venerdì 6 gennaio 2012

Domenico Lombardini


Dall’inizio delle operazioni belliche in Iraq, nel 2003, il tasso è aumentato di dieci volte.

 Nel 2010, quasi il 15 per cento dei bambini nati nell’Ospedale di Fallujah, in Iraq, presentava malformazioni congenite, un tasso dieci volte più alto di quello registrato nelle stesse famiglie tra il 1991 e il 2001. L’incremento, associato anche a un aumento dei casi di aborti involontari, si è cominciato a notare a partire dal 2003, anno in cui iniziò la guerra in Iraq. Un recente studio condotto da un gruppo di ricerca italiano, il New-weapons Committee, ha cercato di gettare luce sulle allarmanti osservazioni dei medici del General Hospital di Fallujah sulla salute della popolazione adulta e dei neonati in quella regione dell’Iraq. La ricerca ha documentato l’aumento dei difetti congeniti alla nascita, assieme ad una quantità molto sopra il normale di metalli pesanti nei capelli dei bambini malati e dei loro genitori.

POSSIBILI CAUSE- I metalli pesanti sono tra innumerevoli fonti ambientali riconosciute o sospettate, insieme con fattori ereditari, di poter essere alla base di malformazioni come l’anencefalia, la spina bifida e difetti a carico del cuore e degli arti. Questi elementi possono rappresentare un grave rischio per la salute riproduttiva della popolazione e per i neonati, in particolare laddove avvenga un loro accumulo repentino, per qualsiasi causa, nell’ambiente. L’acqua potabile può fungere da veicolo di queste sostanze, che tuttavia possono anche essere introdotte nell’organismo con la respirazione o per contatto attraverso la pelle. I metalli non vengono allontanati dall’ambiente ma si accumulano nel tempo negli organismi viventi.

LO STUDIO - Lo studio, che ha coinvolto 56 famiglie in cui sono avvenuti difetti e malformazioni neonatali e 11 famiglie sane di controllo, prevedeva il dosaggio dei metalli pesanti nei capelli dei neonati e dei loro genitori, e la compilazione di un questionario sulla storia riproduttiva delle famiglie coinvolte. «La ricerca ha coperto il periodo compreso dal settembre 2001 al novembre 2009» spiega Paola Manduca, genetista dell’Università di Genova che ha coordinato il lavoro. «In questo lasso di tempo si sono registrate 5.896 nascite delle quali 869 (14,7%) con difetti alla nascita, una quota significativamente maggiore della percentuale di neonati con difetti alla nascita normalmente riscontrata nella popolazione generale in Europa e USA, che si aggira intorno al 3%». Grazie all’uso dei questionari è stato escluso, inoltre, che le malformazioni e i disturbi ritrovati nella popolazione neonatale fossero da ascrivere a eventuali difetti genetici preesistenti nella famiglia considerata. «Ma il risultato notevole dello studio è aver rilevato quantità elevate di alcuni metalli pesanti potenzialmente pericolosi nei capelli di 32 neonati e 13 bambini tra 6 mesi e 7 anni con difetti alla nascita, nei capelli dei rispettivi genitori, così come in quelli dei controlli “sani”, segno che la contaminazione è diffusa in tutta la popolazione», aggiunge la ricercatrice italiana. Tra i metalli trovati in quantità elevata vi erano il vanadio, il cobalto, il piombo e l’uranio.

I PRECEDENTI- Un precedente studio aveva rilevato la presenza di un’elevata quantità di metalli pesanti nelle ferite dovute alle cosiddette “armi senza frammenti” nella popolazione di Gaza sottoposta agli attacchi israeliani nel 2006 e 2009. Inoltre, negli ultimi sei anni si stanno accumulando report su un aumento di malformazioni alla nascita, tumori e patologie riproduttive e croniche nelle zone dell'Iraq più severamente colpite dalla guerra. Oltre a ciò, sono state rilevate sindromi simili nel personale militare e paramilitare di ritorno dalle missioni di guerra. «Solo recentemente l’Organizzazione mondiale della sanità ha iniziato un monitoraggio della situazione irachena» aggiunge l’esperta che conclude: «Tuttavia, considerando i dati finora in nostro possesso, è urgente una presa di coscienza condivisa su quali possano essere gli effetti a lungo termine dell'uso di determinate armi, come quelle senza frammenti, e delle bombe con metalli pesanti le cui conseguenze sulla popolazione sono, se non del tutto sconosciute, in gran parte sottostimate».
 
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