domenica 28 marzo 2010


AUTORE: Tariq SHADID طارق شديد
Tradotto da Daniela Filippin


Sebbene in questa nostra era moderna le persone siano state incoraggiate a credere che coltivare idee, metodi e ideologie “giuste” sia il motore trainante delle rivoluzioni, la storia c’insegna che in genere i cambiamenti radicali avvengono quando il popolo si schiera con uno specifico leader, più che dietro a un’ideologia. Mentre la società palestinese continua a rimanere divisa da fazioni in conflitto e le persone si percepiscono le une nemiche delle altre, basandosi su differenze di opinione o per convinzione, ciò di cui veramente si sente la mancanza non è una nuova filosofia, ma semplicemente una guida realmente carismatica.
Magari idealizziamo l’intelletto umano e l’illuminismo, ma all’atto pratico la “biologia sociale umana” generalmente si dimostra più influente dell’ideologia. La maggior parte delle persone oggi immagina che la propria forza risieda nel successo di uno specifico e utopico modello di società, oppure reputano che le idee di un personaggio di spicco siano più importanti delle sue caratteristiche personali, mentre i comportamenti umani spesso puntano a qualcosa di opposto. Essendo animali da branco, i cambiamenti avvengono solitamente quando la maggioranza si aggrega dietro a un capo percepito come carismatico, forte, compassionevole e coraggioso.

Nelle società democratiche, i politici sembrano essere molto coscienti di questo fenomeno del comportamento umano, soprattutto sotto campagna elettorale. Un ottimo esempio di ciò fu la vittoria di Barack Obama durante le elezioni americane del 2008. Possiamo tutti vedere molto chiaramente che le politiche della nuova administration, con le sue promesse di cambiamento, a malapena mostrano qualche significativa differenza, se paragonate alla pesantemente criticata presidenza di Bush. Agli osservatori più acuti questa non è stata una grande sorpresa, visto che rimane piuttosto facile leggere fra le righe di queste campagne elettorali cosiddette “epocali”. Eppure, la gente non solo negli USA, ma ovunque nel mondo si è trovata sotto l’incantesimo del fascino personale, dell’eloquenza e del forte carisma di Obama, consolidando la sua famosa vittoria elettorale, indipendentemente da alcuni semplici dati di fatto.
Molti sembrano pensare che fu la famosa e ammirevole filosofia di non-violenza (satyagraha) di Gandhi che veicolò il suo potere, permettendogli di radunare attorno a se la stragrande maggioranza della popolazione indiana, facendogli riempire ogni piazza. Si dimentica che l’avvento dell’indipendenza in India fu immediatamente seguito dalla guerra, dagli scontri e dalla violenza che ancora oggi non hanno trovato soluzioni. Mentre si potrebbe facilmente sostenere che l’India, il Pakistan e il Bangladesh debbano la loro indipendenza dal colonialismo britannico alla persona di Gandhi, è difficile affermare che fu l’ideologia a raggiungere questa vittoria. Se davvero così fosse stato, allora la satyagraha sarebbe sopravvissuta alla sua carismatica guida, e si sarebbe stabilita come la principale filosofia della zona. Invece osserviamo che l’India e il Pakistan sono stati in guerra ben tre volte da quanto ottennero l’indipendenza, e oggi possono entrambi vantare potenzialità distruttive nucleari, e non la satyagraha come fonti di potere.

Non vi è dubbio che la non-violenza di Gandhi fu una strategia estremamente efficace per la liberazione, ma al tempo stesso il suo successo dipese interamente dalla leadership. Non c’è quindi da stupirsi che questa impresa di successo non fu poi riproducibile sotto la guida di altre figure di spicco e attivisti nel mondo.

Con l’assassinio di Malcolm X, che fu capace di ispirare milioni di persone ad agire contro avversità insormontabili, il suo movimento effettivamente si arenò prima che si potesse consolidare una vittoria. La sua eredità ora gli sopravvive sotto forma di una forte ispirazione, più che come esempio di liberazione. La lotta libica per l’indipendenza sotto Omar El Mukhtar, capace di smuovere la popolazione contro il colonialismo e l’oppressione, fu effettivamente stroncata dalla rimozione della sua guida ispirata nel momento in cui venne condotto al patibolo.

Ogni significativa mobilitazione della storia atta a portare un cambiamento per una popolazione ha avuto luogo sotto la guida di una persona carismatica. E’ difficilissimo trovare esempi nella storia di rivolte e rivoluzioni di successo che non furono ispirate da una guida considerata un eroe dalla maggioranza della sua gente. Alla gente serve un capobranco, non un’ideologia.

Persino le qualità che definiscono queste storiche “figure del cambiamento” sono quasi deludenti per quanto si rivelano essere semplici. Il leader deve essere munito di grande intelligenza, visione strategica elevata e una capacità di comunicazione che gli permetta di esprimere le proprie preoccupazioni per la gente in un modo che possa conquistarli. Deve possedere le capacità retoriche che possano piacere a persone di differenti livelli culturali e di estrazioni sociali diverse. L’aspirante guida dovrà anche possedere caratteristiche personali che permettano alla maggior parte delle persone di identificarsi con lui, anziché sembrar loro estraneo o sovrapposto alle masse. Il suo messaggio dovrà essere semplice, convincente e contenere una promessa di cambiamento. Una volta che questa persona si sarà conquistata l’amore della maggior parte delle persone, l’ammaliante comportamento di branco della razza umana renderà facile al leader il compito di farsi seguire, che si stia parlando di elezioni nazionali, rivoluzioni, o di una gara di popolarità nel liceo del vostro quartiere.

Quando osserviamo altri animali di branco, constatiamo che hanno sempre qualche esemplare alla guida degli altri. Nelle savane africane, si può osservare come gli animali migrino in formazioni splendidamente coordinate, senza confusione riguardo alla direzione che il branco deve prendere. Tali formazioni possono spesso essere ammirate in panoramiche aeree nei documentari naturali. Nei cieli d’Europa, in autunno si possono osservare le impeccabili figure disegnate nel cielo da immense nuvole di migliaia di storni, che paiono quasi surreali nei propri movimenti coordinati, mentre ondeggiano con eleganza fra le cime degli alberi. Visto che non pare esservi alcuna differenza di opinione su chi debbano seguire, questi storni non entrano mai in collisione fra di loro. Tutto ciò richiede un livello inimmaginabile di coordinazione, ottenuto grazie alla completa accettazione degli ordini del leader.

All’interno della situazione palestinese vi è un po’ di confusione su quali principi abbiano la capacità di unire la maggior parte delle persone. La nostra causa, la liberazione dall’oppressione, è il nostro interesse comune. Questo dovrebbe bastare come ideologia ed è un comune denominatore per tutte le fazioni palestinesi esistenti. Ciò nonostante, il popolare movimento contro l’occupazione e persecuzione sionista è caoticamente frammentato in numerose frange. Vi è un’abbondanza di opinioni e ideologie, che si concentrano sugli obiettivi e sulle soluzioni finali, ma che spesso portano le persone a essere fanaticamente opposte le une contro le altre. Ciò che manca alla Palestina non è una soluzione per uno “stato unico” o una soluzione per “due stati” e nemmeno movimenti progressisti o conservatori, ma semplicemente un leader che possa guadagnarsi la fiducia della maggioranza delle persone. Venendo da una guida così amata, la gente sarebbe più pronta ad accogliere e accettare la soluzione che lui proporrebbe, a condizione che egli prometta di guidare la loro lotta per la liberazione con totale dedizione.

Mentre una percentuale significativa della popolazione è stata portata a credere che le negoziazioni siano la giusta via per sciogliere questa ardua situazione, è una questione di semplice realismo arrivare alla conclusione che questo non avverrà mai. Di nuovo, la storia ci insegna. Nessuna immensa superpotenza militare o economica è mai andata contro i propri stessi interessi semplicemente perché i suoi avversari erano degli abili oratori. E’ dunque piuttosto semplicistico immaginare che l’asse USA-Israele-Europa di colonialismo razzista possa deviare dalla sua rotta di totale dominazione dell’area, basandosi sulle capacità comunicative di qualche palestinese intelligente ed eloquente. In effetti, finché saranno coscienti che i rappresentanti con cui stanno negoziando non sono sostenuti dalla maggioranza della popolazione, non possono nemmeno essere biasimati per il fatto di non prendere molto sul serio il proprio co-negoziatore nei processi di pace.

In realtà, se fossero certi che un leader avesse un così immenso seguito popolare, sarebbe probabile che inizierebbero una campagna di diffamazione contro di lui. Sosterrebbero che è un partner per la pace “impossibile”, basandosi su qualsiasi argomentazione considererebbero utile per dimostrare la propria tesi presso le masse in Occidente. Alla fine, mirerebbero a eliminarlo fisicamente, come hanno già fatto con molti leader palestinesi promettenti, da qualsiasi fazione provenissero.

Si può star certi che la popolazione è in uno stato di confusione quando una parte significativa di essa, nonostante il vivere in severe condizioni di oppressione, ripone le proprie speranze in un leader moderato. Nessun popolo oppresso della storia ha mai guadagnato la propria libertà scegliendo un leader moderato a rappresentarli; persino Gandhi era un radicale, nonostante il suo metodo così unico fosse quello della non-violenza. I cambiamenti arrivano quando un leader è diffusamente odiato e oltraggiato dal proprio avversario, e nella stessa misura amato da una maggioranza schiacciante della propria gente. Quindi, stringersi attorno a un leader considerato accettabile dalla propria controparte, è per sua definizione una cruciale perdita di tempo e sforzo. Non ha scelta se non di barcamenarsi fra il servire gli obiettivi del proprio colonizzatore e tenere appagata la propria gente, visto che queste manovre sono la sua unica garanzia per mantenere la sua poco desiderabile posizione intatta al tavolo delle negoziazioni. Poco desiderabile, non tanto per le ambizioni personali del leader, ma per la causa palestinese. Queste negoziazioni con la pistola puntata creano semplicemente un’illusione di progresso, mentre consolidano il dominio del colonizzatore sionista, giorno dopo giorno, anche quando le negoziazioni sono a una fase di stallo, come è spesso avvenuto.

In Palestina, una guida con il carisma necessario è assente dalla scena politica. Abbiamo una certa varietà di candidati; alcuni sono più interessati a guadagnarsi il consenso dei politici e delle masse occidentali che della propria gente, accrescendo nel mentre le proprie posizioni di potere dallo status e dal sostegno popolare delle proprie organizzazioni. Ad altri interessa così poco dello stato delle proprie relazioni pubbliche nei confronti della comunità mondiale che perdono anche la fiducia della propria gente, nei termini di essere rappresentativi verso il mondo esterno. Nessuno di loro è particolarmente temuto o oltraggiato nella società israeliana in riferimento ai propri meriti personali, non alla maniera in cui lo furono Ahmad Yasin e Yasser Arafat. Nessuno di loro è neanche particolarmente amato da una maggioranza di palestinesi.

Dunque, queste dolorose e tragiche decadi non sono state realmente spese ad attendere una “soluzione”. La Palestina attende la sua guida, che dovrà essere radicale, sincera, coraggiosa, carismatica, e che non solo parli chiaro in termini di liberazione della Palestina, ma dimostri e mostri la sua piena dedizione per ottenerla. Una volta che questa guida sarà emersa, solo una minoranza di persone daranno ancora grande importanza al servire gli obiettivi della loro leadership, partito o alla loro stessa frazione ideologica . Una volta che questo capo sarà emerso sulla scena per unire il popolo, nemmeno Barack Obama, Binjamin Netanyahu o l’intera leadership della comunità europea unita potranno fermare i palestinesi che reclameranno la loro libertà e la tramuteranno in realtà.

Siete delusi da questa mia visione? Vi sentite come se avessi distrutto qualsiasi speranza per il futuro, perché tale guida non esiste? Allora forse mi avete frainteso. Il punto che sto cercando di portare avanti contiene un messaggio di speranza, nonostante tutto il cinismo. Dobbiamo solo smettere di farci ammaliare da chi sventola in aria dollari o euro, o si vanta dei propri contatti occidentali, perché alla fine queste persone rappresentano null’altro che un vicolo cieco per la causa palestinese.

Dobbiamo iniziare a renderci conto che la Palestina è piena di eroi carismatici e disinteressati, sebbene raramente si trovino al centro della scena, e che raramente sono riveriti da chi li circonda, a meno che abbiano ottenuto lo stato di martiri – il che purtroppo significa che non sono più fra noi. Tuttavia, se dimostriamo di poter modificare la nostra pratica culturale di celebrare gli eroi solo dopo che sono morti, e iniziamo ad abbracciare e sostenere i palestinesi dedicati e affidabili, ma senza potere che attualmente sono vivi e vegeti in ogni villaggi e cittadina, avremo iniziato a preparare il terreno per tutto ciò.

Originale da: Palestine Think Tank-Palestine is full of heroes
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