lunedì 16 aprile 2012



carta sardegna
Da mezzo secolo il racconto sulla Costa Smeralda si replica sull'onda della prima compiaciuta versione dei fatti: il principe venuto per caso dal mare, che si innamora della Sardegna e via dicendo, la favola che inorgoglisce i sardi ai quali il cuore batte forte se il continentale gli dice che l'isola è bella e ospitale. Di più se dichiara passione, vera o complimentosa, per la pecora bollita.
E' resistente il patto per non rompere l'incantesimo. Basta conservare intatta l'astuta risorsa narrativa. Sorvolando sugli aspetti che possono guastare l' aura aristocratica, già messa a dura prova da mediocri billionaire. Meglio non fare troppo caso alla prosa dei bilanci: anche se Costa Smeralda come tutte le imprese si basa sui conti, che o tornano o non tornano. E che scompaiono sovrastati dal mito avvincente della vacanza (com'è in molta letteratura tra Otto e Novecento che ha come scenario i luoghi di villeggiatura).
I conti sono da sempre dettagli trascurabili nelle rappresentazioni di Costa Smeralda. E i passaggi di mano - da Aga Khan a ITT, Starwood, a Colony Capital di Tom Barrack - sono abilmente presentati come normali avvicendamenti tra ricchi-ricchi adeguati a curare l'amministrazione della leggenda: i debiti ereditati sono il giusto fardello per chi assume il prestigioso compito. Non importa se chi lascia si dimentica di spiegare in modo circostanziato gli scricchiolii del bilancio.
E' antipatico – lo so – chi ricorda che Karim Aga Khan è stato costretto ad abdicare per un buco notevole nei conti, come hanno scritto i giornali all'epoca. Se ha perso il controllo di Costa Smeralda è perché Ciga Immobiliare era gravata da uno scoperto di molte centinaia di miliardi di lire, per cui il patrimonio è passato in maggioranza a ITT Sheraton con l'assistenza di Mediobanca. Nello sfondo la protesta dei soci Fimpar contro la gestione dell'impresa, culminata nella infuocata assemblea di Milano del febbraio 1994.
Parlarne non toglie nulla ai meriti del principe e ai bei ricordi anni Sessanta, e l'appello accorato “ torni l'Aga Khan o almeno la principessa”, rilanciato ciclicamente, è immemore – occorre dirlo – e per molti versi incomprensibile. Come il titolo “Sardus Pater” che la Regione gli ha consegnato l'anno scorso in una cornice surreale.
Ecco la sintesi più recente di questo pensiero-vassallo su “La Nuova Sardegna” di qualche giorno fa. «Siamo soddisfatti dell’arrivo del Qatar in Sardegna, dice Luigi Crisponi, assessore regionale al Turismo, ma qui non si sta parlando di una squadra di calcio ma della Costa Smeralda, un territorio verso il quale la sensibilità e l’attenzione devono essere altissime. Proprio come aveva fatto l’Aga Khan. E se fosse vero che dietro l’operazione ci possa essere anche lui, o sua figlia, ne saremmo felicissimi». Una roba d'altri tempi: quando si facevano celebrare messe per chiedere la grazia di un erede al trono più buono e più indulgente del re.
Tom Barrack esce di scena con oltre 200 milioni di euro di debiti. Nessuno gli chiede di restare o di lasciare qualcuno dei familiari a proseguire la sua missione in terra sarda. Non è stato amato il libanese figlio di un fruttivendolo che compra e vende debiti, cacciatore di business malgestiti; una filosofia - “il debito è il nuovo capitale” - spiegata a “Panorama” nel 2010. E che chiarisce in qualche modo il suo rapporto con Costa Smeralda. «Certo comprare i debiti a sconto è sempre un ottimo affare, ristrutturare è sempre un business, la leva finanziaria resta fondamentale». Non sono piaciuti i toni da guascone di Barrack, che dopo il passivo di Karim ha comprato molti altri debiti ( tra cui il ranch di Michael Jackson indebitato), e ha perso al casinò un miliardo di dollari. Conosceva, da buon giocatore, il rischio quando è arrivato in Sardegna: Costa Smeralda è un'impresa turistica che ha più di un occhio volto all'intrapresa immobiliare, una ambiguità che riguarda il turismo in Sardegna.
L'emiro del Qatar Al Thani subentra, e soddisfa - pare - l'attesa di continuità almeno sul piano simbolico. A un principe succede un emiro, una guida monarchica nel suo Paese, dopo la parentesi che è già acqua passata. Nuovo giro senza un chiarimento però, non un piano industriale, per dirla con il linguaggio sindacale, ma neppure una lettera d'intenti, per ora. Alle istituzioni locali basta sapere che il nuovo padrone è uno degli uomini più ricchi del pianeta, confermando la tradizione; mentre c'è chi ricorda che il presidente della Regione Cappellacci è stato in Qatar con l'ex ministro degli Esteri nel novembre 2010 ( e ci è tornato alla fine del 2011, pare).
L'incitamento di Frattini del febbraio 2011 rivela di un piano che riguarda l'isola e che oggi è molto eloquente (http://www.aise.it/esteri/diplomazia/69460-frattini-ambasciate.html).
«Nelle Missioni in Cina, Kuwait, Qatar - dichiara Frattini- ho incontrato i capi dei Fondi Sovrani di quei Paesi. Gli abbiamo presentato le opportunità per creare joint venture e promuovere investimenti infrastrutturali sui sistemi portuali, nel settore impianti turistici. A dicembre, al primo ministro del Qatar, che è anche il capo del Fondo, abbiamo presentato un piano di sviluppo con centri turistici, commerciali e congressuali della Sardegna che vale un miliardo di dollari. Mi auguro che il governatore sardo Ugo Cappellacci voglia rapidamente seguire la presentazione di questo progetto agli interlocutori qatarini che sono sembrati estremamente interessati». Aspettiamo con curiosità.
La cifra versata non è poca cosa, nonostante la solidità dell'emiro che difficilmente compra Costa Smeralda per amore, specie se si considera che il valore stimato del patrimonio è circa tre volte il debito accumulato. Una valutazione che si capirà col tempo: se e in che misura hanno influito gli ottimi indicatori sul ricavo medio per camera venduta e le voci sulle destinazioni urbanistiche che interpretano annunci spavaldi, sentenze, impugnative del governo.
Sarebbe insomma interessante sapere se e come è stato rassicurato l'emiro che si impegna a ricapitalizzare. E da chi. E se per caso sia entrata nella trattativa la solita ipotesi di riavviare il ciclo edilizio nei 23mila ettari di proprietà. Se si disponesse di un' analisi del bilancio previsionale dell'impresa, svolta da specialisti, potremmo capire il senso del nuovo corso, che immaginiamo stia, grosso modo, tra buone intenzioni di potenziamento della ricettività e confuse promesse di modifiche del Ppr; quindi con il solito rischio che si chieda al paesaggio sardo di sacrificarsi per aiutare l'investimento del Qatar.

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