venerdì 18 febbraio 2011

GIDEON LEVY
Ha’aretz

Come si chiama la sassaiola di alcuni ragazzi contro un carro armato che entra in un quartiere residenziale,minando paura e devastazione? “Disturbo alla quiete pubblica”. E come si chiama l’arresto di quei ragazzi per consentire al carro armato di proseguire indisturbato il suo lavoro? “Ripristino dell’ordine pubblico”. Ecco come abbiamo creato un linguaggio ripugnante e asettico che serve gli interessi di un’unica e sola narrazione: la nostra. Ecco come in Israele descriveremmo a noi stessi la realtà distorta in cui viviamo.

Anche se i carri armati non entrano più nelle zone abitate: nei Territori palestinesi l’ordine viene mantenuto in un modo o nell’altro perino senza di loro. L’occupante opprime, gli occupati frenano i loro istinti e la loro lotta, e l’ordine regna sovrano: per ora. È questo che chiamiamo stabilità.

scontri egitto due morti al cairo


Ora l’Egitto ha osato “turbare la quiete pubblica”. La gente, che ne aveva abbastanza del governo corrotto e dei suoi metodi autoritari, è scesa in piazza.
È quello che chiamiamo una rivolta. Il mondo occidentale, Israele compreso, è preoccupato per il grande pericolo che la stabilità del Medio Oriente sia scossa. Io dico che la stabilità deve essere scossa. La stabilità di questa regione – l’unica cosa che interessa agli occidentali e agli israeliani – non significa nient’altro che mantenere lo status quo.

Questa situazione sarà anche positiva per Israele e per l’occidente, ma è pessima per i milioni di persone che hanno dovuto pagarne il prezzo. Mantenere la stabilità in Medio Oriente signiica perpetuare questa situazione intollerabile, in cui circa due milioni e mezzo di palestinesi vivono senza diritti sotto la dominazione israeliana e altri milioni – i profughi della guerra del 1948 – sopravvivono nei campi (sparsi in tutti i paesi arabi), anche loro senza diritti, speranza e dignità.
Questa cosiddetta stabilità riguarda dunque milioni di arabi che vivono sotto regimi criminali e tiranni.

Nella stabilissima Arabia Saudita, le donne sono considerate le ultime degli ultimi; nella stabilissima Siria si reprime ogni minimo segno di opposizione; in Giordania e in Marocco, due paesi stabili che sono i prediletti degli occidentali e degli israeliani, anche nelle normali conversazioni da bar la gente ha paura di fare una critica al re.

La tanto ambita stabilità del Medio Oriente è un problema che riguarda anche milioni di egiziani poveri e ignoranti, mentre le famiglie al potere accumulano denaro e privilegi. Riguarda regimi che usano gran parte dei loro soldi per le spese militari (anche se non è necessario) per conservare il potere, e lo fanno a spese dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria, dello sviluppo e del benessere del popolo. Questa stabilità poggia su un dominio che si trasmette di padre in iglio (e non solo nelle monarchie) e su elezioni truccate, a cui possono partecipare solo dei partiti al potere.

Questa stabilità comporta conlitti inutili e senza senso, guerre civili e guerre tra paesi in cui le popolazioni versano il loro sangue per i capricci e la megalomania dei leader.
È una situazione che favorisce la repressione della libertà di pensiero, dell’autodeterminazione e della lotta per la libertà. È fatta di debolezza, mancanza di crescita e di sviluppo, mancanza di opportunità di progresso e di beneici per la maggior parte dei cittadini, la cui situazione è di una stabilità agghiacciante: sono stabili nella loro miseria e oppressione.

Una regione ricca di risorse naturali e umane come il Medio Oriente, che avrebbe potuto conoscere un benessere almeno pari a quello dell’Estremo Oriente, è ferma da decenni grazie a questa stabilità, e oggi è la regione più arretrata del mondo dopo l’Africa.
Ecco dunque la stabilità che a quanto pare vogliamo conservare, la stabilità che gli Stati Uniti vogliono sempre mantenere, la stabilità che vuole mantenere l’Europa. Qualsiasi cosa la minacci è considerata come un disturbo alla quiete pubblica. E quindi è un male, almeno per noi. Ricordiamoci però che a suo tempo, la fondazione dello stato di Israele rappresentò una fortissima scossa per la regione, minacciò davvero la sua stabilità e costituì un grandissimo pericolo: ma era una scossa giusta, per noi israeliani e per l’occidente. È arrivato il momento di disturbare di nuovo la quiete pubblica, per dare uno scossone alla stabilità da quattro soldi in cui vive il Medio Oriente.

Ad avviare questo processo sono stati i popoli della Tunisia e dell’Egitto. All’inizio gli Stati Uniti e l’Europa hanno reagito balbettando, ma poi sono tornati rapidamente in sé. E si sono finalmente resi conto che la stabilità di questa regione non è solo ingiusta, ma anche illusoria: finirà con l’essere travolta. Quando il carro armato ci invade la vita, bisogna prenderlo a sassate: l’intollerabile stabilità del Medio Oriente va spazzata via.

egitto-rivolte

GIDEON LEVY
è un giornalista israeliano. Scrive per
il quotidiano Ha’aretz. In questa regione
stabilità signiica solo conservare lo
status quo. Una situazione forse
positiva per Israele e l’occidente, ma
pessima per milioni di persone che ne
pagano il prezzo
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