domenica 15 gennaio 2012

Alcuni insegnamenti utili dell'esperienza della commissione per una campagna per un "audit" del debito pubblico greco, dopo un anno di lavoro 


Giorgos Mitralias Γιώργος Μητραλιάς
http://www.cadtm.org/Quelles-priorites-taches-et


Tradotto da Titti Pierini 
 
 
Nel momento in cui la Campagna greca per l’audit del debito pubblico raccoglie emuli un po’ in tutt’Europa, s’impone un primo bilancio della sua attività per trarne utili insegnamenti per tutti. Poiché, infatti, la campagna greca ha compiuto i primi passi esattamente un anno fa, ed è stata la prima a tentare quest’esperimento, finora completamente inedito nel Nord planetario, è più che normale che si rifletta sulle sue acquisizioni e i suoi dilemmi, i successi e i vicoli ciechi, per lanciare (finalmente!) la discussione non più sul debito stesso, ma piuttosto sulla portata politico-sociale e soprattutto movimentista ed emancipatrice della lotta autonoma e “dal basso” per il suo “audit”.
Tenendo presente questo, si impone una prima constatazione di fondo a mo’ di avvertenza: pur essendo ricchissima di insegnamenti pratici e teorici, l’esperienza ecuadoriana d’audit (riuscita) del debito pubblico non si può ripetere nell’Europa della crisi ai tempi della Troika! Il motivo è molto semplice: tranne che in una situazione veramente prerivoluzionaria, non vi sarebbe mai un presidente Correa europeo a sottoscrivere decreti che facilitano il compito di una Commissione autonoma d’audit del debito. Inutile dire che nel caso di una situazione del genere in Europa, questa questione tenderebbe a eclissarsi di fronte all’urgenza di altri compiti…
Questa prima osservazione è ricca di insegnamenti molto pratici. In primo luogo, contribuisce parecchio a collocare con maggior precisione le ambizioni e la funzione delle campagne per l’audit del debito pubblico che stanno per nascere un po’ ovunque in Europa. L’impossibilità “oggettiva” di avere dei “Correa” europei si traduce in quella degli audit autonomi a penetrare nel segreto di Stato dei propri debiti, vale a dire di avere accesso a tutti i documenti indispensabili per individuare la parte illegittima (e scandalosa) del debito stesso. Al tempo dei diktat della Troika sopranazionale, in cui la borghesia viola allegramente la propria Costituzione e svuota pressoché di ogni contenuto democratico il proprio regime parlamentare (si veda il caso greco, che è ben lungi dal rappresentare un’eccezione alla regola), sarebbe illusorio ed anche ingenuo pensare che soltanto invocare i diritti democratici riuscirebbe a costringere i guardiani del tempio capitalistico ad aprirne gli archivi per agevolare la realizzazione di un audit del (loro) debito pubblico…
Tuttavia, le difficoltà degli audit europei non si riducono al solo ostruzionismo attivo delle autorità dei paesi in questione. In realtà, è ormai la Santa Alleanza del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Centrale Europea (BCE) e della Commissione Europea (CE), sostenuta dal complesso delle cancellerie europee, a vietare in tutti i modi, o perlomeno a rendere molto difficile, la realizzazione di un audit integrale di un debito, perché la considerano – per la verità a giusto titolo – un vero e proprio crimine di lesa maestà, in questi tempi gravidi di ogni pericolo! Evidente la conseguenza pratica: portare a termine un audit civico integrale e dettagliato del debito pubblico nell’Europa di oggi è praticamente quasi impossibile! È una verità che va riconosciuta, spiegata e detta esplicitamente, perché altrimenti la dura realtà si vendicherebbe di illusioni infondate, suscitando ben presto lo scoraggiamento di militanti ed esperti in buona fede nel momento in cui si rendessero conto che stavano inseguendo una chimera…



Attenzione, però: l’impossibilità oggettiva di condurre a termine un audit civico integrale del debito nell’Europa attuale non significa in alcun modo che sia impossibile intraprendere e fare avanzare un audit o, più ancora, tradurre in forte movimento di massa la “filosofia” di quest’audit del debito pubblico. Del resto, solo lo sviluppo di questo forte movimento di “quelli che stanno in basso” potrebbe, in compenso, creare rapporti di forza in grado di spezzare le resistenze di “quelli che stanno in alto” per condurre in porto gli audit del debito pubblico…
Avviare – e fare avanzare il più oltre possibile – un audit del debito significa in primo luogo porre pubblicamente il problema della trasparenza e della gestione democratica di questo stesso debito. Questo ha come conseguenza quasi immediata il fatto di desacralizzare e di demistificare il debito agli occhi dei cittadini che sono stati educati (da quelli in alto) a non impicciarsi di affari che spettano agli “esperti” e ai governanti, a non esercitare il loro diritto democratico di controllare gli atti delle “autorità”. È un compito che le campagne dell’audit si devono assumere prioritariamente, se vogliono abituare la società all’idea: a) che non deve lasciar decidere altri al posto suo, e b) che deve prendere nelle sue mani il proprio destino.
L’audit di esclusiva spettanza degli esperti?
La condizione sine qua non per mettere in moto e fare avanzare l’audit del debito pubblico con successo è che non sia, fin dall’inizio, questione unicamente di esperti, anche se di sinistra e molto radicali! Data, infatti, l’impossibilità che vi sia collaborazione da parte dei governanti e dello Stato, sono solamente la società mobilitata e i cittadini “anonimi” nei ministeri, nei servizi pubblici e i comuni, nelle imprese, nelle facoltà e negli uffici che possono avvertire la Commissione e i suoi esperti dell’esistenza di prestiti e di debiti illegittimi e scandalosi, e che possono fornire documenti ufficiosi e orientare l’audit in modo corretto. Insomma, senza la collaborazione o, meglio, la partecipazione attiva di questi “anonimi” con conoscenza diretta dei dossier degli scandali, l’audit o non esisterà o sarà condannato in partenza a cose generiche, senza mai riuscire ad entrare nel vivo del tema dei debiti illegittimi.
Evidentemente, un simile approccio dell’audit deve tener conto costantemente del fatto che, prima o poi, vi sarà un intervento – anche duro – dello Stato per bloccare l’indagine e far tacere le voci che contestano la legittimità del suo debito.. Questo significa: a)che non si alimentano illusioni sull’eventuale sbocco finale dell’audit; B) che si preparano i militanti della campagna dell’audit, ma anche tutta la società, in vista dell’intervento brutale di quelli che vogliono bloccare l’indagine.
Questo approcio realistico ha il merito di non limitare in partenza il campo di indagine al solo debito pubblico “ufficiale”. Dal momento, infatti, che si auspica e si incoraggia la partecipazione attiva dei cittadini all’audit, ci si deve aspettare che questi e i loro movimenti, sindacati e altre reti sociali vengano a bussare all’uscio della Commissione (o campagna) d’audit per chiedere il suo aiuto e e il suo retroterra di conoscenze specifiche (know-how) per effettuare audit di debiti di cui prima ignoravano l’esistenza! E, occorre ammetterlo, è soprattutto l’audit di questi debiti che ha maggiori possibilità di approdare a risultati concreti e politicamente utili, in quanto basato sull’insostituibile contributo di coloro che vi apportano la propria conoscenza del campo e la ridda di documenti ottenuti con le loro battaglie.
Un’altra conseguenza pratica di questo “approccio realistico” dell’audit del debito pubblico all’epoca della Troika e della repressione feroce è che il tempo che questo audit ha a disposizione non è illimitato, che è contato in partenza. In poche parole, vuol dire che il lavoro di indagine non può allargarsi alla totalità del debito in questione, ma che – fin dall’inizio – deve concentrarsi su alcuni pochi debiti (due o tre) che appaiono i più scandalosi, perché l’audit ottenga il più presto possibile risultati tangibili. Perché, bisogna dirlo, la credibilità ottenuta agli inizi presso la società dalla campagna per l’audit del debito non è eterna, soprattutto in questi tempi di crisi sistemica che logora in fretta il morale e il fisico della gente. Allora, per rinnovare e conservare intatta questa credibilità, senza la quale non c’è campagna, contro il debito, abbiamo rapidamente bisogno di risultati. Anche minimi, ma concreti…
La conclusione salta agli occhi: non si può avere audit civico del debito degno di questo nome senza che vi sia attiva e diretta partecipazione della società mobilitata, senza che vi si associno, su un piano di completa parità, i movimenti sociali, sindacati operai e associazioni di cittadini di ogni genere che vogliono battersi contro il debito e per il suo audit dal basso.
Detto questo, la presenza dei lavoratori e dei cittadini mobilitati nelle campagne per l’audit del debito pubblico non può limitarsi al ruolo “utilitario che gli abbiamo appena assegnato. Trovandosi ormai di fronte a una crisi cataclismatica del capitalismo e del suo sistema politico che costringe, almeno – per cominciare – in alcuni paesi, una larga maggioranza di cittadini a radicalizzarsi e a cercare soluzioni radicali, bisogna finalmente porsi il problema del fine vero dell’audit del debito, vale a dire a cosa serve o, meglio, a che cosa deve servire. Allora, nelle attuali condizioni di crisi sistemica e di lotte di classe parossistiche, la nostra deve essere una risposta categorica: non sono i cittadini a doversi porre al servizio dell’audit, ma è l’audit a dover servire le lotte di resistenza e di emancipazione dei cittadini! L’audit del debito non è un fine in sé. Ma solo uno strumento, un mezzo al servizio della lotta per l’emancipazione ddei lavoratori e di tutti i cittadini che subiscono l’oppressione capitalistica.



Generalizzare gli audit di coloro che stanno in basso!
Eccoci dunque giunti a quella che deve essere la missione, la principale priorità, il compito, lo scopo finale ed anche la ragion d’essere di una campagna per l’audit del debito pubblico nell’Europa della fase della Troika: il concreto incoraggiamento della messa in moto delle masse di cittadini in rivolta contro il sistema attraverso la generalizzazione degli audit avviati da loro stessi, là dove vivono, lavorano, consumano, studiano, si curano, respirano, comunicano, si esprimono, si divertono e sviluppano la propria personalità!
Allora, pur rispettando l’autonomia dei movimenti sociali che sono, in ultima analisi, i soli atti a scegliersi gli obiettivi e le forme di lotta, la parola d’ordine di un approccio del genere della lotta civica contro il debito e per l’audit del debito non può non essere: Controlliamo noi stessi chi ci governa – Apriamo noi stessi i libri contabili – Prendiamo nelle nostre mani i nostri destini»!
Ma – ci si chiederà – in che cosa consiste quest’incoraggiamento attivo della mobilitazione delle masse di cittadini in rivolta, cui abbiamo accennato? Che cosa deve fare, insomma, una campagna per l’audit del debito per trasformare la sua battaglia in termini di mobilitazione alla base della società? La risposta è evidente: la prima cosa che deve fare è quella di rivolgersi direttamente alla società per spiegare con chiarezza e senza mezzi termini le sue intenzioni, il perché, il come e l’obiettivo finale di ciò che intende fare. Vale a dire, abituare i lavoratori e “coloro che stanno in basso” all’idea che sono in grado, che possono e devono (auto)organizzarsi per realizzare i propri audit là dove abitano, lavorano, studiano e vivono. Niente di meglio, allora, che un appello/manifesto ai cittadini che “legittimi” – spiegando, analizzando e dandogli un senso – il formarsi ovunque di comitati civici di base intorno alla parola d’ordine «Controlliamo il potere, prendiamo in mano i nostri destini, apriamo i libri contabili di coloro che ci governano»…
Va da sé che questi comitati civici di base godano di una completa autonomia rispetto alla Commissione d’audit del debito pubblico, pur associandosi a questa nel quadro per la campagna generale. Qui naturalmente si pone – per l’ennesim a volta – la questionechiave dell’autonomia dei movimenti sociali, che continua ad essere problematica per le formazioni della sinistra, di qualsiasi tendenza. Il dibattito su questo tema è, in pratica, vecchio quanto il movimento operaio, né vorremmo riprendere qui gli argomenti di principio in favore dell’indipendenza dei movimenti sociali. Sarebbe, invece, interessante soffermarsi un po’ su una “novità”, su un ulteriore argomento proposto dalla più bruciante attualità: voler trattare i movimenti sociali come cinghie di trasmissione di scelte (politiche o altre) decise altrove e non al loro interno, è oggi la strada più breve per arrivare ad isolarsi dalla frangia più avanzata della società, dalle sue avanguardie! Non dimostrare rispetto totale per l’autonomia dei movimenti di base vuol dire tagliarsi fuori in anticipo dai movimenti come quelli degli Indignados, degli Aganaktismeni o di Occupy Wall Street, che affermano gelosamente la propria indipendenza e si contraddistinguono per l’accentuata diffidenza verso il mondo politico tradizionale.
Ma – si obietterà – che cosa resterebbe dei rapporti tra la Commissione d’audit con i suoi comitati civici di base se questi fossero completamente indipendenti? Non è difficile rispondere: l’indipendenza non esclude assolutamente l’esistenza di rapporti, anche forti, purché naturalmente essi si sviluppino spontaneamente e su un piano di parità. Più in concreto, la Commissione d’audit del debito può e deve conquistarsi la fiducia dei comitati civici di base dimostrandosi, semplicemente, utile per le loro lotte e i loro interventi quotidiani. Come? Fornendo il proprio aiuto (eventualmente anche materiale), i suoi consigli, i suoi contatti nazionali e internazionali, ma soprattutto la sua visione complessiva della situazione e delle sue prospettive in funzione delle esigenze della lotta anticapitalistica.
La Commissione d’audit del debito pubblico può inoltre, e deve, fungere da punto di riferimento (programmatico e politico) di fondo per tutti questi comitati civici di base. Deve metterli in rete, facilitarne il coordinamento, fornire loro la concreta possibilità di entrare in contatto con campagne e movimenti analoghi all’estero, facendoli approfittare delle esperienze di questi, organizzare per i loro militanti corsi di formazione teorica e pratica (ad esempio, cosa occorre sapere per realizzare un audit…), ecc. ecc. Ecco, in poche parole, in che cosa deve consistere il contributo tangibile di una Commissione di audit a un movimento sociale con la stessa sensibilità. In sintesi: ecco come una Commissione del genere può acquistare la fiducia dei comitati di base e sviluppare rapporti solidali con questi, pur rispettandone scrupolosamente l’indipendenza e l’autonomia.
È evidente che la messa in rete di tutti i comitati non può avvenire in un giorno, ma richiede un certo lasso di tempo. Ma questa prospettiva va dichiarata e spiegata fin dall’inizio, non solo perché corrisponderebbe alla verità che non si ha alcun interesse a nascondere, ma anche perché occorre che l’azione dei comitati di base dei cittadini si impregni quanto prima possibile di questo spirito tollerante e unitario, senza il quale non esiste movimento sociale in grado di animare gli sfruttati, né di contestare l’onnipotenza capitalista. Ma c’è di più. Nel caso di crisi sistemiche prolungate accompagnate da acuti scontri di classe (come, ad esempio, nella Grecia di oggi), non vanno perse di vista la potenzialità della dinamica sviluppata dall’estensione e la messa in rete di comitati civici di base di questo tipo. Nella misura in cui si impongano come fattori indispensabili della gestione del quotidiano di larghi strati sociali, essi possono cominciare ad apparire – a giusto titolo, d’altra parte – come embrioni di un contro-potere nascente, di un contro-potere alternativo. Pur sembrando ancora ben remota, una simile prospettiva non ha più a che vedere con il “teatrino della politica”, se si tiene conto sia della gravità dell’attuale crisi sistemica, sia della radicalità della rivolta popolare che questa suscita in seno alle nostre società. Allora, un congresso di tutti questi comitati civici di base che svolgono ogni giorno il proprio controllo – ed eventualmente il proprio diritto di veto – sulla gestione delle varie autorità pubbliche e private, nazionali e locali, costituirebbe un enorme salto di qualità nella lotta di “quelli che sono in basso” contro gli orrori neoliberisti!



Ciò che vale per i comitati civici di base rispetto alla Commissione d’audit del debito vale anche per tutti i movimenti che si battono per l’annullamento del debito illegittimo. In Grecia, ad esempio, l’“Iniziativa delle donne contro il debito e le misure d’austerità” che, pur essendo completamente indipendente, mantiene rapporti di stretta collaborazione con la campagna per l’audit del debito pubblico, è riuscita in pochi mesi non solo a sviluppare una solida argomentazione spiegando e “legittimando” la specificità della lotta delle donne contro il debito e le sue ripercussioni («Nessuno lo farà al posto nostro»), ma anche a portare avanti alcune azioni esemplari dall’impatto sociale più che apprezzabile. Simili movimenti contro il debito (ad esempio, movimenti contro il debito di giovani, di giornalisti, di artisti, di disoccupati, ecc.) possono benissimo mettersi in rete tra loro e venire a ingrossare le file della mobilitazione dei comitati civici di base. Il loro contributo sarebbe allora prezioso, dal momento che, per esempio, il movimento delle donne, vi apporterebbe la sensibilità femminista, cosa che costituisce il miglior baluardo contro il sessismo, come pure contro altre forme di razzismo o di mancato rispetto del diritto alla diversità…
L’unione internazionale fa la forza
Per l’estendersi della crisi, d’altronde, una campagna per l’audit del debito portata avanti soltanto all’interno dei propri confini nazionali è ormai ancor più difficilmente concepibile di ieri. Di fronte a un avversario (di classe) soprannazionale unito, rodato, sperimentato, coordinato, ultra-armato, e soprattutto deciso a farla finita per lungo tempo con la classe operaia, i lavoratori e tutti gli oppressi, ogni tentativo di resistenza alla barbarie neoliberista che pretendesse di rinchiudersi entro i confini nazionali sarebbe in partenza condannato all’insuccesso. Quest’affermazione, che già ieri valeva per tutti i movimenti sociali, oggi vale ancor più per qualsiasi movimento di radicale contestazione del debito, dal momento che il debito stesso e le conseguenti politiche di drastica austerità sono completamente internazionalizzati. Oggi, però c’è più di questo a rendere obbligata l’internazionalizzazione della lotta per l’audit del debito pubblico. L’estensione della crisi del debito nell’intera Europa e alla sua periferia araba ha comunque, una conseguenza positiva: fa sorgere resistenze il cui punto culminante è la creazione di campagne di audit del debito pubblico – rapidissimamente – in una dozzina di paesi!
Egitto: annullare il debito della dittatura
L’incontro, lo scambio di esperienze, la messa in rete, il coordinamento e soprattutto l’elaborazione programmatica e l’azione comune di tutti questi movimenti e campagne europei (ma anche extra-europei: bati pensare a quelle di Egitto e Tunisia) sono in questo momento di un’urgenza assoluta e costituiscono un compito prioritario per noi tutti.
Come dicono così bene gli anglosassoni: "United we stand, divided we fall [L’unione fa la forza, divisi cadiamo]"…


Tunisi, 25/9/2011 : "Il popolo vuole l'annullamento del debito"
Concludendo, si potrebbe benissimo sostenere che la vera ragion d’essere di una campagna o di una commissione di audit del debito pubblico ai tempi della Troika e del Memorandum, sia quella di contribuire a dinamizzare, radicalizzare e mettere in moto verso la propria emancipazione una società ormai in rivolta contro i piani di austerità e il sistema che li genera. In che modo? Incoraggiando e, ove occorra, aiutando direttamente l’autorganizzazione dei cittadini in collettivi di lotta contro il debito e l’austerità, perché essi prendano familiarità sia con il controllo da parte dei cittadini delle azioni di “quelli che stanno in alto”, sia con l’idea che sono in grado loro di gestire direttamente la loro vita di ogni giorno. Perché, insomma, prendano nelle proprie mani le loro vite e il loro destino. Né più, né meno…


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