sabato 24 settembre 2011

http://dai.ly/ma5Dx0

Fonte: http://www.debtocracy.gr


Katerina Kitidi Κατερίνα Κιτίδη - Aris Hatzistefanou Άρης Χατζηστεφάνου
Editato da TLAXCALA ΤΛΑΞΚΑΛΑ ТЛАКСКАЛА تلاكسكالا 特拉科斯卡拉

I cosiddetti "salvataggi" dei paesi non sono destinati, come ci si potrebbe aspettare, per soddisfare le esigenze di una popolazione in difficoltà, ma perché il Paese "salvato" affronti il pagamento d’interessi su un debito contratto con istituzioni finanziarie senza scrupoli. Questi "aiuti" sono condizionati da misure di adeguamento che soffocano ancora di più la popolazione, e anche, nel caso della Grecia, a compromessi, come l'acquisizione di armi, che non fanno altro che aumentare il deficit. Il denaro dei nuovi prestiti finisce così nelle mani di chi ha causato la crisi e dei fabbricanti di armi. Non sono salvataggi, sono truffe in piena regola.

Pubblichiamo qui questo eccellente documentario, realizzato con pochissime risorse, e che sta avendo una larga diffusione in Grecia.


Debtocracy International Version di BitsnBytes

Regia/Sceneggiatura

Katerina Kitidi

Aris Chatzistefanou

Ricerca scientifica Leonidas Vatikiotis
Animazione

Magda Plevraki

Sokratis Galiatsakos

Musica
Giannis Agelakas
Ermis Georgiadis
Aris RSN
Montaggio Aris Triantafillou
Telecamera

Aris Papastefanou

Julia Reinecke

Colori Thanos Tsantas
Pubbliche Relazioni Michalis Alimanis
Collaboratori

Aggeliki Gaidatzi

Fani Gaidatzi

Ioulia Kileri

Margarita Tsomou

Produzione

Costas Efimeros

2011 - BitsnBytes.gr

Un’intervista con Aris Hatzistefanou, ideatore di Debtocracy – Il documentario rivoluzionario e sovversivo sulla crisi finanziaria che ha sconvolto l’opinione pubblica della Grecia.

di Stanislas Jourdan, owni.eu, 6 maggio 2011

Tradotto da Curzio Bettio, Tlaxcala



“Il nostro governo ci ha chiamato barboni, mangiapane a ufo, e coloro che ci hanno concesso prestiti ci hanno definito “PIIGS” *, proprio come tutti i paesi periferici dell’Unione europea. I nostri ministri hanno cercato di convincerci che ognuno di noi ha avuto una parte in questo”.

*La connotazione spregiativa è evidente dal fatto che pigs in inglese significa maiali, a suggerire il cattivo stato delle economie di tali paesi PIIGS (Portogallo-Italia-Irlanda-Grecia-Spagna).


Aris Hatzistefanou, 34 anni, ha l’abitudine di pubblicare documenti scomodi e fastidiosi. Giornalista fin dall’adolescenza, la sua trasmissione “infowar” in onda da lungo tempo su Sky Radio è stata sospesa subito dopo la pubblicazione del suo documentario Debtocracy, il cui contenuto e messaggio va decisamente contro-corrente rispetto al pensiero dominante.
Nato ad Atene, Hatzistefanou ha iniziato la sua carriera a Radio Sky, considerata la stazione radio più popolare in Grecia. Il suo ultimo progetto è stato visto da un milione di persone e ha suscitato una campagna che ha riscosso molti consensi a livello nazionale per lanciare un audit, una revisione contabile del debito pubblico del paese.
OWNI ha incontrato il creatore del documentario sovversivo che ha sconvolto l’opinione pubblica.

Qual è la storia che sta dietro a Debtocracy?
L’idea è nata durante una trasmissione di Radio Sky, su come il presidente dell’Ecuador aveva affrontato il massiccio debito del paese. Aveva dato luogo ad una semplice verifica finanziaria del debito sovrano, ed era giunto alla conclusione che altri paesi avevano usato l’Ecuador come “schiavo”, come prima l’Argentina e molti altri paesi. L’amministrazione imponeva ai suoi creditori un taglio del 70%.
Nel frattempo, in Grecia, alcune persone erano alla ricerca di un sostegno per una simile iniziativa, e il mio programma su Radio Sky ha avuto un’eccezionale influenza. Molte persone sembravano chiedersi se avremmo potuto fare la stessa cosa nel nostro paese.

Katerina Kitidi – capo redattore di TV XS – e il sottoscritto abbiamo deciso di produrre il documentario. Abbiamo dovuto far fronte ad un serio problema di finanziamenti ma, per ovvie ragioni, non abbiamo chiesto nulla a partiti politici, ad imprese o, cosa peggiore, a banche; così abbiamo fatto ricorso alla ricerca di finanziamenti presso la gente. La nostra raccolta di fondi ha avuto un buon esito, abbiamo raccolto 8.000 euro in soli 10 giorni, una cifra senza precedenti per un paese come la Grecia, di fronte ad una grave crisi economica.
All’inizio questo progetto doveva concretizzarsi in un semplice video YouTube. Ma, poiché tanti professionisti hanno offerto il loro aiuto (musicisti, editori video), e tante persone hanno donato i loro soldi, il lavoro è diventato un documentario vero e proprio. Il denaro avanzato è stato investito nella promozione del film. Abbiamo cominciato con due persone, ma alla fine almeno 40 persone hanno lavorato al progetto.

Aris Hatzistefanou & Katerina Kitidi




Com’è stato accolto finora Debtocracy?
Abbiamo avuto più di mezzo milione di visualizzazioni in meno di una settimana, e stiamo ora raggiungendo le 700.000 presenze. Nonostante il suo successo, i media greci non hanno riportato una sola parola su di esso. Quando hanno visto che abbiamo avuto mezzo milione di visitatori, non hanno potuto più far finta che il documentario non esistesse - alcuni giornali hanno cominciato ad attaccare e screditare il documentario. Finora non un canale TV ha fatto menzione di Debtocracy, nemmeno in negativo. Il giorno in cui i principali canali televisivi parleranno di noi, questo costituirà il gradino ultimo verso la vittoria.

In poche parole, di cosa tratta Debtocracy?
Noi sosteniamo che la situazione attuale fa parte di un problema economico mondiale, oltre a costituire un problema dell’euro-zona. Poiché la zona euro è suddivisa in centro e periferia, siamo condannati a soffrire per le perdite di competitività nell’economia globale, e non possiamo svalutare la nostra moneta.
Quello che è successo non può essere tutto addossato ai “PIIGS” - come ci chiamano - anche se noi abbiamo la nostra parte di responsabilità. Il problema è che la Grecia ha creato uno stato sociale senza tassare di più le imprese. Quindi, il disavanzo è cresciuto. Inoltre, abbiamo seri problemi di corruzione, ma questi sono solo dettagli. Anche se tutti i politici fossero messi in prigione, la crisi rimarrebbe irrisolta.
In più, noi sosteniamo che la Germania non è un modello da seguire – loro hanno congelato gli stipendi per un intero decennio! Questo non è un modello sostenibile per tutta l’Europa.

Alcuni sostengono che il vostro documentario non è equilibrato. Come rispondete a queste affermazioni?
Non abbiamo mai pensato di essere equilibrati, al contrario, dal momento che le nostre controparti hanno avuto abbastanza tempo e spazio nei media per esprimere le loro opinioni. E nemmeno loro sono tanto equilibrati! I critici sostengono anche che l’Ecuador non è un esempio opportuno, perché è un paese in via di sviluppo e ha petrolio. Ma il petrolio rappresenta solo il 25% del loro PIL. D’altra parte, anche noi abbiamo il nostro petrolio: il turismo. Si potrebbe considerare un qualsiasi paese diverso dall’Ecuador, e ci verrebbe detto ancora che si tratta di due paesi diversi, anche se ci trovassimo di fronte a una situazione simile, con un debito in crescita e “soluzioni” identiche proposte dal Fondo Monetario Internazionale. Alla fine, stanno solo cercando di deviare la discussione per evitare di parlare del tema principale del film: la necessità di una commissione di revisione del debito.

Secondo la vostra opinione, cosa dovrebbe fare ora la Grecia?
È chiaro che la Grecia non può rimborsare il debito – sia secondo le norme giuridiche o meno, indipendentemente dal tasso d’interesse. 350 miliardi di dollari non crescono di sicuro sugli alberi (ed ironia della sorte, il mercato è stato il primo a raggiungere questa conclusione). Il governo continua a dire che troverà i soldi, ma il mercato non è stupido. Il piano di salvataggio progettato dall’Unione Europea e il FMI non comporta il salvataggio della Grecia - si tratta di salvare solo le banche tedesche e francesi, che subirebbero un collasso se la Grecia dichiarasse bancarotta.
Così, il nostro punto di vista è che non dobbiamo aspettarci nulla da loro. Sarà troppo tardi se noi ci attendessimo da loro l’adozione delle misure necessarie. Siamo noi che dobbiamo trovare le soluzioni per noi stessi e creare iniziative.

Consideriamo questo: prima di tutto dobbiamo effettuare la verifica del debito al fine di distinguere ciò che è legale o illegale. Ci sono indicazioni come un’enorme quantità del nostro debito pubblico sia dannosa o illegale. Ma solo una commissione di controllo dovrebbe determinare e dimostrare questo. È per questo che appoggiamo completamente questa proposta. Tuttavia, questa commissione dovrebbe essere condotta in modo democratico e trasparente, e non da parlamentari.
Siamo più radicali di altri nell’avanzare questa proposta, in quanto riteniamo che dovremmo smettere di pagare il debito, uscire dalla zona euro, e nazionalizzare il nostro sistema bancario. Non è una cosa facile ottenere il sostegno su questi provvedimenti, in quanto possono dare l’impressione di essere troppo radicali - ma anche alcuni politici ed economisti di punta stanno cominciando a considerarli. Nazionalizzare le banche potrebbe suonare come un’idea comunista, ma il problema è tanto serio e dobbiamo proteggere il paese. Se usciamo dalla zona euro, il sistema bancario molto probabilmente crollerà, e quindi dobbiamo proteggerlo da una fuga di capitali fuori dal paese.

Siete collegati ad altre iniziative di questo tipo in Europa?
Siamo stati contattati da un certo numero di gruppi e ci è stato chiesto di mettere i sottotitoli sul nostro film. Al momento, stiamo lavorando per diffonderlo in diverse lingue. In sé, non stiamo collaborando con qualcuno, ma abbiamo diffuso il documentario sotto una licenza Creative Commons (in modo che chiunque può utilizzare il nostro prodotto). [N.d.tr.: Le Creative Commons Public Licenses (CCPL) sono delle licenze di diritto d’autore che si basano sul principio di “alcuni diritti riservati”. Le CCPL, infatti, rendono semplice, per il titolare dei diritti d’autore, segnalare in maniera chiara che la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa.]


Come immaginate il futuro della Grecia?
L’anno scorso esisteva tanto fermento contro il piano di salvataggio del paese ma ora i cittadini greci sono troppo sfiduciati. Negli ultimi dieci anni, l’opposizione non ha messo a punto una proposta decente che potesse raccogliere il sostegno popolare. Alcune persone credono che le agitazioni si siano placate quando l’Unione Europea ha introdotto tassi di interesse nel pacchetto di salvataggio. Ma sento che il fermento sta ancora crescendo sotto i nostri piedi. E può ravvivarsi in qualsiasi momento.
Vale la pena notare che nessun partito politico ha il controllo dei movimenti di protesta, e nessuno è in grado di indirizzare in un alveo opportuno questi sentimenti. Quindi ho paura che probabilmente il malcontento esploderà improvvisamente e in modo violento, anche se non possiamo prevedere quando e perché.

Quali sono le prospettive per Debtocracy?
Visto che tante persone hanno donato denaro, e dato che abbiamo raccolto fondi sufficienti per il film, abbiamo deciso di creare un conto speciale per depositare le donazioni, che saranno restituite se non usciremo con un progetto dettagliato e trasparente nei prossimi sei mesi. Non ci aspettavamo un tale successo con mezzi così modesti. Non è stato facile, ma abbiamo dimostrato a noi stessi che cose importanti possono essere realizzate con pochi mezzi - soprattutto quando si ha il supporto di persone di talento.
Internet ci ha aiutato molto, ma ora possiamo scorgere i suoi limiti. Anche se il nostro documentario è stato visto da quasi un milione di persone, dobbiamo raggiungere anche un pubblico che non ha una connessione Internet, soprattutto al di fuori di Atene. Abbiamo intenzione di distribuire DVD e di organizzare proiezioni di Debtocracy nei luoghi di spettacolo e nei cinema. Con Internet da solo, il nostro approccio finirebbe con l’essere elitario.
In definitiva, noi sicuramente vogliamo andare oltre, e affrontare i tabù che i più importanti mezzi di comunicazione della Grecia non osano denunciare. Se le persone non prendono parte alla produzione e alla diffusione delle informazioni, non troveranno mai qualcuno all’interno delle grandi corporazioni dei media disposto a parlare in loro nome.

Con il contributo di Federica Cocco & Stefanie Chernow
Credito foto: Debtocracy
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