giovedì 1 aprile 2010

PALESTINA - Ucciso un bambino durante le commemorazioni

Michele Giorgio
ilmanifesto.it
GERUSALEMME
Dalla Galilea al Neghev, da Gaza alla Cisgiordania. Decine di migliaia di palestinesi ieri hanno partecipato a raduni e manifestazioni per il «Giorno della Terra», in ricordo dei sei palestinesi (con cittadinanza israeliana) uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia che fece fuoco contro i cortei di protesta per le confische di terre arabe in Galilea.
La mobilitazione palestine
se di ieri - parte anche delle iniziative internazionali, molte delle quali a Roma e nel resto d'Italia, per la campagna Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) di boicottaggio totale di Israele - si è bagnata a Gaza del sangue di Mohammed al Faramawi, un ragazzo di 15 anni ucciso dall'esercito israeliano perché si era avvicinato alla linea di confine nel tentativo (forse) di entrare nello stato ebraico e per protestare contro la «zona-cuscinetto» creata dalle forze armate israeliane all'interno di Gaza alla fine della devastante offensiva militare «Piombo fuso» (1.400 palestinesi uccisi) nel gennaio 2009.
In questa fascia di territorio (circa il 20% di Gaza), larga oltre 300 metri e che corre lungo il confine con Israele, i palestinesi non possono entrare e chi osa sfidare il di
vieto rischia la vita. I soldati, con l'aiuto delle tecnologie di osservazione più sofisticate, sparano a vista non solo sui combattenti delle fazioni armate palestinesi che lanciano azioni di guerriglia e nascondono mine nel terreno - la scorsa settimana nel più cruento degli scontri a fuoco avvenuto da un anno a questa parte sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due militari israeliani - ma anche sui contadini che intendono raggiungere i terreni nella zona «proibita» e i civili disarmati che provano ad infiltrarsi nello stato ebraico in cerca di lavoro. Ieri almeno una ventina di palestinesi sono rimasti feriti a Khan Yunis, Khouza, al Maghazi, Beit Hanun, Beit Lahiya e Rafah - tra questi, in modo grave, anche un bambino di 9 anni - nelle sei manifestazioni per il Giorno della Terra organizzate dal neonato «Comitato popolare contro la fascia di sicurezza» ( Cpcfs, composto da forze della sinistra palestinese). «Dobbiamo mobilitate la popolazione su obiettivi concreti, come il recupero di quel 20% di territorio di Gaza che Israele ha trasformato in terra di nessuno. Quelle terre sono le più fertili e possono sfamare tante famiglie», ha spiegato Mahmoud al Zaeq, un fondatori di Cpcfs, convinto che Gaza debba prendere esempio dalle lotte popolari in Cisgiordania.
Il principale raduno per il Giorno della Terra, come vuole la tradizione, si è svolto in Galilea, a Sakhnin, dove erano presen
ti assieme a migliaia di persone che sventolavano bandiere palestinesi e scandivano slogan contro il governo Netanyahu, anche alcuni parlamentari arabo israeliani. Tra questi, Mohammed Barakeh, presidente di Hadash (comunisti), che ha protestato contro «uno stato che ci ha preso le nostre terre e ora vuole ritirarci le carte d'indentità». Il suo collega, Ahmed Tibi, ha espresso forte preoccupazione per «un clima generale nei confronti della minoranza araba, uguale se non peggiore di quello del 30 marzo 1976». In serata si è svolta la manifestazione nel Neghev, a sostegno dei diritti dei beduini. In Cisgiordania le marce di protesta sono sfociate in scontri con i soldati a Budrus, uno dei villaggi palestinesi che assieme a quelli di Bilin e Naalin si battono contro il muro israeliano. Momenti di tensione si sono vissuti anche a Qarawat Bani Hassan, nel distretto di Salfit, dove alcune centinaia di dimostranti palestinesi, israeliani e stranieri, in buona parte attivisti della campagna Bds, hanno protestato contro la confisca delle terre di questo villaggio circondato da colonie israeliane e situato in area «C» (il 60% della Cisgiordania sotto il pieno controllo di Israele). Presente anche il premier dell'Anp Salam Fayyad, che ha indossato per l'occasione una maglietta da attivista, che rivolgendosi agli abitanti ha ribadito l'intenzione di costruire entro il 2011 le fondamenta di quello stato palestinese indipendente entro che, invece, un numero crescente di esperti ed analisti ritengono ormai irrealizzabile di fronte ai progetti attuati da Israele sul terreno.


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