venerdì 30 dicembre 2011

Israel versus Iran
Ismail Salami 
TRADUZIONE Curzio Bettio 

Vi sono forti congetture su come Israele sia obbligata a mettere in scena un attacco contro i siti nucleari iraniani, una minaccia che il regime sionista ha spesso evocato e un’idea che, se tradotta in azione, porterà a conseguenze apocalittiche per l’entità sionista.
Secondo quanto riferito, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente cercato di ottenere consensi all’interno del consiglio dei ministri per un attacco militare contro i siti nucleari della Repubblica islamica dell’Iran. In collaborazione con il ministro della difesa Ehud Barak, Netanyahu è riuscito a strappare l’appoggio per un atto così sconsiderato agli scettici che si erano già opposti a lanciare un attacco contro l’Iran. Tra coloro che è riuscito a convincere troviamo il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman.
Ci sono ancora quelli all’interno del governo israeliano che sono contrari a una tale mossa, compresi il ministro dell’Interno Eli Yishai dell’ ultra-ortodosso partito Shas, il ministro ai Servizi Informativi Dan Meridor, il ministro per gli Affari Strategici e confidente di Netanyahu Moshe Yaalon, il ministro delle FinanzeYuval Steinitz, il comandante delle forze armate Benny Gantz , il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana Tamir Pardo, il comandante dell’intelligence militare Aviv Kochavi, e il direttore dell’agenzia oer l’intelligence domestica di Israele Yoram Cohen.
Tuttavia, il sostegno espresso dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman è considerato un asso nella manica per Netanyahu, che gode anche il sostegno a piena gola di Washington.
In uno show di prodezza militare e di un’apparente politica del rischio calcolato, mercoledì 2 novembre Israele ha sperimentato un missile con possibilità di testata nucleare, fatto che non può essere considerato una mera coincidenza, considerando la minaccia lanciata da Netanyahu.
“Oggi, dalla base Palmachim, Israele ha effettuato il test di lancio di un sistema di propulsione missilistico”, così recita un comunicato del ministero della Difesa. “Questo era stato pianificato da tempo dai responsabili della Difesa e tutto si è svolto secondo programma.”
Facendo eco ai suoi ormai impudenti vecchi commenti contro l’Iran, lunedì scorso Netanyahu affermava in una comunicazione parlamentare: “Un Iran nucleare rappresenterà una seria minaccia per il Medio Oriente e per il mondo intero, e, naturalmente, una minaccia diretta e pesante soprattutto per noi.”
Anche mercoledì, il Ministro degli Esteri israeliano ha accusato l’Iran di essere “la più grande, la più pericolosa minaccia per l’ordine mondiale attuale”, aggiungendo che Israele si aspetta che la comunità internazionale “intensifichi gli sforzi per agire contro l’Iran.”
Moshe Yaalon, ministro per gli affari strategici di Israele, martedì così si pronunciava alla radio dell’esercito: “L’opzione militare (contro l’Iran) non è una minaccia a vuoto, ma Israele non dovrebbe fare i salti per condurla. Il tutto dovrebbe essere guidato dagli Stati Uniti, e solo come ultima risorsa.”
Sembra che nel consiglio dei ministri di Israele si sia costituito un fronte unito contro l’Iran, ma per quanto si palesi l’intenzione ad un attacco militare, esistono divergenze di opinione riguardo alla ragionevolezza di un tale atto e le conseguenze che possono profilarsi all’orizzonte.
Sia come sia, uno dei principali fattori che rendono un tale atto non plausibile è che Israele è ben consapevole della competenza dell’Iran e della sua autosufficienza dal punto di vista militare.
Da questo punto di vista, l’Iran è conosciuto come il paese migliore della regione e uno dei migliori al mondo in termini di produzione missilistica.
L’ottima produzione di missili a corto-, medio-, e lungo- raggio, Shahab (Meteor) e Sejjil (Baked Clay), Saqeb (Falling Stone) e Sayyad (Hunter), Fateh (Conqueror) e Zelzal (Temblor), Misaq (Covenant) e Ra'ad (Thunder), Toufan (Storm) e Safar (Journey), testimonia questa affermazione.
Il paese è finora riuscito a produrre oltre 50 tipi di missili ad alta tecnologia, come parte della sua strategia deterrente per migliorare la sua forza militare, visto che è sempre stato esposto alle minacce da parte del regime sionista e di Washington.
Il recente missile iraniano Qader (Potente), un risultato formidabile, un missile da crociera che può essere lanciato dal mare, ha una potenza altamente distruttiva e può eliminare fregate, navi da guerra, così come eventuali obiettivi costieri. Con raggio di azione di oltre 200 chilometri, il missile può eludere tutti i sistemi radar più avanzati.
Progettato sul modello del Nodong-1, Shahab (Meteora), III, uno dei risultati missilistici più importanti del paese, è un missile balistico a medio raggio destinato a colpire obiettivi all’interno di un raggio fino a 2000 chilometri. Generalmente considerato come un incubo per Israele, il missile è stato testato l’8 luglio 2008 ed è stato aggiornato da allora fino a conseguire uno standard impeccabile.
Un alto comandante dell’Esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), il generale di brigata Amir Ali Hajizadeh, ha dichiarato che l’Iran già possiede il know-how per costruire missili con gittata superiore ai 2.000 chilometri, ma dato che gli obiettivi statunitensi e israeliani sono alla portata degli attuali missili, il paese non vede la ragione per farlo.
Hajizadeh ha affermato: “L’Iran ha missili con una portata fino a 2.000 chilometri, che sono stati progettati per colpire le basi degli Stati Uniti e del regime sionista (Israele) nella regione.”
Secondo il comandante iraniano, vista la distanza di 1.200 chilometri tra Iran e Israele, l’Iran è già in grado di colpire il regime sionista con i missili in suo possesso. Inutile dire che Sejjil (Argilla Cotta) e i missili Shahab si vanno a collocare tra i missili capaci di colpire obiettivi entro un raggio di 2.000 chilometri.
Con oltre 50 tipi di missili all’avanguardia a sua disposizione, l’Iran è sicuramente in grado di vibrare un colpo mortale a qualsiasi aggressore che si avventuri a violare il suo territorio. Tuttavia, l’Iran ha spesso ribadito che la sua potenza militare non rappresenta una minaccia per altri paesi e che la sua dottrina di difesa si basa sulla deterrenza.
Come dichiarato dal Leader della rivoluzione islamica Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, “l’obiettivo principale di produrre armi in Iran è la difesa del paese contro il bullismo dei nemici\", mentre in Occidente, “la ragione principale per la produzione di armi sta nell’aumentare la ricchezza dei cartelli degli armamenti.”
Indipendentemente dalla potenza militare dell’Iran nel contrastare ogni aggressione avventata, Israele deve fare un attimo di riflessione, dato che la povertà e i conflitti sociali stanno dilagando al suo interno e la gente ha già iniziato a stringere le mani alla gola di Tel Aviv.
Poco importa per quali ragioni l’idea di attaccare l’Iran si sia articolata nelle menti degli Israeliani, o chi sia stato il primo a partorire questa idea imbecille.
Ciò che importa è che un attacco israeliano non solo sconvolgerà gli equilibri politici in Medio Oriente, ma verranno inflitte perdite di proporzioni inconcepibili anche all’entità sionista. Un attacco militare da parte di Israele contro l’Iran equivale ad un ultimo chiodo nella bara del sionismo.



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