sabato 18 giugno 2011



Giorgos Mitralias Γιώργος Μητραλιάς

Tradotto da Giuseppe Oliva
italia.attac.org

Due settimane dopo avere iniziato, il movimento greco degli ‘indignati’ riempie le piazze principali di tutte le città con tantissime persone che gridano la loro rabbia e fanno tremare il governo di Papandreu ed i suoi sostenitori locali ed internazionali.

È già più che un movimento di protesta o perfino una massiccia mobilitazione contro le misure di austerità. Si è trasformato in un genuino sollevamento popolare che si estende a tutto il paese. Un sollevamento che ribadisce l’opposizione del paese di pagare per la ‘sua crisi’ o il ‘suo debito’ mentre fa perdere la riabilitazione ai due grandi partiti neoliberali, se non a tutto il mondo politico. Quanti sono giunti nella piazza Syntagma (piazza della Costituzione, nel centro di Atene) direttamente di fronte all’edificio del Parlamento, domenica 5 di giugno di 2011?
Difficile dirlo poiché una delle caratteristiche di simili mobilitazioni popolari è che non c’è un evento chiave, discorso o concerto, e la gente va e viene. Ma le persone trasportate dal metro di Atene che sa calcolare la quantità di passeggeri, si attesta per lo meno in 250.000 giunti in piazza Syntagma in quella notte memorabile. In realtà, varie centinaia di migliaia di persone si sono aggregate durante le manifestazioni ‘storiche’ nelle piazze principali di altre città greche. Tuttavia, in questa situazione bisogna formulare la domanda: come è possibile che un movimento di massa simile che scuote il governo greco, nel quale l’UE ha un interesse particolare, non si menzioni in assoluto nei media occidentali?
Carte indignés grecs

Durante questi primi dodici giorni non è stata detta praticamente né una parola, né mostrata un’immagine di quelle moltitudini senza precedenti che esprimevano la loro rabbia contro il FMI, la Commissione Europea, la ‘Troica’ [FMI, Commissione Europea e Banca Centrale Europea (BCE)] e contro Frau Merkel ed i dirigenti neoliberali internazionali. Niente. Con l’eccezione occasionale di poche righe su ‘centinaia di manifestanti’ per strade di Atene, seguendo un appello dei sindacati greci.
Questo testimonia una strana predilezione per squallide manifestazioni di burocrati sindacali mentre, ad alcuni centinaia di metri, immense moltitudini manifestano fino alle ore piccole della notte per giorni e settimane.
Place de Syntagma (place de la Constitution)
Seguendo gli ‘indignati’ greci o Aganaktismeni, bisogna dire che il movimento si fissa sempre di più tra le classi umili contro una società greca che è stata conformata per 25 anni da una totale dominazione di un’ideologia neoliberale cinica, nazionalista, razzista ed individualista che ha trasformato tutto in merci.

L’immagine risultante è per questo motivo spesso contraddittoria, poiché mescola la cosa migliore e la cosa peggiore tra idee ed azioni. Come per esempio quando la stessa persona mostra un nazionalismo greco che sfocia in razzismo mentre agita una bandiera tunisina, o spagnola, egiziana, portoghese, irlandesi, argentina, per mostrare solidarietà internazionalista con quei paesi.
Dobbiamo, pertanto, concludere che quei manifestanti sono schizofrenici? Indubbiamente no Come non ci sono miracoli, o sollevamenti sociali politicamente ‘puri’, il movimento diventa gradualmente più radicale dopo essere rimasto contrassegnato da quei 25 anni di disastro morale e sociale.
Manifestants et drapeaux
Ma attenzione: tutti i suoi ‘difetti’ si incorporano nella sua caratteristica principale, cioè il suo rifiuto radicale del Memorandum, della Troica, del debito pubblico, del governo, l’austerità, la corruzione, una democrazia parlamentare fittizia, la Commissione Europea, in sintesi, di tutto il sistema!
Sicuramente non è per caso che nelle ultime due settimane i manifestanti abbiano gridato frasi come non “dobbiamo niente, non vendiamo niente, non paghiamo niente! “, “non vendiamo né ci vendiamo!”, ”Che vadano tutti: Memorandum, Troica, governo e debito!” o “rimaniamo fino a che se ne vanno! “.
Simili tendenze uniscono tutti i manifestanti nella opposizione a pagare il debito pubblico. Per questo motivo la campagna di auditorium per il rifiuto del debito pubblico è un gran successo in tutto il paese. Il suo posto nel mezzo di piazza Syntagma è attorniato costantemente da una moltitudine ansiosa di firmare l’appello o di offrire i propri servizi come volontari.
Benché all’inizio fossero completamente disorganizzati, gli Aganaktismeni di Syntagma hanno sviluppato gradualmente un’organizzazione che culmina nell’Assemblea popolare realizzata ogni sera alle 21 e che attrae centinaia di oratori di fronte ad un’attenta platea di migliaia di persone.
I dibattiti sono frequentemente di gran qualità, per esempio sul debito pubblico, in realtà molto migliori di qualunque cosa che possa venir detta nei principali canali di televisione. Questo, nonostante il rumore nelle vicinanze, stiamo in mezzo ad una città di 4 milioni di abitanti, dozzine di migliaia di persone in costante movimento, e in particolare con la composizione molto diversa di quelle enormi udienze in mezzo ad un accampamento permanente che a volte somiglia ad una Torre di Babele. Tutte le qualità della democrazia diretta che si vivono giorno dopo giorno in piazza Syntagma non ci rendono ciechi davanti alla sua debolezza, la sua ambiguità o per certo suoi difetti come la sua allergia iniziale a qualunque cosa che suona a partito politico, sindacato o collettività stabilita. Benché bisogna riconoscere che simile rifiuto è una caratteristica dominante tra gli Aganaktismeni che tendono a respingere il mondo politico nel suo insieme, bisogna sottolineare il sofferto sviluppo dell’Assemblea Popolare, tanto ad Atene come in Tesalónica che è passata da un rifiuto dei sindacati all’invito di venire e manifestare in piazza Syntagma.
Ovviamente, man mano che passano i giorni, il paesaggio politico in piazza Syntagma si schiarisce, con la destra popolare e l’estrema destra ubicata nella sezione superiore, di fronte al Parlamento, e la sinistra anarchica e radicale nella piazza stessa, con controllo dell’assemblea popolare e dell’accampamento permanente. Per certo, benché la sinistra radicale domina e tinge di un profondo rosso tutti gli eventi e le manifestazioni in Syntagma, questo non significa che i diversi componenti della destra, da populista a nazionalista, razzista e perfino neonazista, non continuino a cercare di impadronirsi di questo massiccio movimento popolare.
I manifestanti persevereranno ed in gran parte dipenderà dalla capacità dell’avanguardia del movimento che questo si stabilisca adeguatamente in vicinati, posti di lavoro e scuole mentre si definiscono chiari obiettivi che stabiliscono le immense necessità immediate ed una rabbia rivendicativa contro il sistema.
Benché abbastanza differente dal movimento spagnolo per le sue dimensioni, la sua composizione sociale, la sua natura radicale e la sua eterogeneità politica, il movimento di Syntagma condivide con la piazza Tahrir in El Cairo e la Porta del Sole a Madrid lo stesso odio all’élite economica e politica che si è impadronita e ha amalgamato di ogni significato la democrazia parlamentare borghese in tempi di neoliberalismo arrogante ed inumano.
Il movimento è sospinto per lo stesso desiderio ardente, non violento, democratico e participativo che si trova in tutti i sollevamenti popolari di inizio Secolo XXI.



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