miliardesimi soli di una delle infinite galassie, e poi il suo evolvere dai protozoi a quella scimmia bizzarra la cui neocorteccia apre la cogenza degli istinti ad una ampiezza e contraddittorietà di comportamenti..., che tutto questo sia razionale, cioè dovesse avvenire proprio come è avvenuto, anziché essere il frutto della contingenza (quello che Monod riassumeva nello splendido titolo del suo capolavoro: il caso e la necessità) non è cosa che vada da sé. Confligge, anzi, con tutti i dati empirici di cui disponiamo. Di modo che va dimostrata da chi la sostiene, contro le "apparenze" che ci dicono esattamente il contrario. Il che significa dimostrare che al di sotto di tali "apparenze" agisce una entità invisibile che indirizza questo apparente caos verso uno scopo, che anima il cosmo e la storia verso il suo culmine, che è l'amore - attraverso l'amore. Come sostiene Mancuso concludendo il suo articolo.
E' dimostrabile questa razionalità, questo finalismo,
questo anelare all'amore (le tre cose, si faccia attenzione, per Mancuso sono indisgiungibili e si chiamano spirito) che dovrebbe informare l'intero corso del cosmo e infine dell'intera avventura di homo sapiens? No. Non si può dimostrare. Si può credere, volendo. Per fede, e contro ogni ragione.
Sotto il profilo filosofico non si può neppure ipotizzarlo, infatti. A proibirlo non è un qualche fanatismo ateo ma la scoperta filosofica di un religioso francescano di parecchi secoli fa, Guglielmo di Occam, che segna un caposaldo cruciale nella storia del pensiero, e stabilisce che non si debbano avanzare ipotesi esplicative aggiuntive (inevitabilmente di tipo metafisico occultistico) quando di un insieme di fenomeni abbiamo già una spiegazione adeguata.
E' proprio il nostro caso. Alla conoscenza scient
ifica sfugge per ora solo quel fantastiliardesimo di secondo che precede il big bang. Per il resto, "sappiamo tutto". E i meccanismi darwiniani dell'evoluzione della vita su questa terra (ovviamente aggiornati e perfezionati dai successivi studiosi darwiniani, fino ad oggi) hanno spiegato perfettamente tutte le differenze che zoologia e botanica ci squadernano, e tutte le testimonianze fossili delle specie estinte. E continuano a farlo, e sono puntualmente confermati dai nuovi rilievi che la scoperta del dna ha consentito e moltiplica. Non c'è dunque mistero alcuno sul come siamo venuti al mondo, e introdurre questo benedetto "Spirito" nelle vicende del cosmo e dell'evoluzione non le rende più intelligibili, le complica e oscura, spaccia "mistero" dove vi è già conoscenza.
Cittadini autonomi non sudditi
Ma, ammonisce Mancuso in perfetto sincrono teologico c
on Ratzinger, se rinunciamo a questo "fondamento razionale ed eterno dell'essere, comunemente chiamato Dio" precipitiamo nell'abisso di "idiozie, di odio e di morte" proprio in virtù (in vizio!) di quella pretesa all'autos nomos con cui l'uomo si sostituisce a Dio.
Questa è però - in primo luogo - la condizione umana ineludibile, se vogliamo essere razionali, cioè almeno non rifiutare le conoscenze scientifiche di cui
disponiamo. In secondo luogo, come già richiamato all'inizio, l'autos nomos è la condizione perché si possa perfino parlare di democrazia, visto che fa tutt'uno con la sovranità dei cittadini (se essi dovessero obbedire ad una legge voluta da Dio non sarebbero sovrani, ma sudditi, obbedienti o disobbedienti, della Sua legge, per noi eteronoma). In terzo luogo, se anche facessimo "come se Dio ci fosse" le cose non cambierebbero affatto, e il rischio del nichilismo resterebbe tale e quale. Quale Dio, infatti? Solo a prendere i tre monoteismi, le morali eterne e trascendenti che il Dio unico ha stabilito prevedono un matrimonio divorziabile (Jhavè), un matrimonio indissolubile (Gesù), un matrimonio con quattro mogli (Allah). Se poi allarghiamo all'intera storia del Sacro, troveremo norme che impongono come dovere etico-religioso l'antropofagia, i sacrifici umani, la tortura dei prigionieri, l'infanticidio, l'incesto... Lo aveva notato già il cristianissimo Blaise Pascal (o è anche lui un ateo nichilista?), sottolineando la vanità della pretesa di individuare con la ragione una morale naturale (anche per questo chiedeva di scommettere per la fede).
Il fatto è che Dio o il Sacro parlano sempre e solo attraverso la voce di uomini, i quali hanno proclamato legge eterna e trascendente le norme più diverse e tra loro incompatibili. E la cosa non cambia affatto se al posto di Dio mettiamo una maiuscola Ragione (quella cui fa riferimento Mancuso). Prendendola per esistente, io considero morale (cioè obbediente a tale Ragione) che un individuo condannato a morte dalla malattia e la cui condizione sia ormai di tortura, abbrevi tale tortura, perché disumana. Il cardinal Bag
nasco considera invece che sia morale l'opposto, e che anche quella tortura vada vissuta "à bout de souffle", perché evidentemente umana, anziché disumana. Di più: come meta-etica (procedura per risolvere un conflitto etico) io sostengo che ciascuno abbia diritto a decidere sulla propria vita come preferisce, Bagnasco che la sua preferenza morale vada imposta a tutti.
Scelte di vita e di morte

Mancuso dovrebbe prendere atto che non se ne esce. Se per caso avesse ragione Dostoevskij, "se non c'è Dio tutto è permesso", sarà altrettanto vero il reciproco, che anche "se Dio c'è tutto è permesso", perché ciascuno può farsi interprete di Dio (o della Ragione metafisica, che ne è un surrogato) e attribuire a Lui la propria scelta morale. Con una differenza inquietante. Che se io avanzo come mia scelta morale l'eutanasia, non sarò tentato di imporla agli altri. Ma se spaccio una qualsiasi morale come Volontà/Ragione del Sacro mi verrà inevitabile e conseguente l'imporla a tutti, per il loro stesso bene (la Salvezza).
E tuttavia il rischio del nichilismo, sotto il profilo gnoseologico inaggirabile, sotto il profilo pratico non è affatto un destino (che sarebbe comunque comune, abbiamo visto, all'umanesimo ateo e ad ogni forma di Sacro). Ogni società è costretta a "decidere" un insieme di norme che ne regolino la vita e la riproduzione. Quali norme? Qualsiasi, purché funzionino. Ma sotto questo profilo (che ha dato luogo a infinite varianti di "idiozie, di odio e di morte"), la società democratica è particolarmente avvantaggiata. Ha "deciso" per l'eguale dignità di tutti i suoi cittadini, dunque per il loro eguale potere (almeno politico). Questa "decisione" fa tutt'uno con la democrazia perché fa tutt'uno con l'autonomi
a. Di tutti e di ciascuno. E' semmai la negazione di questo principio democratico in seno alle democrazie "realmente esistenti" che dà luogo alla fenomenologia di iniquità quotidiane richiamate da Mancuso a prova dell'odierno nichilismo. Ma da esse non sarà un qualche "Spirito" a salvarci, solo la democrazia presa sul serio. Se ne saremo capaci.
Paolo Flores d'Arcais
http://www.ilmanifesto.it

mercoledì 19 agosto 2009

Il sindaco Gianfranco Piu: «Una ferita per il nostro territorio»
Mercoledì 19 agosto 2009
I pacifisti chiedono il monitoraggio dei metalli radioattivi presenti nei missili sparati a Quirra.
Vedi le foto L a grotta di Is Angurtidorgius bombardata dai missili e dai proiettili sperimentati nel poligono di Quirra è una ferita nel territorio di Villaputzu. Ne è convinto il sindaco, Gianfranco Piu, intenzionato a effettuare un sopralluogo nella zona carsica e a chiedere spiegazioni. «Nessuno ci ha comunicato ufficialmente il fatto - spiega il primo cittadino di Villaputzu - e quindi dobbiamo approfondire la questione prima di qualsiasi altra iniziativa. E siamo intenzionati anche a sollecitare l'intervento di chi per legge è preposto a salvaguardia delle grotte e delle specie animali rare che hanno scelto Is Angurtidorgius come habitat naturale. Alludo alla Regione, assessorato Difesa dell'Ambiente. Il nostro Comune farà la sua parte per capire quel che è successo e come è possibile rimediare, ma non deve essere lasciato solo dalle altre istituzioni».
I DANNI Gianfranco Piu non ha ancora trovato il tempo per andare a verificare i danni nelle antiche grotte, avvenuti molto probabilmente per la presenza in quella zona di bersagli presi di mira dai missili testati a Quirra. Piu non ha potuto quindi ancora osservare da vicino q
uello che hanno già visto alcuni appassionati speleologi del suo paese e il fisico cagliaritano Massimo Coraddu, consulente esterno del Comitato di cittadini contrario alla presenza del poligono militare nel Sarrabus. «La volta della grotta è parzialmente crollata - spiega lo speleologo di Villaputzu, Francesco Locci - e gli enormi massi caduti hanno ostruito il letto del fiume sotterraneo».
Impossibile per adesso ottenere la versione dei militari. Il comandante del Poligono di Perdasdefogu, il generale Quattrocenci, è in ferie e rientrerà al lavoro a fine mese.
L'ESPOSTO Intanto da più parti si registrano interventi sul caso delle grotte bersagliate dai missili e messe a rischio anche dall'ipotesi che in quella zona sorga tra breve il nuovo aeroporto militare per la sperimentazione dei velivoli senza pilota guidati dai radar.
Gli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico hanno presentato il 2 luglio un ricorso alla Commissione europea: «Chiediamo notizie - spiega Stefano Deliperi - sulla pr
ocedura di incidenza ambientale che avrebbe la pista di atterraggio a ridosso di un ambiente come la grotta, frequentata da animali rari e protetti dall'Unione Europea come tre specie di pipistrelli (il vespertilio maggiore, il miniottero e il rinofolo ferro di cavallo maggiore) e come il tritone sardo. È una procedura stabilita per legge, non ci risulta che sia stata avviata».
In proposito anche i consiglieri regionali Claudia Zuncheddu, Carlo Sechi, Luciano Uras, Massimo Zedda e Radhouan Ben Amara (Rossomori, Comunisti e Sinistra Sarda) hanno presentato un'interrogazione alla Giunta regionale guidata dal Governatore Cappellacci, rimasta ancora senza risposta.
I PACIFISTI E nel frattempo i gruppi pacifisti e le popolazioni dei centri che si affacciano sul Poligono aspettano i risultati del monitoraggio ambientale predisposto dal Ministero della Difesa. Una necessità dopo i numerosi decessi per tumori al sistema e
molinfatico registrati nella zona di Quirra: in tutto circa 65 tra residenti civili, militari in servizio e dipendenti civili della Vitrociset, l'azienda che cura la manutenzione dei velivoli e degli apparati missilistici.
Nell'ultima riunione del Piano di monitoraggio, Mariella Cao del Comitato pacifista “Gettiamo le Basi” ha sollevato il caso dell'utilizzo dei missili Milan e Tow (con amianto e torina, un metallo radioattivo), davanti ai responsabili delle industrie belliche che affittano il poligono per le loro sperimentazioni. Dubbi anche sul nuovo aeroporto e sugli aerei Predator guidati dai radar: «In Europa li ha acquistati solo l'Italia e ne sono già caduti due», chiuse Mariella Cao.
PAOLO CARTA
unionesarda.it

lunedì 17 agosto 2009

Vedi le foto U n piano di caratterizzazione del sito minerario di Santu Miali di Furtei. Termini tecnici che tradotti significano un progetto a regia regionale per la messa in sicurezza delle dighe con residui di metalli pericolosi dell'ex miniera del Medio Campidano. Un impegno ufficiale che la Regione ha preso in una recente delibera dell'esecutivo firmata dal vicepresidente della Giunta Sebastiano Sannitu. Con una precedente delibera, la stessa Giunta regionale aveva reperito 150 mila euro per garantire il presidio delle colline di Santu Miali per tre mesi ed eseguire dei primi lavori di recupero. Adesso l'esecutivo ha incaricato l'assessore regionale all'Industria Andreina Farris di redigere un piano di caratterizzazione che accerti lo stato di inquinamento di quei bacini e predisponga anche interventi urgenti per eliminare situazioni di pericolo.
«Abbiamo accolto con favore il nuovo impegno della Giunta regionale ma avevamo già segnalato che i 150 mila euro è una somma non adeguata per fronteggiare questa emergenza», ha spiegato Emanuele Madeddu, rappresentante dell'Rsu aziendale, «dovevamo essere convocati dalla Giunta i primi di agosto ma l'incontro è saltato e lo richiederemo al rientro dalle ferie. Ci dobbiamo confrontare su un serio progetto di recupero di quelle aree, che preveda anche la riconversione dei lavoratori».
ANTONIO PINTORI
unionesarda

domenica 16 agosto 2009




Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale
Nascoste tra le righe, come da mesi ci ha abituato questo Governo di regime, sono bastate 3 parole per cambiare l’informazione su Internet in Italia.... In pratica non si può procedere a disobbedire alle leggi, ovvero la disobbedienza civile sarà un... reato paragonabile all’istigazione a delinquere. Dobbiamo, nuovamente, reagire! Nell’area discussioni partecipate ed organizziamoci per difendere la rete Internet da questo ulteriore attacco! «Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet 1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o A DISOBBEDIRE ALLE LEGGI, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. 2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma. 3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento. 4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche. 5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.” Visualizza altro

Organizzatore: SIAMOVIVI SARDEGNA-SEMUS BIUS SARDINIA sa defenza sotziali
Joseph Halevi
ilmanifesto.it
Su la Repubblica e su la Stampa di ieri sono apparsi articoli molto scettici nei confronti degli attuali annunci di ripresa economica. È pertanto legittimo chiedersi se si profilano soluzioni e scenari di un'uscita dalla crisi e su quale base sociale possa l'eventuale nuova fase poggiare. Guardando alla storia del capitalismo moderno si nota che non fu il New Deal a sollevare gli Usa dalla depressione bensì l'entrata di Washington nel grande solco della spesa pubblica militare apertosi con la Seconda Guerra Mondiale. Ciò costituì la vera uscita capitalistica dalla Grande Depressione su una base sociale allargata.
Allora il keynesismo militare Usa divenne il pilastro economico della rinascita ed espansione dei capitalismi europei e di quello nipponico, nonché del consenso sociale che raccolsero. Mai profitti, accumulazione reale, salari, occupazione e previdenza sociale, ebbero dinamiche così sostenute e mutualmente assai compatibili come nel quarto di secolo che va dalla fine del secondo conflitto mondiale all'annullamento di Bretton Woods di fatto proclamato dal presidente Richard Nixon il 15 agosto del 1971. Quella data segna l'inizio della fine, assai rapida in verità, delle compatibilità keynesiane (più spesa pubblica, più occupazione, salari più alti, più domanda, più profitti, più investimenti grazie alla maggiore domanda). Non per questo però cessò di esistere il militarismo keynesiano che ricevette infatti una nuovo grande impulso durante la presidenza Reagan. Tuttavia fu proprio negli anni ottanta che le espansioni classicamente militar keynesiane si mostrarono invece ampiamente compatibili con la caduta dei salari dando luogo all'esplosione del fenomeno dei working poor, cioè di lavoratori poveri.
Nel nuovo contesto di deterioramento salariale le spese militari ed affini non potevano più sostenere l'espansione economica Usa, senza la quale né il Giappone avrebbe evitato una grande crisi, né la Cina di Deng Xiaoping sarebbe decollata capitalisticamente.
All'insufficiente keynesismo militare si è quindi abbinato, in maniera crescente dalla seconda metà degli anni ottanta
per diventare dominante nel corso di questo decennio fino allo scoppio della crisi nel 2007, un keynesismo finanziario, l'espressione è di Bellofiore, fondato sull'indebitamento delle famiglie stimolato ed agevolato dalla politica di denaro facile da parte della Federal Reserve. Politica necessaria per colmare i vuoti (baratri) di potere d'acquisto che altrimenti sarebbero sfociati in una Grande Crisi di domanda effettiva. Qui sta l'origine della bolla speculativa esplosa due anni fa. Il crollo del keynesismo finanziario non riapre spazi a quello classico basato sulla spesa militare. Questa è a sua volta in crisi per mancanza di obiettivi e per il pantano iracheno prima ed afghano adesso. I margini del keynesismo idealistico, imperniato su contratti di lavoro collettivi ben definiti, su spese pubbliche sociali e produttive, su aliquote fiscali progressive, sono sempre stati molto limitati ma oggi sono del tutto inesistenti. Per rendere credibile il keynesismo idealistico bisognerebbe rivoluzionare almeno lo Stato. Bisognerebbe cioè sradicare gli interessi economici che attualmente lo dominano e lo plasmano.
James Galbraith, che pure ha fiducia nella possibilità di un capitalismo riformato, ha scritto un bel libro ove mostra quanto lo stato americano sia diventato uno strumento in mano a interessi monopolistico finanziari predatori (vale, eccome, anche per l'Italia). L'idea di un contratto sociale, evidente nella valenza istituzionale keynesiana, è assolutamente aliena a queste forze vieppiù dominatrici. Esse ridefiniscono metodicamente in funzione esclusiva dei loro «profitti» le cosiddette compatibilità economiche come appare anche dal nuovo decollo globale della finanza e dei «mercati» che nulla ha a che vedere con una soluzione sistematica della crisi.

venerdì 14 agosto 2009

Il letto del fiume ostruito dai massi dopo il lancio dei missili sperimentali.
Vedi le foto
de PAOLO CARTA
unionesarda.it
VILLAPUTZU Nella base di Teulada le navi della Marina statunitense hanno bombardato e distrutto un isolotto. Nel poligono di Quirra è stata sacrificata sull'altare della Patria e delle esercitazioni una grotta. Meta di escursionisti e studiosi. Habitat naturale di un animale in via di estinzione, il tritone sardo di montagna.
IL DANNO Gli esperimenti sull'utilizzo delle bombe a guida laser di recente acquistate dal Ministero della Difesa e messe a disposizione di Marina Militare e Aeronautica, sono stati organizzati nel cuore del poligono tra Villaputzu e Perdasdefogu. I bersagli per i proiettili sono stati sistemati a poche decine di metri da un bunker costruito di recente, vicino alle grotte di Is Ingutidroxus. L'onda d'urto ha creato uno smottamento all'interno delle grotte dichiarate patrimonio naturale nell'ambito del progetto nazionale Cofin 2003. L'arco a sesto acuto all'interno del monumento naturale, creato da massi accostati da un lavoro millenario della natura, non esiste più: le rocce sono precipitate al suolo, interrompendo il corso di un fiume sotterraneo.
LA NOTIZIA La scoperta è di un gruppo di speleologi di Villaputzu. «Cinque anni fa - spiega Francesco Pala - abbiamo esplorato per la prima volta Is Ingutidroxus. La zona si trova all'interno del poligono, ma chiunque può accedervi quando non ci sono esercitazioni. Abbiamo accompagnato nella zona diversi appassionati intenzionati a scoprire i segreti della zona carsica di Quirra. Quest'anno abbiamo verificato diversi crolli. Il principale si trova a poche decine di metri dall'ingresso della grotta minore, Is Ingutidroxeddus. Molto probabilmente sono stati causati proprio dalle recenti esercitazioni militari. In quel punto la volta è molto sottile e il terreno sovrastante è proprio quello bersagliato da missili e armamenti sperimentali».
AEROPORTO Altro particolare che deve far riflettere: in quella zona dovrebbe sorgere, secondo i piani di Ministero e Finmeccanica, la pista area sperimentale a disposizione dei velivoli senza pilota, guidati da un sistema radar potentissimo. «Il nastro d'asfalto e la zona di sicurezza - spiega Massimo Coraddu, fisico cagliaritano consulente del Comitato spontaneo di cittadini del Sarrabus contrario alla presenza del poligono - dovrebbero nascere proprio nelle vicinanze delle grotte, mettendone ulteriormente a rischio la sopravvivenza».
NELLA GROTTA Intanto i danni sono già ingenti. Basta fare una passeggiata nell'altopiano di 11 mila ettari espropriati a contadini e allevatori nel 1956 (anche se oggi sono circa 400 i pastori di mucche, capre e maiali autorizzati a far pascolare gli animali tra sagome di carri armati e bombe e missili esplosi). C'è un proiettile inerte imbottito di cemento conficcato nel terreno, attorno i resti del sistema elettronico di guida in frantumi dopo l'impatto con il terreno. Anche nel greto del ruscello, secco da poche settimane, i resti della guerra non tanto simulata combattuta in questo paradiso naturale dalle industrie belliche e da eserciti in arrivo da tutto il mondo. Dopo pochi metri dall'ingresso, a terra, i grossi massi che si sono staccati dal soffitto della grotta.
I MORTI «Il disastro ambientale - commenta Mariella Cao del comitato pacifista “Gettiamo le basi” - è grave ma ancora più drammatico è il dato dei morti per leucemia o tumori del sistema emolinfatico riscontrati tra militari e civili a Quirra e dintorni (64). Morti causati dal poligono e solo di recente ammessi all'indennizzo dallo Stato con una legge che riconosce tutto questo. Eppure il poligono continua a funzionare, sperimentare e uccidere, malgrado le leggi internazionali impongano la chiusura precauzionale nei casi di attività così a rischio»..

il crollo della sommità della grotta carsica de s'ingutidroxa dovuta ai bombardamenti

assemblea a villaputzu sulla grotta de s'ingutidroxa e delle conseguenze ambientali dovute alla costruzione della pista aerea militare nella medesima località.
http://sadefenza.blogspot.com
L'assemblea constava della partecipazione di decine di persone interessate alla loro salute ed alla loro qualità della vita sotto un contino volo di aerei militari sulle città del sarrabus gerrei.. l'assemblea ha deciso di fare un occupazione simbolica iniziale della base definendola passeggiata ecologica, ciò che muove le poersone è l'amore e passione per la propria terra ed il futuro delle generazioni avvenire...


l'assemblea del 22 giugno scorso a villaputzu

lunedì 10 agosto 2009

Il nome di Flavio Carboni riemerge direttamente dagli anni '80. La figura del faccendiere è direttamente legata alla vicenda dell'omicidio del banchiere Roberto Calvi. Carboni fu infatti sospettato di aver intrattenuto rapporti di un certo spessore col banchiere assassinato, del quale dopo la sua morte avrebbe ricettato la borsa e i documenti contenuti, vendendoli ad un alto prelato dello Ior, la banca del Vaticano, monsignor Pavel Hnilica. Per tale ricettazione è stato condannato, mentre il religioso (che intendeva proteggere, dichiarò, il buon nome della Chiesa cattolica e di papa Giovanni Paolo II) è stato assolto per aver agito in stato di necessità. Carboni è stato anche sospettato di rapporti con la mafia, in particolare con il cassiere di Cosa Nostra Pippo Calò. Ma lui ha sempre respinto al mittente ogni accusa. Lust but not least, è stato proprio lui (sardo d'origine) a vendere Villa Certosa a Silvio Berlusconi.


FLAVIO CARBONI
L'INCHIESTA
Traffico di rifiuti nel Lazio, riecco Flavio Carboni
E nelle intercettazioni spunta un politico di nome «Altero»
Andrea Palladino
ilmanifesto.it
C'è un filo invisibile che lega i trafficanti di rifiuti in Italia. È un canale di comunicazione privilegiato, d'oro, che mette in collegamento aziende che hanno bisogno di smaltire a basso costo i veleni con chi ha i contatti giusti per farli sparire. È un club riservato, estremamente silenzioso, ma che in Italia ha un peso sempre più invadente. Ed è parte del motore economico di quella bella fetta del prodotto interno lordo illegale che sfugge alle statistiche.
Un traffico del terribile amianto friabile, partito dall'ex fabbrica Nuova Sacelit di San Filippo del Mela, a 30 km da Messina, e sepolto a pochi chilometri da Roma, in una strada di campagna vicino Pomezia, riesce oggi a svelare una piccolissima parte del mondo sommerso dei monnezzari. Un tassello piccolo ma importante. Protagonisti della storia imprenditori, ingegneri dell'Enea, funzionari pubblici. E il ritorno inaspettato di Flavio Carboni, legato al mondo della P2 attraverso Calvi e protagonista di qualche dozzina di misteri italiani ancora insoluti. Un vero olio che ha fatto girare tanti ingranaggi nella storia d'Italia, dall'informazione, fino al mondo della finanza. E attorno a lui un sottobosco politico, con qualche nome eccellente sussurrato.
L'inchiesta che sta svelando il mondo sotterraneo del monnezza-business è condotta dalla Procura di Velletri, il secondo tribunale del Lazio. Venerdì i carabinieri dei Noe - comandati dal capitano Rajola Pescarini, lo stesso dell'inchiesta sugli inceneritori di Colleferro - hanno arrestato sei
persone e imposto l'obbligo di domicilio ad altre tre. Le indagini durano da due anni, con l'uso di intercettazioni, di analisi di migliaia di file trovati nei computer degli indagati (che sarebbero poco più di cinquanta), di documenti contabili e di carte della camera di commercio. Un vero lavoro di intelligence, che sta cercando di ricostruire la fitta rete di rapporti tra almeno un centinaio di aziende che si occupano di rifiuti con i mediatori, gli stakeholder, i politici, i tecnici.
C'è una figura prevalente nell'indagine. Si tratta di un ingegnere dell'Enea, l'ent
e nazionale che oltre all'energia nucleare tratta materie ambientali delicatissime, quali la gestione dei rifiuti tossici e pericolosi. Si chiama Vittorio Rizzo e da almeno dieci anni si occupa di rifiuti. È l'unico del gruppo a non aver usufruito degli arresti domiciliari, proprio a causa del suo profilo e dei suoi contatti. Seguendo le sue tracce negli atti parlamentari, è citato nella gestione di discariche in Abruzzo, all'epoca del sindaco di L'Aquila Tempesta. È considerato un superesperto, e come tale sedeva nella commissione tecnica scientifica della struttura commissariale per la gestione dei rifiuti della Regione Lazio. Qui dava il suo parere "autorevole" rispetto alle autorizzazioni per l'apertura delle discariche. Per i magistrati della Procura di Velletri avrebbe così aiutato l'azienda che a Pomezia accoglieva l'amianto siciliano, che porta il nome paradossale di Ecologia srl, ad ottenere autorizzazioni non regolari. In cambio avrebbe ricevuto consulenze per migliaia di euro.
I magistrati per definire il calibro del personaggio hanno raccontato nei dettagli la sua rete di rapporti più o meno professionali. Nella sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto almeno 25 contratti con aziende di servizi ambientali: oltre alla Ecologia srl di Pomezia, l'elenco spazia dal gruppo Gaia di Colleferro (anche se oggi dal consorzio spiegano che non hanno più rapporti con lui), fino ai broker che facevano affluire l'amianto nella discarica vicino a Roma.
Sono i suoi contatti telefonici, però, a raccontare con maggiori dettagli il mondo degli intermediari d'affari legati ai rifiuti. Alla fine del 2007 i carabinieri scoprono che Rizzo aveva frequenti rapporti con Flavio Carboni. Chiedono ed ottengono di intercettare l'utenza telefonica del potente uomo d'affari sardo. Carboni si sta occupando da anni della gestione di un altro sito altamente inquinato, a Calancoi, in provincia di Sassari, la sua città natale. Emerge dalle conversazioni intercettate l'esistenza di quella che i magistrati definiscono una sorta di Enea parallela, una struttura cioè pronta ad appoggiare i progetti degli imprenditori amici. Nel febbraio del 2008, ad esempio, è lo stesso Flavio Carboni che detta il contenuto di una lettera che Rizzo avrebbe poi firmato su carta intestata dell'Enea. Ma si occupano anche di altri affari. Sono interessati - non si sa a che titolo - anche a "Sviluppo Italia" ed è Flavio Carboni che quando Rizzo gli chiedeva notizie rispondeva, «sono pronti... e non hai idea del potere che abbiamo». Nessuno lo mette in dubbio.
I contatti possono arrivare molto in alto se serve. Nel febbraio del 2008 Rizzo dice a Carboni di aver parlato con tale Altero, «il quale ritornerà al suo posto». Parlano poi di una persona che Carboni conosce e che andrà a fare il capo di gabinetto. Era epoca di elezioni ed in tanti facevano previsioni, scommettendo sui cavalli giusti.
L'indagine su questa parte più delicata è ovviamente tenuta nel massimo riserbo dai magistrati. Gli arresti di venerdì hanno per ora chiuso una delle tante partite, forse quella più pericolosa dal punto di vista ambientale. La fabbrica della ex Nuova Sacelit ha già provocato decine di morti tra gli operai che vi lavoravano, uccisi dalle fibre dell'amianto. La discarica di Pomezia, dove sono finite migliaia di tonnellate della fibra killer, è stata data alle fiamme pochi giorni prima degli arresti e un anno dopo il sequestro cautelativo. «Non hai idea della potenza che abbiamo», spiegava Carboni, per far capire il peso del suo nome.


sabato 1 agosto 2009

di Giuseppe Onufrio
(direttore Greenpeace Italia)


Il nuovo colpo di genio di Gasparri e compagni, attaccare preventivamente le tecnologie solari a concentrazione, conferma che per far spazio al nucleare si attaccano le fonti rinnovabili. Questa non è solo una specialità italiana: anche nel Regno Unito i francesi dell’Edf, ora presenti nel mercato inglese dopo aver rilevato British Energy, hanno già dichiarato che gli obiettivi per le rinnovabili (e in particolare per l’eolico) sono troppo elevati.

L’elettricità, infatti, non è una merce che si può mettere in scatola e non c’è spazio per tutti. Gli obiettivi europei per le rinnovabili - che sono vincolanti - prevedono, per il settore elettrico in Italia, una produzione aggiuntiva di 5054 miliardi di kWh al 2020. Assumendo anche gli obiettivi di efficienza energetica, che sono solo in parte vincolanti, al 2020 dovremmo avere effettuato interventi per 80 miliardi di kWh e oltre.

Per un rapido confronto, semmai i 4 reattori nucleari francesi Epr del memorandum siglato in febbraio si facessero, produrrebbero circa 42-45 miliardi di kWh l’anno. Ora, se guardiamo agli investimenti in corso sulle infrastrutture del gas naturale già previste (ampliamento dei gasdotti, rigassificatori) la capacità di importazione dell’Italia al 2020 sarà di 180 miliardi di metri cubi l’anno. Questa quantità è circa il doppio del consumo attuale e anche di quello che dovremmo consumare raggiungendo gli obiettivi europei.

Dunque l’opzione nucleare si deve scontrare con due fatti: gli obiettivi vincolanti delle rinnovabili e gli investimenti sul gas naturale. Governo e di Confindustria ripetono ossessivamente il mantra che il nucleare farà abbassare la bolletta e le rinnovabili costano troppo. Di recente in Ontario, la gara per sostituire due vecchi reattori nucleari - vero obiettivo dell’industria nucleare, sopravvivere, altro che rinascimento - si è chiusa con un esito imprevisto: il blocco della gara per eccesso di costo.

Per la sostituzione dei due reattori, il governo dell’Ontario prevedeva un costo di quasi 7 miliardi di dollari. L’Aecl canadese ha presentato una proposta per 26 miliardi e i francesi di Areva di 23,6 miliardi di dollari. Tenendo conto che le due unità di reattori Candu proposte dai canadesi hanno una potenza di 1.200 MW, mentre gli Epr francesi sono da 1.600 MW, le due proposte hanno costi diversi e quella canadese per unità di potenza costa il 46 per cento in più di quella francese.

Quest’ultima però non era ritenuta comunque valida in quanto Areva Np non aveva firmato la clausola di assumersi tutti i rischi della costruzione, scottata forse dalla pessima esperienza nel cantiere finlandese di Olkiluoto che accumula ritardi e costi. Dunque il 46 per cento in più dell’offerta contiene forse il valore del rischio, nonostante i costi dichiarati siano già elevatissimi.

L’ad di Enel Fulvio Conti, vero “sacerdote del nucleare”, inaugurando il cantiere di Mochovce in Slovacchia dove Enel completerà due unità di progettazione sovietica anni 70 per 880 MW totali alla modica cifra (preventiva) di 2,8 miliardi di euro, ha ribadito che gli Epr da fare in Italia costeranno 4,5 miliardi l’uno. Strano. A parte il fatto che nel 2008 la cifra presentata dallo stesso Conti era di 3,2-3,5 miliardi a Epr (esiste un inflazione nucleare?), traducendo in euro la proposta di Areva Np alla gara in Ontario (una gara per un appalto, non una conferenza stampa) il costo è di oltre 7 miliardi di euro (ma con i rischi di ritardo esclusi).

Ha ragione Conti o è più veritiera la proposta presentata dai francesi alle autorità dell’Ontario? E l’ad di Enel può sempre dire impunemente qualunque cifra gli pare? Questo è lo stato della situazione, alla vigilia del lancio della propaganda di governo che dopo l’estate cercherà di convincere gli italiani che il nucleare è economico, sicuro e pulito. Lo scorso marzo il Doe statunitense nel fare le sue previsioni annuali, quotava il kWh da nuovi impianti nucleari a oltre 10 centesimi di dollaro Usa, assumendo però un costo di circa 3.300 dollari al kW.

Se prendessimo per buona la cifra presentata dai francesi in Ontario, il costo del kWh salirebbe a oltre 16 centesimi di dollaro, il doppio di quanto il Doe valuta i costi per l’eolico. Ma escludendo i rischi di ritardo, altrimenti con la proposta canadese il costo va a 24 centesimi circa. Il solare termodinamico al 2020 dovrebbe poter costare 10-14 centesimi al kWh. A quando un dibattito democratico su questi temi?

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