giovedì 30 giugno 2011

Brinkmann e König
Süddeutsche Zeitung

Atene si prepara a ricevere un secondo pacchetto di aiuti per evitare il fallimento. I greci devono affrontare nuovi sacrifici. Ma è in gioco il futuro di tutta l’eurozona

Υπερψηφίστηκε με 155 «ναι» επί της αρχής και επί των άρθρων ο εφαρμοστικός νόμος.

Le nuove misure d’austerità
Il 29 giugno il parlamento greco ha approvato le nuove misure d’austerità presentate dal governo di Giorgos Papandreou. Il piano, che prevede tagli per 28 miliardi di euro e un programma di privatizzazioni da 50 miliardi di euro, è fondamentale per evitare l’insolvenza della Grecia. La sua approvazione, infatti, era stata imposta dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale come condizione per sbloccare la quinta tranche (12 miliardi di euro) del pacchetto di aiuti concessi ad Atene nel maggio del 2010. Il piano presentato dal nuovo ministro delle finanze Evangelos Venizelos impone sacrifici ancora più duri ai greci. In base alla fascia di reddito, ogni cittadino sarà chiamato a versare un contributo di solidarietà che varia dall’1 al 4 per cento del reddito personale (l’imposta sarà del 5 per cento per i ministri, i parlamentari e tutti i politici e i funzionari pubblici eletti). La soglia di reddito sotto la quale non si pagano le tasse scende da dodicimila a ottomila euro all’anno, tranne che per i pensionati con più di 65 anni e i giovani sotto i trent’anni.

Ora cosa succede
Il 23 e 24 giugno il Consiglio europeo ha approvato un secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia. L’intervento potrebbe arrivare ino a 120 miliardi di euro. Un primo miliardo sarà versato al più presto per rimettere in moto l’economia del paese.

Le date più importanti
I ministri delle finanze dei paesi dell’Unione europea si riuniranno il 3 luglio per parlare dei finanziamenti destinati alla Grecia. Saranno discussi, in particolare, i dettagli del secondo piano di aiuti. Un’altra data importante è il 15 luglio: secondo il ministero delle finanze greco, ci sono soldi per rispettare gli impegni del paese solo fino a quella data. Se per il 15 luglio Atene non avrà ricevuto nuovi finanziamenti, il governo greco sarà costretto a dichiararsi insolvente.

Quanto hanno tagliato finora i greci
Il ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schäuble ha calcolato che se la Germania dovesse sostenere uno sforzo simile a quello della Grecia, in proporzione i tagli al bilancio pubblico tedesco ammonterebbero a 125 miliardi di euro, cioè quasi l’intero budget assegnato nel 2011 al ministero del lavoro e delle politiche sociali. Nonostante tutto, l’Unione europea sostiene che le misure d’austerità già introdotte non sono sufficienti. Il bilancio pubblico della Grecia dovrà subire ulteriori tagli: quasi quattro miliardi di euro entro il 2014.

Perché alla Grecia servono altri soldi
Nel maggio del 2010 lo stato greco stava per esaurire i suoi fondi. Erano scaduti titoli di stato per un valore di diversi miliardi di euro. In genere i paesi rimborsano i creditori emettendo nuove obbligazioni, ma alla Grecia gli istituti di credito imponevano tassi d’interesse troppo alti. Per questo un anno fa Atene ha ricevuto aiuti per 110 miliardi di euro. L’obiettivo era fornire liquidità ad Atene per il tempo necessario a tornare sul mercato e ottenere capitali a condizioni migliori. Ma in questi mesi i tassi d’interesse sono rimasti troppo alti.

Le conseguenze di un fallimento greco per il sistema finanziario
Un crollodella Grecia potrebbe avere un efetto simile a quello del fallimento della banca
d’affari statunitense Lehman Brothers nel 2008, cioè uno shock del sistema finanziario di portata globale che bloccherebbe il credito ad altri paesi in difficoltà, come Irlanda e Portogallo. I titoli greci perderebbero ogni valore e le banche sarebbero costrette a colmare un buco nei loro bilanci.

La banca britannica Barclays ha stilato un elenco dettagliato degli istituti che possiedono ancora titoli di stato greci. Oltre a creditori come la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e i paesi dell’Unione europea, in cima alla lista ci sono gli istituti di credito greci. Per quanto riguarda le banche straniere, la tedesca Hypo Real Estate, un istituto nazionalizzato da Berlino per evitarne il fallimento, ha investito 6,3 miliardi di euro in titoli greci.

La francese Bnp ha in bilancio titoli di stato greci per cinque miliardi di euro. Un ruolo a parte è svolto dai credit default swap (cds), titoli derivati che funzionano come polizze assicurative: alcune banche in possesso di titoli di stato greci hanno sottoscritto dei cds con altri istituti inanziari, che garantiscono il rimborso del denaro prestato nel caso in cui la Grecia risulti insolvente. Un eventuale crollo, quindi, avrebbe ripercussioni anche sugli istituti che hanno emesso i cds, molti dei quali si trovano negli Stati Uniti. Quindi, anche se gli istituti di credito statunitensi possiedono pochi titoli greci, la crisi potrebbe raggiungere l’altra sponda dell’Atlantico. Non è chiaro il valore dei cds emessi sul debito greco in Europa e negli Stati Uniti. Secondo Markit, un’azienda britannica che elabora dati sui mercati finanziari, l’importo è di almeno cinque miliardi di euro, ma potrebbe arrivare ino a 78,7 miliardi. A questa cifra va aggiunto anche il valore di altri contratti simili ai cds, che si aggira sui 44 miliardi di euro.
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