lunedì 29 marzo 2010

Max Cordeddu
portavoce COMITATO PRO SARDINIA RADIO TELESCOPE - SAN BASILIO (CA)

COMITATO PRO SARDINIA  RADIO TELESCOPE - SAN BASILIO (CA)
Chi volesse aderire al comitato PRO SARDINIA RADIO TELESCOPE può collegarsi al blog www.signorinobuonasera.it e inserire nell'apposito Form i propri dati (verranno usati solo per gli scopi e i fini di pubblicità delle attività inerenti al Comita
Il comitato nasce con l’intento di sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica per evitare che rimanga inutilizzato il Sardinian Radio Telescope. La mancanza di fondi per la gestione dell'osservatorio astronomico, costituisce un danno alla scienza, alla ricerca e in particolare della già stremata economia di San Basilio.


COMITATO PRO SARDINIA RADIO TELESCOPE - SAN BASILIO (CA)


Gentile Presidente Cappellacci,
sono il portavoce di un Comitato spontaneo di circa 3000 cittadini, denominato Pro Sardinia Radio Telescope. Le criticita' di questo progetto sono molte, come Lei ben sapra', ivi compreso la reperibilita’dei fondi necessari al suo funzionamento, come denunciato in un'intervista televisiva dal Direttore del progetto SRT Prof. D'Amico, lo scorso 24 marzo.

Il Comitato, oltre a raccogliere i cittadini della zona interessata dal SRT, ha come membri illustri scienziati, giornalisti, sindaci e parlamentari che si battono per reperire i fondi utili al funzionamento del SRT, il quale oltre ad essere un gioiello tecnologico utile alla scienza, rappresenta un' opportunita' di lavoro per molti cittadini disoccupati del territorio, una sorta di riscatto per una zona martoriata da decenni, da questa piaga che lede la dig nita' dell'uomo.

Il Sottosegretario Pizza, rispondendo a un'interrogazione parlamentare di un nostro componente, l'On. Mauro Pili, ha ribadito la copertura finanziaria per il funzionamento del SRT. Al Comitato e' sorta dunque una domanda: a chi bisogna credere al Prof. D'Amico o al Sottosegretario Pizza?

Il Comitato di cui sono il portavoce, non rappresenta e non vuole rappresentare nessun partito o movimento politico di qualsiasi schieramento, ma e' nato con il semplice scopo di esercitare il proprio diritto, sancito dalla Costituzione Italiana, di partecipare alla vita

democratica del nostro Paese, contribuendo al suo sviluppo.

Per questo motivo, si e' pensato come Comitato ad una soluzione alternativa al totale finanziamento pubblico del SRT, ovvero la costruzione di un Campus Universitario Eco-sostenibile. Il progetto, oltre a sopperire alla mancanza di strutture per accogliere le migliaia di turisti attirati dal Sardinia Radio telescope, creerebbe un indotto tale da creare nuovi posti di lavoro e allo stesso tempo auto-finanziare lo stesso SRT.


Come?
Un Campus universitario eco-sostenibile dotato di numerose strutture come: la sicurezza, mense e bar per ricercatori, studenti e personale amministrativo, addetti alla pulizia e alla manutenzione, infermeria, negozi alimentari ed altri servizi. Si creerebbe dunque un turismo stanziale e non di passaggio, ques'ultimo infatti non apporterebbe alcun beneficio al territorio.

All'interno del Campus, inoltre, per finanziare il SRT si venderebbero in appositi store; modellini del radiotelescopio, magliette con logo dello stesso, portachiavi, tazze, cartoline etc....in poche parole un vero e proprio business!

Proviamo a immaginare che solo le scuole sarde (elementari, medie e superiori ) visitino in gita d'istruzione il complesso del SRT! Sono gia' svariate migliaia di persone! In quali strutture accoglierle e specialmente quali benefici a livello educativo, possono ottenere gli studenti da una visita di un solo giorno al SRT? Per rispondere alla prima domanda, non esiste alcuna struttura ricettiva nella zona, sufficientemente grande e idonea per accogliere la massa di turisti che potenzialmente potrebbero visitare il Radiotelescopio. Un turismo di passaggio o di un solo giorno, come ribadito in precedenza, non apporta alcun beneficio, ne alla cultura di chi lo visita e tantomeno all'economia del territorio. Occorre invece, a mio avviso, predisporre delle strutture idonee non impattanti con il territorio e creare un turismo stanziale. La struttura del Campus, ospiterebbe nel periodo estivo turisti e gruppi scientifici con appositi campi scuola dedicati all'astronomia e all'astrofilia, attirando gli amanti delle stelle a livello internazionale, offrendoli anche l'ottima e genuina gastronomia sarda con i magnifici paesaggi che la zona regala, istituendo un tour guidato del Sarrabus-Gerrei, che occuperebbe il tempo delle persone durante le ore diurne, non utili all’osservazione degli astri.

Esiste, infatti, un turismo specifico e di settore per gli amanti delle stelle, il quele fattura svariati miliardi all'anno. Allora perche' non attirarli nel Gerrei con una campagna promozionale mirata? Riuscendo cosi’ a far diventare il territorio una sorta di nuovo itinerario per gli astrofili di tutto il mondo?

Per fare tutto questo, pero’, occorre la volonta politica; credere e investire nel progetto, coinvolgendo anche i soggetti privati, come le banche e le fondazioni private.

Una cooperazione tra pubblico e privato non e’ impossibile. Vi sono numerosi esempi in Europa, come Manchester, citta’ in cui vivo attualmente, dove l’osservatorio astronomic o “Jodrell Bank” e’ di proprieta’ di una fondazione bancaria, ma gestito interamente dalla University of Manchester.


Il Comitato Pro-Sardinia Radio Telescope, di cui mi onoro di rappresentare, Le chiede dunque un incontro per analizzare nei dettagli il piano per il co-finanziamento da parte della Regione Autonoma della Sardegna del progetto denominato “Campus Universitario Eco-sostenibile”

Nell’attesa di una Sua gradita risposta, colgo l’occasione per inviarLe i miei piu’ cordiali e distinti saluti.

Max Cordeddu
Portavoce
Comitato Pro-Sardinia Radio Telescope

max_cordeddu_margherita_hack_maria_stella_gelminiIl

ministro Gelmini, dopo le proteste del Comitato Pro Sardinia Radio Telescope e l’appello dell’ astrofisica Margherita Hack, ha finalmente capito che il radiotelescopio non e’ uno strumento utile agli astrologi per le loro sibilline previsioni, ma bensi’ verra’ utilizzato da eminenti scienziati e ricercatori per studiare l’origine dell’universo. Il sottosegretario Pizza, infatti, rispondendo ad un’interrogazione di un deputato sardo, ha ribadito la copertura finanziaria dei fondi utili al funzionamento del Sardinia Radio Telescope.

Il merito di questa vittoria va’ ai numerosi cittadini che hanno aderito al Comitato Pro SRT, ma anche alla Prof.ssa Hack e al suo appello per reperire i fondi utili al funzionamento del SRT. Il suo S.O.S., infatti, ha avuto un forte eco nei media di mezza Europa, riuscendo a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche il mondo politico e le istituzioni al problema del SRT.

Ecco cosa mi ha dichiarato la Prof.ssa Hack: “Meno male che si sono avuti i fondi per il Sardinia Radio Telescope, perchè un’impresa così importante nell’ambito internazionale possa andare avanti. Ci si augura che questo Governo cominci a rendersi conto dell’enorme importanza che ha la ricerca scientifica nello sviluppo di un Paese.”



un'intervista della Dr margherita Hack

domenica 28 marzo 2010


AUTORE: Tariq SHADID طارق شديد
Tradotto da Daniela Filippin


Sebbene in questa nostra era moderna le persone siano state incoraggiate a credere che coltivare idee, metodi e ideologie “giuste” sia il motore trainante delle rivoluzioni, la storia c’insegna che in genere i cambiamenti radicali avvengono quando il popolo si schiera con uno specifico leader, più che dietro a un’ideologia. Mentre la società palestinese continua a rimanere divisa da fazioni in conflitto e le persone si percepiscono le une nemiche delle altre, basandosi su differenze di opinione o per convinzione, ciò di cui veramente si sente la mancanza non è una nuova filosofia, ma semplicemente una guida realmente carismatica.
Magari idealizziamo l’intelletto umano e l’illuminismo, ma all’atto pratico la “biologia sociale umana” generalmente si dimostra più influente dell’ideologia. La maggior parte delle persone oggi immagina che la propria forza risieda nel successo di uno specifico e utopico modello di società, oppure reputano che le idee di un personaggio di spicco siano più importanti delle sue caratteristiche personali, mentre i comportamenti umani spesso puntano a qualcosa di opposto. Essendo animali da branco, i cambiamenti avvengono solitamente quando la maggioranza si aggrega dietro a un capo percepito come carismatico, forte, compassionevole e coraggioso.

Nelle società democratiche, i politici sembrano essere molto coscienti di questo fenomeno del comportamento umano, soprattutto sotto campagna elettorale. Un ottimo esempio di ciò fu la vittoria di Barack Obama durante le elezioni americane del 2008. Possiamo tutti vedere molto chiaramente che le politiche della nuova administration, con le sue promesse di cambiamento, a malapena mostrano qualche significativa differenza, se paragonate alla pesantemente criticata presidenza di Bush. Agli osservatori più acuti questa non è stata una grande sorpresa, visto che rimane piuttosto facile leggere fra le righe di queste campagne elettorali cosiddette “epocali”. Eppure, la gente non solo negli USA, ma ovunque nel mondo si è trovata sotto l’incantesimo del fascino personale, dell’eloquenza e del forte carisma di Obama, consolidando la sua famosa vittoria elettorale, indipendentemente da alcuni semplici dati di fatto.
Molti sembrano pensare che fu la famosa e ammirevole filosofia di non-violenza (satyagraha) di Gandhi che veicolò il suo potere, permettendogli di radunare attorno a se la stragrande maggioranza della popolazione indiana, facendogli riempire ogni piazza. Si dimentica che l’avvento dell’indipendenza in India fu immediatamente seguito dalla guerra, dagli scontri e dalla violenza che ancora oggi non hanno trovato soluzioni. Mentre si potrebbe facilmente sostenere che l’India, il Pakistan e il Bangladesh debbano la loro indipendenza dal colonialismo britannico alla persona di Gandhi, è difficile affermare che fu l’ideologia a raggiungere questa vittoria. Se davvero così fosse stato, allora la satyagraha sarebbe sopravvissuta alla sua carismatica guida, e si sarebbe stabilita come la principale filosofia della zona. Invece osserviamo che l’India e il Pakistan sono stati in guerra ben tre volte da quanto ottennero l’indipendenza, e oggi possono entrambi vantare potenzialità distruttive nucleari, e non la satyagraha come fonti di potere.

Non vi è dubbio che la non-violenza di Gandhi fu una strategia estremamente efficace per la liberazione, ma al tempo stesso il suo successo dipese interamente dalla leadership. Non c’è quindi da stupirsi che questa impresa di successo non fu poi riproducibile sotto la guida di altre figure di spicco e attivisti nel mondo.

Con l’assassinio di Malcolm X, che fu capace di ispirare milioni di persone ad agire contro avversità insormontabili, il suo movimento effettivamente si arenò prima che si potesse consolidare una vittoria. La sua eredità ora gli sopravvive sotto forma di una forte ispirazione, più che come esempio di liberazione. La lotta libica per l’indipendenza sotto Omar El Mukhtar, capace di smuovere la popolazione contro il colonialismo e l’oppressione, fu effettivamente stroncata dalla rimozione della sua guida ispirata nel momento in cui venne condotto al patibolo.

Ogni significativa mobilitazione della storia atta a portare un cambiamento per una popolazione ha avuto luogo sotto la guida di una persona carismatica. E’ difficilissimo trovare esempi nella storia di rivolte e rivoluzioni di successo che non furono ispirate da una guida considerata un eroe dalla maggioranza della sua gente. Alla gente serve un capobranco, non un’ideologia.

Persino le qualità che definiscono queste storiche “figure del cambiamento” sono quasi deludenti per quanto si rivelano essere semplici. Il leader deve essere munito di grande intelligenza, visione strategica elevata e una capacità di comunicazione che gli permetta di esprimere le proprie preoccupazioni per la gente in un modo che possa conquistarli. Deve possedere le capacità retoriche che possano piacere a persone di differenti livelli culturali e di estrazioni sociali diverse. L’aspirante guida dovrà anche possedere caratteristiche personali che permettano alla maggior parte delle persone di identificarsi con lui, anziché sembrar loro estraneo o sovrapposto alle masse. Il suo messaggio dovrà essere semplice, convincente e contenere una promessa di cambiamento. Una volta che questa persona si sarà conquistata l’amore della maggior parte delle persone, l’ammaliante comportamento di branco della razza umana renderà facile al leader il compito di farsi seguire, che si stia parlando di elezioni nazionali, rivoluzioni, o di una gara di popolarità nel liceo del vostro quartiere.

Quando osserviamo altri animali di branco, constatiamo che hanno sempre qualche esemplare alla guida degli altri. Nelle savane africane, si può osservare come gli animali migrino in formazioni splendidamente coordinate, senza confusione riguardo alla direzione che il branco deve prendere. Tali formazioni possono spesso essere ammirate in panoramiche aeree nei documentari naturali. Nei cieli d’Europa, in autunno si possono osservare le impeccabili figure disegnate nel cielo da immense nuvole di migliaia di storni, che paiono quasi surreali nei propri movimenti coordinati, mentre ondeggiano con eleganza fra le cime degli alberi. Visto che non pare esservi alcuna differenza di opinione su chi debbano seguire, questi storni non entrano mai in collisione fra di loro. Tutto ciò richiede un livello inimmaginabile di coordinazione, ottenuto grazie alla completa accettazione degli ordini del leader.

All’interno della situazione palestinese vi è un po’ di confusione su quali principi abbiano la capacità di unire la maggior parte delle persone. La nostra causa, la liberazione dall’oppressione, è il nostro interesse comune. Questo dovrebbe bastare come ideologia ed è un comune denominatore per tutte le fazioni palestinesi esistenti. Ciò nonostante, il popolare movimento contro l’occupazione e persecuzione sionista è caoticamente frammentato in numerose frange. Vi è un’abbondanza di opinioni e ideologie, che si concentrano sugli obiettivi e sulle soluzioni finali, ma che spesso portano le persone a essere fanaticamente opposte le une contro le altre. Ciò che manca alla Palestina non è una soluzione per uno “stato unico” o una soluzione per “due stati” e nemmeno movimenti progressisti o conservatori, ma semplicemente un leader che possa guadagnarsi la fiducia della maggioranza delle persone. Venendo da una guida così amata, la gente sarebbe più pronta ad accogliere e accettare la soluzione che lui proporrebbe, a condizione che egli prometta di guidare la loro lotta per la liberazione con totale dedizione.

Mentre una percentuale significativa della popolazione è stata portata a credere che le negoziazioni siano la giusta via per sciogliere questa ardua situazione, è una questione di semplice realismo arrivare alla conclusione che questo non avverrà mai. Di nuovo, la storia ci insegna. Nessuna immensa superpotenza militare o economica è mai andata contro i propri stessi interessi semplicemente perché i suoi avversari erano degli abili oratori. E’ dunque piuttosto semplicistico immaginare che l’asse USA-Israele-Europa di colonialismo razzista possa deviare dalla sua rotta di totale dominazione dell’area, basandosi sulle capacità comunicative di qualche palestinese intelligente ed eloquente. In effetti, finché saranno coscienti che i rappresentanti con cui stanno negoziando non sono sostenuti dalla maggioranza della popolazione, non possono nemmeno essere biasimati per il fatto di non prendere molto sul serio il proprio co-negoziatore nei processi di pace.

In realtà, se fossero certi che un leader avesse un così immenso seguito popolare, sarebbe probabile che inizierebbero una campagna di diffamazione contro di lui. Sosterrebbero che è un partner per la pace “impossibile”, basandosi su qualsiasi argomentazione considererebbero utile per dimostrare la propria tesi presso le masse in Occidente. Alla fine, mirerebbero a eliminarlo fisicamente, come hanno già fatto con molti leader palestinesi promettenti, da qualsiasi fazione provenissero.

Si può star certi che la popolazione è in uno stato di confusione quando una parte significativa di essa, nonostante il vivere in severe condizioni di oppressione, ripone le proprie speranze in un leader moderato. Nessun popolo oppresso della storia ha mai guadagnato la propria libertà scegliendo un leader moderato a rappresentarli; persino Gandhi era un radicale, nonostante il suo metodo così unico fosse quello della non-violenza. I cambiamenti arrivano quando un leader è diffusamente odiato e oltraggiato dal proprio avversario, e nella stessa misura amato da una maggioranza schiacciante della propria gente. Quindi, stringersi attorno a un leader considerato accettabile dalla propria controparte, è per sua definizione una cruciale perdita di tempo e sforzo. Non ha scelta se non di barcamenarsi fra il servire gli obiettivi del proprio colonizzatore e tenere appagata la propria gente, visto che queste manovre sono la sua unica garanzia per mantenere la sua poco desiderabile posizione intatta al tavolo delle negoziazioni. Poco desiderabile, non tanto per le ambizioni personali del leader, ma per la causa palestinese. Queste negoziazioni con la pistola puntata creano semplicemente un’illusione di progresso, mentre consolidano il dominio del colonizzatore sionista, giorno dopo giorno, anche quando le negoziazioni sono a una fase di stallo, come è spesso avvenuto.

In Palestina, una guida con il carisma necessario è assente dalla scena politica. Abbiamo una certa varietà di candidati; alcuni sono più interessati a guadagnarsi il consenso dei politici e delle masse occidentali che della propria gente, accrescendo nel mentre le proprie posizioni di potere dallo status e dal sostegno popolare delle proprie organizzazioni. Ad altri interessa così poco dello stato delle proprie relazioni pubbliche nei confronti della comunità mondiale che perdono anche la fiducia della propria gente, nei termini di essere rappresentativi verso il mondo esterno. Nessuno di loro è particolarmente temuto o oltraggiato nella società israeliana in riferimento ai propri meriti personali, non alla maniera in cui lo furono Ahmad Yasin e Yasser Arafat. Nessuno di loro è neanche particolarmente amato da una maggioranza di palestinesi.

Dunque, queste dolorose e tragiche decadi non sono state realmente spese ad attendere una “soluzione”. La Palestina attende la sua guida, che dovrà essere radicale, sincera, coraggiosa, carismatica, e che non solo parli chiaro in termini di liberazione della Palestina, ma dimostri e mostri la sua piena dedizione per ottenerla. Una volta che questa guida sarà emersa, solo una minoranza di persone daranno ancora grande importanza al servire gli obiettivi della loro leadership, partito o alla loro stessa frazione ideologica . Una volta che questo capo sarà emerso sulla scena per unire il popolo, nemmeno Barack Obama, Binjamin Netanyahu o l’intera leadership della comunità europea unita potranno fermare i palestinesi che reclameranno la loro libertà e la tramuteranno in realtà.

Siete delusi da questa mia visione? Vi sentite come se avessi distrutto qualsiasi speranza per il futuro, perché tale guida non esiste? Allora forse mi avete frainteso. Il punto che sto cercando di portare avanti contiene un messaggio di speranza, nonostante tutto il cinismo. Dobbiamo solo smettere di farci ammaliare da chi sventola in aria dollari o euro, o si vanta dei propri contatti occidentali, perché alla fine queste persone rappresentano null’altro che un vicolo cieco per la causa palestinese.

Dobbiamo iniziare a renderci conto che la Palestina è piena di eroi carismatici e disinteressati, sebbene raramente si trovino al centro della scena, e che raramente sono riveriti da chi li circonda, a meno che abbiano ottenuto lo stato di martiri – il che purtroppo significa che non sono più fra noi. Tuttavia, se dimostriamo di poter modificare la nostra pratica culturale di celebrare gli eroi solo dopo che sono morti, e iniziamo ad abbracciare e sostenere i palestinesi dedicati e affidabili, ma senza potere che attualmente sono vivi e vegeti in ogni villaggi e cittadina, avremo iniziato a preparare il terreno per tutto ciò.

Originale da: Palestine Think Tank-Palestine is full of heroes

martedì 16 marzo 2010

Sayli Vaturu
Sa defenza sotziali

Domenica 14 marzo a Gonnesa, paese dell'iglesiente legato alla cultura mineraria del secolo scorso, oggi lavora per un futuro diverso dall'apparente deserto lavorativo ed economico, quale luogo migliore per presentare una nuova idea di finanza ed economia per il lavoro.

La giornata è molto fredda ma radiosa per la luce irradiata dal nostro amabile sole, le persone si avvicendano nella piazza davanti alla vecchia villa ristrutturata chiamata S'Ulivariu, in realtà è la vecchia casa di un sindaco dell'ottocento, ma, essendo lasciata allo stato di abbandono, il comune ha pensato bene di ristrutturarlo, e lo ha messo a disposizione della comunità Gonnesina e sarda tutta.

La piazza virtuale Facebook ha chiamato a raduno tante persone , interessate allo sviluppo Culturale Economico-sociale e lavorativo della Sardegna e tutte le zone di crisi nella nostra natzione.

Carlo Lai dell'associazione Andara ha aperto i lavori con una analisi profonda ed arguta su l'unità del popolo sardo affinche si possano aprire nuovi orizzonti per la natzione sarda , il suo è stato un discorsso preparatorio per quanto poi le ralazioni hanno dato vita al simposio sulla cultura l'economia e il lavoro in sardegna.

Paolo Biancu relatore principale dell'evento ha posto in campo la sua esperienza di professore di Economia proponendo un'economia locale basata su capitali sociali condivisi da una molteplicità di soggetti .. il popolo sardo . L'intento la costituzione di una banca rurale diffusa per la realizzazione di progetti che diano l'input alla realizzazione di un nuovo soggetto sociale operativo su tutto il territorio natzionale sardo.
Paolo ci rammenta quanto affermato da Gramsci nostro compatriota "Senza radici non esiste Sardità. I ricordi delle radici sono i ricordi della propria terra, dell´umanitá, della natura e della cultura del luogo e ci riportano alla memoria singolare di ognuno di noi...."


Marco Cannas ha trattato l'aspetto ambientale in cui si è trovata la sardegna post industriale , a dover affrontare iuna situacione dffusa nelle zone indiìustriali di inquinamento disastroso, con la condizione pesante dovuta alla non partcipazione alla bonifica deìi teritoi dalle aziende in fuga come dei ladri di futuro mancato.

Marco Cannas narat:" In S'olivariu, nci fiat po fintzas'e unu mulinu, istadhas po bestiaminis, ortus, e medas matas de mendulas e olias, de sa famillia de su caballeri Toro, podestargiu de Gonnesa a is tempus de sa furriada de su 1906. Issu fiat nasciu in Suedhi. Is netus e is netas oj bivint in Castedhu, ant bendiu bona parti de su poderi e cust'atra parti dh'ant lassat a su comuna. Sa domu de is de Toro, parit chi siat stetiu unu cunventu de mongias, poita est agoa de sa cresia, mi depu informai beni po custa noa. Poita ca sa cresia titulada a Sant'Andria, inantis de su 1100-1200 d.c., fiat tzerriat a santa Maria de Flumentebidu. Seus cichendi paperis po fai "monumentus abertus", intzandus seus in circa de s'istoria de custu logu. Depu tenni una foto de su 1906 aundi si bit su mulinu."

Paola Alcioni "sa Cantadora" la poetessa sarda , ha delineato una nuova strada culturale sarda , tutta riscossa e niente pianto per un passato disastroso, ha iniziato ponendo un detto in auge da secoli condiviso ma combattuto dai rivoluzionari sardi: "pocos locos e malunidos" per metterlo in discussione e trasformare le traversie in opportunità, in modo radicale e potentemente attivo e costruttivo, piena delle sue idee fortza che porta nel grembo di Donna sarda indipendentista, deteminata nel dar voce all'inconosciuto mondo dell'utopia pregna di sovranità.

Mario Puddu, ha incentrato la sua relazione su: "Cultura e lingua sarda", espone la sua idea di cultura dicendo che la cultura deve prendere in se in senso largo la conoscenza e scrivere , specialmente in un tempo in cui il mondo si è fatto paese, e questo è un'un'idea che è nella testa di tutti. "La cultura di un popolo è cio che si coltiva, perciò bisogna chiedersi , dice Mario, cosa stiamo coltivando.." Mette i punti fondamentali sulla scolarità e perciò su quale scuola sarda è possibile.
Critica aspramente la mancata realizzazione dell'intento natzionale di sovranità che il partito sardo d'azione o partidu sardu non ha portato in essere , e questo a motivo della perdita di rotta dei suoi dirigenti natzionali.
Un'analisi pungente e pragmatica com'è d'uso fare il professor Puddu.

Noi pensiamo in un continum analitico de sa cantadora e del professor Puddu che il popolo sardo non meriti tanto disastro nella rappresentanza politica, è di fatto un polo della disinfomatzia italiota e della società del consumo in cui ci troviamo, un popolo abbandonato e portato alla sbando di un infausto destino dettato da politici sardi bramosi solo della propria tasche , inetti e servi italioti, proni al dictat romano asserviti sia nella finanza spicciola che culturalmente schiavi di una logica padrona e coloniale che è il disastro per la nostra natzione e società.

Nella loro espressione dei partiti emissari e filo italianisti insipienti ed egoisticamente arrivisti, si dimostrano personaggi blandi e confusi impegnati a dare forza alla loro finanza sempre attiva delle loro tasche alla ricerca di popolarità e soddisfazione personale, invece che servire il popolo quale mandato da loro ricevuto affinchè lottino per dare pane e lavoro al nostro popolo sofferente e affamato, auspichiamo per questi energumeni quanto detto in un motto popolare tutto tondo: "bifolchi" che meritano altro che la gogna.

Interventi molti, Aurora Pigliapochi ha intrecciato la cultura sarda con l'economia sociale, Bustianu Cumpostu coordinatore natzionale di Sardigna Natzione Indipendentzia, ha posto l'accento sul fatto che bisogna che si produca per le esigenze o bisogni di un popolo invece che per il suo consumo fine a se stesso, infatti la società sarda passata aveva dei codici comportamentali sociali che portavano ad una socialità del lavoro e di tutta la sua condizione strutturale economica.

E' la storia di un popolo, il sardo, che non ha ancora uno stato, ma è una nazione millenaria, che la storia ricorda nei Nuragici gli Shardana, per arrivare fino ai giudicati, ed il regno di Sardegna e Corsica per trasformarsi in regno di Sardegna eppoi assieme ai cattivi compagni del ducato di savoia il principato di piemonte e la contea di nizza è divenuto uno strmpalato regno di italia, rubando prima la corona al regno di Sardegna.. bravi savoiardi.. ladri ieri ed assassini oggi .. vedi Hammer alla'isola di cavallo in Corsica... eppoi han rubato la nostra storia cancellandola umiliando la nostra dignità..



















lunedì 15 marzo 2010

CBG Coordination gegen BAYER-Gefahren/Coalition against BAYER-Dangers


Comunicato Stampa, 15 marzo 2010
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG, Germania)

Questa mattina [giovedi 11 marzo], all’improvviso si è sviluppato un incendio nella fabbrica di pesticidi Bayer CropScience nei pressi di Ankleshwar, in India. Dall’impianto si sono sprigionati gas tossici, mercaptano e tricloruro di fosforo. Un ingegnere di 27 anni è rimasto ucciso. L’odore ammorbante delle esalazioni si è potuto sentire in tutta la zona. Le ragioni dell’incendio sono ancora da determinarsi. Secondo gli addetti alla sicurezza, l’incendio si è prodotto nell’impianto per la produzione di Ethoprophos. La fuga dei gas è continuata per circa 90 minuti.

L'Ethoprophos, che è classificato come "estremamente tossico" (Classe 1) dall'OMS, l'Organizzazione Mondiale per la Sanità, è il principio attivo dell'insetticida Mocap, prodotto dalla Bayer. Questa sostanza altera seriamente il funzionamento del sistema nervoso. A bassi livelli di esposizione, l'Ethoprophos causa tremori, nausea e debolezza; ad alti livelli, paralisi e morte.

Philipp Mimkes della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania), una organizzazione che da trent'anni sta monitorando le attività della Bayer, dice: "La Bayer è il leader mondiale nel mercato dei pesticidi, molti dei quali sono responsabili di inquinamento e avvelenamenti in tutto il mondo. Solo poche settimane fa abbiamo chiesto il ritiro di tutti i pesticidi in Classe 1 dell'OMS, tra cui l'Etoprophos". Già nella sua Relazione Annuale del 1995, la Bayer aveva promesso di "sostituire i prodotti in Classe 1 dell'OMS con prodotti a più bassa tossicità". A quindici anni di distanza, la Compagnia non ha ancora mantenuto la sua promessa.

Un portavoce della polizia, M.S.Shukla a detto al Times of India: "A seguito delle numerose segnalazioni, è stato attivato un monitoraggio dell'aria che ha confermato come, nelle ore mattutine fosse presente un'alta concentrazione di gas. A causa del cattivo odore sono stati riportati molti casi di nausea e vomito. La situazione è tornata alla normalità a partire dalle 9 della mattina".

Nell'agosto del 2008, in un impianto della Bayer CropScience vicino a Charleston, negli Stati Uniti, è esploso un serbatoio. Due lavoratori hanno perso la vita e i tremori sono stati avvertiti nel raggio di oltre 15 chilometri. L'Ente per la salute e la sicurezza sul lavoro degli Stati Uniti, dopo una analisi dell'incidente, ha criticato " i sistemi di sicurezza malfunzionanti, le procedure di emergenza seriamente carenti e la mancanza di preparazione del personale".

Secondo una inchiesta governativa, l'area è scampata per poco a una catastrofe che avrebbe potuto superare quella di Bhopal, del 1984. Gli inquirenti del Congresso sono giunti alla conclusione che l'esplosione era andata "pericolosamente vicina" a danneggiare un serbatoio pieno di MIC (isocianato di metile). Se il serbatoio esploso avesse colpito il serbatoio di MIC, le conseguenze avrebbero potuto essere anche peggiori di quelle del disastro del 1984 in India.

Ankleshwar, nello Stato di Gujarat (nord-ovest dell'India), vicino alla città di Bharuch, è nota per la sua zona industriale appartenente alla GIDC (Gujarat Industrial Development Corporation), uno dei più importanti centri industriali in Asia. Attualmente, Ankleshwar conta più di 5000 impianti di prodotti chimici, di piccole e grandi dimensioni. Questi impianti producono fra l’altro pesticidi, prodotti farmaceutici e vernici.

venerdì 12 marzo 2010

DEL PROF. MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

Turchia, Germania, Belgio, Olanda e Italia sono Potenze Nucleari?

Secondo una recente relazione, l’ex Segretario Generale della NATO George Robertson ha confermato che la Turchia possiede da 40 a 90 armi nucleari “Made in USA” nella base militare di Incirlik. (en.trend.az/)

Significa che la Turchia è una potenza nucleare?

“Lungi dal rendere l’Europa un posto più sicuro e dal creare un’Europa meno dipendente dal nucleare, [la strategia] potrebbe tranquillamente avere come risultato quello di introdurre più armi nucleari nel continente europeo, frustrando così alcuni dei tentativi che si stanno compiendo per ottenere un disarmo nucleare multilaterale” (citazione dall’ex Segretario Generale della NATO George Robertson su “Global Security” del 10 febbraio 2010).

“L’Italia è in grado di sferrare un attacco termonucleare?…

Sarebbero in grado Belgio e Olanda di sganciare bombe a idrogeno sul bersaglio nemico?…

Le forze aeree tedesche non potrebbero forse essere istruite per gettare bombe 13 volte più potenti rispetto a quella che ha distrutto Hiroshima?

Le bombe nucleari vengono conservate in basi aeree dislocate in Italia, Belgio, Germania e Olanda – e gli aerei di ciascuno di questi paesi sono in grado di trasportarle” ("Cosa Fare in merito alle Testate Nucleari Segrete dell’Europa”[1], Times Magazine, 2 dicembre 2010)


Gli Stati Nucleari “Ufficiali”

Cinque Paesi, ovvero America, Inghilterra, Francia, Cina e Russia, sono considerati “stati nucleari” (NWS), “uno status riconosciuto a livello internazionale e attribuito dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP)”. Altri tre Paesi “non-TNP” (ovvero non firmatari del TNP) cioè India, Pakistan e Corea del Nord, hanno ammesso di possedere armi nucleari.

Israele: "Stato Nucleare Non Dichiarato"

Israele è definito come “stato nucleare non dichiarato”. Produce e dispiega testate nucleari puntate contro bersagli militari e civili nel Medio Oriente, Teheran compresa.

Iran

Giravano diverse voci, supportate da prove poco consistenti, sul fatto che l’Iran potesse in futuro diventare uno stato nucleare. Di conseguenza, un attacco nucleare preventivo a scopo difensivo sull’Iran finalizzato a distruggere il suo programma di armi nucleari inesistenti potrebbe davvero essere preso in considerazione “per rendere il mondo un posto più sicuro”. I principali mezzi di comunicazione abbondano di opinioni improvvisate sulla minaccia nucleare iraniana.

E allora anche i cinque “stati nucleari non dichiarati” europei, ovvero Belgio, Germania, Turchia, Olanda e Italia possono rappresentare una minaccia?

Belgio, Germania, Olanda, Italia e Turchia: “Stati Nucleari Non Dichiarati”

Se la capacità in termini di armi nucleari dell’Iran non è confermata, quella di questi cinque stati, comprese le procedure di distribuzione, sono ufficialmente risapute.

Gli Stati Uniti hanno fornito circa 480 bombe termonucleari B61 a cinque cosiddetti “stati non nucleari”, compresi Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. Casualmente ignorata dal Comitato di Supervisione Tecnica delle Nazioni Unite, con sede a Vienna (IAEA), l’America ha contribuito attivamente alla proliferazione delle armi nucleari nell’Europa occidentale.

Come parte di questa riserva europea la Turchia, che è inserita assieme a Israele nella coalizione capitanata dall’America contro l’Iran, possiede circa 90 bombe termonucleari B61 bunker buster [2], conservate presso la base aerea nucleare di Incirlik (National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe , Febbraio 2005)

Secondo la definizione ufficialmente riconosciuta, queste cinque nazioni sono "stati nucleari non dichiarati".

La riserva e l’uso dei missili tattici B61 in questi cinque “stati non nucleari” sono concepiti per bersagli localizzati in Medio Oriente. Inoltre, secondo i “piani d’attacco della NATO”, queste bombe termonucleari B61 bunker buster (conservate dagli “stati non nucleari”) potrebbero essere lanciate “contro bersagli che si trovano in Russia o in paesi del Medio Oriente, come Siria o Iran” (tratto da National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe, febbraio 2005)

Forse questo significa che l’Iran o la Russia, che sono dei bersagli potenziali di un attacco nucleare da parte dei cosiddetti stati non nucleari, dovrebbero prendere in considerazione una tattica difensiva fatta di attacchi nucleari preventivi contro la Germania, l’Italia, il Belgio, l’Olanda e la Turchia? La risposta è ovviamente no.

Mentre questi ‘stati nucleari non dichiarati’ accusano senza troppi problemi Teheran di progettare armi nucleari, senza alcuna prova documentale, essi stessi sono nelle condizioni di poter sganciare testate nucleari che hanno come bersaglio l’Iran. Dire che questo è un chiaro esempio di “doppio standard” da parte dell’IAEA e della “comunità internazionale” è sarcastico.


Le riserve di armi sono composte da bombe termonucleari B61. Tutte le armi sono bombe di gravità del tipo B61 –3, -4 e –10.

Queste valutazioni si basano su affermazioni private e pubbliche rese da una serie di fonti governative e su ipotesi riguardanti la capacità di stoccaggio di armi nucleari di ciascuna base. (National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe, Febbraio 2005)

Germania: Produttore di Armi Nucleari

Dei cinque ‘stati nucleari non dichiarati’ la “Germania è il paese più fortemente nuclearizzato, con tre basi nucleari (due delle quali pienamente operative) e una capacità di stoccaggio di almeno 150 [bombe B61 bunker buster]” (Ibid.). Secondo i "piani d’attacco della NATO" sopra citati, queste armi nucleari tattiche hanno anch’esse come bersaglio il Medio Oriente.

Se la Germania non è ufficialmente catalogata come potenza nucleare, d’altro canto essa produce testate nucleari per la marina francese. Conserva testate nucleari (prodotte in America) e ha la capacità di sganciare armi nucleari. Inoltre, la ‘European Aeronautic Defense and Space Company - EADS’, una joint venture franco-tedesco-spagnola, controllata dalla Deutsche Aerospace e dal potente Gruppo Daimler, è la seconda produttrice di materiale militare in Europa, fornendo i missili nucleari M51 alla Francia.

La Germania importa e distribuisce armi nucleari dagli Stati Uniti. Produce inoltre delle testate nucleari che vengono esportate in Francia. Tuttavia, è classificata come stato non nucleare.

Articoli Correlati: Rick Rozoff, NATO's Secret Transatlantic Bond: Nuclear Weapons In Europe, Global Research, 4 dicembre 2009.

NOTE

[1] Titolo originale “What to Do About Europe’s Secret Nukes”, NdT.

[2] Per dettagli, si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Robust_Nuclear_Earth_Penetrator (NdT)

Titolo originale: "Europe's Five "Undeclared Nuclear Weapons States" Are Turkey, Germany, Belgium, The Netherlands and Italy Nuclear Powers? "


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI



http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17550

lunedì 8 marzo 2010

Sayli Vaturu
sa defenza

La giornata si è aperta con un'aria molto frizzante e fredda alternata a sole e nuvole a pecorelle, si temeva una scroscio d'acqua che non si è manifestato se non per poche gocce lenitive della giornata ghiacciata.

I preparativi si avvicendano c'è chi sta scavando una buca per metterci il palo d'acciaio su cui è collocato un bronzetto nuragico che rappresenta il capo tribù e la guardia del territorio , oltre che la sovranità.

Altri patrioti stendono gli striscioni del comitato anti nuke e dei movimenti indipendentisti e non, e dicono : "NO NUKE UNA RISATA SARDONICA VI SEPPELLIRA', poi A CIRRAS COME A PRATOBELLO, NO al NUCLEARE, NO BASI NO SCORIE NO BASI MILITARI ! ".

Poi tante bandiere sarde con i quattro mori , e le bandiere di Sardigna Natzione e degli ambientalisti del social forum gialle con scritto no centrali e no scorie, le bandiere rosse di A_Manca, i quattro mori bendati dei sardisti eppoi i rossomori, i rifondaroli e tanta gente ambientalista...

La manifestazione è iniziata con la presentazione del filo conduttore anti nuke esposta dal leader di Sardigna Natzione Indipendentzia Bustianu Cumpostu, si è anche dato via alla posa in terra, del bronzetto nuragico, rappresentante nell'immaginario collettivo il guardiano del territorio contro il nucleare, l'antico Capo Nuragico.

E' intervenuto il sindaco Antonello Figus di Santa Giusta, ed, ha esposto la sua contrarietà e quella della giunta comunale al progetto del sito nucleare sul suo territorio a Cirras, poi, ha continuato l'intervento sulla stessa onda filosofica il sindaco Ennio Cabiddu di Samassi, già impegnato nella marcia mondiale della pace, a seguito il portavoce del comitato anti nuke Valter Erriu che ha posto l'accento sulla sovranità e la impossibilità di porre base ad una centrale che pone a rischio il futuro delle prossime generazioni.


Tra gli altri son intervenuti uomini e donne del movimento ambientalista sardo e dei partiti indipendentisti come A Manca e PSdAz, SNI, molte le donne attive Aurora Pigliapochi di SNI tra le altre Mariella Cao di Gettiamo le Basi, e Rosalba del socialforum di CA, Paola Alcioni la poetessa, il leader indipendentista storico Giampiero Marras detto "Zampa" del CSS Il sindacato etnico sardo, i giovani del movimento SNI di Sperantzia de Libertadi con l'intervento di Alberto Denotti inoltre Michelangelo Puliga di Solebentu, il grande Giovanni Fara coordinatore di SNI a SS..


Il discorso è politico e di sovranità, la non accettazione di imposizioni del governo italico è per noi sardi di importanza vitale, poi, per primo ne và della nostra produzione agroalimentare e dei nostri allevamenti; secondo pensiamo che il solo fatto che possa aleggiare o sfiorare l'idea dell'immaginario collettivo di un possibile inquinamento dei nostri prodotti alimentari con irradiamento nucleare può produrre danni economici per molti anni avvenire e mandare in rovina tutta la nostra natzione, per non parlare del turismo che anch'esso avrebbe un tracollo inimmaginabile, e noi non possiamo permetterlo.

Questi sono solo i motivi economici per cui non ci permette di accettare un discorso nucleare, ma la motivazione che ci impedisce di accettare una tale questione è idealmente molto più alta , e ci spinge ad una ferma opposizione è: la salute pubblica di oggi e del futuro dei figli che ancora devono nascere! Se ci cercano con questi argomenti assurdi per la nostra terra ci troveranno pronti ad una risposta forte determinata e popolare, se non avete rispetto per la nostra terra ed il nostro popolo e la nostra natzione, non aspettatevi che ne avremo noi con Voi, lotta dura senza paura!!




Dall'Italia si vocifera e si agisce:
Dopo l’approvazione del decreto che disciplina la realizzazione di nuove centrali nucleari in Italia, il governo Italiota dovrà anche approvare entro 3 mesi, la «Strategia nucleare». Previsto invece dopo le elezioni regionali - meglio lasciare l’annuncio a tempi politicamente meno caldi - la scelta dei criteri dettagliati di localizzazione dei siti e delle sedi designate.

Del nuovo nucleare molti paventano un’impresa faraonica con approccio all’italiana, a fronte tutto sommato di una soluzione parziale del rifornimento energetico, questo perché:
Primo, “i rapporti delle agenzie del mondo che certificano il continuo ridimensionamento del contributo, già oggi ben modesto (meno del 6%), dell’energia nucleare al fabbisogno energetico” oltre ai problemi irrisolti: disponibilità dell’uranio 235, rilasci di radiazioni in condizioni di routine, sicurezza, scorie, proliferazione militare e, soprattutto, costo del kWh”.

Secondo, perché già tre regioni si sono apertamente tirate fuori (Puglia, Campania e Basilicata), mentre Formigoni, Zaia e Cota che si sono dichiarati favorevoli, ma non vogliono impianti in Piemonte, Lombardia e Veneto.

E se il ministro Scajola tuona che si farà come dice il governo, Vendola ha già annunciato: "Noi saremo la Regione più disobbediente d’Italia e continueremo a dire no al nucleare. Visto i problemi che crea la Tav, per costruire centrali nucleari in Italia ci vorrà l’esercito".

Berlusconi ne è talmente consapevole che comincia a guardare all’Albania e ad altri paesi fuori dall’Unione che per povertà strutturali sarebbero disponibili a tutto.

A remare contro il nucleare anche il gap tecnologico dell’Italia che avendo abbandonato dopo il referendum del 1987 la partita, è abbastanza fuori gioco, anche se Enel collabora con il settore in Francia.

Sul piano poi delle nuove strategie mondiali, comincia ad affacciarsi l’ipotesi che il gigantismo, il monopolio, le grandi concentrazioni, abbiano fatto il loro tempo, non siano più foriere di crescita e di sviluppo, ma vestali di sventura, come è emerso platealmente con la crisi economica.









martedì 2 marzo 2010

Galapagos
ilmanifesto.it

ISTAT - Nel 2009 il Pil è diminuito del 5% e il deficit pubblico è schizzato al 5,3%

A gennaio senza lavoro all'8,6% e aumentano i fallimenti

Nel biennio 2008-2009 il Pil italiano è diminuito del 6,3%: -1,3% nel 2008 e, secondo la revisione comunicata ieri dall'Istat, 5% lo scorso anno, il maggior crollo dalla fine della seconda guerra mondiale. Di più: lo scorso anno c'è stato una debacle dei conti pubblici: l'indebitamento (comunemente chiamato deficit) è salito al 5,3% del Pil dal 2,7% del 2008 e il debito pubblico a fine anno sfiorava il 116% del Pil e, i dati sono di Bankitalia, era superiore e 1.761 miliardi.Di questi dati (salvo alcune correzioni) già sapevamo tutto: la «novità» è rappresentata dalla disoccupazione che seguita a crescere anche nel 2010. In gennaio il tasso di disoccupazione è salto all'8,6% (l'1,3% in più rispetto al gennaio 2008) e le persone in cerca di occupazione erano 2,144 milioni, con un incremento di 334 mila senza lavoro in 12 mesi, pari al 18,5%.
Particolarmente pesante si sta facendo il tasso di disoccupazione giovanile: in gennaio era pari al 26,8%, con una crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti rispetto a gennaio 2009. Quanto al numero di inattivi (di età compresa tra 15 e 64 anni), a
gennaio, è pari a 14 milioni 871 mila unità, con un aumento dello 0,2% (+28 mila unità) rispetto a dicembre 2009 e dell'1,2% (+172 mila unità) rispetto a gennaio 2009. Il tasso di inattività è pari al 37,7 per cento (invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a gennaio 2009).
Tornando ai conti economici nazionali, la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in r
apporto al Pil) nel 2009 è salita al 43,2% per cento, 3 decimi di punto in più rispetto al valore del 2008 (42,9%). Le imposte dirette, però, sono diminuite del 7,2% e le indirette del 4,2%. La entrate totale sono diminuite dell'1,9%. Le uscite totali sono risultate pari al 52,5% del Pil (49,4 per cento nel 2008), con una variazione del +3,% rispetto all'anno precedente.
Da sottolineare come il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) è risultato negativo per 9,5 miliardi, lo 0,6% del Pil, contro un attivo del 2,% del prodotto nel 2008. Negativo anche il saldo delle partite correnti: -31 miliardi in cad
uta dall'attivo di 12 miliardi dell'anno precedente. Altro dato interessante riguarda l'interscambio con l'estero: nel 2009 le importazioni sono scese del 14,5% e le esportazioni del 19,1%. Forte anche la caduta degli investimenti: -12,1%. Le retribuzioni lorde nell'industria sono diminuite del 5,7%.
Ieri il Cerved ha fatto sapere che nel 2009 le imprese che sono fallite hanno fatto un balzo del 23% e che anche l'ultimo trimestre è stato nero: tra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, +15% rispetto allo stesso periodo del 2008, trimestre nel quale si era già registrato un aumento di fallimenti del 43% rispetto al 2007. Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa - spiega il Cerved - dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre.


SWAP debito: nessuno come l’ITALIA !

Se la FED tuona contro Goldman Sachs per gli swap fatti alla Grecia, cosa possiamo pensare agli Swap fatti dall’Italia sul proprio debito? Al momento nulla. Speriamo sia tutto ok.

26 febbraio 2010,
intermarketandmore.investireoggi.it/

piazza-affari-2

Obama all’attacco di . Nel 2001 la Grecia firma con la banca USA un contratto dove vengono compresi molti swap valutari e swap sui . Queste operazioni hanno consentito alla Grecia di abbassare “magicamente” il suo debito di oltre 2 miliardi di Euro, all’incirca l’ 1.6% del PIL. Questa operatività ha permesso alla Grecia di virtualmente diminuire il su ratio Debito /PIL e portarl o dal 105.3 al 103.7.

Sul piano pratico, questi swap hanno permesso alla Grecia di swappare, e in questo caso di spostare in avanti le scadenze del debito, dal 2019 al 2037. Situazione analoga è avvenuta nel 2008.

Questa operazione ha generato per utili per circa 200 milioni di euro (e poi ci chiediamo come mai le banche d’affari si fanno le palle d’oro e il mondo va male

….).



A queste operazioni sono poi seguite altri trades con oggetto titoli cartolarizzati e bonds strutturati.
Sia per ragioni politiche (Obama sta perdendo popolarità) che etico economiche, il presidente degli USA vuole vederci chiaro e lancia la sfida a .

Di questo fatto potete “aggiornarvi” andando su un qualsiasi sito di finanza economica.
Purtroppo per motivi di tempo non posso dilungarmi. Però non posso non portare a vostra conoscenza un grafico.
Che definirei clamoroso.


Per noi poveri comuni mortali, non ci resta che sperare e pregare ogni mattina che, anche noi come i greci, non abbiamo fatto carte false per entrare nell’. Però con un piccolo problema: c’è il rischio che si tratti di cifre enormemente superiori di quelle taroccate da Atene.


SIA CHIARO

Non voglio fare terrorismo, questa è solo un dato di fatto. L’Italia ha swappato nell’area Euro come nessun altro.
Magari è tutto ok, magari non ci sono problemi. Ma, visto che siamo italiani e la nostra fantasia e la nostra “ignoranza” in materia (vedi il caso derivati nei Comuni) permettetemi almeno il beneficio del dubbio.

STAY TUNED!


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