giovedì 26 aprile 2012

Mentre aumentano gli euro-scettici

Crescita? in Italia
si pensa solo alle tasse

Raimondo Cubeddu 

www.unionesarda.it

Qualunque sarà l'esito delle elezioni presidenziali francesi (in attesa del ballottaggio tra il presidente Sarkozy e lo sfidante socialista Hollande), è chiaro che il clima nell'euro-zona sta cambiando, soprattutto se lo si associa al crescente malumore che si sta manifestando in tutta Europa nei confronti delle politiche fiscali e di bilancio imposte dalla Germania. Il presidente della Bce Draghi ha ribadito che, per quanto necessari e utili gli sforzi per contenere il disavanzo attraverso aumento dell'imposizione fiscale, tali misure non bastano. Rifinanziando le banche la Bce ha posto le condizioni per rilanciare la crescita, ma non può spingersi oltre. Il "gran malato europeo" annaspa e i nuovi equilibri che nel Fondo monetario internazionale stanno maturando a favore dei Paesi non europei, lasciano capire che la possibilità dell'euro-zona di ricevere ulteriori aiuti è connessa alla sua capacità e volontà di varare una politica economica diversa.

E anche sul fronte interno le voci contro l'incremento indiscriminato della leva fiscale aumentano e nei giorni scorsi il presidente della Corte dei conti ha ribadito quel che già si sapeva: che troppe tasse sono controproducenti, fanno male all'economia e riducono il gettito fiscale.
Ciò nonostante, e per quanto aumentino le ipotesi favorevoli a un patto per la crescita che dovrà avere una dimensione europea, il Governo Monti appare paralizzato in una politica di rigore che promette benefici, ma soltanto tra molti anni. Il tutto mentre gli effetti della recessione incalzano e la dimensione dell'Imu tramortisce i cittadini mandando in crisi gli stipendi già bassi. Senza considerare che gli effetti positivi delle cosiddette liberalizzazioni e semplificazioni si fanno sempre più evanescenti. Tant'è che ormai non son pochi quanti sostengono che, a parte quella delle pensioni, le riforme fatte in questi mesi dal Governo servano a ben poco.
 Ogni tanto qualche ministro parla di crescita e di misure per portarla avanti concretamente, ma poi tutto rientra nella stucchevole retorica del "dobbiamo restare uniti per evitare di finire come la Grecia". E così di misure concrete non se ne vedono, e poco fa pensare che siano allo studio e ancor meno che saranno varate in tempo utile per evitare la depressione. Nel frattempo l'anti-politica imperversa e le forze politiche rappresentate in parlamento appaiono incapaci tanto di suggerire progetti di sviluppo al Governo, quanto di migliorarne i provvedimenti in sede di approvazione.
In breve, rassegnati (ma solo sino a un certo punto) a un'imposizione fiscale micidiale, si vorrebbe almeno avere il piacere, o il diversivo, di discutere di strategie di crescita e di come Monti potrebbe inserirsi nel dibattito europeo sugli strumenti economici e istituzionali per uscire dalla crisi e riprendere la già difficile risalita. Non si pretende poi molto, ma per adesso accontentiamoci delle tasse. 
 SARDINYA NO EST ITALIA
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