martedì 14 febbraio 2012


 
Piera Serusi


La protesta: «Speculazioni? È così da sempre» 

Il ronzio della motosega da qualche giorno è la colonna sonora dei pascoli innevati della Barbagia. C'è gente che sta facendo legna, direte voi. Sbagliato: ci sono pastori disperati che non hanno il fieno per il bestiame, sicché tagliano le fronde per dare le foglie alle pecore o alle vacche. Questione di sopravvivenza. Alla disperazione, ultime manovre di salvataggio del capitale. E chi non ci riesce, perde il bestiame. Ci sono allevatori che hanno subito il danno e stanno zitti, per vergogna.

I DISAGI In questo rigido febbraio che arriva dopo un'annata di siccità, i pastori si dividono in due categorie: quelli letteralmente alla fame e quelli che resistono rosicchiando le scorte, il conto in banca e la pazienza. Chi lavora in campagna oggi sta pagando il prezzo della speculazione sul costo dei mangimi e del foraggio? Insomma, sugli ovili pesano i rincari che la neve, il blocco dei tir, l'aumento del prezzo del gasolio, nonché la disonestà di certi commercianti, hanno determinato in questi giorni dentro il nostro carrello della spesa? «Non è questione di questi giorni: le speculazioni sulla pelle dei pastori ci sono sempre state». Pasqualino Sole, 57 anni, allevatore diOliena , sostenitore del Movimento pastori, è il presidente della cooperativa “Rinascita” che conta ottanta soci. Al Consorzio Agrario, lui e i suoi colleghi comprano il granturco a 34 euro al quintale, mentre il fieno («quando se ne trova») va pagato 30 euro.

IL LATTE E IL GASOLIO «A ottobre sborsavamo 29 euro per un quintale di granturco e 25 euro per il fieno. I rincari ci sono stati, eccome. Ma è così da sempre, più l'inverno è rigido più noi dobbiamo pagare. E il gasolio agricolo sa quanto ci costa? Un euro e dieci a litro. Quindici anni fa - sottolinea Pasqualino Sole - con un litro di latte compravamo tre litri di gasolio, oggi ci servono due litri di latte (gli industriali lo pagano 0,65 ndr ) per avere un litro di gasolio». Solo un anno fa, giusto per dare un'idea, il gasolio costava 75 centesimi a litro.

ISOLAMENTO A PESO D'ORO A Siniscola , la cooperativa “Armentizia”, 72 soci, fa mille preventivi prima di acquistare il mangime. «Il prezzo migliore del foraggio? 29 euro a quintale, Iva compresa. Gli aumenti ci sono stati in autunno: un paio di euro su ogni prodotto - spiega il presidente Bruno Bomboi -. Sì, le speculazioni ci sono, ma noi sardi paghiamo il peso dell'insularità. Per il foraggio e il mangime, rispetto ai miei colleghi continentali io pago in media 5 euro in più a quintale». È sulla stessa linea Tonino Coccollone, allevatore di Fonni con l'azienda nel Marghine, consigliere del Consorzio di Tutela dell'agnello di Sardegna. «Scontiamo la condanna dell'insularità, ne paghiamo il pesantissimo prezzo dovuto tra l'altro alle mancate politiche sulla continuità territoriale per le merci». Chi ha imparato a svernare a Fonni sa che deve avere scorte di mangime e foraggio, eppure tanti pastori hanno domandato aiuto. «Nella mia azienda le scorte ci sono, ma è vero che - dice Coccollone - molti mi hanno chiesto del foraggio, ormai merce rara». Il fieno non si trova perché in primavera e in autunno non ha piovuto; quel poco che c'è viene venduto a peso d'oro. Per questo ci sono pastori che stanno buttando giù le fronde: le foglie meglio di niente, visto che i ruminanti come pecore e vacche se non mangiano erba (ora sotto la neve), o foraggio per giorni, finiscono intossicati.

SI PAGA IL DEPOSITO Diego Manca, 48 anni, allevatore di Bitti che fa parte del Movimento pastori, ha una provvista di fieno con un fondo che risale a quattro anni fa. «Il prezzo del foraggio e del mangime è salito e salirà: noi - spiega - paghiamo anche il deposito. Speculazioni? Ci sono, ma non è un problema di adesso: è la politica che non vuole cambiare». È quel che dice anche Priamo Cottu, 50 anni, di Ollolai , anche lui del Movimento pastori. Andrea Marchi, 25 anni, presidente del Consorzio Fiore Sardo diGavoi , ha riserve di foraggio fino a aprile. «Ma col latte pagato una miseria, qui è dura per tutti».
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