martedì 21 dicembre 2010


Marinella Correggia
il manifesto

Cancún Messe (photo: Friends of the Earth)



I governi continuano a sottostimare l'entità dei tagli alle emissioni di gas serra necessarie a rendere meno probabile la catastrofe climatica. Questo sostiene un rapporto della rete internazionale Friends of the Earth International (Foei, 5.000 gruppi sparsi per il mondo) a pochi giorni dalla conclusione della conferenza sul clima a Cancun.

Finora i calcoli governativi sembrano una roulette russa: quando affermano di voler mantenere l'aumento della temperatura al di sotto di 2 gradi, accettano un 50% di probabilità che il pianeta non precipiti in un disastro climatico con fame, sete, siccità, alluvioni, migrazioni epocali, morte della biodioversità. Per questo è una soglia discussa: secondo molti scienziati (e secondo il governo della Bolivia) non bisogna superare uno, massimo o 1,5 gradi.

Questo fifty/fifty è giocare sulla pelle del pianeta, dice Foei. Una chance ragionevole sarebbe un 70% di probabilità, non un 50%. A questo scopo, sostiene la ricerca (rivista dal direttore del famoso Tyndall Centre for Climate Change Research), le emissioni planetarie dovrebbero scendere almeno del 16% (rispetto a quelle del 1990) entro il 2030. Sembra poco. Ma non lo è se lo ponderiamo, come fa Foei, sulla base della giustizia climatica.

Infatti se l'ammontare totale delle emissioni che il mondo si può permettere (il «rimanente budget di carbonio») fosse - come è giusto - diviso equamente sulla base della popolazione, da qui al 2050, allora entro il 2030 (sempre rispetto al 1990) gli Usa dovrebbero ridurre le loro emissioni del 95%, l'Ue dell'83%, la Gran Bretagna dell'80%! A calcolare poi le emissioni storiche cumulate dagli Usa e dell'Ue, questi paesi hanno già usato oltre metà della loro quota nel bilancio carbonico globale.

Quanto alla Cina, dovrebbe arrivare al picco delle emissioni entro il 2013 e poi ridurle del 5% all'anno. Foei ripete che se 15 anni fa il mondo avesse ridotto le emissioni anche solo dell'1,.5%, le chance di rimanere al di qua dei due gradi di aumento sarebbero buone. Adesso invece occorre uno sforzo ben superiore alle promesse di Cancun.

Anche la rete International Rivers Network (Irn) critica l'accordo raggiunto in Messico. Fa notare che sulla base degli impegni volontari attualmente assunti dai singoli paesi, secondo una analisi fatta mesi fa del Programma Onu per l'ambiente, la temperatura mondiale aumenterebbe di orribili 4 gradi.

Doris Leuthard told delegates in Cancun that not acting on climate  change has economic consequences and leads to destabilistation


L'Irn sostiene poi che gli impegni si indeboliscono ulteriormente con l'uso delle compensazioni (offsets), meccanismi di mercato a cui si prevede un ricorso sempre maggiore: sia sotto la forma del Clean Development Mechanism (meccanismo per lo sviluppo pulito), in cui saranno conteggiati anche i progetti di «Cattura e stoccaggio del carbonio», una geoingegneria climatica assai controversa.

Sia anche la riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado delle foreste (Redd), che si configura sempre più come un meccanismo di mercato: se anche questo sarà un modo per generare crediti di carbonio, sempre più difficile saranno il monitoraggio e il rispetto dei popoli abitanti delle foreste.

L'unico sviluppo positivo della conferenza messicana, secondo Irn, è che si considerano anche meccanismi non di mercato, come gli incentivi, o la regolazione del gas Hfc-23, sottoprodotto della produzione di gas per la refrigerazione, con un meccanismo simile a quello stabilito dal Protocollo di Montreal per l'abolizione dei gas ammazza-ozono. Ma è troppo poco per salvare il clima.



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